WALL STREET: adesso i Commercial non sostengono più il mercato?

Scritto il alle 15:33 da Lukas

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Massimi raggiunti e cosa succede? Sembra proprio che chi tiene in piedi il mercato stia per cambiare il suo atteggiamento. Presto per dirlo, ma…. Meglio stare all’erta. (Guest Post)

Cari amici, nella settimana appena trascorsa, è stato Trump a riportare un po’ di “ammuina”, come dicono a Napoli, sui mercati finanziari internazionali. Con uno dei suoi ormai famosi tweet ha infatti annunciato, a sorpresa, il probabile fallimento dei negoziati con la Cina e la ripresa della guerra commerciale. Già introdotti un’altra serie di dazi su diversi prodotti cinesi sinora risparmiati. I negoziati con le autorità cinesi però continuano, e ogni giorno si alternano notizie contraddittorie circa il loro esito finale. Una solfa che dura ormai da oltre un anno, senza mai addivenire ad una conclusione. Secondo Trump i dazi introdotti su molte merci cinesi hanno già prodotto ottimi risultati, sia sul piano delle entrate fiscali che sulla disoccupazione Usa, non a caso scesa ai minimi ( 3,6 % ) degli ultimi 50 anni. Quindi perché non proseguire in tale direzione, ampliando ulteriormente il novero dei prodotti cinesi da sottoporre a dazi ? I mercati, però, la pensano in maniera diametralmente opposta, ed hanno già cominciato a manifestare il loro orientamento. Il nostro benchmark azionario mondiale, l’S&P 500, in quest’ultima ottava, ha infatti stornato del 2,18 %. Prepariamoci pertanto a vivere altre settimane di incertezze e di crescente volatilità. I mercati finanziari internazionali sono oggi la massima espressione di un’economia ormai globalizzata, e non potranno di certo accettare una politica che nega alla radice la loro ragion d’essere, ossia la libertà degli scambi, non solo delle merci, ma anche dei capitali. Una politica, quella di Trump, suicida ed una lotta che si preannuncia per Lui del tutto impari. Se proseguirà nel Suo intento i mercati, ossia la rete di rapporti economici-finanziari oggi esistenti, difenderanno strenuamente i loro interessi e determineranno le condizioni macroeconomiche affinchè egli, nelle ormai prossime elezioni presidenziali Usa, venga spazzato via. Non si può infatti tornare al medioevo ed ai ponti levatoi, bisogna accettare il libero mercato e la concorrenza, e cercare di vincere e prevalere con l’innovazione tecnologia e con gli incrementi di produttività e non mediante l’introduzione di antiquate gabelle.
Ciò detto, vediamo come hanno reagito, in quest’ultima ottava, i diversi settori dello scenario intermarket. Il dollar index, è apparso significativamente debole, – 0,2 %, ed è ulteriormente retrocesso a quota 97,33. Le commodities, hanno anch’esse stornato in maniera evidente, – 1,66 % in termini reali. Evidenzio che nell’ultimo mese lo storno è pari al 4,5 %, e ciò potrebbe preannunciare un nuovo rallentamento dell’economia globale. Anche dal mercato obbligazionario arrivano cattive notizie. I rendimenti dei bond decennali americani, infatti, arretrano di 6 bps e retrocedono a quota 2,47 %. I rendimenti dei bond a 2 anni, retrocedono anch’essi di 7 bps e tornano a quota 2,27 %. La pendenza della yield curve, oggi pari a 20 bps, scongiura, però, per il momento l’ipotesi di una recessione imminente per l’economia americana. I mercati azionari, come già accennato, hanno subito registrato il cambiamento di clima. Il nostro benchmark azionario mondiale, l’S&P 500, dopo aver registrato i suoi nuovi massimi storici, ha infatti stornato del 2,18 % e quota oggi 2881,40 punti.
Ciò premesso, passo ad esaminare gli ultimi dati del COT REPORT settimanale, pubblicati venerdì sera dalla CFTC (Commodity Futures Trading Commission), concernenti i valori aggregati dei Futures e delle Options su tutti gli indici azionari USA, che risultano essere i seguenti:

Commercial Traders : – 26.620
Large Traders : + 28.703
Small Traders : – 2.083

Nonostante le nuove turbolenze, non muta la configurazione del mercato dei derivati azionari Usa. Rispetto al report della scorsa ottava, le variazioni nelle posizioni dei diversi operatori sono infatti pari a soli 4.693 contratti. In particolare, i potenti Commercial Traders, non sembrano aver intenzione di sostenere ulteriormente il mercato, come fatto negli scorsi mesi, cedono infatti altri 4.413 contratti long, ed incrementano la consistenza della loro posizione di copertura, Net Short. Gli Small Traders, cedono anch’essi 280 contratti long, e restano fortunatamente in posizione Net Short. Gli unici ad acquistare sono i Large Traders, che acquisiscono l’intero lotto dei 4.693 contratti long, consolidando in tal modo la loro posizione Net Long. Le movimentazioni di quest’ultima ottava, seppur esigue e limitate, sono comunque significative per individuare le tendenze future del mercato. L’aspetto, a mio avviso, più interessante, è costituito dal comportamento dei Commercial Traders, che già da alcune settimane manifestano l’intenzione di tornare progressivamente ad una normale, per entità, posizione di copertura, Net Short. Temono forse l’acuirsi delle tensioni commerciali fra Usa e Cina ? Loro sono gli operatori meglio informati, ed è molto importante seguire le loro mosse. L’aspetto positivo è invece costituito dalla posizione degli Small traders, operatori contrarian, che restano Net Short. Di fatto mancano ancora sul mercato i “ polli da spennare “, e ciò è alquanto rassicurante. Lo scorso anno hanno “spennato “ i Large Traders, ossia i fondi d’investimento, ma oggi questi operatori hanno una posizione Net Long ancora modesta. Insomma, intravvediamo, una situazione meno favorevole delle scorse settimane, ma ancora non preoccupante. Riconfermo, pertanto, la mia view rialzista, ma con maggiore moderazione del recente passato. D’altronde dopo 4 mesi di forsennati rialzi una pausa è del tutto logica e salutare.
View moderatamente rialzista che cercherò di tradare con il mio originale trading system, fondato sullo studio del Cot Report, nonchè sulla valorizzazione dell’effetto “LONG TERM MOMENTUM“, descritto negli studi e nelle ricerche dei due professori Usa, Jegadeesh e Titman, ed illustrato nel mio sito https://longtermmomentum.wordpress.com/ . In questa prima parte del 2019, il mio portafoglio, denominato “ AZIONI ITALIA – LTM “, registra una perdita del 4,77 %, ascrivibile alla nostra errata posizione short d’inizio d’anno, assunta peraltro in assenza di informazioni da parte della CFTC, causa shutdown Usa. Nello stesso periodo il nostro benchmark di riferimento, il Ftse All Share, ha conseguito un guadagno del 13,37 %. Conseguita pertanto una sotto-performance del 18,14 %. Un incidente di percorso, già in parziale ridimensionamento, per un portafoglio che negli ultimi 6 anni ha conseguito una sovra-performance media annua del 16,2 %. Incidente che non fà venir meno la fiducia nel mio trading system. Anzi, proprio sulla base della pregressa esperienza storica, confido, nei prossimi mesi, di poter recuperare l’attuale sotto-performance. In coerenza con quanto sopra detto, questa settimana modifico un pò l’assetto del mio portafoglio, riduco cioè dal 77,5 al 70 % le mie posizioni long, ed innalzo, nel contempo, dal 22,5 al 30 % le mie posizioni short, assumendo di fatto una posizione Net Long pari al 40 % del mio portafoglio. Chi desiderasse approfondire e ricevere maggiori informazioni sul mio trading system e sulla composizione del portafoglio “ AZIONI ITALIA – LTM “, può, se vuole,consultare direttamente il mio sito.
Vi ringrazio per la vostra stima e fiducia, ed auguro a TUTTI gli amici di intermarketandmore buon trading.

Lukas

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1 commento Commenta
alplet
Scritto il 16 maggio 2019 at 11:20

Intanto la curva dei rendimenti nei titoli di stato Usa è invertita: la tempistica non si sa, ma prima o poi la recessione verrà.

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