Three years after

Scritto il alle 13:11 da Danilo DT

6 agosto 2007. una data come tante altre. Ma statisticamente questa data ha una valenza molto grande. E’ l’inizio ufficiale della grande crisi finanziaria, definita da tutti la “crisi del secolo” per il mondo bancario. Poteva succedere veramente di tutto, e alla fine non è poi successo un gran che.
Merito sicuramente della classe governante (incredibile, mi ritrovo a fare i complimenti a Bernanke!) che si è ritrovata con la patata bollente in mano ed ha gestito le cose come ha potuto.

Ma a quale prezzo?

 

Ben S. Bernanke è uno dei più profondi conoscitori della grande crisi e della depressione del 1929, questo è un dato di fatto. E questa sua conoscenza è stata utilissima per evitare, appunto, che proprio oggi, nel 2010, ci ritrovassimo in un nuovo 1929. Una politica fortemente interventista dove abbiamo assistito, in linea ad un fenomeno, che è poi la chiave di tutto. E questo fenomeno è il GRANDE SWITCH del debito, che è stato trasferito dalle banche alla comunità. Dal privato al pubblico. Mossa che è stata necessaria per evitare il collasso del sistema finanziario globale.
Ora però viene il bello, anzi il brutto.

Infatti, con questa politica, i governi hanno sì salvato la situazione, dando addirittura energia all’economia ed ai mercati con un sostegno costante e forte, ma tutto questo è costato fior di dollaroni. E resta il fatto che il governo non potrà continuare a spendere così tanto ancora nei prossimi anni.
Quindi, cosa è successo in pratica?
Si è scelta la strada più lunga ma con meno scossoni.
Quindi si è evitato il collasso finanziario, ma automaticamente si è accettato quello scenario che io definisco di Giapponesizzazione.
Un appiattimento dell’economia e della crescita per anni. Detto in atri termini, si è evitato il crash (dal quale però si poteva ripartire sul pulito, ma a quali condizioni?) accettando però di spalmare gli effetti della crisi per molti, lunghi anni.

Appiattimento del differenziale di tasso

Questa slide è la conferma della tendenza che ci porta verso la deflazione. Spread 2yr-10yr che si sta appiattendo e la strada sembra ormai segnata, un “atterraggio morbido” che però ci costerà tanti anni di piattezza e di austerity.

Tutto questo ad una condizione: che i delicati equilibri che oggi si sono creati reggano.
I dati macro sono nuovamente in difficoltà. Le banche non sono ancora esenti da rischi.
Per farla breve, godiamoci il sole che splende sui mercati, anche se il “back to the risk” estivo potrebbe portare anche a degli eccessi di ottimismo.
Ma stiamo all’erta. L’economia, purtroppo, non ha ancora le basi così solide da dare serie garanzie di crescita reale, forte e convincente.

Buone vacanze a tutti!

STAY TUNED!

DT

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Grafici e dati elaborati da Intermarket&more sulla database Bloomberg

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