FOMC: taglio tassi solo nel 2020. Ma si mette in pari con la BCE

Scritto il alle 08:01 da Danilo DT

Ma Donald Trump non ci sta. il suo “whatever it takes” è orientato alla “crescita a tutti i costi”, mentre le banche centrali sono sempre dirette a difesa del sistema, innanzitutto.

Il “coup de theatre” alla fine non è arrivato, anche se poi, a conti fatti, la FED si è portata in pari con la BCE. Fateci caso, si tratta in entrambi i casi di “forward guidance”. La BCE ha aperto delle strade e altrettanto ha fatto il FOMC, che lascia invariati i tassi al 2,25-2,5%, il livello a cui furono portati lo scorso dicembre 2018 e dal quale non ci siamo più mossi. Anche se poi, il bilancio FED invece si è mosso eccome, come illustrato da questo grafico.

Pensateci, è tutto come prima, anche se solo qualcosa è stato variato nei toni.

(…) Dal documento la Fed ha rimosso l’aggettivo “paziente” per indicare il suo approccio sui tassi. Così facendo la banca centrale americana guidata da Jerome Powell segnala un possibile taglio dei tassi futuro. Tuttavia, stando alla stima mediana delle previsioni fatti dai 17 membri dell’Fomc, una riduzione del costo del denaro ci sarà ma nel 2020, più tardi rispetto al consenso che aveva messo in conto una riduzione già a luglio o a settembre. (…) [Source

Il risultato del FOMC è una mediana che lascia un po’ il tempo che trova e che è assai distante da quanto sconta il mercato.
Questa mediana ci è data dal celeberrimo “Dot Plot” che illustra i pareri dei vari membri del FOMC. E da questi pareri si fa una media.

Notate come cambia la mediana anche se non subito. Infatti proprio come nell’ultimo FOMC, la media non si aspetta tagli nel 2019 ma poi nel 2020 (ipotizzato un 2,165% da un 2,625% del Meeting precedente. Tradotto in soldoni si tratta di 50 bp). Ve lo ricordate? Mesi fa tutti parlavano di tassi in rialzo ma già allora non ne vedevamo traccia. E oggi ancor di più.

Quindi, ripeto, cambia nulla anche perché secondo me NON doveva cambiare nulla. Insomma, la FED le cartucce le deve usare quando ce ne sarà bisogno (le logiche sono queste anche se come sempre sono discutibili). E ad oggi l’economia USA tira.
Ricordiamo che proprio recentemente, la Fed ha promesso che “agirà in modo appropriato per sostenere l’espansione, con un mercato del lavoro forte e un’inflazione vicina all’obiettivo simmetrico del 2%”. Alla luce di incertezze e pressioni inflative assenti, la Fed ha anche detto che “monitorerà attentamente le implicazioni dei dati in arrivo per l’outlook economico”.
Questa promessa rende coerente il comportamento di Powell di ieri sera. Ma ovviamente qualcuno non è d’accordo…

TRUMP: crescita ad ogni costo

Siamo appena partiti con la nuova campagna elettorale che mira alla rielezione di Donald Trump. E come vi ho spiegato QUI , il buon Donald non può permettersi di presentarsi alle elezioni con un’economia USA in rallentamento e tanto meno in recessione. Trump se ne infischia e vuole accelerare ora, subito, immediatamente. E quindi chiede a Powell quello sforzo che “l’indipendenza della FED” gli sta negando.

Dopo le ultime dichiarazioni di Trump sulla BCE, non posso non immaginare il mal di pancia che gli avrà portato il mancato taglio dei tassi. Tanto che su alcuni siti Made in USA “doc” leggo dell’ipotesi di cercare da qualche parte una “giusta causa” per licenziare Trump.

Vi rendete conto cosa significherebbe? Un gesto unico e fortemente controverso e discutibile, che tra le altre cose potrebbe essere bocciato sonoramente dal mercato, con effetti catastrofici proprio sulla campagna elettorale di Trump.
Ma questo non accadrà. Ormai abbiamo imparato a conoscere il “can che abbaia” Trump. Mi aspetto che nei prossimi mesi continueranno critiche anche severe nei confronti di Powell ma la cosa si fermerà lì.

Forse Trump può al massimo sperare in una sua influenza di tipo psicologico ma non mirerà a nulla di più. Perché sa benissimo che poi gli si ritorcerebbe contro.
Quindi, tutto come nella norma. Banche centrali coese, e pronte a tutto SE ce ne sarà bisogno, anche a costo di “esagerare”.
Ormai il “whatever it takes” a difesa del sistema è diventato GLOBAL. Alla faccia dei dazi trumpiani.

STAY TUNED!

Danilo DT

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1 commento Commenta
paolo41
Scritto il 20 giugno 2019 at 11:28

certamente questa riduzione dei tassi non fa bene al sistema bancario: a fronte di un aumento del valore dei titoli in portafoglio si sta verificando una riduzione dei tassi e quindi dei margini. Oggi per esempio, le borse salgono ma le valutazioni di quasi tutte le banche europee languono.

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