ORO: il barometro settimanale

Scritto il alle 08:00 da Roy Reale

GUEST POST: Gli avvenimenti più importanti della settimana

L’oro ha aperto la settimana a $1.677 e ha chiuso venerdi a $1.731,20.

Alla divisione Comex del New York Merchantile Exchange (NYMEX), i contrattifutures sul metallo giallo  per consegna Dicembre sono in rialzo a $1.734,70.

L’oro questa settimana  ha compiuto un veloce rimbalzo rialzista rispetto alla chiusura sotto tono della scorsa settimana, varcando la soglia tecnica dei $1.730,00. Il “metallo giallo” ha ripreso quota rispetto a tutte le principali valute mondiali.  Sia Oro che Argento  si sono posizionati in prima fila in vista del tradizionale rally rialzista di fine anno.

A livello di analisi intermarket il quadro tecnico e’ piu’ che mai incerto: sembrano esservi forti possibilita’ che si realizzi un’ampia correzione ribassista sugli indici azionari americani, perfino di un 20% dagli attuali massimi. A dettare questo scenario l’approssimarsi del fiscal cliff (il precipizio fiscale) fatto di aumenti delle tasse e tagli della spesa che dal gennaio dell’anno prossimo minacciano di fare precipitare l’America nella Depressione Economica.

Le Agenzie di Rating, Fitch e Moody’s Investors Services, hanno minacciato il declassamento della tripla A degli USA se non sara’ raggiunto un compromesso tra i Democratici che controllano il Senato e i Repubblicani che controllano la Camera dei Rappresentanti.

Se dovesse realizzarsi lo scenario sopra delineato, consistente in una forte correzione dei mercati azionari, il prezzo dell’oro potrebbe permanere in una situazione di alta volatilita’ con brevi ma ripetute incursioni ribassiste. Un solido supporto e’ costituito dall’area posta a $1.680,00 – $1.690,00  che si e’ dimostrata essere una base compatta, per il momento in grado di schermare l’oro da ogni offensiva ribassista. Prossimo target rialzista fissato a $1.750,00; varcata questa soglia successivo target a $1.780,00.

Le quotazioni dell’oro sono sostenute non solo dall’incertezza sul “fiscal cliff” ma anche dal perdurare e dall’aggravarsi della crisi economica dell’Eurozona. Vi sono rischi reali  che uno o piu’ membri dell’Eurozona siano costretti, a causa delle brutali misure di Austerita’ dettate dalla Troika (Commissione UE, BCE e FMI), a decidere la fuoriuscita dalla moneta unica.

In settimana il Parlamento della Grecia ha votato a favore di ulteriori misure di austerita’ decise dal Governo. A causa di questa decisione si sono riscontrati gravi disordini pubblici e proteste violente ad Atene. Sui mercati si registrano “rumors” e speculazioni sulla possibile richiesta di aiuti finanziari del Governo Spagnolo all’Unione Europea; il Governo spagnolo smentisce.

Il Ministro delle Finanze tedesche, Wolfgang Schauble, ha pero’ tirato il freno in merito all’erogazione del finanziamento a favore di Atene. Quindi la Grecia, nonostante l’approvazione delle ulteriori pesanti misure di austerita’ varate, rischia di vedersi negata la tranche prevista per il 16 Novembre.

In Germania la produzione industriale e’ risultata in forte flessione a settembre: -1,8%. Il solo settore manifatturiero e’ calato del -2,3%, il settore auto ha subito una contrazione del -10,76 a settembre. Anche in Italia dati negativi circa la produzione industriale: a settembre e’ scesa del -4,8% su base annua, il tredicesimo calo consecutivo.

La Commissione Europea ha ridotto le stime di crescita per l’Eurozona. L’Euro ha dovuto subire la forte pressione del dollaro americano. Sui mercati si sono registrati massicci acquisti di Dollari contro Euro e contro le altre valute principali mondiali.

La BCE e la Bank of England hanno deciso di lasciare i tassi di riferimento invariati. Le previsioni sono per un taglio dei tassi in zona Euro verso la fine dell’anno.

Secondo l’Agenzia Reuters, molte delle piu’ facoltose famiglie a livello mondiale allarmate dalla persistente crisi dell’Eurozona e degli USA, stanno trasferendo i loro possedimenti in oro, argento e gioielli preziosi verso i lidi Asiatici, in particolare Singapore (presso la Malca- Amit e altre tre compagnie specializzate nel settore dei caveaux e vaults) e  soprattutto Hong Kong.

I gestori di caveaux in Asia riferiscono che molte banche europee chiedono di depositare i metalli preziosi presso i loro locali sotterranei blindati. La richiesta e’ formulata in nome e per conto di clienti europei di queste istituzioni finanziarie. Le istanze di deposito provengono anche da clienti asiatici che in precedenza avevano depositato i preziosi in Europa. Ora richiedono che i loro metalli facciano ritorno verso lidi piu’ sicuri.

Singapore e Hong Kong sono le piazze favorite ad accogliere oro, argento, gioielli e diamanti. Entrambe hanno registrato un netto incremento delle importazioni di oro nel 2012.

La domanda cinese di oro e argento da investimento ha favorito le due piazze di cui sopra grazie alla prossimita’ con il paese del Dragone ma anche Shangai ha visto crescere la richiesta di depositi sotterranei per stoccare i preziosi.

La Cina quest’anno superera’ l’India a livello di consumo di metallo giallo. In India (nel 2012) a causa della debolezza della Rupia gli acquisti di oro del paese sono calati del 45% in meno rispetto al 2011 raggiungendo le 530 tonnellate.

Zurigo rimane la destinazione preferita dagli investitori Europei (e internazionali) per depositare e custodire oro e argento nei caveaux della piazza elvetica. Le piazze di Zurigo, Singapore e Hong Kong sono le preferite e sono considerate piu’ sicure di Londra, New York e dello Stato a fiscalita’ privilegiata degli USA (il Delaware).

La Storia dimostra che i flussi di capitali e assets tendono a dirigersi verso quei lidi finanziariamente, economicamente e politicamente stabili e sicuri; mentre tendono a congedarsi da quei paesi (o continenti) massicciamente indebitati e vicini all’insolvenza finanziaria ed economica. Proprio come sta succedendo in Occidente, che vede la fuga di capitali e assets verso territori piu’ sicuri e tutelati legalmente.

Ecco i costi reali per estrarre un’Oncia d’Oro 

Sean Boyd, Amministratore Delegato di Agnico Eagle Mine (societa’ mineraria aurifera con sede a Toronto in Canada), ci racconta delle problematiche relative all’estrazione del metallo giallo e dei costi medi che un’azienda mineraria deve sostenere per estrarre un’oncia d’oro.

Boyd sostiene che se il prezzo dell’oro calasse significativamente, molte aziende minerarie non sarebbero in grado di fare fronte alle richieste produttive a causa degli alti costi fissi e pertanto sarebbero costrette a chiudere. Questo provocherebbe un collasso estrattivo del metallo giallo. Alla luce di quanto affermato da Boyd e’ arduo pensare che il prezzo del metallo giallo cali in modo sostanzioso perche’ di riflesso avremmo un calo nella sua produzione e quindi della sua offerta.

I costi medi per estrarre un’oncia d’oro, possono variare da un minino di $600,00 fino a $700,00. Ma alcune aziende del settore, calcolando tutti i costi, spendono anche di piu’.

L’estrazione dell’oro e’ un’attivita’ molto difficile. Il minerale grezzo contiene molti metalli da cui va separato e le miniere migliori sono gia’ state sfruttate negli anni ’80 e ’90. Oggi bisogna scavare sempre piu’ a fondo senza sapere a quali risultati si andra’ incontro.” 

“Trovare nuovi filoni per rimpiazzare quelli in esaurimento diventa sempre piu’ arduo. L’oro che si estraeva in modo relativamente semplice e’ gia’ stato estratto e non e’ facile rimpiazzarlo.

Molte aziende minerarie ricorrono a  fusioni e incorporazioni tra imprese prima indipendenti, per creare economie di scala e tagliare i costi e migliorare la competitivita’ sul mercato (questo grazie alle maggiori dimensioni raggiunte). Ma questo non significa che siano in grado di trovare nuovi giacimenti.” 

“Io sono convinto che non vedremo piu’ una crescita complessiva della produzione di oro. In futuro, la crescita sara’ perlopiu’ piatta.

Il punto chiave sara’ il prezzo futuro dell’oro: se esso dovesse scendere  di parecchio, la produzione di molte aziende minerarie collasserebbe perche’ non potrebbero sopportare i costi fissi. Ci sarebbe, di conseguenza, carenza di metallo giallo a livello mondiale.”

Riccardo G. – Deshgold

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2 commenti Commenta
kry
Scritto il 12 novembre 2012 at 17:12

http://www.finanza.com/Finanza/Valute_e_materie_prime/Nord_America/notizia/Oro_JPM_la_vittoria_di_Obama_e_il_fiscal_cliff_spingeranno-383214 Luca Fiore
12 novembre 2012 – 12:37 MILANO (Finanza.com) L’oro è destinato a crescere ancora. È quanto rilevano gli analisti di JPMorgan in un report relativo le ripercussioni delle elezioni a stelle e strisce. Secondo JPM, la vittoria di Obama ha spinto al rialzo le quotazioni del metallo giallo perché implica “che non ci saranno cambiamenti nella politica monetaria della Fed”. Oltre a questo “il metallo giallo è scelto dagli operatori quando c’è incertezza a livello fiscale, come già successo l’anno scorso durante il dibattito sull’innalzamento del tetto del debito”.

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Scritto il 12 novembre 2012 at 22:25

Tecnicamente siamo ancora all’interno di una ampia congestione dopo i massimi e comunque in trend rialzista di lungo…Situazione di non facile interpretazione, a parte alcuni livelli importanti nel breve/medio
http://goldenfriday.blogspot.it/2012/11/aggiornamento-su-oro-e-dollar-index.html

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