WALL STREET: cambia il quadro di mercato

Scritto il alle 17:40 da Lukas


Small traders che tornano ad essere long. Il quadro tecnico del COT REPORT cambia pelle e potrebbe suggerire l’arrivo di una fase più volatile.  (Guest Post)

Cari amici, nella settimana appena trascorsa, i mercati finanziari internazionali hanno confermato che il rallentamento dell’economia globale è meno grave di quanto sinora supposto. Lo testimoniano i dati sui nuovi occupati negli Usa, + 224 mila nell’ultimo mese, nonché i nuovi record sui mercati azionari americani. Il nostro benchmark azionario per antonomasia, l’S&P 500 è infatti ormai ad un tiro di schioppo dalla fatidica quota di tremila punti. Dati che hanno messo nuovamente in dubbio l’ipotesi di un imminente ribasso dei tassi ad opera della FED.

In effetti sarebbe un po’ strano ed anomalo assistere ad un ribasso dei tassi in un’economia in piena occupazione, e con le borse sui propri massimi storici. Il ribasso dei rendimenti è infatti una misura tipicamente espansiva da applicare in momenti di particolare difficoltà dell’economia reale. Ma al momento tali difficoltà sembrano proprio non esserci. In verità la FED deve correggere gli errori commessi lo scorso anno.
Errori testimoniati dalla strana conformazione assunta dalla yield curve Usa, soprattutto nella sua parte a breve. Credo pertanto che, nonostante i buoni dati economici il ribasso di ¼ di punto ci sarà. I mercati ne sembrano convinti, ed anche Trump insiste in tal senso. Un evento che darebbe sicuramente ulteriore impulso alle quotazioni azionarie, che potrebbero quindi stabilire nuovi record, con buona pace dei sempre più sconcertati ribassisti. Sconcerto del tutto colpevole ed ingiustificato, oggi ancor più di ieri, poiché le economie in questo frangente godono oltre che delle ben note politiche monetarie accomodanti, anche di politiche fiscali più espansive del passato. Lo dimostra anche la mancata applicazione della procedura di infrazione all’Italia, da parte dell’Europa, nonostante i nostri pessimi conti pubblici. I problemi e le incognite sul futuro comunque non mancano, resta infatti ancora irrisolta la questione dei dazi nei rapporti commerciali Usa-Cina, e sull’economia pende sempre l’imprevedibilità delle decisioni e dei comportamenti di Trump.

Dopo tali considerazioni introduttive, andiamo ad esaminare qual’è oggi la situazione dello scenario intermarket. Nell’ultima ottava abbiamo assistito ad un forte rimbalzo del dollar index ( + 1,2 % ), dovuto ai nuovi dubbi circa il ribasso dei tassi ad opera della FED. Le quotazioni delle commodities mostrano una discreta tenuta, + 0,5 % in termini reali, e ciò conferma che il rallentamento economico ipotizzato è meno preoccupante del previsto. Il mercato obbligazionario, invece, desta maggiori dubbi e preoccupazioni.
Nell’ultima ottava, i rendimenti dei bond decennali americani lievitano di 3 bps e risalgono a quota 2,04 %. I rendimenti dei bond a 2 anni, lievitano invece di ben 11 bps e raggiungono quota 1,87 %. L’inclinazione della yield curve Usa si riduce pertanto notevolmente ed oggi è pari a soli 17 bps. Crescono dunque i rischi per l’economia Usa, e ciò ci fa pensare che la Fed questo mese opererà un primo taglio dei tassi. I mercati azionari lo auspicano e lo vogliono, non a caso questo fine settimana il nostro benchmark azionario mondiale, l’S&P 500, stabilisce nuovi record e raggiunge quota oggi 2.990,41 punti.

Ciò premesso, passo ad esaminare gli ultimi dati del COT REPORT settimanale, pubblicati ieri sera dalla CFTC (Commodity Futures Trading Commission), concernenti i valori aggregati dei Futures e delle Options su tutti gli indici azionari USA, che risultano essere i seguenti:

Commercial Traders : – 35.555
Large Traders : + 35.170
Small Traders : + 385

Dopo circa 6 mesi muta dunque la configurazione del mercato dei derivati azionari Usa. Rispetto alla scorsa ottava, le variazioni nelle posizioni dei diversi operatori sono pari a 8.780 contratti. In particolare, i Large Traders, cedono l’intero lotto degli 8.780 contratti long, ed in concomitanza dei nuovi massimi prendono un po’ profitto. I Commercial Traders, invece, non sembrano particolarmente preoccupati, anzi acquistano 5.445 contratti long, e riducono al di sotto della media storica, la loro abituale posizione di copertura Net Short. La novità è costituita dagli Small Traders, che acquistano 3.335 contratti long, e dopo 6 mesi tornano nella loro naturale posizione Net Long. Le movimentazioni di quest’ultima ottava, seppur limitate nell’entità, sono abbastanza importanti e significative.

La circostanza che gli Small Traders siano nuovamente Net Long, ci dice infatti, che la fase di forti rialzi degli ultimi 6 mesi volge al termine. La nuova configurazione disegna infatti un assetto statisticamente volatile e lateral-rialzista, e non convintamente rialzista come quello precedente. La posizione degli Small Traders è comunque ancora flebile ed incerta, potrebbero tornare sui propri passi, in tal caso ci regalerebbero qualche altro sprazzo di rialzi consistenti sull’azionario, essendo degli operatori notoriamente contrarian. In ogni caso, in prossimità di quota 3.000 punti sull’S&P500, è del tutto logico attendersi qualche difficoltà ed un rallentamento nel ritmo d’ascesa delle quotazioni azionarie. Dal mio punto di vista, questo mutamento di configurazione e di prospettiva era atteso. Esso riallinea, infatti, le prospettive dei mercati a quelle dell’economia reale. L’economia continuerà credo a crescere ma a ritmi sempre moderati, come accaduto negli ultimi 10 anni. Coerente quindi la prospettiva indicata dalla nuova configurazione del Cot Report, rialzi degli indici Usa del 5 – 6 % nei prossimi 12 mesi, ed S&P 500 sopra quota 3.000 punti.

View moderatamente rialzista, che cercherò di tradare con il mio originale trading system, fondato sullo studio del Cot Report, nonchè sulla valorizzazione dell’effetto “LONG TERM MOMENTUM“, descritto negli studi e nelle ricerche dei due professori Usa, Jegadeesh e Titman, ed illustrato nel mio sito https://longtermmomentum.wordpress.com/ In questi primi mesi del 2019, il mio portafoglio, denominato “ AZIONI ITALIA – LTM “, registra una perdita del 4,10 %, causata dalla nostra errata posizione short d’inizio d’anno, assunta peraltro in assenza di informazioni da parte della CFTC, a causa dello shutdown Usa. Nello stesso periodo il nostro benchmark di riferimento, il Ftse All Share, ha conseguito un guadagno del 18,87 %.
Conseguita pertanto una sotto-performance del 22,97 %. Un palese incidente di percorso, per un portafoglio che negli ultimi 6 anni ha conseguito una sovra-performance media annua del 16,2 %. Incidente che non fa, però, venir meno la fiducia nel mio trading system. Anzi, proprio sulla base della pregressa esperienza storica, confido, nei prossimi mesi, di poter progressivamente recuperare l’attuale sotto-performance. A tal fine, in coerenza con quanto sopra espresso, questa settimana modifico leggermente l’assetto del mio portafoglio, riduco cioè dal 82,5 al 77,5 % le mie posizioni long, ed innalzo, nel contempo, dal 17,5 al 22,5 % le mie posizioni short, assumo cioè una posizione Net Long pari al 55 % del mio portafoglio. Chi desiderasse approfondire e ricevere maggiori informazioni sul mio trading system e sulla composizione del portafoglio “ AZIONI ITALIA – LTM “, può, se vuole,consultare direttamente il mio sito.

Vi ringrazio per la vostra stima e fiducia, ed auguro a TUTTI gli amici di intermarketandmore buon trading.

LUKAS

STAY TUNED!

Danilo DT

(Clicca qui per ulteriori dettagli)

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1 commento Commenta
alplet
Scritto il 12 luglio 2019 at 16:02

Da quello che vedo io le banche centrali non attendono particolari difficoltà dell’economia reale, ma, secondo me giustamente, tentano di evitarle.

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