FERRARI: la gallina dalle uova d’oro di FCA

Scritto il alle 19:22 da Danilo DT

ipo-ferrari-logoTornano di moda le IPO (offerta pubblica inziale). E se a Piazza Affari è il momento di Poste Italiane, un’altra IPO a livello mondiale sta incuriosendo ed interessando i grandi investitori. E questa IPO ha a che fare con un “Made in Italy” DOC, un vero simbolo per il nostro Bel Paese.

Sto parlando ovviamente dell’IPO Ferrari, in prossimità dello sbarco direttamente alla borsa di New York in data 21 ottobre. Un’operazione che porterà col tempo all’uscita dall’azionariato di Ferrari da parte di FCA, e lascerà il timone di comando alla holding di famiglia Agnelli, la Exor, la quale controllerà il cavallino rampante con una partecipazione pari al 24%.

L’operazione di quotazione a Wall Street di Ferrari sarà un po’ complessa. Innanzitutto si collocherà direttamente sul mercato il 10 % società, quotandola ad un prezzo compreso nel range 48-52$ per azione. Una valutazione molto importante in quanto andrebbe a valorizzare Ferrari nel suo complesso per una cifra pari a circa 8.65 miliardi di Euro, molto vicina a quanto ipotizzato da Marchionne.
In Dollari (ricordiamolo, al momento Ferrari sarà quotata al NYSE), FCA incasserà circa 980 milioni di USD  che serviranno…ad abbatter il debito della società torinese. E da qui, già capite alcune cose…

Ma la cessione del 10% non sarà che un primo passo. In un primo tempo FCA deterrà ancora il 90% di Ferrari, ma poi nel 2016 ecco la grande mossa. FCA uscirà totalmente da Ferrari distribuendo ai soci stessi delle azioni del cavallino rampante. Ecco quindi giustificato il comportamento in borsa di FCA: chi ha azioni Fiat Chrysler avrà delle azioni Ferrari, ed è l’unico modo per poter avere le azioni (senza comprarle a Wall Street).

A questo punto chi controllerà la rossa di Maranello? La holding Exor che avrà in mano, alla fine di tutte queste operazioni, il 24% della società, e comanderà in concerto con Piero Ferrari, il quale deterrà una quota del 10%. Insieme avranno il 34%. Ma sarà sufficiente? Si, in quanto, come chiarisce il documento ufficiale del collocamento che ipotizza anche la quotazione sul listino di Milano, “il diritto di voto in Ferrari dipenderà da un certo numero di azioni speciali”.

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Proviamo ora a capire il perché della quotazione di Ferrari. Innanzitutto la prima fase è chiarissima: FCA vende per abbattere il debito. Secondo elemento, la quotazione non viene fatta emettendo delle nuove azioni, ma semplicemente collocando le vecchie azioni in pancia a FCA. Quindi si vuole valorizzare al massimo la società, al fine di avere dei benefici in bilancio. Ferrari rappresenta la gallina dalle uova d’oro del gruppo e questa manovra è finalizzata per ottenerne la valutazione massima possibile.

Qualche dettaglio finanziario. Come detto prima, questa operazione valuterà Ferrari all’incirca 8.65 miliardi di USD, circa 7.75 miliardi di Euro. Lo sapete quanto capitalizza oggi FCA (con Ferrari in pancia)? Lo potete vedere voi stessi dal sito FCA. Vale a dire circa 18 miliardi di Euro. Trovate congrui i due importi? Ferrari vale il 43 % di tutto il gruppo FCA. Forse FCA è sottovalutata o forse Ferrari è troppo cara. Unica certezza è che questa operazione genererà per forza di cose una rivalutazione di FCA.

Il confronto coi competitors

Se proviamo ad analizzare Ferrari, confrontandola coi “competitors”, notiamo che risulta sicuramente NON a buon mercato. Ad un valore di valutazione medio, all’interno della forchetta stabilita nell’IPO, i multipli impliciti, per il periodo 2016 scontano un EV/EBITDA pari a 13 volte, EV/EBIT pari a 19 volte ed un price earning pari a 29. Capisco perfettamente che questi dati potrebbero essere poco chiari per chi non è un “tecnico”. Vi dirò in massima sintesi sono decisamente a “premio” (quindi cari) rispetto alla media di quel settore a cui Ferrari verrebbe paragonata, ovvero dei beni di lusso.

Ma attenzione, se andiamo a fondo della questione, troviamo anche una giustificazione. Ferrari ha fornito anticipazioni sul terzo trimestre 2015 con dati in forte crescita grazie ai volumi di vendite ed ai benefici valutari (Dollaro forte), elementi che vanno a spiegare una valutazione di questo tipo.

Ma allora, se Ferrari risulta “correttamente” valutata (a livello prospettico), questo significa che, per forza di cose (è matematica) FCA dovrà per forza beneficiarne in borsa. Tenendo conto sia dell’abbattimento del debito più la valorizzazione dell’asset Ferrari, il risultato è quindi chiaro. Ferrari sarà la gallina dalle uova d’oro ma il gestore del pollaio potrebbe essere quello che ne avrà i maggiori benefici.

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1 commento Commenta
pecunia
Scritto il 13 ottobre 2015 at 17:36

Articolo esaustivo. grazie DT. :)

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