WALL STREET: correzione? No, è solo un pull back!

Scritto il alle 15:27 da Lukas

Dati finalmente allineati ed aggiornati dopo il black out dello shutdown. Intanto occorre affermare che i dati del COT Report non ci illustrano una particolare debolezza. Segno che questo è un movimento correttivo di lieve entità ed il mercato si aspetta ancora positività in futuro. non fa che confermare quanto abbiamo visto sui mercati. (Guest Post)

Cari amici, nella settimana appena trascorsa, i nuovi dati provenienti dall’economia reale hanno purtroppo confermato lo scenario di generale rallentamento dell’economia mondiale. Oserei dire nulla di nuovo sotto il sole. E’ infatti ormai un decennio che i tassi di crescita delle maggiori economie mondiali si sono drasticamente e strutturalmente ridotti. La perniciosa persistenza del fenomeno provoca, come ben sappiamo, non pochi problemi d’ordine sociale ed economico, soprattutto nella nostra vecchia Europa. Un contesto tendenzialmente deflattivo, che si cerca di combattere con i classici strumenti delle politiche monetarie e fiscali espansive, che da congiunturali ed anticicliche, sono divenute anch’esse strutturali e permanenti. Non a caso, anche in quest’ultima ottava il presidente della BCE, Mario Draghi, ha annunciato nuovi e benevoli interventi di politica monetaria espansiva. La FED, qualche mese fa, si era illusa di poter rimuovere tali sostegni all’economia Usa, ma la risposta dei mercati è stata molto eloquente. Insomma per ora non sembra esserci  una plausibile via d’uscita, e gli interventi di sostegno, di carattere monetario e fiscale, devono necessariamente proseguire. In molti criticano tali interventi, che soprattutto per la loro durata sono senza dubbio anomali ed eccezionali. Si dice, ad esempio, che la politica dei bassi tassi d’interesse tiene, ancor oggi, in vita imprese ormai improduttive e decotte

Critica questa che ha certamente dei fondamenti, ma una via d’uscita alternativa e percorribile quale sarebbe ? Immaginate, ad esempio, cosa potrebbe succedere all’Italia se venisse meno la politica monetaria accomodante della BCE. Esploderebbe immediatamente la spesa per interessi per finanziare il nostro enorme debito pubblico, che dovrebbe, a sua volta, esser finanziata con nuove imposte, evento quest’ultimo che innescherebbe, in breve tempo, una nuova devastante recessione. In pratica il contrario di ciò che ci serve, ossia una ripresa ed un’accelerazione del nostro tasso di crescita. Solo un’accelerazione della crescita ci consentirebbe infatti di iniziare a rimborsare, e gradualmente a ridurre, il nostro enorme stock di debito. E si badi bene, tale situazione non è una spiacevole prerogativa della sola Italia, ma riguarda gran parte delle economie mondiali.

Lo scenario sopra descritto, tendenzialmente deflattivo, trova ampie e conclamate conferme nell’analisi intermarket. Un primo riscontro è la forza del dollar index, questa settimana in forte rialzo ( + 0,8 % ). Negli ultimi 7 anni la rivalutazione della valuta Usa è invece ben maggiore, ossia pari al + 23 %. La riprova che d’inflazione non c’è purtroppo traccia, da anni ormai. Un secondo riscontro è dato dalle quotazioni delle commodities, che negli ultimi 15 anni hanno perso ben il 35 % del loro valore, in termini reali. Un dato eclatante che testimonia, meglio di qualunque altro, il contesto deflattivo di questi ultimi anni. Del tutto coerenti, anche i mercati obbligazionari. I rendimenti dei bond decennali americani, anche in quest’ultima settimana, sono arretrati di 13 bps, e retrocessi a quota 2,63 %, lontanissimi dai rendimenti superiori al 5 % del periodo pre-crisi 2008. Solo gli interventi di politica monetaria iper espansiva, di questi ultimi anni, che hanno compresso i tassi a breve, ( oggi i rendimenti dei bond a 2 anni sono a quota 2,47 % ), hanno consentito alla yield curve Usa di mantenere un’inclinazione positiva, assicurando nel contempo un prolungato periodo di crescita economica, seppur a ritmi moderati. In tale contesto, caratterizzato da bassi costi delle materie prime, bassi tassi d’interesse, e bassa crescita dei salari, era inevitabile che gli utili aziendali  lievitassero alquanto, pur in assenza di una domanda sostenuta. Lievitazione degli utili che ha trovato un conseguente riscontro nelle quotazioni del mercato azionario, pressochè quadruplicate negli ultimi 10 anni. Ma in molti non l’hanno capito ed hanno continuato, per anni, a gridare ” al lupo al lupo “, perdendosi nel contempo uno dei più prolungati bull market della storia dei mercati azionari. Basti pensare che oggi, il nostro benchmark azionario mondiale, l’S&P 500, quota oggi 2.743 punti, a fronte dei 666 punti del 9 marzo 2009.

Ciò premesso, passo ad esaminare gli ultimi dati del COT REPORT settimanale , pubblicati venerdì sera dalla CFTC (Commodity Futures Trading Commission), concernenti i valori aggregati dei Futures e delle Options su tutti gli indici azionari USA, che risultano essere i seguenti:

Commercial Traders : + 17.489
Large Traders : – 6.353
Small Traders : – 11.136

Finalmente, dopo mesi di ritardi, causa shutdown, la CFTC pubblica un report aggiornato alla situazione attuale. L’ultimo report pubblicato è infatti quello di martedì 05/03/2019. Rispetto al precedente report, datato  19/02/2019, le variazioni nelle posizioni dei diversi operatori sono limitate, ossia pari a soli 9.353 contratti. In particolare, in queste ultime due settimane, sono stati i Large Traders ad aver acquistato l’intero lotto dei 9.353 contratti long. La loro posizione, però non muta, e resta tuttora Net Short. I potenti Commercial Traders, dopo aver trainato l’imponente rialzo d’inizio d’anno, si prendono una meritata pausa. Cedono infatti 9.057 contratti long, ma restano ancora molto attivi e vigili, riconfermano infatti la loro posizione Net Long.

Gli Small Traders, infine, confermandosi degli operatori contrarian, cedono altri 269 contratti long, e consolidano la loro inopinata posizione Net Short. Si conferma pertanto, seppur in attenuazione, la configurazione, storicamente e statisticamente iper rialzista, del mercato dei derivati azionari Usa. Ciò ci fa ritenere che lo storno di quest’ultima settimana, sia solo un naturale pullback dopo 2 mesi di imponente rialzo. Evidentemente le MANI FORTI non sono eccessivamente preoccupate dell’attuale fase di rallentamento economico globale. Erano molto più irritate per la politica monetaria restrittiva della FED dello scorso anno. La loro violenta reazione sembra però aver riportato alla ragione Powell e l’intero board della FED. Sino a quando rimangono Net Long non credo assisteremo ad importanti storni degli indici azionari Usa e mondiali. Ma l’attuale posizione non è quella loro abituale. I Commercial Traders, usano infatti il mercato dei derivati azionari in funzione di copertura dei loro investimenti sul mercato primario. Ben presto lasceranno quindi l’attuale posizione e torneranno Net Short.

A quel punto dovranno esser gli altri operatori, ossia Large e Small Traders, ad alimentare, se ne hanno la forza, ulteriori rialzi. A dire il vero, anche per quest’anno la crescita degli utili delle aziende Usa si prospetta buona, pari cioè al + 9,3 % su base annua. Crescita dimezzata rispetto allo scorso anno, ma pur sempre buona ed accettabile. Molta, forse, già purtroppo scontata in questi primi 2 mesi dell’anno. Se cosi fosse bisognerà, per conseguire performance soddisfacenti, affidarsi, in prevalenza, ad una buona tecnica di stock picking. D’altronde dopo 10 anni di rialzi, pressoché ininterrotti, non si può ancora sperare in rialzi annui ancora sostenuti, ed in doppia cifra. Nel frattempo, speriamo che la situazione dell’economia reale migliori.

Mercati comunque difficili, che cercherò di tradare con il mio originale trading system, fondato sullo studio del Cot Report, nonchè sulla valorizzazione dell’effetto “LONG TERM MOMENTUM“, descritto negli studi e nelle ricerche dei due professori Usa, Jegadeesh e Titman, ed illustrati nel mio sito http://longtermmomentum.wordpress.com/. In quest’inizio del 2019, il mio portafoglio, denominato “ AZIONI ITALIA – LTM “, registra una perdita del 2,71 %, ascrivibile alla nostra posizione short d’inizio d’anno. Nel frattempo il nostro benchmark di riferimento, il Ftse All Share, ha conseguito un guadagno dell’ 11,87 %. Conseguita pertanto una sotto-performance del 14,58 %. Una spiacevole eccezione per un portafoglio che nei precedenti 6 anni ha conseguito una sovra-performance media annua pari al 16,2 %. Ciò non mina comunque la fiducia nel mio trading system. Anzi sulla base della pregressa esperienza confido, nei prossimi mesi, di poter recuperare l’attuale sotto-performance. Rispetto alla scorsa ottava, in coerenza con l’analisi sopra esposta, modifico l’assetto del mio portafoglio, riduco cioè dall’ 85 al 65 % le mie posizioni long, ed innalzo, nel contempo, dal 15 al 35 % le mie posizioni short, ossia assumo una moderata posizione rialzista, pari al 30 % del mio portafoglio. Chi desiderasse approfondire e ricevere maggiori informazioni sul mio trading system e sulla composizione del portafoglio “ Azioni Italia – LTM “ può consultare, se vuole, direttamente il mio sito.

Vi ringrazio per la vostra stima e fiducia, ed auguro a TUTTI gli amici di Intermarketandmore buon trading.

Lukas

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