ITALIA: la leggendaria storia del “Meno tasse per tutti”

Scritto il alle 09:22 da Danilo DT

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Riuscire ad avere la botte piena e la moglie ubriaca è un mito che nemmeno la capacità da grande riformatore del Matteo Renzi nazionale è riuscito a realizzare.
Per carità, nei suoi proclami, il nostro Premier è stato fin troppo chiaro.

L’Italia taglierà le tasse sugli immobili e non spetta all’Europa interferire con le scelte dei singoli governi su queste materie. Lo ha detto il presidente del Consiglio Matteo Renzi parlando a New York a due settimane dal varo della legge di Stabilità 2015. “Ricordo alla Ue che il compito della Ue non è mettere bocca su quali scelte fiscali fa uno Stato”, ha detto Renzi a margine dell’assemblea generale dell’Onu. “Non deve decidere al posto dei singoli governi quali scelte fiscali vanno fatte”, ha aggiunto Renzi. La Commissione europea deve approvare le leggi di bilancio dei singoli stati. Oggi l’esecutivo di Bruxelles ha pubblicato un rapporto nel quale si sollecitano gli Stati a ridurre le tasse sul lavoro anche compensando il mancato gettito con una aumento della tassazione sugli immobili. (Source) 

Un Renzi controcorrente che riesce a tagliare le tasse sulla prima casa, sfidando le proposte di Bruxelles, il tutto mantenendo un equilibrio di bilancio. Ma è bellissimo! Meno tasse per tutti quindi!

Si, a parole, ma poi esce il Def (Documento di Economia e Finanza) che mette chiarezza, purtroppo.

Niente tagli alle tasse: è in arrivo una stangata fiscale da 107 miliardi di euro nei prossimi 5 anni. Dal 2015 al 2019 le entrate tributarie dello Stato cresceranno costantemente e arriveranno fino agli 884 miliardi del 2019. Complessivamente nel prossimo quinquennio i contribuenti italiani dovranno versare nelle casse pubbliche 107,5 miliardi in più rispetto allo scorso anno (+13,84%). Sulle imposte dirette e indirette – principalmente Irpef, Ires e Iva – ci sarà una stretta da oltre 81 miliardi. E la pressione fiscale salirà oltre il 44%.

Perbacco, questa è l’Italia che riconosco a cui eravamo abituati! Già iniziavo a preoccuparmi…

Il bilancio statale non sarà sforbiciato: le uscite cresceranno di quasi 40 miliardi (+4,82%) e sono stati sterilizzati gli investimenti pubblici, che resteranno stabili attorno ai 60 miliardi l’anno con un calo complessivo di 1,1 miliardi.

Bene! Investimenti pubblici sterilizzati. Questa si che è una…pessima notizia per la crescita. Il deficit spending deve partire da una ripartenza e da una oculata spesa negli investimenti. Sennò da dove si riparte? Dalla politica monetaria della BCE?

(…) Il sostanziale giro di vite su Irpef, Ires e Iva sarà pari a 81,8 miliardi (+16,89%). I versamenti relativi alla previdenza e all’assistenza cresceranno dal 2015 al 2019 di 23,3 miliardi (+10,78%) (…) L’incremento delle entrate tributarie e di quelle contributive farà inevitabilmente salire la pressione fiscale. Nello stesso Def, il peso delle tasse rispetto al pil è infatti previsto in aumento: quest’anno si attesterà al 43,7%, superiore al 43,4% del 2014; nel 2016 salirà al 44,2%, nel 2017 e nel 2018 si attesterà al 44,3%, per poi calare leggermente al 44,0% nel 2019. Nello stesso arco di tempo, la crescita economia, stando alle previsioni del governo, sarà timida: il pil non farà scatti in avanti significativi ed è infatti dato in aumento dello 0,9% nel 2015, dell’1,6% nel 2016, dell’1,6% nel 2017, dell’1,5% nel 2018 e dell’1,3% nel 2019.

Ecco finalmente la verità, e lo dice lo stesso Governo con chiarezza.

Aumento dei contributi di previdenza.
La pressione fiscale aumenterà ad oltre il 44%.
La crescita economica resterà anemica.

Ma questo se i criteri e le previsioni di crescita economica verranno mantenute.

(…) il tesoretto legato allo spread sarà pari a 2,2 miliardi tra il 2015 e il 2019 (-2,97%), ma verrà di fatto bruciato dagli aumenti delle altre voci di spesa, piene di sprechi non toccati. Resta invariata, invece, la voce “uscite in conto capitale”, che corrisponde agli investimenti pubblici, stabile attorno a circa 60 miliardi l’anno: nel quinquennio si registrerà una riduzione pari a 1,1 miliardi (-1,95%). (Source) 

Et voilà, tesoretto bruciato dalle voci di spesa. Queste sarebbero le riforme promesse per i prossimi anni? Una maggiore pressione fiscale per tutti? Una crescita che resterà solo a parole? Un consistente aumento dei contributi? Più volte abbiamo già criticato le previsioni del cantastorie Renzi. Ma non potevo nascondere un po’ di fiducia nei suoi confronti. Facciamolo lavorare, vediamo se almeno lui ce la farà. Ecco fatto. Missione fallita, come sempre.

Riproduzione riservata

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Danilo DT

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1 commento Commenta
draziz
Scritto il 29 settembre 2015 at 11:00

Sono fermamente convinto, da quella esperienza pluriennale del circo Italicum di cui anche tu fai tesoro, che il nostro beneamato Primo Attore caleraá le braghe alla maniera del caciottaro picaresco e la colpa sará sempre della “cattiva ed inflessibile Europa”.
Scommettiamo su un aumento di 1 punto per l’IVA e per una “rimodulazione” del prelievo sulle seconde case ed un “rimaneggiamento” sulle abitazioni principali?
La seconda ipotesi è un anno di sgravi ed una contemporanea “riforma del Catasto”, per molti versi giusta, ma che vedrá pure l’inasprimento delle attuali aliquote delle normali abitazioni (che vuoi farci…sono passati aaaaaannniii dall’ultimo incremento…).
Sicut transit gloria mundi…

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