2021: LA GRANDE SFIDA alla nuova normalità

Scritto il alle 11:42 da Danilo DT

Siamo tutti d’accordo che il 2020 è stato un anno quantomeno infelice e complesso. Un’economia a fine ciclo che si trova a dover affrontare il cigno nero del Covid-19. Un problema che è stato risolto in modo impulsivo ma anche abbastanza efficace dal sistema con una valanga di liquidità, che ovviamente ha anche qualche effetto collaterale.

Di questo ne ho parlato tante volte negli ultimi mesi. In questo ultimo giorno del 2020, voglio farvi leggere cosa dice un premio Nobel che ha scritto quel famoso libro che rappresenta un po’ una pietra miliare della finanza moderna: “This time is different”

Parlo di Carmen M. Reinhart che ha pubblicato sul sito ProjectSyndacate  un interessante articolo che vi propongo, anche perché va a confermare tutto quanto vi ho scritto. Il che mi fa particolarmente piacere, non ve lo posso negare. Sono punti di vista, certo, ma quando si ottengono conferme da un Premio Nobel resta sempre una piccola soddisfazione.

L’articolo è stato poi ripreso da IlSole24Ore tradotto in italiano, il che lo rende ancora più “potabile” per gli amici lettori.

Il termine “crisi finanziaria” è da tempo associato a situazioni drammatiche come le corse agli sportelli bancari e il crollo dei prezzi azionari. I classici di Charles Kindleberger, The World in Depression, 1929-1939 e Manias, Panics and Crashes, e il mio libro scritto insieme a Kenneth Rogoff, This Time Is Different, documentano diversi episodi simili. Negli ultimi anni, il termine “Lehman moment” è diventato un indicatore della crisi finanziaria globale del 2007-09 e ha addirittura ispirato uno spettacolo teatrale.

Non solo Lehman

Tuttavia, alcune crisi finanziarie non coinvolgono eventi drammatici simili a quelli legati alla Lehman. La qualità dei beni può deteriorare in modo significativo anche con una crisi economica duratura, in particolar modo quando le aziende e i nuclei familiari sono altamente indebitati. Inoltre, anni di prestiti bancari ad aziende private o pubbliche non produttive (le aziende pubbliche sono alquanto comuni in alcuni Paesi in via di sviluppo) tendono ad avere un impatto negativo sui bilanci.
Anche se queste crisi non comportano sempre un contesto di panico diffuso e corse agli sportelli, implicano comunque dei costi importanti. La ristrutturazione e la ricapitalizzazione delle banche per il ripristino della solvibilità può comportare un prezzo elevato per i governi e i contribuenti, mentre l’erogazione di nuovi prestiti può rallentare e frenare l’attività economica. La stretta creditizia ha anche degli effetti distributivi significativi in quanto colpisce in modo più acuto le piccole e medie imprese e i nuclei familiari con redditi più bassi.

L’impatto del Covid

Di certo, la pandemia di Covid-19 continua a provocare diversi momenti drammatici indesiderati tra cui un aumento esponenziale del tasso di infezione, lockdown diffusi, diminuzione record della produzione e un aumento significativo della povertà. Oltre a questi trend, una crisi più silente sta avanzando nel settore finanziario e, anche in assenza di un “Lehman moment”, potrebbe minare la ripresa economica per diversi anni.
Nello specifico, le istituzioni finanziarie a livello mondiale continueranno a confrontarsi con un aumento importante degli Npl (non-performing loan) per diverso tempo. Inoltre, anche la crisi del Covid-19 ha un effetto regressivo e sta di conseguenza colpendo in modo sproporzionato le famiglie a basso reddito e le piccole aziende con meno risorse a disposizione per gestire l’insolvenza.
Sin dallo scoppio della pandemia, i governi si sono affidati a politiche monetarie e fiscali espansionistiche per compensare un rapido declino dell’attività economica associato a chiusure diffuse e a misure di distanziamento sociale. I Paesi più ricchi hanno avuto un importante vantaggio nella capacità di risposta, anche se l’aumento dei prestiti da parte delle istituzioni multilaterali ha sostenuto finanziariamente la risposta all’emergenza sanitaria da parte dei Paesi in via di sviluppo.
Diversamente dalla crisi del 2007-09 (o dalle crisi precedenti), le banche hanno sostenuto gli stimoli macroeconomici con una serie di moratorie temporanee per i prestiti, come ha documentato il Fondo monetario internazionale nel suo Policy tracker. Queste misure hanno dato un po’ di tregua alle famiglie che si sono trovate di fronte alla perdita del lavoro o alla riduzione del reddito, così come alle aziende con difficoltà di sopravvivenza a seguito dei lockdown e a causa delle interruzioni delle normali attività (i settori legati al turismo sono stati i più colpiti su questo fronte).
Le istituzioni finanziarie in tutte le regioni a livello mondiale hanno garantito delle proroghe per i pagamenti dei prestiti in corso e molte di queste hanno ricontrattato i prestiti con dei tassi di interesse inferiori e, più in generale, con dei termini più favorevoli. La comprensibile logica dietro quest’approccio è che essendo la crisi sanitaria temporanea, così sarebbero dovute essere anche le difficoltà delle aziende e delle famiglie. Ma dato che la pandemia sta continuando, molti Paesi hanno dovuto estendere queste misure fino al 2021.

Regole meno severe

In parallelo alle moratorie temporanee, diversi Paesi hanno allentato le regolamentazioni bancarie relative ai crediti in sofferenza e alla classificazione degli Npl La conclusione di questi cambiamenti è che la dimensione degli Npl potrebbe venire sottovalutato, e in alcuni Paesi in modo particolarmente significativo. In molti casi, le istituzioni finanziarie potrebbero non essere adeguatamente preparate per gestire un simile colpo al proprio bilancio. Nel frattempo, il settore finanziario (non bancario) meno regolamentato tende a essere esposto a maggiori rischi (aggravati da norme meno stringenti anche in termini di divulgazione).
Oltre a questi sviluppi sul fronte del settore privato, il ribasso del rating del debito sovrano ha raggiunto un livello record nel 2020. Sebbene le economie avanzate non siano state risparmiate, le conseguenze per le banche sono più importanti nelle economie emergenti e in via di sviluppo, ovvero dove la posizione creditizia dei governi è a un livello molto basso. In casi più estremi di crisi o ristrutturazione del debito sovrano (in un contesto in cui questo tipo di crisi sono in aumento), le banche tendono a subire delle perdite anche sulle loro partecipazioni ai titoli di Stato.
Come ho sostenuto a marzo 2020, anche se uno o più vaccini efficaci riusciranno a risolvere la pandemia, la crisi legata al Covid-19 ha comunque colpito in modo significativo l’economia globale e i bilanci delle istituzioni finanziarie. Le politiche di tolleranza hanno garantito uno stimolo importante che va al di là dell’ambito tradizionale della politica monetaria e fiscale, ma le proroghe finiranno nel 2021.
Come ha evidenziato il Rapporto sulla stabilità finanziaria della Federal Reserve degli Stati Uniti a novembre 2020, i limiti e l’affaticamento delle politiche messe in atto suggeriscono che gli stimoli fiscali e monetari negli Stati Uniti non riusciranno a raggiungere il livello dei primi mesi del 2020. Molti mercati emergenti e Paesi in via di sviluppo sono già al limite (o quasi) della loro politica monetaria. Nel 2021 quindi sarà più chiaro se innumerevoli aziende e famiglie si troveranno in un contesto di insolvenza o di mancanza di liquidità.

Nubi sul sistema finanziario

L’indebitamento elevato delle aziende alla vigilia della pandemia porteranno a un aumento dei problemi di bilancio nel settore finanziario. Le imprese delle due economie più grandi, ovvero gli Stati Uniti e la Cina, sono infatti altamente indebitate e annoverano tra di esse diversi debitori a rischio elevato. La Banca centrale europea ha più volte sollevato preoccupazione per l’aumento della percentuale di prestiti Npl nell’eurozona, mentre l’Fmi ha spesso evidenziato l’aumento del debito societario denominato in dollari in diversi mercati emergenti. L’esposizione all’industria immobiliare e dell’ospitalità è un’altra fonte di preoccupazione in diverse parti del mondo.
I danni relativi ai bilanci impiegano anni per essere corretti. Un eccessivo indebitamento spesso porta a un lungo processo di riduzione del debito durante il quale le istituzioni finanziarie sono più caute nel concedere prestiti. Questa fase di sforzo, tendenzialmente associata a una lenta ripresa, può durare diversi anni. In alcuni casi, queste crisi finanziarie si trasformano in crisi del debito sovrano, in quanto le pratiche di salvataggio tendono a trasformare il debito privato precedente alla crisi in passività del settore pubblico.
Il primo passo verso la gestione di una fragilità finanziaria è riconoscere l’ambito e l’entità del problema, e ristrutturare opportunamente riducendo il debito cattivo. L’alternativa, ovvero incanalare le risorse in prestiti-zombie, comporta una ripresa rallentata. Visti i costi in termini umani ed economici legati alla pandemia, evitare questo scenario deve essere una priorità assoluta per i legislatori in qualunque parte del mondo.

Che dire… Volutamente non sono intervenuto all’interno dell’articolo perché quanto scrive la Reinhart è già più che completo e soprattutto rispecchia quanto ci siamo già detto.

Il 2021 sarà l’anno dei vaccini e del tentativo del ritorno alla normalità. Ma se nella vita quotidiana sarà nuovamente possibile andare a cena a ristorante, come sarà la nuova NORMALITA’ economica e finanziaria? Questa è la grande sfida per il 2021. Una sfida che non sarà facile vincere, si dovrà di certo combattere e saranno richiesti molti sacrifici. Ecco perché la normalità rischierà di essere molto meno normale di quanto si possa immaginare.

AUGURI a tutti di un 2021 migliore.

STAY TUNED!

Danilo DT

(Clicca qui per ulteriori dettagli)

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3 commenti Commenta
draziz
Scritto il 31 dicembre 2020 at 15:31

Caro DT,
com’è che dici spesso?
“Lo scopriremo solo vivendo…”

Certo che, piuttosto di uno scontro armato globale, con un debito mondiale superiore a 30-35 volte il PIL totale, la “fuoriuscita” del virus da un laboratorio cinese è stata salutata da molti come…provvidenziale.

Casuale o indotto, il raffreddamento ed il reset dell’economia faranno riemergere le classiche opportunità e la…potatura dei rami secchi.
Il vero problema sarà il grado di diffusione e compartecipazione alle nuove opportunità.
Debito buono, debito cattivo…qui potrebbe anche entrare in gioco la famosa qualità della spesa e la capacità di programmazione economica dello sviluppo, che in alcune nazioni (citane una a caso…) sono ancora argomento (volutamente) da fantascienza.

Buon 2021 e…vai di cotechino e lenticchieeee!!!

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paolo41
Scritto il 1 gennaio 2021 at 15:39

è indubbio che la crisi finanziaria sarà uno degli aspetti più salienti del 2021 e degli anni successivi …… ma non possiamo trascurare che tale crisi sarà accompagnata da una altrettanto grave CRISI SOCIALE causata da una drastica riduzione del mondo del lavoro. Altrettanto radicale sarà il cambiamento del mix della domanda di lavoro stesso da parte delle aziende ( attenzione: quelle che riusciranno a sopravvivere al periodo pandemico !!!). Ora abbiamo due alternative: continuare a dispensare aiuti a pioggia per salvare la cadrega o avere il coraggio, una volta per tutte, di investire per lo sviluppo e … per i nostri nipoti !!!! ci credo poco, conoscendo i miei polli e vista l’insipienza e la carente professionalità dei nostri governanti. Registro nelle loro dichiarazioni solo sproloqui e ampollosità senza costrutto, vani e inconcludenti.
Non è difficile ammettere che il così detto “populismo” ha fallito generando ulteriori vuoti nel bilancio statale.
Il nostro PIL non si può permettere un prolungamento della pandemia mentre registriamo l’incapacità del tuttofare ARCURI a mettere insieme un piano vaccini adeguato alle urgenze che necessita l’attuale situazione. Tanto per dare un esempio calzante: il nostro paese non può permettersi di attraversare la nuova stagione turistica con il Covid che gira ancora nelle nostre città e nelle località turistiche. ARCURI è della stessa pasta degli attuali governanti: racconta, con voce suadente, le favolette una volta in un modo e una volta in un altro …. forse pensa che sta rivolgendosi ad un popolo di scemi…. mentre io sono dell’avviso che , con l’evolversi degli eventi, durerà ancora poco a dire baggianate !!!!

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apprendista
Scritto il 2 gennaio 2021 at 18:06

Auguri per il 2021?ti stimo ma tu sai bene meglio di chiunque altro cosa sarà il 2021 ma capisco il non deprimere il già depresso

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