Urgenza numero DUE: ESM e lo scudo anti spread

Scritto il alle 09:40 da Danilo DT

Infografica by Lettera43

Ieri vi ho parlato dell’URGENZA numero UNO relativa all’Unione Bancaria. Oggi invece parliamo del secondo tassello e quindi di ESM e Scudo anti spread.

Conosciuto anche come fondo salva spread, l’ESM sta rappresentando il vero punto interrogativo di questo Euromeeting di fine giugno. Un contenitore misterioso che dovrebbe teoricamente comprare titoli e sostenerne il prezzo, oltre che intervenire per ricapitalizzare le banche.

L’Olanda e la Finlandia ci infilano subito il bastone tra le ruote nei giorni postumi, mettendo il veto. Per loro, usare l’ESM per acquistare titoli di stato sul mercato secondario non è corretto. Per fortuna c’è una norma che, in caso di emergenza, permette un sistema di decisione più elastico non più con l’unanimità di tutti i paesi membri, ma con una maggioranza qualificata pari all’85%. Finlandia e Olanda contano insieme il 7.5%. Si potrebbe procedere comunque. Nell’infografica in apertura trovate quando si potrebbe teoricamente, secondo gli accordi dello scorso week end, utilizzare o chiedere aiuto al fondo ESM. Però non chiedetemi di più. Nessuno ha capito ancora i perversi meccanismi di un’eventuale utilizzo.
Meccanismi a parte, se si mette contro la Germania, cambierebbero di brutto le cose. La Merkel pesa per il 27% e la Corte costituzionale tedesca si esprimerà sull’ESM il 10 luglio, proprio dopo l’ennesimo incontro, stavolta dei Premier, previsto il 9 luglio.
E se salta per colpa della Germania? Tutto da rifare. E i mercati NON ne sarebbero molto felici.

Source: IlSole24Ore

Senza poi dimenticare che l’ESM resta anche un assurdo. Un fondo salva stati che deve essere finanziato anche dagli Stati in crisi. E soprattutto, SEGNATEVELO BENE, è un meccanismo che aggiunge debito + leva finanziaria, per curare il problema del debito. Diamo un bel cucchiaio di zucchero a chi è diabetico!!!! E allora, come ho già detto molte volte, alla fine si ricompra tempo. Finchè la barca non affonderà, magari fra 20 anni, dopo una serie interminabile di rattoppi.
E per mettere in chiaro anche le differenze tra l’attuale EFSF che poi si trasformerà in ESM, eccovi questa interessante grafica di MoneyFarm. 

La questione è ancora apertissima e, ripeto, non definitiva. Quindi non stupiamoci di nulla, nemmeno di un repentino dietrofront da parte dei paesi che contano, in primis la Germania. E a quel punto che si fa? Occorrerà trovare delle soluzioni alternative. Ma il mercato come reagirà? E quali saranno le soluzioni alternative? Tanto è chiaro, c’è chi rema contro e chi proprio non ne vuole sapere. Fate voi… In tal caso non temete. Ne vedremo delle belle…

STAY TUNED!

DT

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Urgenza numero DUE: ESM e lo scudo anti spread, 10.0 out of 10 based on 2 ratings
21 commenti Commenta
bergasim
Scritto il 4 luglio 2012 at 10:00

Urgenza numero 1 creare occupazione
urgenza bunero 2 fine della delocalizzazione selvaggia, più lavoro in europa meno in cina, la situazione della bilancia commerciale tra cina e europa è insostenibile, così non si può abdare avanti
urgenza numero 3 nazionalizzare le banche, queste devono tornare a sostenere l’economia
urgenza numero 4 regolamentazione del sistema dei derivati, fine della socializzazione delle perdite a carico dei contribuenti
Urgenza numero 5, se necessario ritoeno alle valute nazionali pre euro, se l’europa non sarà veramente in grado di nascere veramente sulle ceneri di quella attuale
Urgenza numero 6 fine del momopolio delle agenzie di rating usa.
Bisogna ripartire con la crescita, si ma una crescita sostenibile, non una crescita fatta di debiti, il sistema bancario è fallito bisogna prenderne atto e questo fallimento continua a pesare come un macigno sugli stati, basta con i soldi alle banche.
L’unione bancaria e lo scudo anti zombie non servono a nulla, se non a dar fiato alle banche, ma per l’econimia reale solo briciole.

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Scritto il 4 luglio 2012 at 10:10

bergasim,

Urgenza numero 1 creare occupazione
Siamo d’accordo, c’è un progetto da 120 miliardi, ma stai pur certo che sarà insufficiente

urgenza numero 2 fine della delocalizzazione selvaggia, più lavoro in europa meno in cina, la situazione della bilancia commerciale tra cina e europa è insostenibile, così non si può abdare avanti
Appunto, non può andare avanti, ma anche lo ro freneranno, non temere…

urgenza numero 3 nazionalizzare le banche, queste devono tornare a sostenere l’economia
Cerchiamio di essere costruttivi. La nazionalizazzione delle banche è l’estrema ratio. Prima di arrivare a quel punto… E NOTA BENE, nazionalizzazione con perdita di potere del’management. banca nazionalizzata = a servizio della comunità. Quale bana oggi lavora in questo modo? Al momento utopia pura

urgenza numero 4 regolamentazione del sistema dei derivati, fine della socializzazione delle perdite a carico dei contribuenti
Ehhh chiedi niente, du quanto ne parlo?

Urgenza numero 5, se necessario ritorno alle valute nazionali pre euro, se l’europa non sarà veramente in grado di nascere veramente sulle ceneri di quella attuale
questo al momento è da evitare. nascondo insidie devastanti, soprattutto noi che siamo un anello debole.

Urgenza numero 6 fine del momopolio delle agenzie di rating usa.
Questo punto mettiamolo assiemealla nazionalizzazione delle banche. Alla fine acomandare è LO STESSO potere forte. E non è un potere che lavora per l’ineteresse pubblico.

Bisogna ripartire con la crescita, si ma una crescita sostenibile, non una crescita fatta di debiti, il sistema bancario è fallito bisogna prenderne atto e questo fallimento continua a pesare come un macigno sugli stati, basta con i soldi alle banche.
Siamo sinceri, e diciamo la verità. Riesci oggi a trovare delle differenze tra il rischio banca e il rischio stato?

L’unione bancaria e lo scudo anti zombie non servono a nulla, se non a dar fiato alle banche, ma per l’econimia reale solo briciole.
VEro, però attenzione. In questi giorni ho sempre detto una cosa. I risultati di questi meeting sono sempre relativi. QUello che occorreva era un segnale forte e chiaro di VOLONA’ di voler convergere tutt insieme verso un progetto più coeso.
Di lavoro da fare però, non c’è n’è tanto ma TANTISSIMO. Questo lo sottolineo 6 volte.

Concordi?

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bergasim
Scritto il 4 luglio 2012 at 10:26

Dream Theater,

Non corcordo le priorità sono alte e gli euro collusi burocrati lo sanno, ( sono stronzi ma intelligenti ), ma fanno finta di ignorarle continunado a proporre ( o meglio a farsi proporre ) soluzioni che non hanno portato e non porteranno a nulla, se non ad una situazione sempre peggiore.
Rischiamo che con il tempo l’europa da una democrazia diventi e i segni mi sembrano evidenti in uno stato di polizia, dove le regole sono dettate dalle banche e dalle multinazioanli, il tutto senza il minimo scrupolo per le sorti di miloni di persone.
Qui non è ancora chiaro che il problema non è il debito pubblico, ma bensì il DEBITO PRIVATO VERSO L’ESTERO, non a caso le prime nazioni colpite dalla crisi sono state quelle con una DIPENDENZA VERSO L’ESTERO MOLTO ALTA MA UN DEBITO PUBBLICO RELATIVAMENTE BASSO , leggasi IRLANDA, POTOGALLO e solo dopo GRECIA che al contrario aveva un debito pubblico molto alto.
Ma se i vari mario rossi dei vari stati europei perdono il lavoro, quando le banche potranno rientrare dei loro prestiti mal concessi? mai
Quindi l’europa al posto di curare la causa del male ne cura l’effetto, ripeto il problema oggi sono i debiti privati e il gap di competitività accumulato dai piigs nei confronti dei paesi più forti in europa, leggasi germania, tutto il resto è inchiostro informatico.

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bergasim
Scritto il 4 luglio 2012 at 10:55

L’italia cala il jolly

Il futuro è nello mani e non solo

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bimbogigi
Scritto il 4 luglio 2012 at 10:56

Concordo su tutte le urgenze da voi elencate. Eppure per me, al secondo posto in ordine di importanza, dopo la crescita dell’occupazione in Europa (la delocalizzazione scenderà di conseguenza), metterei, e lo sottolineo mille e una volta, la regolamentazione dei mercati e, nello specifico come dice Bergasim, degli strumenti derivati. Inutile prendersi in giro: i problemi arrivano sostanzialmente da lì e senza un radicale cambiamento (che so benissimo sarà ostacolato con ogni mezzo dalla lobby) con ritorno al passato in stile Glass-Steagal, vedo la risoluzione del problema praticamente impossibile…

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bergasim
Scritto il 4 luglio 2012 at 11:03

bimbogigi@finanza,

le priorita non sono elencate in ordine di importanza

Ma la priorita/utopia in assoluto sarebbe il sequestro dei beni dei vari politici e banchieri che hanno causato tutto ciò, abbinato con lavori socialmente utili ( in funzione del danno arrecato alla comunità ), del tipo :
raccogliere i pomodori nei campi, spalare la neve, rifare la segnaletica stradale ecc….

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bimbogigi
Scritto il 4 luglio 2012 at 12:02

…o andare in miniera, come spesso si urla ai calciatori :-)
D’accordo anche qui, anche se come dici giustamente è utopia…

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Scritto il 4 luglio 2012 at 12:17

Certo, senza dimenticare che una delle più grandi priorità è la pace nel mondo…
Questo per dire che sono tutte grandi verità queste priorità, ma sappiamo benissimo che molte sono e resteranno teoriche.
Occorre accontentarsi delle briciole sperando poi, un domani, ad un progressivo miglioramento.
Vedi la solita storia sui derivati: a parole sembra facile. Poi però non lo è perchè si è fatto l’errore di lasciar crescere troppo un mondo che oggi vale un qualcosa come 10 volte il PIL mondiale, malgrado un default come Lehman ed una crisi subprime che NON ha insegnato nulla…

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kthrcds
Scritto il 4 luglio 2012 at 12:32

Di nuovo sono in sintonia con bergasim (4 luglio 2012 alle 10:26). I media hanno abituato l’opinione pubblica a ripetere il mantra “debitopubblico”, “spesapubblicacattiva”, e ad associarlo all’origine dell’attuale crisi. In realtà, come nota bergasim, la causa della crisi risiede principalmente nel debito privato, anche in conseguenza della compressione salariale derivante dal vincolo di redditività azionaria imposta dai “mercati”. Ciò ha costretto le famiglie ad integrare il reddito con il credito, che è diventato la stampella permanente di una domanda mancante.
Per nascondere questa palmare evidenza, da qualche anno i media fanno largo uso di luoghi comuni, tipo “i Piigs devono fare i compiti a casa, smettere di comportarsi come cicale spendaccione che vivono al di sopra dei propri mezzi, e lavorare di più per assomigliare ai paesi virtuosi come la Germania”.

Ora, a parte il fatto che a me basterebbe molto meno di questa filastrocca per chiudere l’Ue, e processare i responsabili della sua creazione – cominciando da Prodi, e arrivando a Monti -, sarebbe bene aver presente che umiliare intere nazioni costringendole sotto il giogo di un debito che non potranno mai pagare alle condizioni loro imposte, avrà come esito ineluttabile un inasprimento dei conflitti sociali, e probabilmente si assisterà al risorgere del nazionalismo più becero e reazionario che li acuirà, fino ad un inevitabile punto di rottura. Quel punto che il professor Alberto Bagnai identifica nel momento in cui “la politica lascia il passo alla storia con la doppia S maiuscola”.

Speriamo ovviamente che non sia così, ma se si pensa che i vertici dell’Ue sono composti da annoiati ed avidi miliardari, da bizzarri personaggi come Van Rompuy (quel buffo signore che vediamo spesso nei filmati dei vertici Ue mentre accoglie i leader europei come fosse il concierge di un albergo), come Olli Rehn (l’uomo che si è fatto un’idea della cultura italiana leggendo Guareschi, e se ne vanta pure), e da insignificanti individui come Tajani ex monarchico, fondatore di Forza Italia e fedelissimo di B., inopinatamente nelle vesti di vicepresidente della Commissione Europea, ecc., la speranza vacilla.

E se ricordiamo che il fallimento delle politiche di austerità di Brüning nella Germania degli anni 30 aprì le porte al nazionalsocialismo di Hitler, la speranza soccombe.

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paolo41
Scritto il 4 luglio 2012 at 12:50

I nostri vecchi usavano dire: se c’è un problema non aspettare che te lo risolvino gli altri…..
per cui non ho molta fiducia nel fondo ESM…. visti i risultati delle precedenti iniziative.
Continuo ad essere dell’idea che occorra “nazionalizzare” il più possibile il debito, ma bisogna imporlo come avevamo proposto con Gainhunter, vista anche la scarsa adesione ai Btp Italia;
occorre essere “cattivi” con la spending review e con le misure antievasione, etc
Per esempio, non mi spiego come in Francia, dove Hollande ha detto che si prende tutto il tempo necessario per ridurre il deficit, il decennale continua a migliorare???? probabilmente i mercati non sono tanto d’accordo con l’austerity????
Che aspettiamo a cartolizzare le proprietà dello Stato e a vendere tutto quello che è vendibile???
Vivendo il sottoscritto in Versilia, che aspettiamo a vendere le concessioni degli stabilimenti balneari??
E, lasciando galoppare la fantasia, perchè Enel non compra Eni o viceversa???? Sarebbero soldoni per lo Stato e si potrebbero ottenere sinergie dall’unione dei due Gruppi……

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vichingo
Scritto il 4 luglio 2012 at 13:37

paolo41,

Pienamente d’accordo, sia sugli stabilimenti balneari, sia sul resto. Non si possono strozzare le stesse persone all’infinito. La cura da cavallo di Monti è stata necessaria per non finire come la Grecia e per stoppare la speculazione sullo spread, con la speranza che ciò che è stato promesso si attui concretamente, ma è ora che si cominci a fare qualcosa di veramente EQUO.

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bergasim
Scritto il 4 luglio 2012 at 13:54

Un ritorno alla lira nel breve per l’italia potrebbe essere veramente la panacea, come può un paese con un assurdo controllo sul debito pubblico obbligato a rifinanziare in eterno le banche creare occupazione? Lo stato ha le mani legate i soldi per la’occupazione non potendo svalutare ne creare moneta non ci potranno mai essere, perchè siamo vincolati agli assurdi patti dell’eurozona, al contrario vaendo una valuta sovrana lo stato sarebbe nell’immediato in grado di tamponare con misure straordianrie l’aumneto immeddiato della disoccupazione venendo incontro a chi ha perso il posto di lavoro, tutto questo perchè avrebbe nuovamente una banca centrale indipendente, fregarsene degli eurovincoli e sostenere verante l’economia, ridando competitività alle nostre aziende ed ai nostri pordotti, Lì voglio vedere i cali amici cinesi dopo come faranno ad esportare così failmente, ma rimandendo nell’eurogabbia non ci sono molte soluzioni se non quelle di continuare a tenere in vita le banche zombie ed a raccontarci la favola di cappuccetto rosso.

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bergasim
Scritto il 4 luglio 2012 at 14:02

Ci preoccupiamo di trovare la aprticella di dio e non riusciamo a capire che l’unica cosa che troveremo sarà la colelra di dio, senza però cercarla tanto.
Ci stiamo autodistruggendo e pure ci affaniamo a capire se c’è una goccia d’acqua su marte e anche se fosse vero cosa accadebbre domani ci trasferiamo su marte e con quale teconologia, dovrenmmo concentrare le nostre risorse per risolvere gli enormi squilibri del pianeta terra ( l’unico ad oggi abitato chissà come mai ) e invece spendiamo miliardi di usd per capire se l’acqua su marte è naturale o frizzante.
Il pianeta lentamente sta morendo e chi se ne dovrebbe occupare SE NE FOTTE ALLEGRAMENTE, l’importante è avere il c/c pieno di cash, tutto il resto è noia.

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paolo41
Scritto il 4 luglio 2012 at 14:44

bergasim,

…è di oggi la notizia che non sono stati presi provvedimenti, a livello EU nè sanzioni o restrizioni verso i prodotti contraffatti provenienti essenzialmente dalla Cina !!!!!! chi è che dall’Europa esporta in Cina e non vuole grane per i suoi prodotti, la Grecia o la Germania ?????

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bergasim
Scritto il 4 luglio 2012 at 14:54

paolo41,

Il caro monti perchè non si rivolge alla culona ed ai suoi amici e fa sentire la sua voce? o sbatte i pugni come ha detto di fare al vertice dell’euro nulla?
Semplicemente perhè chi stipendia il caro monti na nessun interesse per i prodotti agricoli made in taly, Questa sarebbe più Europa? a me sembrerebbe più merda

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kthrcds
Scritto il 4 luglio 2012 at 17:47

Non credo che la soluzione ai problemi italiani consista nel “vendere tutto quello che è vendibile”, come scrive paolo41 (4 luglio 2012 alle 12:50). Tanto più che gli europagliacci ci hanno già pensato da tempo con la direttiva Bolkestein che fu approvata nel 2006, ed entrerà in vigore nel 2015, a meno che l’euromanicomio non collassi prima, come appare sempre più probabile. Essa liberalizzerà tutto il liberalizzabile, a beneficio delle grandi corporation e dei grandi capitali.
Con il pretesto di eliminare gli “ostacoli burocratici” – ossia le disposizioni per migliorare alcuni servizi in termini di garanzie sociali, ambientali e del lavoro – e le barriere per la circolazione dei servizi, ogni servizio pubblico sarà raso al suolo.
Infatti, in base all’art. 4, per servizi s’intende “ogni attività economica che si occupa della fornitura di una prestazione oggetto di contropartita economica”. In pratica tutto: energia, salute, turismo, lavoro, informazione, ecc.
Ad esempio, dal 2015 le concessioni del demanio marittimo turistico dovranno essere messe all’asta sul libero mercato, ed i gestori potrebbero essere estromessi da grandi investitori, anche stranieri, che si mostrino interessati al settore.
A mio modo di vedere, permettere ai tedeschi di impossessarsi dei nostri litorali non contribuirà a farci uscire dalla crisi, anzi.

È noto che Monti vede nei tedeschi il modello da seguire, ma noi con i tedeschi ci abbiamo sempre rimesso. Barbari, lanzichenecchi, nazisti si sono susseguiti nell’arco dei secoli nel depredare l’Italia.
E ora il nostro maresciallo Pétain, ci conduce, come già il duce, in un’avventura che avrà esiti catastrofici.
Per tutti, però, anche per coloro che attualmente non hanno ancora compreso qual è il vero compito del quisling italiano.

L’altro giorno, il lettore di un quotidiano scriveva giulivo che “Monti ha dimostrato che l’Italia con serietà è intenzionata a farsi guidare economicamente da nazioni che hanno sempre rappresentato la stella polare dell’economia europea e mondiale”. E quando cominciano a circolare opinioni come questa, è evidente che “i nostri fratelli germanici” non incontreranno molte difficoltà nel comprarsi i migliori asset italiani a prezzo di saldo.

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ottofranz
Scritto il 4 luglio 2012 at 18:04

paolo41,

Scusa Paolo, una tantum non sono d’accordo con te. Vendere sarebbe una soluzione solo se aiutasse a creare valore aggiunto per la crescita. Qui una volta venduto il ricavato andrà ai soliti noti e noi resteremo cornuti e mazziati ancora una volta.

Gli stabilimenti balneari devono pagare un affitto commisurato al fatturato producibile

Dobbiamo ricreare concorrenza cominciando dall’alto . Regole uguali per tutti però.

Altrimenti è facile vincere facile

E poi se intendiamo continuare col sistema capitalistico uan volta per tutte accettare ed applicare la legge base del sistema capitalistico.

Chi non ce la fa , fallisce, a cominciare dalle banche

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gainhunter
Scritto il 4 luglio 2012 at 19:18

bergasim,

A proposito di eurogabbia, ripropongo una domanda già fatta tempo fa ma rimasta senza risposta. Visto che tornare alla lira potrebbe essere devastante, come dice Dream nell’altro post, come la vedete l’uscita dalla “gabbia” UE+WTO+NATO ma il mantenimento dell’euro, o comunque di una lira euro-pegged?
Non avremmo il vantaggio della svalutazione, d’accordo (come ora), ma a parte questo, quali sono i rischi?

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paolo41
Scritto il 4 luglio 2012 at 21:15

kthrcds@finanza,

..sono al corrente della Bolkestein e forse non sono stato compreso….
Se oggi uno stabilimento paga un canone X, quello è il profitto ( a cui andrebbero tolti i costi di gestione del demanio) che lo Stato incassa annualmente; se, come qualsiasi azienda il valore equivale a 10/15 volte gli utili (in questo caso il canone di concessione) quello è il prezzo che gli attuali concessionari dovrebbero pagare per divenire proprietari del suolo dove hanno costruito e cessano, di conseguenza, di pagare il canone, salvo pagare “regolarmente” le tasse annue sui redditi dell’attività…..
Se si va all’asta succede un pandemonio e non si esclude che possa facilitare il riciclo di denaro della malavita organizzata(vedi Bordighera, Ventimiglia, etc).
Inoltre quante aziende di servizi sono in mano a regioni, provincie e comuni, fra l’altro piene di parenti della casta e di trombati della politica: cosa aspettiamo a venderle a una gestione privata??? O c’è qualche partito che non è d’accordo???

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paolo41
Scritto il 4 luglio 2012 at 21:29

gainhunter,

…..potrebbe essere un passo avanti in attesa di ritornare alla nostra moneta..magari i mercati ci premierebbero con una riduzione dei tassi, ma occorre, in parallelo, continuare a risanare la situazione del debito e favorire, anzi direi investire nella ripresa del lavoro, oggi senz’altro ingessato dai vincoli e dai paletti della troika e dalle regole dell’austerity…..

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kthrcds
Scritto il 5 luglio 2012 at 10:36

@ paolo41 (4 luglio 2012 alle 21:15)

“cosa aspettiamo a venderle a una gestione privata? O c’è qualche partito che non è d’accordo?”

Ma lo sono già. Quanto ai partiti, immagino che ogni partito sia impegnato a tutelare specifici interessi di parte. Del resto, non è forse questa la loro principale funzione?
Starebbe ai rispettivi elettori richiamarli al corretto adempimento delle loro mansioni, ma probabilmente aveva ragione Céline quando disse che gli uomini sono più deboli delle proprie idee, e quindi non stupisce che ognuno si accontenti di portare a casa ciò che può.

Comunque, in linea di principio sono contrario a cedere a stranieri ciò che potremmo, e dovremmo, gestire noi italiani. Non per nazionalismo o patriottismo, ma perché sono convinto che la sovranità nazionale non è cedibile.
Inoltre, noi già ospitiamo le basi militari Usa e il Vaticano che interferiscono pesantemente negli affari di politica estera e interna, e non sento il bisogno di essere colonizzato ulteriormente.

Credo che l’Italia, nonostante la scadente classe politica, sia ancora una nazione top of the world, a condizione però che non debba competere con degli imbroglioni come i tedeschi che da 16 anni non includono nel loro debito pubblico le passività del Kreditanstalt für Wiederaufbau: € 428 mld interamente garantiti dallo Stato che, se fossero inclusi nei conteggi, come vuole il Trattato di Maastricht, farebbero salire il debito pubblico tedesco da 2.076 mld a 2.504, e il rapporto con il Pil del 2011 dall’80,7% al 97,4%.

Per concludere: avrà notato che gli emiliani colpiti dal terremoto si sono riorganizzati in tempi rapidissimi, terremoto o no, classe politica o no, euro o non euro. Ecco, per me l’Italia è quella, e non ha alcun bisogno degli stranieri per superare questo momento di crisi.

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