ECRI Index e la globalizzazione: divergenza e decoupling possibili?

Scritto il alle 16:10 da Danilo DT

E rieccoci a parlare di ECRI Index o se preferite del “Weekly Leading Index (WLI) growth indicator of the Economic Cycle Research Institute (ECRI)”, questo simpatico indicatore che va ad analizzare in modo decisamente affidabile (la storia insegna) lo stato di salute dell’economia americana.

Il risultato incuriosisce non poco, in quanto molto spesso si legge e parla di nuovo “decoupling” e questa volta non sono i Paesi Emergenti a staccarsi dal resto del mondo economico, bensì sono proprio gli USA.
Sarò molto sincero con voi.

Ormai la favola del decoupling merita di essere archiviata definitivamente. La globalizzazione dell’economia e delle imprese comporta la fine dell’era dell’analisi ”regionale” dei mercati. Infatti parlando proprio di borsa USA, le aziende più grandi ormai fanno una buona parte (se non la maggioranza) degli utili oltre frontiera. E molto spesso questi utili vengono fatti nei mercati emergenti. E quindi, se c’è una frenata globale, come può l’economia uscirne indenne? E tenuto conto che l’Europa non è proprio messa benissimo, si può pensare da un’Eurozona in recessione e agli USA in crescita decisa?
Secondo me è impossibile.

L’ECRI Index, come detto da tempo, sta marcando la recessione da un bel po’. Nell’ultima rilevazione di venerdì c’è stato un marginale miglioramento, passando da -8.6 a -7.5. Come vedete dal grafico qui sotto, ci sono tanti elementi contrastanti. Certo, in bianco vedete l’ECRI Index, ma trovate anche tanti indicatori che illustrano un’economia molto…strana. E la stranezza è legata al fatto che il ciclo economico è fortemente condizionato dalla politica monetaria della banca centrale, la FED, che sembra nel procinto di voler uscire con il QE3, cosa che io però al momento escluderei categoricamente.
QE3 sarà solo nel momento di un ulteriore rallentamento o per…sostenere politicamente qualcuno…

Ma non temete, avremo tempo e modo di parlarne ancora…

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DT

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