WALL STREET: quadro in evidente peggioramento ma non tutto è perduto

Scritto il alle 15:55 da Lukas


Ovvio, quanto  è accaduto nelle ultime settimane ha rovinato non di poco il quadro di fondo del mercato. Ma resta sempre chiara l’intenzione di non abbandonare definitivamente lo scenario positivo. Quantomeno nel breve termine.  (Guest Post)

Cari amici, nelle ultime settimane, i mercati finanziari internazionali lasciano seriamente intravvedere, dopo oltre 10 anni, la fine di questo prolungato ed alquanto anomalo ciclo economico. Nulla è già scontato, ma è ormai abbastanza evidente che, la politica protezionistica di Trump, nonchè le opinabili scelte in tema di tassi operate della FED, rischiano di determinare, nel 2020, una recessione dell’economia Usa. Da un lato, infatti, i dazi imposti alla Cina indeboliscono, non di poco, il Paese che in questo decennio ha maggiormente sorretto la debole domanda globale, con inevitabili ripercussioni a livello internazionale. Dall’altro la FED non ha affatto tenuto conto di ciò ed ha portato i tassi Usa ad un livello non coerente con un’economia in evidente rallentamento. Insomma, una sorta di corto circuito, determinato dai contrasti e dal mancato coordinamento tra il Presidente Usa e la FED, rischia seriamente di determinare una nuova contrazione dell’economia americana, e mondiale. Ma il 2020 è l’anno delle elezioni presidenziali americane, ed una recessione non sarebbe certo un buon viatico per la ri-elezione di Trump. Molto probabili pertanto altre sorprese, ossia altri “ tweet “ di Trump, che annunciano magari, a sorpresa, un accordo con la Cina. Molto probabile, inoltre, che la FED torni sui propri passi ed abbassi ulteriormente i tassi. Insomma, uno scenario incerto ed in evoluzione, molto difficile da tradare, credo, per la gran parte degli investitori. Da parte mia, raccomando cautela, molta cautela. Nella difficile arte del trading, infatti, per ottenere nel medio-lungo termine risultati positivi, è importantissimo limitare le perdite che si possono subire in periodi come quello attuale, altamente volatile ed incerto.

Ciò detto, passiamo ad esaminare come si presenta, oggi, la situazione dello scenario intermarket. Nell’ultima ottava, il dollar index si dimostra abbastanza tonico, s’apprezza infatti dello 0,67 %, e risale sino a quota 98,14. La forza del dollaro, è uno dei pochi fattori rassicuranti in questo periodo incerto. Ma cosa succederà se la Fed abbasserà nuovamente i tassi ? Le commodities cedono solo lo 0,2 % in termini reali, testimoniando una discreta tenuta, che sembra scongiurare l’arrivo di un’imminente recessione economica. Ma è dal mercato obbligazionario che arrivano i segnali più inquietanti e preoccupanti. I rendimenti dei bond decennali americani cedono infatti altri 18 bps e retrocedono a quota 1,56 %. I rendimenti dei bond a 2 anni cedono, invece, 16 bps ed arretrano a quota 1,49 %. L’inclinazione della yield curve Usa, pertanto si contrae ancora, ed oggi è pari a soli 7 bps, ma la parola recessione ha ormai già conquistato le prime pagine dei giornali. Un po’ prematuramente, a mio avviso. Il mercato azionario, infine, non può non subire l’incertezza del momento. Il nostro benchmark azionario mondiale, l’S&P 500, cede, infatti, l’1,03 % e retrocede a quota 2.888,68 punti.

Tanto premesso, passo ad esaminare gli ultimi dati del COT REPORT settimanale, pubblicati venerdì sera dalla CFTC (Commodity Futures Trading Commission), concernenti i valori aggregati dei Futures e delle Options su tutti gli indici azionari USA, che risultano essere i seguenti:

Commercial Traders : – 24.401
Large Traders : + 26.462
Small Traders : – 2.061

Si conferma, seppur a fatica, la favorevole configurazione del mercato dei derivati azionari Usa. Rispetto alla scorsa ottava, le variaz ioni, nelle posizioni dei diversi operatori, sono pari a 19.906 contratti. In particolare, i  Large Traders, operatori trend-following, sentono crescenti pericoli per la tenuta del trend rialzista, cedono infatti l’intero lotto dei 19.906 contratti long, e riducono alquanto la loro esposizione Net Long. I Commercial Traders, invece, non sembrano così pessimisti, acquistano infatti ben 14.109 contratti long, e riducono la loro abituale posizione di copertura Net Short, a livelli alquanto moderati. Gli Small Traders, infine, si confermano degli operatori “contrarian”, e come in altri periodi di storni, acquistano i residui 5.797 contratti long e riducono sospettamente la loro ancora insolita posizione Net Short. I movimenti di quest’ultima ottava, seppur confermando la favorevole configurazione in auge, la indeboliscano alquanto, ed accrescono i timori per il futuro non imminente. Il mercato dei derivati azionari Usa, non sembra cioè temere uno storno imminente degli indici azionari Usa, ma vede bene il deteriorarsi progressivo della situazione. I Large Traders, nell’ultima settimana hanno infatti quasi dimezzato la loro esposizione long.

Ancor più preoccupante è il comportamento degli Small Traders che riducono l’entità della loro posizione Net Short, e minacciano addirittura d’invertirla. L’unica fattore rassicurante è la moderata posizione Short dei Commercial, ossia delle “MANI FORTI” di questo mercato. Evidentemente ritengono che quella in corso sia solo una fisiologica correzione, e non l’inizio di un bear market. O sanno, essendo gli operatori meglio informati, di prossime mosse a sorpresa di Trump sul fronte dei dazi, o di Powell sul fronte dei tassi ? Insomma per il momento non abbiamo sufficienti motivi per modificare e non confermare la nostra moderata view rialzista, ed il nostro target per L’S&P 500 a quota 3.250 punti, entro un anno.

View moderatamente rialzista, che cercherò di tradare con il mio originale trading system, fondato sullo studio del Cot Report, nonchè sulla valorizzazione dell’effetto “LONG TERM MOMENTUM“, descritto negli studi e nelle ricerche dei due professori Usa, Jegadeesh e Titman, ed illustrato nel mio sito https://longtermmomentum.wordpress.com/. In questo difficile e controverso 2019, il mio portafoglio, denominato “ AZIONI ITALIA – LTM “, registra una perdita del 6,92 %, causata dalla nostra errata posizione short d’inizio d’anno, nonché da una certa latitanza del fattore momentum sulla borsa italiana. Nello stesso periodo il nostro benchmark di riferimento, il Ftse All Share, ha conseguito un guadagno del 10,02 %.

Conseguita pertanto una sotto-performance del 16,94 %. Un incidente di percorso, per un portafoglio che negli ultimi 6 anni ha conseguito una sovra-performance media annua del 16,2 %. Incidente che non fa, però, venir meno la fiducia nel mio trading system. Anzi, proprio sulla base della pregressa esperienza storica, confido, nei prossimi mesi, di poter recuperare almeno una parte dell’attuale inaccettabile sotto-performance. A tal fine, in coerenza con quanto sopra espresso, questa settimana non modifico l’assetto del mio portafoglio, costituito dal 60 % di posizioni long, e dal 40 % di posizioni short, ossia da una moderata posizione Net Long pari al solo 20 % del mio portafoglio. Chi desiderasse approfondire e ricevere maggiori informazioni sul mio trading system e sulla composizione del portafoglio “ AZIONI ITALIA – LTM “ può, se vuole, consultare direttamente il mio sito.

Vi ringrazio per la vostra stima e fiducia, ed auguro a TUTTI gli amici di intermarketandmore buon trading.

LUKAS

Questo post non è da considerare come un’offerta o una sollecitazione all’acquisto. Informati presso il tuo consulente di fiducia.
NB: Attenzione! Leggi il disclaimer (a scanso di equivoci!)

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4 commenti Commenta
nordsudovestest
Scritto il 19 agosto 2019 at 17:02

+10% dello S&P500 previsto ad un anno, con un “quadro di fondo in evidente deterioramento” (ma non nel breve termine).
Delle tre l’una : o un orizzonte a un anno è evidentemente “breve termine”;
oppure salire del 10% nel bel mezzo di evidenti deterioramenti significherebbe che Wall Street è diventata come il campo dei miracoli… ;
oppure ancora, c’è la possibilità che si salga del 10% in 2 mesi (per poi crollare).

La logica delle opinioni esposte non consente altre alternative, peccato che siano una più surreale o strampalata dell’altra. Questo accade quando ci si vuol arrampicare sugli specchi pur di non cestinare avventate affermazioni precedenti.

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Lukas
Scritto il 19 agosto 2019 at 17:48

nordsudovestest@finanzaonline,

Ribassista ad oltranza…….
Evidentemente oltre 10 anni di rialzi non sono bastati a farti cambiare idea ……comunque mettiti comodo…..perchè di rialzi te ne beccherai ancora !!!

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nordsudovestest
Scritto il 20 agosto 2019 at 11:55

Beh, io sinceramente sarei incavolato se in coscienza sentissi di dovermi rimproverare qualcosa. Ma qui invece sono in piena pace e beatitudine perché non sento proprio di dovermi rimproverare nulla. Altrimenti, se così fosse, cosa vorrebbe dire ? Che ad esempio dovrebbero essere buttati nel cesso tutti, ma proprio tutti i sacri testi di economia, molti dei quali ho avuto tra le mani e studiato ai tempi dell’Università da studente modello ? Che dovrei rimproverarmi di non capire quello che mi succede intorno mentre sono io stesso (insieme a miliardi di altre persone) cavia di un gigantesco esperimento che neppure i Dr. Jekill che l’hanno messo in atto sanno dove andrà a finire ? Solo per dirne una : ormai i bond con rendimenti zero o negativi non si comprano più per quello che da sempre storicamente è sempre stata la loro finalità intrinseca e peculiare (ossia assicurare una cedola periodica), ma semplicemente con lo scopo dichiarato di vederne rivalutare il capitale per poterlo passare a qualcun altro disposto a comprarlo a un prezzo maggiore (prima ovviamente che in vista della scadenza il prezzo collassi perché a quel punto la perdita diventerebbe certa) : ebbene, se non è questo il vero e proprio gioco del cerino, cos’altro ? In sostanza un bond è diventato come un’azione, l’obbligazionario si è del tutto sovrapposto e confuso con l’equity. A questo punto, uno che rifiutasse questa logica potrebbe anche essere definito “ribassista” (proprio come mi sento dire io), da parte di chi con bella faccia tosta e gran coraggio si adegua allegramente alla Nuova Illogicità imperante e la fa sua, però io torno alla domanda iniziale : cosa avrei da rimproverarmi ? Di non essere impazzito anch’io ? Sì, perché non è che una schizofrenia, per il solo fatto di essere maggioritaria e generalizzata, cessi di essere appunto schizofrenica. Sta di fatto che io in genere le masse in questi casi le ho sempre viste alla fine affollarsi su un’uscita d’emergenza unica e troppo stretta per bastare a tutti.

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apprendista
Scritto il 21 agosto 2019 at 16:17

Lukas,

Guarda le cose sono 2:
O sei della famiglia Rothschild e allora ti capisco, oppure sei un patetico giornalaio che nega l evidenza di 10 anni di manipolazioni senza precedenti al fine di avvalorare le proprie tesi, chi sei?

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