La data che cambiò la storia economica: Cina nel WTO

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11 Dicembre 2001 – La Cina entrò nel WTO. E da quel giorno il mondo subì il più grande cambiamento economico della sua storia recente.

Domenica 11 dicembre scorso la Cina ha celebrato il “ The 10th anniversary of WTO China Membership”.  In occidente penso che nessuno consideri questa data, ovvero l’entrata della Cina nel WTO (Organizzazione Mondiale del Commercio), come una di quelle da tenere bene a mente. Già, dalle nostre parti non si ha l’abitudine di prestare attenzione agli eventi che hanno cambiato il mondo che non siano guerre, attentati spettacolari, catastrofi bibliche e quant’altro di minore importanza.

Eppure, se vogliamo capire qualcosa del rapido declino dell’economia reale dell’occidente nel suo complesso e della sua situazione finanziaria in stato ormai di default globale dovremmo proprio andare a comprendere il fenomeno Cina a partire da quella data. Data che rappresenta il definitivo decollo dell’incredibile fenomeno dell’industrializzazione della Cina a tappe forzate, della straordinaria modernizzazione di questo paese guidato da menti illuminate che hanno perfettamente capito cosa si deve fare e soprattutto non fare per sviluppare l’economia di una nazione, ovvero di un popolo.

L’uso di parole forti quali incredibile o straordinario è il meno che si possa fare per descrivere come sta procedendo il progresso e lo sviluppo della Cina in tutti i campi. Ma per dare un’idea più concreta di come sta procedendo in Cina la modernizzazione ad alta velocità vi racconto questa storia.

Changzhou by Night

La scorsa settimana mi sono recato a Changzhou, città sita nello Jiangsu, provincia contigua all’area metropolitana di Shanghai. Provincia da 90 milioni di abitanti circa che è divisa in 2 parti dal tracciato dal grande fiume azzurro (Chang Jiang) . Changzhou dista 185 km da Shanghai e la sua municipalità conta circa 5 milioni di residenti. Non è particolarmente famosa e all’estero ben pochi la conoscono. Trattasi di una delle tanti città cinesi che sono salite sul grande treno dello sviluppo economico della Cina, grazie alla sua buona dislocazione geografica .

Questa città avevo avuto modo di frequentarla a lungo per lavoro nell’anno 2006. Allora dall’aeroporto di Shanghai ci si andava usando l’autostrada per Nanchino, da poco ampliata nelle corsie e rifatta completamente ex novo, in circa 1,5 anni di lavori (300 km in tutto). Il traffico, pure abbastanza intenso anche allora, è diventato oggi un via vai di mezzi inimmaginabile, dove gli incidenti e le code sono molto frequenti e non si è mai certi dell’ora di arrivo.

Molto meglio e più rapido e sicuro usare il moderno treno che collega tutte le principali città del sud dello Jiangsu fra Shanghai e Nanchino. Così ho fatto domenica 11 dicembre. I 185 km sono stati percorsi in 55 minuti, comprendendo 2 fermate intermedie, comodamente seduto nel posto riservato via agenzia, con presentazione del documento di identità e con un sistema di prenotazione analogo a quello aereo, nel silenzio di marcia che caratterizza i nuovi treni veloci cinesi e in perfetto orario. Cosa questa scontata in Cina. Lungo il percorso non mi riconoscevo nel paesaggio tanto era cambiato in questi 5 anni trascorsi da allora. Nuovi quartieri residenziali sono sorti, senza quasi soluzione di continuità, lungo tutta la direttrice, grattacieli da 100 metri circa a perdita d’occhio dove un tempo c’erano povere case contadine. Nuove zone industriali, nuove strade, gradevoli opere di efficiente urbanizzazione, giardini e alberi dappertutto.

Ma la sorpresa è stata Changzhou. La stazione ferroviaria è stata completamente rifatta e ampliata,una serie di svincoli stradali consente di uscirne in taxi in modo rapido verso la zona nord della città che 5 anni fa era all’inizio del suo sviluppo, secondo i piani del governo locale. Lungo il tragitto verso l’albergo tutto era cambiato. Autostrade che tagliano la città, svincoli autostradali amplissimi per immettersi nella viabilità urbana, strade a 8 corsie all’americana nuove, affiancate da nuovi complessi residenziali, con grattacieli, centri commerciali enormi dove prima c’erano poche vecchie case fatiscenti, nuovi palazzi del governo nazionale e locale, nuove filiali di banche e un brulicare di gente e di auto dappertutto. Insomma fino a che non sono arrivato all’incrocio stradale dove stava lo stesso hotel dove allora alloggiavo il disorientamento era totale, nulla di com’era era rimasto uguale. Solo l’hotel era lo stesso visto che allora era nuovissimo ma sembrava costruito nella sperduta periferia della città e lo si vedeva da ogni parte tanto che era un punto di riferimento visivo, appena vi si arrivava a qualche km di distanza, visti i suoi 100 metri di altezza. Ora non è più così. L’hotel pur ancora ben curato e manutenuto si perde fra una miriade di edifici alti altrettanto e anche di più. Ai cinesi piace moltissimo andare ad abitare nei piani più alti. Gli appartamenti ivi situati sono i più ambiti e quindi i più cari.

Inoltre, come non bastasse il di già costruito ma in larga parte inabitato, cantieri e gru a centinaia nelle aree ancora non edificate. Ma cosa se ne fanno di questi immobili visto che il costo medio di 4.000 EUR circa al mq li rende inaccessibili alla stragrande parte della popolazione?

Mistero cinese ed esempio illuminante della bolla immobiliare di questo paese che definire immane dà solo una pallida idea delle sue dimensioni. Ma il parlarne non è l’obiettivo di questo post.

Ritorniamo al “ The 10th anniversary of WTO China Membership”

Domenica 11 dicembre c’è stata in Cina la celebrazione ufficiale dell’evento. Il presidente Hu Jintao ha tenuto il suo discorso e la TV cinese ne ha ampiamente parlato per 2 giorni come fosse l’evento più importante del mondo, altro che il summit della UE di Bruxelles, che si è tenuto quasi in concomitanza e relegato a problema che potrà rallentare non poco l’impetuoso procedere dell’economia cinese export dipendente. Per inciso, la bandiera italiana e greca stavano sempre appaiate in croce e questo la dice lunga di cosa pensano di noi in Cina. Visto il rilievo dato alle celebrazioni ho seguito alcune trasmissioni in lingua inglese.

Interviste a grandi personalità cinesi, sunti dei discorsi dei leader, a cominciare da quello del presidente Hu Jintao, dimostratosi, per l’ennesima volta un competente manager della Repubblica Economica Cinese. Inoltre tutto il giorno dibattiti, grafici, istogrammi, percentuali di crescita, tabelle di dati che davano la dimensione numerica di quali sono stati i progressi della Cina in questi 10 anni di boom economico ininterrotto e di dimensioni come mai accaduto nella storia, neppure nel Giappone degli anni 70-90.

Vi sono state anche alcune interviste a personalità economiche occidentali di grande rilievo ma tutte appartenenti all’area della finanza. Il che era molto in contrasto con gli intervistati e partecipanti ai dibattiti cinesi costituiti per lo più da industriali, capi e manager d’azienda ma anche da politici e PROFESSORI che di come funziona l’economia reale se ne intendevano eccome. I pochi rappresentanti del mondo bancario non facevano altro che esaltare la loro funzione al servizio dello sviluppo economico e industriale della Cina.

Clicca sull'immagine per vedere l'intervista

Per quanto riguarda l’intervista al direttore generale del WTO, Monsieur Pascal Lamy mi ha fatto venire la pelle d’oca. Ha detto tutto quello che ai cinesi piace sentir dire e probabilmente per questo lo hanno addirittura invitato alle celebrazioni ufficiali dell’anniversario con tutti i membri del partito comunista cinese presenti. Una esaltazione della Cina come motore del progresso mondiale e nulla sulla politica di dumping valutario che la Cina attua con quotidiana tenacia da quando è entrata nel WTO.

Stesso discorso per gli altri occidentali intervistati. Anche nell’intervista a Henry Paulson, ex ministro del tesoro americano nell’ultimo governo Bush, si è vagamente accennato al’esigenza di regolare meglio i rapporti di cambio rendendoli più flessibili. Parole già usate in altre occasioni e addirittura in modi più duri nei confronti dei governanti cinesi, i quali hanno sempre fatto e continuano a fare orecchie da mercante sul tema.

Quello che mi ha sorpreso nei dibattiti però non è stato quello che si è detto del passato, accaduto in questi 10 anni trascorsi ma piuttosto quello che la Cina intende portare avanti come politica economica industriale nel futuro.

Ovvero: Arrivare in breve tempo a produrre in Cina una qualità come in Giappone.

Non sarà facile ma, visto gli impegni che il governo nazionale intende prendere per agevolare questa missione e i mezzi che l’industria è disposta a mettere in campo, non sarà un traguardo impossibile. Personalmente, visto come sono fatti i cinesi, ho qualche dubbio che arrivino a tanto ma non mi meraviglierei se venissi in futuro smentito. E qui, anche se fossi un tedesco mi preoccuperei non poco.

Dappertutto in Cina da un po’ si vede scritto, proiettato o stampato lo slogan in Cinese+Inglese

“MADE in China – Better Choice, Better Life”

Slogan che sarà la parola d’ordine dei prossimi 10 anni. In pratica si vuol dire che scegliere il Made in China è/sarà la scelta migliore per una vita migliore. A molti occidentali scapperà un sorrisino di commiserazione. Il prodotto cinese è normalmente immaginato sì economico ma allo stesso tempo di qualità scarsa. Oggi è in buona parte ancora vero ma spesso non è più così. Vi sono settori dove operano aziende che si stanno rapidamente adeguando a un alto standard di qualità e altre che lo sono già. Ad esempio il settore Automotive.

Accanto a carrette di piccoli produttori locali, corrono ormai anche quelle frutto della “cooperazione” sino- USA-EU, che si può altrimenti definire svendita di know how. Trattasi di vetture niente male, ben rifinite ed equipaggiate con accessori in linea con le modernità oggi richieste in occidente. L’affidabilità è buona, il confort pure e il prezzo, tradotto in EUR o USD supercompetitivo. Tanto è vero che in Sud-America, come in tutti gli altri paesi emergenti le vetture cinesi stanno iniziando a spopolare. Dallo 0% del 2010 in Brasile i produttori cinesi avranno il 5% di quota di mercato nel 2011 ma è prevedibile che rapidamente salirà negli anni successivi, in quanto il prezzo di un’auto cinese comparabile con altre sul mercato è del -40%, quasi la metà.

Già, è iniziata, per chi non lo sapesse, l’operazione accerchiamento silenzioso dei mercati occidentali, in cui i cinesi sono maestri, anche nel settore Auto. Come andrà a finire è facile immaginare ma di questo i nostri governanti non si preoccupano.

In questo momento bisogna salvare l’Euro, il dollaro come valuta internazionale, gli oligarchi della finanza che sta strangolando l’economia reale, i parassiti che creano valore sulla ricchezza reale prodotta da altri, i politici artefici interessati del disastro economico e finanziario incombente sull’occidente e sull’Italia in particolare e, in aggiunta, per fare maggioranza, anche tutti coloro che ci tengono a poter continuare per ancora un po’ a comprarsi l’I Phone a buon prezzo, ad andare in vacanza all’estero spendendo poco, insomma tutti coloro che supponendo di avere un posto di lavoro non a rischio vogliono mantenere intatto il loro potere d’acquisto.

Di come veramente sta andando l’economia reale occidentale poco si parla e quasi mai con la preoccupazione che si dovrebbe avere, specie in Italia.

In Cina invece di questi temi si parla sempre e l’occasione del 10th anniversary ne è stata un’esaltazione. Alcuni flash sono questi:

NOKIA

Ancora primo produttore mondiale di telefonini, sta rischiando grosso. Per bene che potrà andare, è destinato e diventare un marchio marginale, relegato alla bassa gamma tecnologica dei telefonini perché da tempo non guadagna e quindi non riesce a investire nell’innovazione. Chissà perché?

ACCORDI ECONOMICI FRA STATI

La Cina, attraverso le sue delegazioni in continuo itinere a visitare le nazioni emergenti del mondo con tante materie prime, stipula accordi commerciali che prevedono forniture di beni e opere infrastrutturali chiavi in mano in cambio di commodities. L’ultimo con l’Argentina della presidentessa Cristina Fernandez de Kirchner che ha ben pensato come Lula prima e la Dilma Roussef, suoi omologhi brasiliani, di fare a meno degli aiuti dell’occidente e della sua finanza che l’ha tenuta da sempre soggiogata.

POLITICA DELLA QUALITA’

Lo slogan sopra citato diventerà un’ossessione in Cina nei prossimi anni. TV e i vari media in generale lo ripeteranno fino a che non entrerà nella testa di tutti i cinesi. Oggi pare una Mission Impossible ma penso che ne vedremo a molto breve i primi effetti.

MIGLIORAMENTI DEI SERVIZI SOCIALI IN CINA

In Cina il Governo ha deciso che oltre a continuare nel progresso economico-industriale bisogna finalmente prestare attenzione e destinare risorse al benessere sociale, assicurando migliori servizi, insomma sviluppare il welfare in generale.

MIGLIORAMENTO DELLE INFRASTRUTTURE

In Cina si continua ad andare avanti costruendo circa 15 km di nuove autostrade al giorno, si prevede di collegare con l’alta velocità ferroviaria tutte le principali città della Cina entro il 2019, si migliorano a vista d’occhio i trasporti pubblici delle grandi città ma non solo con metropolitane, linee bus preferenziali ad alta capacità di trasporto, si rifanno e si portano a dimensioni enormi gli aeroporti e le stazioni ferroviarie dei principali centri, e così via.

RIAVVIO DEL PROGRAMMA NUCLEARE

I Cinesi non si sono fatti tanto spaventare dal disastro giapponese di Fukushima. Dopo una pausa di riflessione di 1 anno circa, per ridefinire nuovi e migliori standard di sicurezza a cui devono corrispondere sia le vecchie che le costruende centrali, sarà a breve approvato e riavviato il programma di costruire da 8 a 10 nuove centrali all’anno nei prossimi 20 anni in modo da passare da una potenza produttiva elettrica da nucleare dagli attuali 40 MegaWatt a 300 MegaWatt.

Conclusione

Insomma, la Cina è diventata in 10 anni il primo paese esportatore del mondo, la seconda economia del mondo, partendo da posizioni che non ricordo quali fossero e che in Cina si son guardati dal ricordarlo.

Se poi considerassimo il valore del PIL, a parità di poter ed’acquisto, le gerarchie e le distanze verrebbero stravolte. Insomma, anche se c’ ben tanto ancora da fare, in Cina hanno proprio ragione di celebrare questo: “The 10th anniversary of WTO China Membership” come una data storica

Noi in occidente invece siamo continuamente a celebrare funerali di aziende e imprese strangolate dalla concorrenza dei paesi che ritengono che, per mantenere il progresso di una nazione, bisogna avere una moneta debole. Situazione che la Cina in particolare difende con tutte le sue forze, magari anche regalando qualche soldino alle disastrate casse dei paesi occidentali, sottoscrivendo titoli di debito degli stati occidentali più virtuosi nonchè benefici importatori di merci cinesi.

Domande:

Ma fra i tanti in Italia che, a suo tempo, erano assertori della moneta forte, c’è ancora qualcuno che è rimasto tale ovvero che è ne convinto ancora? Non per suo interesse personale ovviamente. Ma fra tutti coloro in occidente che parlano di crescita dell’economia, quanti sono ben informati di cosa sta capitando nel mondo e l’ha capito bene?

GAOLIN

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25 commenti Commenta
Scritto il 19 dicembre 2011 at 15:00

Come sempre Gaolin super…

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john_ludd
Scritto il 19 dicembre 2011 at 15:21

Essendo poi assai previdenti probabilmente già guardano al giorno in cui il dollaro e/o l’euro non saranno più monete nelle quali detenere le proprie riserve, e quindi comprano tonnellate di oro con operazioni coperte senza dichiarare quanto e a quale prezzo. Quando decideranno di dirlo le nostre monete saranno carta buona per accendere il fuoco. Intanto ufficiosamente ne hanno ormai più del FMI.

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paolo41
Scritto il 19 dicembre 2011 at 15:38

Gaolin, che devo dirti ??? non lo so neppure io….è sempre un conforto per le mie opinioni leggere i tuoi articoli, dopodichè subentra un’innegabile sensazione di depressione quando si riporta lo sguardo alla nostra situazione…
I complimenti, comunque, sono più che doverosi !!!

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alfio200
Scritto il 19 dicembre 2011 at 16:31

@ DT e gli altri

Bello, ma sarebbe interessante un post sulla Gran Bretagna, o meglio l’Inghilterra, visto che l’ultimo Geab prospetta addirittura una Scozia e un Gallese indipendenti e…nell’area euro!!

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alfio200
Scritto il 19 dicembre 2011 at 16:33

Per esempio, che ne dita di un Euro-Sterlina 1,60 (se è successo con il dollaro, perchè non dovrebbe succedere con la sterlina)?

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perplessa
Scritto il 19 dicembre 2011 at 16:50

a riprova di quanto detto nell’articolo, un mio conoscente mi ha raccontato di un episodio, riguardante una ditta italiana di ceramiche che avrebbe acquistato del materiale cinese, allo scopo di esaminarne la qualità. all’esame, le mattonelle si sono dimostrate essere simili per qualità, a quelle di produzione italiana, escluso un particolare che non cito…non si sa mai che lo correggano…
non so se saranno mai in grado di eguagliare l’inventiva dei produttori italiani, per anni sono stata al CERSAIE, dovendo cambiare casa, ed è sbalorditiva la creatività dei nostri produttori , ma all’acquirente standard interessa il prezzo, anche perchè saranno sempre meno le famiglie in grado di acquistare prodotti dal design innovativo, vista la restrizione dei redditi medi. la tecnologia gliela hanno fornita le aziende che hanno delocalizzato. doveva essere scontato che dopo l’avrebbero utilizzata per fare prodotti loro.

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atoomm
Scritto il 19 dicembre 2011 at 17:21

@ Gaolin e gli altri

Pongo la questione in maniera molto chiara e sintetica:

Ma è davvero non si può impedire ai cinesi di continuare questa politica di “dumping valutario”, rimanendo a guardare impassibili mentre si ingrassano, con questa scorretta politica delle esportazioni a basso costo, alle nostre spalle?

No…ma dico, non vorremo aspettare altri dieci anni, in cui loro costruiscono grattacieli e km di autostrade mentre noi vediamo demolire la nostra economia reale e in nostri standard sociali, prima di provare a fare qualcosa?

Mi viene da pensare che i politici occidentali siano stupidi. Altrimenti devo concludere che siano semplicemente corrotti e abbiano un interesse in proprio a questa inazione.

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john_ludd
Scritto il 19 dicembre 2011 at 18:57

Leggo con piacere i post di Gaolin ma sulla questione del cambio ho una opinione non del tutto in linea. Questo è link a un post del premio Nobel Michael Spence che vale la pena leggere:

http://www.project-syndicate.org/commentary/spence30/English

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filipposense1
Scritto il 19 dicembre 2011 at 19:12

Bell’articolo davvero. Molto interessante e ben scritto. Secondo me in futuro le esportazioni cinesi saranno però meno pesanti di quelle a cui stiamo assistendo. Mi spiego: la Cina ha sfruttato tantissimo la sua competitività a livello internazionale basata sul cambio. Le economie occidentali sono state pestate a sangue dalla forza commerciale cinese e sono allo strenuo delle forze. I cinesi questo lo sanno e non vogliono certo veder morire i mercati che gli hanno permesso una tanto esplosiva crescita. Secondo me il futuro sarà aumento della capacità di domanda interna cinese (infatti il piano quinquennale punta, per il 2020, ad avere ben 450 milioni di cinesi con un reddito superiore a 30000 dollari annui). Gli incentivi alla spesa per i consumi che ne deriveranno potrebbe significare la graduale fine della politica di dumping valutario, e l’avvio di un’altra politica: quella protezionista!! Solo ipotesi, ma una cosa è certa: il mondo cambierà in maniera ancora più evidente di come è cambiato negli ultimi 10 anni…

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gaolin
Scritto il 19 dicembre 2011 at 19:36

john_ludd@finanza,

Mi sono letto l’articolo.
A me pare che, come spesso succede ai professori, anche lui sia talmente convinto delle sue opinioni da riuscire sempre a trovare interpretazioni di quello che succede, tali queste le convalidano talmente nettamente da crederci ancora di più.
In questo caso specifico però io farei così:
gli consegnerei le chiavi di un’azienda che fa qualcosa in un mercato fortemente soggetto alla concorrenza internazionale e in grosse difficoltà, NOKIA ad esempio, visto lo spessore del personaggio.
Poi vedremo cosa sarà stato capace di fare e se gli articoli che scriverà saranno gli stessi.

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atoomm
Scritto il 19 dicembre 2011 at 19:44

john_ludd@finanza,

Mah! Non vorrei avere la presunzione di contraddire un premio nobel ma, leggendo attentamente, quella che dovrebbe essere la “pars destruens” del ragionamento sulle valute mi pare poco convincente. Perchè poggia su delle affermazioni un po grossolane e falsificabili ictu oculi. Anzi, direi che in realtà, se si sgombera il campo da alcune “inaccuratezze”, dimostra tutto il contrario!

Per citarne giusto una:

“A somewhat more sensible concern might be that the dollar’s reserve-currency status causes it to be “over-valued” with respect to every currency, not just the renminbi[..]But, in order to explain performance relative to Japan and Germany, one would have to argue that the euro and the yen have been undervalued, which makes no sense.”

Qui l’unica cosa che “makes no sense” è come sia possibile considerare, cosi grossolanamente, l’euro come divisa di riferimento [esclusivamente] dell’economia tedesca. Con una leggerezza che francamente non si addice ad un premio nobel.
Infatti E’ vero che l’euro è sottovalutato SE si prende esclusivamente come riferimento l’economia tedesca. Se la Germania avesse una sua propria valuta (il DM) avrebbe un tasso di cambio molto meno competitivo di quello che ha grazie all’euro (zavorrato anche dagli altri paesi dell’unione monetaria).

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paolo41
Scritto il 19 dicembre 2011 at 19:45

gaolin@finanza,

…..probabilmente trasferirebbe la produzione in Cina, come hanno fatto molte multinazionali americane…..

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gaolin
Scritto il 19 dicembre 2011 at 19:52

filipposense1@finanza,

Visto come stanno andando avanti le cose mi sto anch’io convincendo che per l’occidente le speranze di arrestare il proprio declino devono essere rimandate di almeno 10 anni.
Il nostro handicap più grande è la presunzione di essere ancora primi attori della storia che, unito al rifiuto di conoscere e ben capire cosa sta succedendo attorno a noi ci accompagnerà nella decrescita, nella deflazione, nell’impoverimento.

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gaolin
Scritto il 19 dicembre 2011 at 19:56

paolo41,

Ciao Paolo 41.
A dire il vero NOKIA in gran parte lo ha già fatto.
Io però da questo premio Nobel mi aspetterei qualcos’altro.

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ottofranz
Scritto il 19 dicembre 2011 at 20:31

gaolin@finanza:
[email protected],

Visto come stanno andando avanti le cose mi sto anch’io convincendo che per l’occidente le speranze di arrestare il proprio declino devono essere rimandate di almeno 10 anni.
Il nostro handicap più grande è la presunzione di essere ancora primi attori della storia che, unito al rifiuto di conoscere e ben capire cosa sta succedendo attorno a noi ci accompagnerà nella decrescita, nella deflazione, nell’impoverimento.

grazie Gaolin. non smettere mai di ricordarcelo

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lampo
Scritto il 19 dicembre 2011 at 20:46

Complimenti per il Post Gaolin!

In merito a:
“Arrivare in breve tempo a produrre in Cina una qualità come in Giappone”
credi veramente che attualmente riescano ad implementare la filosofia industriale giapponese del “kaizen” in Cina?

Preciso che te lo chiedo non come provocazione… ma perché non sono sicuro che la gran parte dei cinesi sia così disciplinato, in concorrenza tra loro, e via dicendo… da riuscire ad attuare tale “stile di vita” industriale e non che ha permesso ai prodotti giapponesi di diventare di qualità e affidabilità eccelsa (parlo in generale ovviamente).

Francamente, per quello che ne so, ci vedo prima i sud-coreani… che stanno investendo “tonnellate di soldi” per raggiungere lo stesso obiettivo che si sono posti i cinesi.

Certamente in ogni caso ci sarà una bella competizione… anche perché, come sai, essendoci delle rivalità fra cinesi e giapponesi, non credo che quest’ultimi staranno a guardare!

Probabilmente chi sarà a guardare siamo noi occidentali (USA compresi)… che non abbiamo ancora capito… la rivoluzione industriale che stanno operando… ma ben presto lo capiremo quando le nostre tasche saranno sempre più vuote…

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candlestick
Scritto il 20 dicembre 2011 at 08:55

Complimenti gaolin! I miei complimenti… bell’analisi… inviala al professor Monti! Un po’ di cronaca non gli farebbe male! :o

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idleproc
Scritto il 20 dicembre 2011 at 11:28

Bellissimi i post di Gaolin che ho sempre letto con attenzione. La mia ignoranza sulla Cina attuale è ignoranza crassa, conoscevo abbastanza bene le conomie URSS e satelliti e lì mi son fermato.
Le uniche informazioni a cui ho potuto accedere sono state attraverso qualche amicizia cinese e le lamentele su di un apparato pubblico con livelli di inefficenza forti e con un livello di corruzione abbastanza elevato nel senso che conta molto il rapporto personale per lo svolgimento delle “pratiche”.
I quesiti che mi pongo sono i seguenti:
1) Quale è il ruolo del partito e dell’apparato statale nella gestione dell’economia e quindi se è fortemente presente una pianificazione poliennale (coi difetti delle cattedrali nel deserto tipiche del carrierismo interno all’apparato burocratico tardo-staliniano). Es.: una multinazionale Cinese è libera di esportare tecnologia e filiali all’estero come fanno quelle occidentali che determinano l’azione dei governi? E’ sottoposta a vincoli legati alla pianificazione economico-strategica del partito?
2) Quali sono i “rapporti di proprietà” oggi in Cina? Non credo che sia una cosa da sottovalutare. L’introduzione dei rapporti di proprietà del capitalismo occidentale in una società che prevedeva la socializzazione dell’apparato produttivo apre contraddizioni molto forti che potranno generare tensioni sociali. Il corollario della domanda è : le grandi imprese cinesi sono di fatto sotto controllo statale e viene lasciata libertà economica solo a piccola e media impresa in modo da innescare e mantenere lo spettacolare sviluppo a cui abbiamo assistito?
3) Siamo di fronte ad un nuovo modello socio-economico?

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gaolin
Scritto il 20 dicembre 2011 at 11:35

lampo,

Come già scritto nel post in questo momento ho ancora forti dubbi che i cinesi possano arrivare al livello dei giapponesi. Anche perchè nel frattempo i giapponesi non staranno fermi ad aspettare di essere raggiunti.
Però vi sono alcuni fattori che avvantaggiano fortemente i cinesi in questo inseguimento:
1- I cinesi hanno anch’essi un forte orgoglio nazionale e non gli va giù di essere di meno dei giapponesi in nulla;
2- I cinesi hanno ben capito che la competizione economica internazionale obbliga chi ci vuole stare a puntare sulla qualità e l’innovazione;
3- La forza economica della Cina come sistema paese è in prospettiva incommensurabilmente superiore a quella giapponese;
4- I governanti cinesi non intendono lasciare agli appetiti della finanza le sorti della loro economia reale;
5- I governanti cinesi hanno capito che con l’arma letale della gestione del tasso di cambio possono mettere in ginocchio qualunque altra economia se lo vogliono. Ovviamente fare questo non conviene neppure a loro e quindi gestiranno le faccende del mondo giocando un po’ come il gatto con il topo, stando attenti di lasciarlo vivere e di essere ringraziati per questo;
6- I cinesi sono tanti, ovvero più di 1.300.000.000 e vogliono diventare la fabbrica del mondo;
7- I cinesi sono dei grandi lavoratori, degli abili negoziatori, e sanno aspettare che i frutti maturino.

Insomma bisogna ammetterlo, tanto di cappello ai cinesi.

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gaolin
Scritto il 20 dicembre 2011 at 12:17

idleproc@finanza,

Rispondere in modo adeguato non è possibile, se non scrivendo un post molto lungo. In merito ci sono già tante pubblicazioni che si possono trovare ormai in ogni dove. Però in breve si può certamente dire almeno questo:

Il partito, o il governo che è la stessa cosa, in Cina gioca un ruolo decisivo in ogni aspetto della vita cinese ma senza esercitare una vera e propria oppressione.

Gli indirizzi di politica economica, finanziaria, sociale sono sempre dettati dal partito. La Nazione Cina non deve far altro che seguirli, anche perchè sono sempre frutto di ponderate analisi e scanditi con tempistiche adeguate al loro perseguimento.

Una buona parte delll’economia cinese, quella strategica è tutta in mano allo stato (Energia, aerospaziale, ferrovie, ecc) o gestito da socità dove il ruolo dello stato è determinante (automotive, aeronautica, trasporti terrestri, aerei e marittimi,….)

La gran parte però è lascita alla libera imprenditoria e anche gli stranieri possono venire in Cina a investire senza problemi che non siano quelli di rispettare le loro regole che, guarda caso, sono a estrema tutela degli interessi della Cina.

In Cina non esistono cattedrali nel deserto come siamo abituati a vedere dalle nostre parti.

Una società cinese, dietro preventiva autorizzazione degli organismi del governo puo operare all’estero investendo, acquisendo società e quant’altro nell’interesse della Cina, oltre che dell’imprenditore cinese.
A tal proposito in questi ultimi anni c’è un via vai continuo di imprenditori cinesi che vanno all’estero a scovare opportunità di business e ad acquisire aziende in stato di equilibrio economico ormai precario ma con un know how interessante.

In Cina non esiste la proprietà privata del suolo, sostituita dal diritto di superficie. Se si compra una casa se ne ha il diritto di restarci per 75 anni. Se si costruisce un immobile industriale, dopo 50 anni diventa proprietà dello stato.
Per noi occidentali è un’eresia ma ai cinesi che ci sono abituati va bene così, con tutti i vantaggi e svantaggi che ciò comporta.

In effetti siamo di fronte a un nuovo modello economico. Un mix di sfrenato capitalismo economico inquadrato in una gestione della nazione Cina dove il partito svolge un ruolo chiave di indirizzo.

Insomma la Cina è quasi gestita come un enorme comglomerato aziendale.

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idleproc
Scritto il 20 dicembre 2011 at 12:36

gaolin@finanza,

Grazie per la risposta. E’ implicito il vantaggio strategico della Cina. L’occidente oscilla nell’applicazione ideologica di dottrine economiche contrapposte conseguenti ad interessi minoritari e legati al ciclo economico. La strategia è a breve termine e vista solo dal punto di vista dei bilanci, dei bonus e dei dividenti di qualche multinazionale che a sua volta ragiona a breve. Allo stato attuale tranne qualche “bella pensata” e grazie al modello US->EU, l’occidente ha perso.

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hironibiki
Scritto il 20 dicembre 2011 at 12:40

Bellissimo come sempre Gaolin!
Io comunque penso che anche loro dovranno prima o poi scontrarsi con problemi non di facile soluzione:
1) l’aumento del reddito e del benessere porterà inevitabilmente i cinesi a chiedere dei diritti e se un popolo come il loro si “sveglia”, beh non ci sarà regime che tenga
2) l’inquinamento sarà direttamente proporzionale all’aumento della produzione. 8-10 centrali atomiche ogni anno sommate a quelle esistenti produrrano sirucamente materiale di scarto radioattivo.. E dove andrà?? Senza contare smog da riscaldamento, auto, aerei ecc.
3) questo porterà (tristemente) ad un aumento di casi di tumore (diventato ormai il male del secolo) che inciderà sulla previdenza.
4) prima o poi le materie sulla terra finiranno e il boom economico imploderà. Non si può crescere in eterno così come è concepito il mercato ora.

Poi chissà.. :mrgreen:

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idleproc
Scritto il 20 dicembre 2011 at 13:55

hironibiki@finanza,

A differenza tua io non pongo “limiti allo sviluppo” sia delle capacità produttive che scientifico-tecnologiche. E’ ovvio che va guidato, razionalizzato e che non si deve sporcare l’astronave su cui viaggiamo. Se sulla Terra non esisteranno risorse oppure sarà troppo “sporco” usarle, le cercheremo fuori. Le visioni neopauperiste le considero un vincolo sul futuro che comunque dovremo cercare nell’aumento della produttività sociale del lavoro per risolvere il problema della fame, per il miglioramento materiale delle condizioni di vita e la riduzione del tempo legato al produrre col fine di dedicarlo ad altro “più umano”.

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gaolin
Scritto il 20 dicembre 2011 at 15:19

hironibiki@finanza,

Ci mancherebbe che una nazione di 1.300.000.000 e più abitanti non abbia già o non avrà grossi problemi e di ogni tipo.
In pectore ce ne sono già di gravissimi:
la iperbolla immobiliare in corso
l’invecchiamento della popolazione dovuta anche alla politica del figlio unico

l’urbanizzazione della popolazione che, fino 20 anni fa, era quasi solo di contadini che vivevano in case sparse nella campagna cinese;

L’inquinamento delle acque e dei suoli

La esagerata dipendenza della economia cinese dall’export

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lampo
Scritto il 20 dicembre 2011 at 15:42

gaolin@finanza,

Grazie per il tuo punto di vista. Infatti durante la mia breve permanenza in Cina nel lontano ’95 mi hanno impressionato particolarmente gli aspetti 1, 2, e 7, soprattutto la capacità di negoziazione… e la pazienza nell’aspettare i frutti o il logorio del loro avversario. In questi ultimi due aspetti, debbo dire che sono veramente imbattibili.

Per il resto ritengo anch’io che per la cultura della qualità, efficienza e miglioramento continuo, che deve diventare parte della filosofia del lavoratore, ci vorranno ancora diversi anni. Per i primi due aspetti però sono già a buon punto.

Secondo me sarà veramente interessante, stare alla finestra, a guardare la competizione dei prossimi anni che avverrà nei mercati asiatici (Giappone compreso).

Peccato che i nostri governanti non l’hanno compreso… oppure fanno orecchie da mercante e non vogliono comprenderlo… perché pensando al loro tornaconto di breve, preferiscono così.
Quel breve tornaconto… ritornerà nel giro di qualche decina di anni, al precedente proprietario… con gli interessi.

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