Rendimenti reali negativi: la bolla sul mercato obbligazionario è evidente

Scritto il alle 09:30 da Danilo DT

rendimenti-reali-negativiIl tasso reale illustra la follia ormai raggiunta su certi mercati. Come si può non definirla una bolla speculativa causata dalla liquidità delle Banche Centrali? E la BCE vorrebbe fare il QE.. Ma per favore… Grafico inflazione Eurozona.

In questo momento molti risparmiatori sono disperati perché hanno magari dei BTP in scadenza al 4% e non sanno come fare per il rinnovo. “Cavolo, investire alle condizioni attuali non conviene perché i titoli di stato non rendono nulla e ci rimetti! “ Questo discorso è ormai diventato abituale all’interno dei ragionamenti dei risparmiatori.

Ma siamo sicuri che sia giusto questo ragionamento? E’ corretto dire che alle condizioni attuali il denaro non rende nulla? Lasciamo VOLUTAMENTE da parte tutto quanto concerne il rischio Italia, ovvero il rischio paese che come sapete bene dovrebbe essere remunerato ma che in realtà non lo è, a causa dell’ “avvallo” della BCE. Quindi facciamo finta che l’Italia oggi prezzi correttamente il rischio che rappresenta. Possiamo dire che i titoli di stato italiani abbiano un rendimento reale negativo?
Perché poi, alla fine, quello che conta ,è il tasso reale.

Cosa è il rendimento reale? E’ dato dal rendimento nominale di un titolo MENO l’inflazione.

Il grafico dell’inflazione, in questo periodo è impietoso. Tutti i paesi sono fortemente al di sotto della soglia target della BCE pari al 2%. Molti sono già in deflazione, l’Italia non lo è ancora ma rischia seriamente di finirci.
Eccovi il grafico dei vari paesi dell’Eurozona.

Grafico Inflazione Eurozona

grafico-inflazione-paesi-eurozona-deflazione

Ho volutamente segnato oltre che il livello 2% target BCE e il livello che separa dalla deflazione (0%) anche l’inflazione di due paesi: Italia e Germania. Come vedete il Bel Paese oggi ha un’inflazione pari allo 0.2%. La Germania pari allo 0.7%. Quali sono i rendimenti reali dei rispettivi titoli di stato?

Tasso reale Italia visto sulla curva dei tassi di mercato

curva-tasso-reale-italia-rendimenti-titoli-di-stato

Come potete vedere dal grafico, solo la scadenza a 3 mesi porta teoricamente un rendimento reale negativo. Teoricamente in quanto bisogna aggiungere i bolli da pagare allo stato (0.2%) un minimo di commissione alla banca (almeno 0.1%) e la ritenuta fiscale sugli interessi. Quindi il “breakeven point” sarebbe in area 0.5%. Però è evidente che la curva dei tassi oggi illustra uno scenario dove il rendimento reale è presente praticamente in tutte le scadenze, tolta quella a tre mesi (e quella ad un anno se si tiene conto del mio ragionamento di prima. Ma il bello viene con la Germania.

Tasso reale Germania visto sulla curva dei tassi di mercato

tasso-reale-germania

Mi sta bene che la Germania è il paese più solido dell’Eurozona ma, senza tener conto di bolli, spese e quant’altro, oggi per un tedesco la curva dei tassi è impietosa. Il rendimento reale lo si ha solo se si investe ad una scadenza superiore ai 9 anni!
Ditemi voi se quesa non è follia. O meglio una super bolla sul mercato obbligazionario.

STAY TUNED!

Danilo DT

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7 commenti Commenta
ironblade79
Scritto il 5 novembre 2014 at 09:59

E allora il Giappone da quanto è “in bolla”? 30 anni?

L’errore è avere i tassi bassi. Si doveva mettere un limite al 5% di tasso BCE sotto cui non si poteva scendere.

Il concetto è molto semplice: se un’attività non è in grado di pagare il 5 10% di interesse è inutile che apre… E lo stesso vale per gli Stati.

Invece la droga dei tassi bassi cominciata da Greenspan e perseguita dagli altri ha distrutto il mondo occidentale e ha condotto il mondo verso la giapponesizzazione… e ancora non è finita.

L’alternativa è il default

Saluti

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gilles27
Scritto il 5 novembre 2014 at 18:05

ironblade79@finanzaonline,

Concordo. Bisogna avere il coraggio di fare Default.

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lampo
Scritto il 5 novembre 2014 at 22:26

Ragioniamo un attimo:
1) le banche centrali in questi ultimi anni stanno aumentando l’espansione monetaria… per rifinanziare soprattutto il debito pubblico (leggi pagare gli interessi con nuovo debito, grazie alle emissioni);
2) dalle informazioni del COT (che Lukas ci spiega con dovizia) non vogliono fare crollare i mercati (oltre alle solite ragioni più volte segnalate: conseguente crisi difficilmente risolvibile, ecc.) perché chi possiede attualmente gli assets… non può permettersi di perdere (semplifico);
3) bisogna aiutare le aziende quotate e relativi bilanci… perché altrimenti non assumono, per cui è necessario mantenere acquirenti per poter aumentare la valorizzazione dei titoli;
4) per realizzare il punto n. 3, visto che oramai i buyback da parte delle aziende sono ingenti… c’è la necessità di creare nuova domanda (nuovi compratori);
5) se pago per tenere i soldi in banca… ecco che il piccolo è invogliato ad investire in strumenti alternativi (quindi mettere in circolo le ingente risorse che sono depositate sui conti correnti… in attesa degli eventi futuri […!]): azioni e obbligazioni;
6) il ciclo economico non è così forte come sembrava (a parte gli USA… anche se avrei da ridire), per cui diventa ancora più importante il punto n. 5 (invogliare ad usare le risorse parcheggiate il più possibile).
7) con tassi bassi nel frattempo le banche centrali consolidano il debito pubblico allungandone la durata e al contempo finanziandolo a tassi irrisori (il Giappone addirittura lo sta svalutando rifinanziandolo, rispetto all’inflazione!);
8) tutto ciò non può durare ovviamente in eterno, per il noto andamento ciclico dell’economia: qualcuno al momento opportuno dovrà sobbarcarsi le perdite conseguenti.

Domanda: chi rimarrà con il cerino in mano?

In ogni caso… è ancora presto (credo che tireranno avanti ancora qualche annetto… anche se con maggiore volatilità).

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kry
Scritto il 6 novembre 2014 at 00:23

Peccato che non sia stata menzionata la Francia ….. paese solidissimo.

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Scritto il 6 novembre 2014 at 00:30

kry@finanza,

Ah se vuoi… ne parliamo comunque spesso della Francia. Solo che il mercato ancora sconta NULLA del rischio su Parigi.

lampo,

La storia insegna caro Lampo. Ma come dici tu, c’è la volontà (VOLONTA’) di comprare ancora un bel po’ di tempo. E poi….si vedrà… (auguri)

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kry
Scritto il 6 novembre 2014 at 10:59

Danilo DT:
[email protected],

Ah se vuoi… ne parliamo comunque spesso della Francia. Solo che il mercato ancora sconta NULLA del rischio su Parigi.

Ciao Danilo secondo me il mercato ancora sconta NULLA del rischio su Parigi perchè tutti non vogliono dire NULLA. E’ una provocazione ….. costruttiva.

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Scritto il 2 dicembre 2014 at 01:05

…^ The term structure of interest rates mostly shows an upward sloping shape.

This means that long-term bonds deliver higher interest rates than short-term bonds.

Consequently, holding long-term bonds usually yields higher returns over the short term than holding short-term instruments directly.

These higher returns from holding long-term bonds compensate for risk, thus they reect “bond risk premia”.

Large parts of bond risk premia are still not well understood despite some degree of predictability.

°l° – °l° – °l°

When it comes to explaining excess return innovations, however, the picture reverses.

Now, macro factors do not explain much anymore, whereas nancial conditions are very useful in understanding unexpected changes in bond risk premia.

The intuition of the result seems to make sense, as macro factors have a longer-term impact on risk premia and might thus be incorporated into expected excess returns – [see the Figure 2, in the link § to the end].

By contrast, short-term infuences are more diverse and thus financial conditions have a clearer relation to innovations in bond excess returns.

If look at the coecient signs in these regressions see that tentatively “worse”, i.e. more risky, market conditions go hand in hand with higher bond risk premia and may thus signal an economic downturn.

Unfortunately, cannot assess from approach whether financial instability does really drive bond risk premia, although such a statement would be consistent with results.

If leave out the time period of the recent crisis, i.e. limiting the analysis either until the end of 2006 or until October 2008 (to just exclude the Fed’s quantitative easing), explanatory power is even better regarding expected excess returns.

This is driven by a higher explanatory power of both, macro factors and now also to a smaller degree by financial conditions.

This provides motivation to examine in further research whether financial condition variables may be seen as pricing factors of the term structure, complementing the set of macro factors. ^…

l- – – – –

l-§-l C. Fricke, L. Menkhoff (Deutsche Bundesbank, Research Centre the), “Financial conditions, macroeconomic factors and (un)expected bond excess returns” – Discussion paper No 35/2014: December 1, 2014

Figure 2: Explanatory R2s of expected excess returns for excess returns,

to page 17 (or 22 / 34) in the link

http://www.bundesbank.de/Redaktion/EN/Downloads/Publications/Discussion_Paper_1/2014/2014_12_01_dkp_35.pdf?__blob=publicationFile .

– – – – -l

サーファー © Surfer

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