INVERSIONE dei TASSI, AVVERSIONE al RISCHIO: La SFIDA IMPOSSIBILE

Scritto il alle 08:10 da Danilo DT

Ok, la notizia della famigerata “inversione di tendenza della curva dei tassi” credo sia giunta a tutti da tempo. Per chi magari si è addormentato sotto l’ombrellone, ricordo solo cosa è accaduto. La data: 14 agosto.

Perché “inversione dei tassi”? Si parla di inversione della curva dei rendimenti quando il tasso d’interesse pagato all’investitore per un titolo a breve termine è superiore a quello di lungo termine (di solito il riferimento è il decennale).
A scatenare il putiferio, e siamo onesti, la speculazione che non aspettava altro, sono stati i rendimenti USA dove quelli dei titoli a 10 anni sono scesi all’1,60%, mentre quelli a due anni sono scesi all’1,61% e i rendimenti trentennali sono scesi al minimo storico.
Discorso similare in UK, dove i rendimenti dei Gilt a 10 anni sono scesi di due punti base allo 0,475%, mentre quelli dei titoli a due anni sono saliti di un punto base allo 0,478%. Si tratta di un fenomeno atipico, in quanto, di norma, il titolo a lungo termine dovrebbe pagare un rendimento maggiore perché l’investitore rischia di più a detenere un’obbligazione per un periodo prolungato, esponendosi a una volatilità superiore. Ma la cosa che più conta è che l’inversione è la testimonianza del timore di un vistoso peggioramento dell’economia. Per lo meno, la statistica così ci dice. Infatti negli USA, negli ultimi 9 episodi in cui è accaduto, quando è avvenuta tale inversione, abbiamo poi visto arrivare dopo un po’ di mesi la recessione.

Indovinate un po’ quanto è arrivata l’ultima inversione? Nel 2007. E poi cosa è successo nel 2008? Questo grafico vi può chiarire un po’ le idee. Non mi sono accontentato del semplice 10-2 ma ho aggiunto anche altri differenziali di rendimento. Arriva la recessione? Può darsi ma dalla mia analisi bisogna essere onesti. E’ ancora presto. Prendete questa analisi di Rabobank. Anche qui si prevede la recessione, ma non subito. Ora è data all’80% ma tra 17 mesi, ovvero un anno e mezzo.

In realtà i segnali preoccupanti sono molteplici. Guardate il prezzo dell’oro e credo che nulla più del metallo giallo testimoni il bisogno di avere in portafoglio dei “beni rifugio” in un mondo che sta follemente correndo verso il tasso negativo.
Take a look. A parte gli USA e il Commonwealth, (quasi) tutto il resto è a tassi negativi.

Ma la follia del momento la si capisce meglio da questo ultimo grafico. Restiamo nel mondo dei tassi negativi. Se potrebbe essere ancora difendibile parlate di tasso zero per alcuni stati…che dire per i corporate?
Sappiate che ad oggi il 27% dei bond IG (investment grade) rende meno dello 0% ma cosa ancor più tragicomica è che il 10% dei bond corporate IG è a rendimenti negativi. E in quel mondo del 10% ci sono moltissime società “border line” che potrebbero tranquillamente diventare “junk bond” in caso di recessione. I famosi “fallen angels” che poi creano gli sconquassi nei portafogli dei risparmiatori in quanto, uscendo dall’universo IG, vengono venduti a piene mani con conseguente inasprimento degli spread.

E’ ovvio che il sistema si sta muovendo a favore proprio di queste società (continuando a tagliare i tassi) ma questo scenario potrebbe portare a conseguenze inaspettate. Domanda: il mitico bond 100 anni emesso dall’Austria quanto si può ancora rivalutare? E quanto potrebbe ancora servire in un mercato così saturo, una politica monetaria spavaldamente aggressiva ed espansiva.
Ma soprattutto…che succederà quando il “cavallo non beve più” e le banche centrali non sapranno più che pesci pigliare?
Quest’ultima domanda la lasciamo ai grandi guru che ovviamente non potranno che filosofeggiare, visto che stiamo parlando di scenari mai visti nel passato. Il che li rende assolutamente singolari e, in assenza di precedenti, molto imprevedibili. Anche per le banche centrali ed i governi.
Ed è questo che mi preoccupa moltissimo.

STAY TUNED!

Danilo DT

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