E ora il Giappone inizia a fare paura

Scritto il alle 09:30 da Danilo DT

Sulla nota Abenomics si sono spese già tante parole. E sull’inesistenza del decoupling finanziario anche.
Ormai saprete tutti che definisco la politica monetaria giapponese un grande esperimento che non può essere giudicato con oggettività perché, diciamo la verità, nessuno sa dove ci potrebbe portare.

Al disastro assoluto? Forse. Intanto è chiaro che la mossa di Abe è stata guidata dalla disperazione. Il Giappone doveva fare qualcosa per uscire dalla deflazione che continuava da tanti lustri. Abe ha colto la palla al balzo. Le banche centrali di tutto il globo si stanno sfidando in una guerra valutaria che NON bisogna definire tale perché è “politically incorrect”. E allora definiamola svalutazione competitiva. E quindi cosa fa Abe?
Stampa.
Stampa a raffica.
Come mai fatto prima. Lo fanno la FED, la BOE, la SNB, e allora…lo farà anche la BOJ! (ops…non lo fa la BCE…)

Un esperimento di politica monetaria

E come tutti gli esperimenti necessiterebbero di alcuni test. Ma qui il test è la realtà. E si pagherà il tutto sulla pelle dei giapponesi e NON solo, vista la globalizzazione.
Il rischio che si inizia a percepire sui mercati è che la cosa stia scappando di mano. Nel breve lo stimolo della BOJ porta per forza di cose positività, rally dei mercati, speranze, aumento dell’export. Ma poi?

Kuroda si appella alle banche: “prestate denaro alle imprese e all’economia reale”.

The BOJ regards a shift in funds by financial institutions from safe government bonds to riskier assets, such as stocks and foreign assets, as one of the mechanisms it wanted to put in motion with its unprecedented monetary easing undertaken in April. The strategy also includes getting banks to initiate more lending,
Such a shift, called a “portfolio rebalancing effect,” is one of the three things the BOJ hopes to bring about, the others being putting broad downward pressure on bond yields and achieving a rise in inflation expectations toward a 2% rate of inflation in two years. (WSJ)

Abe rassicura i mercati: le politiche della Bank of Japan sono frutto di un suo disegno preordinato. Il Premier nipponico ha confermato che la BOJ ha “creato maggiori opportunità” per i mercati finanziari, assicurando che “risponderà appropriatamente” ad ogni sviluppo di carattere finanziario. Ma riuscirà veramente a farlo?
E potrebbe dire diversamente? Certo che no! Immaginatevi se diceva: “speriamo che tutto vada bene perché se qualcosa va storto sono cavoli amari”.

Per uscire dalla trappola della liquidità, e stimolare l’economia, si è deciso quindi di stampare carta.
Ma il debito inizia giustamente a fare paura: nel breve tutto ok, ma poi qualcuno dovrà pagare. Ed ecco che il debito inizia a fare paura…
A fronte di un rapporto debito/PIL ormai al 230% e di un deficit di bilancio annuale del 10% del PIL , il Governo giapponese paga (almeno quello) bassi tassi d’interesse sul debito per effetto della bassa inflazione (che perdura da oltre un decennio) e grazie all’apprezzamento dello yen rispetto alla altre maggiori valute.
Ora immaginatevi voi se l’obiettivo dell’inflazione al 2% scappa di mano al Giappone. Quanto viene a pesare il nuovo costo del debito? E chi lo potrà mai sostenere? Questo scenario, se non arriva la crescita (che non arriverà secondo me) porterà per forza inflazione e quindi…come la mettiamo? Eccovi un brillante VIDEO che vi spiega alcune cosette sul debito giapponese…

Immagine anteprima YouTube

Il problema è che le conseguenze la pagheranno i giapponesi, certo, ma non commettete l’errore di vedere un decoupling dell’effetto catastrofico che ne deriverebbe. La storia recente ha insegnato. Uno solo è il mercato. Una sola è la direzione. Questo mercato si chiama mondo.
Chiudo con questo grafico del WSJ. E’ un grafico interattivo che potrete visionare cliccandoci sopra. E scoprirete che il Giappone non è certo l’unico paese al mondo che ha visto il suo debito (pubblico+privato) lievitare considerevolmente negli ultimi anni.
Fino a quando il giocattolo regge?

STAY TUNED!

DT

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E ora il Giappone inizia a fare paura, 10.0 out of 10 based on 1 rating
26 commenti Commenta
bergasim
Scritto il 27 maggio 2013 at 09:39

http://www.testitradotti.it/canzoni/daniele-silvestri/cohiba

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paolo41
Scritto il 27 maggio 2013 at 10:09

…sembra che una delle migliori sia l’Argentina !!!!!

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john_ludd
Scritto il 27 maggio 2013 at 11:01

Temo ci siano molti errori nel tuo post. Innanzitutto il QE non è esattamente “stampa di denaro”. Con riferimento alla FED è creazione di denaro solo l’acquisto di mutui del primo QE, poi è essenzialmente uno swap di asset, treasuries per riserve le quali per definizione sono denaro elettronico che esiste solo x facilitare il mercato dei prestiti interbancari. E’ il mercato che per qualche ragione vede denaro nuovo che in realtà non esiste. La BOJ invece acquista direttamente azioni e REIT e crea denaro. La banca centrale svizzera fa una cosa diversa ancora: opera come un hedge fund, e cambia franchi svizzeri con bund tedeschi avendo un accordo con la BuBa che in caso di ritorno al marco i bund verranno tradotti in marchi e non restano in euro. La BCE con i LTRO ha permesso alle banche di rafforzare i propri bilanci con denaro reale con il quale si sono acquistati titoli governativi in Italia/Spagna e le quote di sottoscrizione ai fondi salva stati sia al nord che al sud; sostanzialmente opera in modo analogo alla FED ma la percezione del mercato è che LTRO è transitorio mentre ovviamente non lo è.

Lo scopo di tutte queste manovre monetarie è quello di sostenere i mercati finanziari attraverso meccanismi più psicologici che reali e attuare una sorta di floor mentre il cap sulle economie è operativo da un decennio e si chiama costo del petrolio che malgrado economie in contrazione se ne resta a 100 dollari (perchè il costo di produzione dell’ultimo decile è sopra i 90 $) un prezzo troppo alto per produrre crescita economica di qualsiasi natura in un contesto di potere d’acquisto calante (-8% in USA rispetto il 2001, il nostro paese è tornato al 1995). Il valore dei titoli mobiliari è puramente virtuale, ha come puntello unico la prospettiva di crescita economica futura che se non si verificherà farà un giorno cadere il castello di carte e questo vale per le azioni e per i bond.

… prevengo l’obiezione tipica: “la FED monetizza il debito USA altrimenti nessuno comprerebbe i titoli USA”. I primary dealers sono obbligati a fare un’offerta per le nuove emissioni, acquisterebbero comunque in quanto non costerebbe loro nulla. Anzi in un certo modo ci rimettono, rinunciando a un interesse basso ma sicuro in cambio di uno 0,25%. Non hanno necessità di reperire fondi, il denaro viene creato nel momento in cui si effettua il prestito. E’ una scrittura contabile. L’unica cosa che terrorizza le banche private più della deflazione è l’inflazione elevata e infatti il denaro non arriva giù all’economia reale. In assenza di offerta di petrolio scarsa e fine del petrolio a basso costo, se dai più dollari a Mr. Smith e al Signor Rossi l’inflazione decollerebbe in un attimo. Circolo vizioso perverso e per ora senza uscita.

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atomictonto
Scritto il 27 maggio 2013 at 11:06

paolo41:
…sembra che una delle migliori sia l’Argentina !!!!!

Infatti secondo questo ennesimo grafico (sempre USA come il video, ho visto molti grafici e video simili e mai che se ne facciano uno su se stessi…) si può dire che dobbiamo correre tutti ad investire ogni penny in Argentina e Nigeria.
Certo.

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john_ludd
Scritto il 27 maggio 2013 at 11:07

…nel grafico postato c’è il solito equivoco sul debito pubblico cinese (ma questo non è una colpa DT, tutti postano quel tipo di dato). Quello è il debito federale, centrale, sempre che abbia senso credere ai dati cinesi. Ma la Cina è costituita da province e sono quest’ultime a essere indebitate essendo responsabili (e in gara l’una con l’altra) dello sviluppo nella prossima regione e in larga autonomia. Nessuno conosce il debito consolidato in Cina che è probabilmente simile a quello USA o il nostro. Forse peggiore la situazione in India dove il debito federale è alto e quello delle province fuori controllo, infatti resta l’unico dei grandi paesi ad essere afflitto da alta inflazione (e quella reale è almeno il 3% in più di quella ufficiale)

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john_ludd
Scritto il 27 maggio 2013 at 11:08

“dello sviluppo nella PROSSIMA regione e in larga autonomia”

sorry…

“dello sviluppo nella PROPRIA regione e in larga autonomia”

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Scritto il 27 maggio 2013 at 11:21

john_ludd@finanza,

Ciao John.
Ovviamente è come dici, però capisci anche tu che entrare così nello specifico crea confusione per coloro che magari non sono così preparaticome te.
Ogni banca centrale sta usando delle politiche monetarie NON convenzionali l’una diversa dall’altra. Però alla fine il risultato è simile. tenere su il morale del mercato e degli investitori (quanto è importante la finanza comportamentale in questo momento? Secondo me tantissimo).

Cmq corretta e valida precisazione la tua (come sempre!)

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bergasim
Scritto il 27 maggio 2013 at 11:44

Ecco un po di minsh finanza comportamentale

http://advisorperspectives.com/dshort/guest/Shedlock-130522-Bernanke-Tap-Dance.php

http://globaleconomicanalysis.blogspot.it/2013/04/who-won-93-or-7-why.html

Ecco chi ha il morale alto

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bergasim
Scritto il 27 maggio 2013 at 11:47

http://www.zerohedge.com/news/2013-05-26/sp-500-0-federal-reserve-25-trillion-anti-correlation-between-economy-and-profits

se dai più dollari a Mr. Smith e al Signor Rossi l’inflazione decollerebbe in un attimo. Circolo vizioso perverso e per ora senza uscita.

Come potrebbero darli visto che le banche usa nella realtà sono ormai solo hedge funds?

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paolo41
Scritto il 27 maggio 2013 at 11:59

mi sembra logico domandarsi perchè le banche centrali siano costrette a tenere in piedi i sistemi finanziari a fronte di economie reali che stentano a riprendersi, anzi, spesso in contrazione. La risposta più ovvia è che si è generata, a livello mondiale, complessivamente, un eccesso di capacità produttiva. Come si sia generata è noto: lo sviluppo cinese e dei cosidetti paesi emergenti che vivono sulle esportazioni, la globalizzazione delle multinazionali americane ed europee, il tutto accompaganto da una forte competitività sui prezzi, ha generato nell’ultimo decennio un’offerta alimentata indirettamente solo dagli interventi a pioggia delle banche centrali.
I primi paesi a cedere sono stati i paesi con settori produttivi a basso contenuto tecnologico e difficilmente barrierabili, salvo poi con la diminuzione indotta dai consumi, si è verificata l’estensione della crisi anche a quei paesi che per competitività dei costi o delle valute conducevano l’offerta. Altrettanto si può dire per paesi, come la Germania, che forti di un’eccellenza di prodotto ( e di costi di produzione spesso non eticamente accettaabili in un contesto occidentale), si trovano oggi a vedere limare le esportazioni per la diminuzione di domanda dai paesi in evidente criticità.
Credo che questa sia la vera contraddizione: l’eventuale exit strategy dai vari QE e simili non risolve il problema di base dell’economia mondiale che è riconducibile ad un eccesso di capacità produttiva che non fa altro che deprimere le condizioni di lavoro e i posti di lavoro stesso. Quando ci domandiamo che possibilità hanno di trovare nuovo lavoro i disoccupati americani o i cassaintegrati italiani o i giovani di tutto il mondo, non troviamo alcuna confortante risposta, proprio per questo scollamento ormai radicalizzato fra finanza ed economia reale.

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john_ludd
Scritto il 27 maggio 2013 at 12:00

Dream Theater,

DT, in un recente intervento Ben Bernanke lo ha detto “la FED può creare denaro ma non può stampare petrolio”. Lo sanno benissimo, da molto prima di quando lo so io (e sanno tante altre cose che io non saprò mai) e illudere i mercati a che serve ? Per esempio a tenere buona la gente mentre si cambia la legislazione, si attuano provvedimenti per limitare la circolazione dei capitali, si introducono con la scusa del terrorismo limiti alla libertà individuale…

E il tuo ruolo qual’è ? Se condividi quanto dico allora c’è qualcosa di incongruo in quello che scrivi/fai ma non è un’accusa, mi rendo conto che il 99,9% non può fare altro che sperare/illudersi. Illudersi è importante, serve a sopravvivere. E’ così da sempre, cambia solo il contorno.

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Scritto il 27 maggio 2013 at 12:06

john_ludd@finanza,

Quello che faccio fondamentalmente è cercare di capire cosa sta accadendo e condividerlo. Purtroppo tutto oggi è tremendamente più complesso rispetto ad una volta.
Occorre dividere nettametne finanza ed economia.
Occorre distinguere il breve periodo dal medio e poi ancora dal lungo.
Tutto purtroppo ha le sue caratteristiche che diventano fuorvianti a seconda dei punti di vista.
Una cosa è certa.
Nel lungo SE le cose non cambiano, non c’è proprio speranza.
E io spero che le cose cambino, sia perchè è giusto essere anche propositivi e positivie e poi non credo che lascino veramente andare tutto al catafascio!
Ma sarà durissima, già lo so….

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john_ludd
Scritto il 27 maggio 2013 at 12:10

paolo41,

Quello che scrivi è vero ma è una conseguenza non la causa. L’economia attuale consumista necessità di mercati nuovi e veloce ricambio dei beni. E’ falso che questi non ci siano più, ci sono eccome. Se tu avessi ampia disponibilità di reddito e ancor di più certezza sui flussi futuri cambieresti l’auto più spesso, etc… e così gli altri. E’ la disponibilità di reddito che crea l’offerta e non il contrario. Il problema è che questo tipo di economia è energivoro e l’energia che ha alimentato il modello è fossile e sebbene l’esaurimento sia decenni nel futuro, il costo di produzione è decollato oltre 10 anni fa e lo ha portato OLTRE il punto di sostenibilità per l’economia stessa. Questi costi continueranno ad aumentare perchè come ovvio che sia, sinora abbiamo consumato i giacimenti che erano più facilmente accessibili, quello che resta è difficile da produrre ed estremamente costoso (e pericoloso). Se per assurdo, domani i governi dessero un assegno ogni mese a ogni cittadino, dopo una breve euforia, l’unico effetto duraturo sarebbe il tentativo di accapparsi una quota di energia fossile maggiore, energia che non c’è. Come noto l’inflazione nasce quando l’offerta di moneta eccede la quantità di beni che è possibile produrre/reperire. Siamo in un circolo vizioso. Romperlo vuole dire cambiare modello economico ma chi lo controlla ha tutto da perdere e la gente comune non sa, non vuole sapere e non saprebbe come fare.

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john_ludd
Scritto il 27 maggio 2013 at 12:25

Dream Theater,

“…e poi non credo che lascino veramente andare tutto al catafascio!”

che cosa vuole dire ? stai sostanzialmente delegando ad altri non tanto la risoluzione di problemi globali che ovviamente non sono alla portata mia/tua ma anche i tuoi personali. Ognuno è libero di fare quello che crede ma individualmente ci sono cose che si possono iniziare a fare oggi per il futuro se si è convinti che si va in direzione di un futuro a bassa intensità di energia. Ovvero ripensare la propria vita in modo da non alterarne la qualità ma immaginando di utilizzare il 50% della benzina, il 50% del gas da riscaldamento e il 50% di energia elettrica, individuare una certa attività lavorativa e scartare altre, indirizzare i propri figli a determinati studi e non altri… Questo si può fare e impatterà la tua vita e quella dei tuoi figli molto di più di dove vanno i mercati finanziari. Se al contrario si pensa che sono fesserie o “altri” risolveranno tutto allora è diverso e si può pensare che questa è una fase transitoria e si tornerà a una sorta di “business as usual” appena un pò corretto. Si tratta di prendere delle decisioni di lungo termine.

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paolo41
Scritto il 27 maggio 2013 at 13:10

john_ludd@finanza,

non sono d’accordo, il processo di delocalizzazione delle multinazzionali e di invasione di prodotti a basso contenuto tecnologico da parte dei paesi che operavano in dumping è datato storicamente prima dello sviluppo iperbolico della fiananza “creativa”, probabilmente proprio perchè il sistema finanziario risentiva dello scollamento dall’economia reale.
Ma non è interessante discutere se è nato prima l’uovo o la gallina; l’importante è notare che qualsiasi sia la strategia di exit delle banche centrali sarà ininfluente sul contesto economico mondiale, quello legato all’economia reale, ma avrà solo influenza sugli assets finanziari.
D’altra parte già oggi, se si esclude l’eccezionalità del Giappone, i vari Qe non danno più contributi significativi all’industria, nella sua accezione più generale.
La maggior parte delle multinazionali ha, chi più chi meno, ampie disponibilità di cassa, (anche perchè i sistemi fiscali dei vari paesi permettono l’elusione delle tasse); solo nei paesi già “in crisi” e specialmente a livello di medio e piccole industrie ci sarebbe bisogno dell’affiancamento del sistema bancario, ma è a tutti noto che paura e burocrazia hanno diminuito fino a livelli minimi…….. la velocità della moneta.

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john_ludd
Scritto il 27 maggio 2013 at 14:09

paolo41,

il boom della finanza creativa, ovvero il boom del credito, è stato pianificato da banche e governi per mantenere l’apparenza di benessere del modello occidentale. Man mano che il potere di acquisto dei redditi reali calava e il tasso di risparmio scendeva a zero, è aumentato il livello di credito. Questo sistema ha funzionato perché i paesi in via di sviluppo erano disposti ad accumulare riserve in dollari per alimentare il proprio modello di sviluppo che attraverso l’export ha loro permesso di costruire un apparato industriale e in seguito un sistema scolastico e universitario adeguato. Questo sistema ha permesso lo sviluppo delle multinazionali come sono ora. Ora anche i paesi emergenti sono a un bivio: devono rinunciare a questo modello e sviluppare un sistema di welfare che è precondizione per un mercato interno fiorente. Solo in questo modo sarebbe possibile un ribilanciamento dei flussi finanziari e commerciali. La storia tuttavia insegna che disporre di apparati produttivi è preferibile che non disporne quindi vedo una transizione molto cupa per diversi paesi occidentali abituati a vivere molto al di sopra delle proprie possibilità e grazie al trasferimento di beni reali in cambio di denaro elettronico. Ulteriore elemento, l’energia. La potrà acquistare chi in cambio potrà fornire beni e servizi di alta qualità e non denaro elettronico solamente, oppure deve poter pagare con altri tipi di denaro. Le multinazionali che citi sono ormai enti economici e politici extra territoriali che ben difficilmente possono essere ricondotti a una situazione tipo 30 anni fa. Hanno denaro in più paesi, influenza politica ed economica ovunque, stabilimenti ovunque, dipendenti in decine di paesi, possono attingere al meglio della produzione delle università dei diversi paesi. Sono del tutto incontrollabili per un singolo paese anche se potente, solo una azione internazionale coesa potrebbe, ma stiamo andando in direzione opposta, fratture su fratture, paesi che ormai contano solo su se stessi e un palese conflitto tra quello che resta dell’impero anglo americano e cinesi e russi. I tedeschi non riescono a decidere e preferiscono stare nel mezzo ma credo che presto seguiranno la loro vocazione storica naturale che ha sempre guardato verso est.

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paolo41
Scritto il 27 maggio 2013 at 14:46

john_ludd@finanza,

una articolata e apprezzabile esposizione che si avvicina ai concetti che ho espresso precedentemente; mi sembra di poter osservare che il tuo pensiero è più orientato ad una visione futura ed è molto basato sulla disponibilità di energia.
Probabilmente hai ragione, ma io sono un po’ più “terra terra” e condizionato dalla lettura del presente: i recenti scontri nelle banlieue svedesi e prima quelle francesi e prima ancora i movimenti americani contro il sistema finanziario, le proteste dei lavoratori italiani e spagnoli, i moti sociali grechi etc, non sono motivate da una carenza di energia o benzina, ma da “mancanza di lavoro”.
Quello che te prevedi è, molto probabilmente, corretto, ma la mia domanda è ancora più calzante sull’oggi, sul continuo deterioramento dello stato sociale che, per inciso, raggiunge episodi tragici a cui non eravamo abituati. Anch’io spesso scivolo a filosofeggiare sul futuro, poi mi riprendo e resto drammaticamente colpito ed impotente su un presente che ha elevate probabilità di alterare completamento qualsiasi previsione futura.
Naturalmente mi auguro di sbagliare.

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bancabassotti
Scritto il 27 maggio 2013 at 16:08

http://4eco21.blogspot.fr/2011/09/crisi-usa-ue-giappone-italia-cina.html

sono passati quasi due anni dal post ma pare che torni di attualità.

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john_ludd
Scritto il 27 maggio 2013 at 17:29

paolo41,

meno energia = meno lavoro

questo riguarda l’oggi, domani sarà solamente peggio

a meno di tornare al lavoro manuale… ma non credo se lo auguri nessuno anche se con maggiori costi energetici credo che vedremo alcuni settori che hanno perso quote di lavoro negli scorsi decenni tornare a creare occupazione. Penso innanzitutto all’agricoltura, crescenti costi di trasporto renderanno meno appetibile importare e più conveniente produrre, politiche protezioniste daranno un contributo. Altri settori a bassa intensità di capitale e di energia e alta intensità di mano d’opera potrebbero creare molta occupazione quando verrà il momento e ci sarà volontà politica: il settore dell’edilizia per il nuovo è morto e sepolto x sempre ma non le ristrutturazioni soprattutto quelle per la riduzione del fabbisogno energetico. Politiche per la messa in sicurezza idro geologica del territorio (badile e piccone), il paese ne ha bisogno disperatamente… vedrai che quando finirà la scandalosa politica attuale di gestione dei sotto e non occupati, la cassa integrazione eterna etc… milioni di persone a fare niente di utile in attesa di un lavoro che non tornerà mai più perché quei settori industriali sono defunti, la gente che vuole un lavoro farà ciò che serve e non ciò che vorrebbe fare. Un piano per il turismo, la valorizzazione del patrimonio artistico unico che ci hanno lasciato in (mala) custodia generazioni di geniali italiani, settori che possono creare tanta occupazione, basta smettere di cullarsi con il delirio di più produzione in un mondo saturo di produzione. Ma la leva industriale/operativa ha garantito utili a industriali che non hanno investito in innovazione e banchieri. Beh è finita, e sono finiti anche loro, si facciano da parte. Non saremo mai competitivi con i cinesi in certi settori, ma abbiamo cose che nessuno ha, il più bel paese del mondo non è neppure tra le prime 5 mete turistiche del pianeta, che assurdità ! Non è colpa dei disoccupati di oggi ovviamente ma della ciurma di dementi che gestisce la baracca.

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kry
Scritto il 27 maggio 2013 at 18:03

john_ludd@finanza,

meno energia = meno lavoro=meno entrate fiscali
questo riguarda l’oggi, domani sarà solamente peggio. Come si fa a farlo capire a chi dovrebbe prendere delle decisioni. Dopo il miracolo economico non è stato fatto altro che il NULLA.

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ilcuculo
Scritto il 28 maggio 2013 at 09:47

john_ludd@finanza,

Quindi non c’è alternativa alla repressione finanziaria ?

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ilcuculo
Scritto il 28 maggio 2013 at 09:52

Ma se il PIL è una funzione dell’energia disponibile allora dovrebbe essere chiaro che nessun $ investito ha un ritorno sul PIL migliore di quello investito nella ricerca e produzione di energia non esuribile, ovvero rinnovabile.

Ora io capisco che le forze della conservazione lavorino per mantenere uno status quo redditizio “finchè dura” ma sappiamo che i primi investitori sulle energie rinnovabili sono proprio quelli che gestiscono le energie fossili, perchè l’ultima cosa che voglio fare è stare li a guardare la candela che si consuma…

Forse (magari è una pia illusione) ci salveranno ancora gli animal spirits che , sotto traccia stanno già sviluppando le energie del futuro (ci son dei break through tecnologici che mancano e tanta industrializzazione da fare) e che vorranno ancora dominare il mondo quando il petrolio a basso e medio costo sarà un ricordo.

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ilcuculo
Scritto il 28 maggio 2013 at 09:55

John,

per vivere confortevolmente con il 50% dell’energia è necessario rinforzare il tessuto sociale, una comunità di 100 persone ben organizzata consuma, a parità di qualità della vita, molto meno energia di 100 singoli o di 50 coppie.

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bergasim
Scritto il 28 maggio 2013 at 10:13

john_ludd@finanza,

Quoto al 100%

Di lampante semplicità ma nessuno lo vuol fare, spero che presto in una maniera o nell’altra ci si possa arrivare nel modo più indolore.

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john_ludd
Scritto il 28 maggio 2013 at 10:21

ilcuculo@finanza,

Osservazione molto intelligente. Hai ragione è così, e a livello economico il modello cooperativo in certi casi è molto più efficiente di quello tradizionale ma anche pesantemente osteggiato.

Sono invece poco in linea con la tua speranza che gli attuali grandi player energetici siano interessati allo sviluppo delle energie alternative. Una recente intervista all’ex CEO di Shell è eloquente. Questo ricchissimo anziano signore spara ad alzo zero contro la propria ex società, le altre ex 7 sorelle e le politiche dei governi, bollandole come interessate solo al breve termine, controproducenti e non interessate allo sviluppo dell’energia rinnovabile. Rimandano in sostanza a un futuro dove non sarà però più possibile reindirizzare la rotta, ma a questi signori (dirigenti e politici) interessano solo i ricchi bonus e la rielezione, non rischiano il posto in politiche che ritengono “rischiose”, in futuro loro non saranno dove sono ora. Il cambiamento è sempre rischioso, solo che ora non fare abbastanza è peggio, infinitamente peggio.

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lukeof
Scritto il 28 maggio 2013 at 16:26

Vorrei chiedere a John Ludd come posso contattarlo privatamente, vorrei un commento sul libro che sto completando sulla Crisi Finanziaria.

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