MACROECONOMIA E ORO: prospettive e analisi di un metallo che non è più bene rifugio?

Scritto il alle 11:30 da Roy Reale

gold-greeceMalgrado la forte volatilità dei mercati azionari e la mancanza di certezze sullo scenario greco, risolte solo nelle ultime ore, i metalli preziosi hanno patito una forte debolezza ed una certa apatia.  Il motivo? Si chiama DELEVERAGING e non è affatto un evento nuovo. Anzi, se ci guardiamo indietro…[Guest post]

Le quotazioni di oro e argento sono rimaste sostanzialmente piatte o in leggero ribasso questa settimana.

Il metallo giallo gravita intorno all’importante area di supporto in area $1.145,00 – $1.155,00; lo stesso vale per l’argento che comunque evidenzia un quadro tecnico migliore rispetto all’oro: i livelli dei volumi sono in crescita e anche l’indicatore di forza relativa (RSI) è risalito oltre il livello minimo di 30 (grafico sotto).
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La settimana finanziaria si è invece sviluppata in una cornice di alta volatilità e vendite da panico a causa della crisi Greca e del violento scoppio della bolla speculativa azionaria in Cina.

L’indice VIX (il “barometro della paura dei mercati finanziari”) segnala possibili forti turbolenze sui mercati nelle prossime sessioni di trading. L’indicatore tecnico MACD, inoltre, rimane sui massimi e può fare presagire una risalita dell’indice di volatilità fino area 23,00 (grafico sotto).
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Torniamo, per un attimo, all’argomento della scorsa settimana: qualcuno mi chiede per quale motivo l’oro non abbia reagito al rialzo alle turbolenze finanziarie delle ultime sessioni di trading.

Agli esempi dell’ultimo articolo ne aggiungo un altro recente, che sono certo sia ben stampato tra i vostri ricordi.

Parlo della grande crisi dei mutui subprime, autunno 2008.

Nel settembre di quell’anno, falliva la banca d’affari Lehman Brothers e aveva inizio il panico finanziario su tutti i mercati finanziari mondiali. Nello stesso mese, l’oro toccava i $740,00 per oncia in data 11 settembre facendosi strada sino area $905,00 in data 29 Settembre.

Ad ottobre, mentre gli indici azionari mondiali crollavano, l’oro faceva altrettanto, deprezzandosi dai $920,00 del 10 ottobre ai $690,00 del 24 ottobre, un calo del 25% in 10-12 giornate di trading (grafici sotto). La corsa al rialzo del metallo giallo inizierà poco più tardi e 3 anni dopo raggiungerà il top delle sue quotazioni a $1921,00.

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Per quale motivo l’oro non sovraperfoma gli altri assets finanziari nel caso di panico finanziario?

La risposta è tecnica ma semplice: la causa è il “deleveraging” (cioè della riduzione improvvisa della “leva finanziaria”) da parte degli operatori di mercato; nelle situazioni di panico finanziario, gli speculatori sono necessitati a vendere qualsiasi asset (soprattutto oro fisico, vista la grande liquidità del suo mercato), fare cassa e reintegrare i cosiddetti “margin calls” nei mercati futures, pena l’insolvenza contrattuale.

Durante le crisi finanziarie anche i prezzi di tutte le materie prime tendono a calare: molti gestori di hedge funds tendono a liquidare qualsiasi assets pur di fare cassa. Il crollo delle quotazioni delle materie prime crea le condizioni per uno shock deflazionistico; in queste condizioni le quotazioni di oro e argento tendono a uniformarsi all’andamento ribassista delle materie prime e degli indici azionari. 2015: L’inizio della FINE nella fede dell’onnipotenza delle Banche Centrali

A gennaio scrivevamo circa le previsioni finanziarie dell’anno 2015. Nella fattispecie riportavamo il pensiero di Alasdair McLeod di Goldmoney che prevedeva per quest’anno l’inizio di un’ondata di crolli economici e finanziari che caratterizzeranno anche i prossimi anni. Pare evidente che c’aveva proprio preso: andiamo in ordine cronologico.

● A gennaio la Banca Centrale Svizzera ha deciso di non sostenere più (o meglio: manipolare) il cambio Euro/Franco Svizzero, vista l’impossibilità di contrastare il varo delle politiche di quantitative easing da parte della BCE. Il Franco Svizzero, lasciato libero di fluttuare sul mercato, si è apprezzato in pochi minuti del 30% contro l’Euro. Un chiaro esempio di come la legge del libero mercato non può essere compressa all’infinito e, una volta svincolata dalle costrizioni artificiali delle banche centrali, tenda a “farsi giustizia” in modo estremamente impetuoso.

● Le Banche Centrali stanno perdendo anche il controllo dei rendimenti obbligazionari: sono riuscite a comprimerne a livelli minimi i rendimenti stessi, tramite svariati round di “quantitative easing” e di politiche a tassi zero, ma ora il giochetto si sta esaurendo: tutti i rendimenti dei più importanti titoli di Stato a 10 anni sono in salita e questo apre a nuovi scenari per il futuro: rendimenti in salita metteranno a dura prova Stati, Aziende e Istituzioni Finanziarie che saranno costrette a pagare un servizio del debito più caro, proprio in presenza del più alto livello di debito di tutta la storia.

● Nel gennaio 2014 abbiamo avvisato dei pericoli del boom della bolla del credito in Cina. Nell’arco dell’ultimo mese di trading l’indice azionario Shangai Composite Index ha perso oltre il 30% del suo valore; il ChiNextIndex (versione cinese del Nasdaq) ha perso più del 40% del suo valore, per un totale bruciato pari a 15 volte il PIL della Grecia, 3.2 trilioni di dollari americani!

Chiudiamo con l’autocelebrazione, che il discorso è serio. Il mercato finanziario è molto volatile; è interessante “giocarci” e investirci ma non è per i deboli di cuore: oggi diventi ricco, domani perdi tutto e sei pieno di debiti. Non è il modo giusto di investire per l’uomo medio che ha qualche risparmio o vuole tenere al sicuro i propri soldi. Non è  l’investimento giusto per le masse. I soldi sicuri si fanno con gli investimenti sicuri. L’oro fisico è probabilmente il più sicuro di tutti; andate poi a riguardarvi i prezzi che accennavo a inizio articolo: dall’inizio della crisi del 2008, nonostante la bolla, nonostante la crisi, l’oro si è apprezzato del 55%. Direi che questo fatto si commenta da solo.

Riproduzione riservata

ROY REALE

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