ITALIA: la PATRIMONIALE nascosta

Scritto il alle 08:24 da Danilo DT

L’Italia è un paese che si trova in una situazione finanziaria complessa e di difficile gestione. Possiamo definirla molto grave? In chiave prospettica si. Il 160% di rapporto Debito PIL non sarà facile da gestire e da far digerire ai partners dell’Eurozona soprattutto quando l’emergenza Covid-19 sarà venuta meno.
Quando ha illustrato il buon Savona nella sua relazione annuale mette ancora una volta al centro quello che deve diventare (secondo il suo punto di vista) una chiave per la ripartenza a livello strategico. Il Risparmio privato, che è pari a circa 4.500 miliardi di euro, più del doppio del PIL e quasi il doppio del debito pubblico.

(…) Se la pandemia è come una guerra, allora per preservare l’economia occorrono strumenti di guerra. «È auspicabile pertanto che si agisca in due direzioni», suggerisce Paolo Savona, presidente della Consob, l’autorità che vigila sulle società e la Borsa. La prima è quella di «emettere obbligazioni pubbliche irredimibili», ossia senza scadenza, perpetue, «strumento tipico delle fasi belliche, alle quali la vicenda sanitaria è stata sovente paragonata». L’altra strada riguarda il sostegno alle imprese, in cui occorrerebbe sostituire i prestiti a garanzia pubblica con capitale allo stesso modo garantito dallo Stato. (…) [Source] 

Economia di guerra, perché lo sappiamo, questa è una guerra anche per gli effetti economici che ne stiamo subendo. La sua proposta è chiara. Da una parte si propone l’emissione di nuove obbligazioni irredimibili per finanziare fabbisogni di tipo strutturale e con impatti di lungo termine (ve la ricordate la Rendita Italiana?), dall’altro, fare il possibile per portare risorse direttamente all’economia delle imprese, usando anche forme di azionariato popolare.

Attenzione però, andare a garantire ulteriori prestiti alla PMI è complicato, i margini di manovra sono ristretti. La possibilità di azione sull’azionariato popolare è possibile ma per nulla agevole. Una soluzione sarebbero i PIR, una possibilità che fino ad oggi è stata gestita secondo il sottoscritto molto male e fondamentalmente in modo molto commerciale dal settore bancario e ben poco produttivo.

E allora cosa si potrebbe ancora fare? Utilizzare in modo ancora più strategico il risparmio degli italiani, “blindando” il problema numero uno, il debito pubblico magari cogliendo due piccioni con una fava. Siamo in guerra e allora occorrono sacrifici.
Una patrimoniale?
In realtà Savona non ha mai parlato di patrimoniale, anche perché per mettere veramente a posto le cose ci vorrebbe un qualcosa di MOLTO invasivo. La soluzione sarebbe una sorta di patrimoniale “indiretta”.

Si ragiona di BTP futura, di prestiti irredemibili, insomma di nuovo debito pubblico. La “mission” potrebbe essere quella di “imporre” la sottoscrizione degli stessi al risparmiatore italiano, in modo diretto (sottoscrizione) o indiretto (risparmio gestito) ma con vincoli che le limitino la circolazione e la possibilità di cessione (anche con iniziative commerciali tipo premi vari alla scadenza, che incentivino la tenuta del bond fino a scadenza).

In questo modo cercheremo di seguire il modello giapponese, accollandoci tutto il rischio Italia nei nostri portafogli. Ma è questa la soluzione giusta per la ripartenza? Forse sarebbe ben meglio stimolare in qualche modo gli investimenti nel sistema produttivo anziché imporre quella che alla fine sarebbe un prelievo forzoso in cambio di un qualcosa che poi non ha scadenza (prestito irredimibile) che andrebbe a sistemare la contabilità finanziaria ma senza impatti sulla crescita del paese. In barba, tra l’altro, ad uno dei basilari principi del risparmio. La DIVERSIFICAZIONE.

STAY TUNED!

Danilo DT

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3 commenti Commenta
r.o.i.
Scritto il 19 giugno 2020 at 10:58

….saluti a tutti…
….che il prelievo forzoso dai risparmi degli italiani avvenga in forma diretta od indiretta attiene (a mio parere) solo alla questione della forma, non della sostanza…..
…e bravo Savona! i partiti e le varie consorterie che vivono e sguazzano nei finanziamenti pubblici non potevano aspettarsi un regalo più grande !!!! …(concordato in linea trasversale???)…salve..è qui la festa??…

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draziz
Scritto il 19 giugno 2020 at 13:26

Caro DT,
ripartenza, sacrifici, patrimoniale, mani in tasca al privato e quindi alle aziende (quelle pubbliche oramai sono poche…).
La musichetta e le sviolinate e l’euforia per averla scampata e poter vedere la fine del lockdown fanno dimenticare ai più (volutamente, perchè l’azione di informazione parziale ed a senso unico è ben orchestrata) una cosa:
questa Italia cresceva molto poco: lo zero virgola più uno sputo.
Se per tornare ai livelli di qualche mese fa occorreranno dai 10 ai 24 mesi, mi si può dire poi perchè si dovrebbe magistralmente crescere più dello zero virgola+sputo se non sono stati eliminati gli ostacoli alla prosperità delle imprese?
Troppe tasse, troppi vincoli e burocrazia e via dicendo.
Così per magia, nel programma dell’imbonitore di turno non esistono più, ma ci sono, ci sono e basterà arrivare al 30 di settembre, con la fine della moratoria sui prestiti e mutui, con dei ricavi ancora asfittici causa mancanza di turismo (che, sebbene osannato ma gestito anche in maniera malandrina in alcuni posti, rendeva un botto di PIL ogni anno) per avere nuovamente l’impatto con la vita reale.
Basteranno i prestiti garantiti dallo Stato (per chi ha avuto la fortuna di accedervi)?
Secondo me no, non senza incentivi a fondo perso e riduzione di tasse ed imposte.
Buone vacanze e goditi l’amaca e la bibita in riva al mare… 😉

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iolef
Scritto il 28 giugno 2020 at 15:19

Esimio dott. prof. Presidente Consob Paolo Savona,
avendo preso atto di quanto esposto nella Sua relazione annuale del 16 u.s. non possiamo altro che rammaricarci che una mente brillante come la sua, e che le sue vastissime e profonde conoscenze dei mercati finanziari e in particolare di quelli valutari e obbligazionari, siano state capaci di assimilare la situazione corrente ad uno scenario da “economia di guerra” quando la guerra intesa come evento bellico non c’è e di proporre come soluzione al reperimento di nuova liquidità statale l’emissione di bond irredimibili, cioè perpetui e quindi senza scadenza e senza rimborso, riservati al pubblico in forma diretta e indiretta (fondi pensione e d’investimento) con un rendimento massimo annuale pari al 2% imposta-esente, il tutto accompagnato dalla prospettiva di rendere di fatto semi-forzosa la sottoscrizione prospettando che in caso di insuccesso di questa iniziativa si procederebbe con nuove imposizioni fiscali. Riportiamo testualmente:

“… Le condizioni del mercato del risparmio italiano … sollecitano una verifica pratica … chiedendo ai cittadini risparmiatori di partecipare nel loro interesse a impedire che costi e vincoli possano essere imposti al Paese se non si raggiungessero i rapporti di debito pubblico/PIL nella misura concordata a livello
europeo… Se i cittadini italiani non sottoscrivessero questi titoli, concorrerebbero a determinare decisioni che,
ignorando gli effetti di lungo periodo di un maggiore indebitamento pubblico, creerebbero le condizioni per una maggiore imposizione fiscale. ”

Non solo, anche l‘azionariato “popolare” sarebbe una misura importante per far affluire denari del risparmio privato a certi settori produttivi, purtroppo afflitti in buona misura da opacità manageriali e di bilancio, addossando interamente e di fatto il rischio dell’investimento all’ignaro piccolo e tartassato nonchè spesso truffato investitore italiano la cui conoscenza finanziaria media è fra le più basse fra i Paesi occidentali.

Ora ci permettiamo una modestissima riflessione del tipo “i conti della serva”.
Ipotizzando che i nostri conti pubblici permettano di versare regolarmente gli interessi (cedole) per il debito contratto per i prossimi cinquant’anni, un titolo perpetuo comprato a 100 con cedola annuale fissa e netta al 2%, quanto tempo richiede per recuperare il capitale investito?
Semplice: 50 anni con inflazione zero e soprattutto con costo della vita che non cresce per i prossimi 50 anni!!!
E dopo 50 anni l’investitore avrebbe recuperato semplicemente i suoi denari e quindi per 50 anni non avrebbe avuto nessun rendimento. E 50 anni non è poco.

Ma – Illustrissimo dott. prof. pres. Paolo Savona – non le sembra di aver sfidato l’intelligenza collettiva riproponendo un qualcosa che richiama lo Schema Ponzi ? Pensavamo che questo meccanismo fosse un rottame della storia finanziaria, irripetibile…

Se volesse apportare una parziale correzione a questo Suo invito al MeF che al momento tace, potrebbe ad esempio consigliare vivamente che tutta la parte eccedente ai 5 mila euro di stipendi/pensioni/vitalizi di tutti i dipendenti ed ex-dipendenti statali e dell’amministrazione pubblica e delle società a forte compartecipazione pubblica vengano “pagati” col debito irredimibile.

Così si potrebbe dare un buon esempio ai privati cittadini ed iniziare subito senza eccessive complicazioni tecnico-amministrative a tagliare la spesa corrente e utilizzarla per la “ricostruzione” post-bellica giusto per seguire la Sua metafora, ricostruzione peraltro tutta da definire perchè al di là di alcuni ponti crollati per indampienze criminali e delle costruzioni abusive o mai terminate resta poco da ricostruire se non la moralità di un Paese distrutto dalla corruzione istituzionale e privata, dai conflitti di interesse con associazioni di tipo massonico/affaristico e dalla pervasività delle organizzazioni criminali nella società e nelle istituzioni.

Allora, cosa ne pensa di iniziare proprio da Lei, lasciando sul Suo conto corrente 5000 euro mensili e il resto in titoli irredimibili?

PS:
ma scusi, visto che si appella al mantenimento dei “rapporti di debito pubblico/PIL nella misura concordata a livello europeo” non è per caso che Lei considera il debito irredimibile come una posta che non va ad aumentare il debito pubblico monitorato dalla UE perchè non verrà mai rimborsato?
Se così fosse sarebbe proprio una grande “furbata” che consoliderebbe ulteriormente la nostra immagine internazionale di serietà e integrità finanziaria… (sic)

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