Weekly Eurozone Overview: crisi Grecia, Grexit nel 2013 al 47.3%

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Key Data Points e : Atene nuovamente sull’orlo del baratro, ma i media ed i mercati non lo stanno considerando. Intanto però l’ipotesi non deve essere scartata a priori…

Mercati finanziari europei apparentemente tranquilli e sereni… Ma ci sono ancora questioni irrisolte di innegabile peso. In primis la .
Ultimamente quasi non se ne parlava più, i media, ovviamente, finito il clamore dell’inizio, se ne infischiano di cosa accade ad Atene ed alla popolazione greca.
Ecco le ultime news su cosa accade in area ellenica.

Ci risiamo: la Grecia è di nuovo alla ribalta della crisi della zona euro. Era rimasta un po’ da parte in questi ultimi tempi, alimentando la speranza che il rischio di contagio da Atene stesse ormai scemando. Speranza non senza fondamento: non solo per via di quanto fatto dal governo Monti, ma anche grazie alla disponibilità dello scudo della Bce, negato invece alla Grecia. Ma non illudiamoci: il potenziale di un esito disordinato e disgregatore della situazione in Grecia persiste appieno. Anzi, è forse nel frattempo aumentato. Se si realizzasse, nessuno dei Paesi attualmente in difficoltà, Italia compresa, ne resterebbe immune, per quanto possa apparire irrazionale e persino iniquo.
La criticità della situazione balza agli occhi da una lettura della legge finanziaria presentata dal governo Samaras il 31 ottobre. Una finanziaria che è anche un documento-denuncia dell’approccio seguito sino ad oggi. Dalle sue pagine emerge con evidenza la spirale perversa generata da questo approccio: un avvitamento rovinoso del Pil, una caduta a picco delle entrate, e un debito fuori controllo, proiettato al 189% del Pil l’anno prossimo (quasi 20 punti percentuali oltre le previsioni precedenti). L’obiettivo di un rapporto debito-Pil del 120%, considerato il livello “gestibile” dal Fmi, appare ormai una distante chimera.

Beh, credo che sia stato palese già fin dall’inizio. Detto in parole molto povere, la GRECIA NON CE LA PUO’ FARE!!!! Fisicamente, economicamente, socialmente, finanziariamente…non esiste!!!!

Che fare? Pare ormai tramontata l’idea, accarezzata a volte a Berlino, che poteva convenire liberarsi dell’anello più debole, ed emergere con un’area euro più coesa e forte. Ci si è resi conto che, accanto alla teoria dell’anello debole, vi è quella del domino, considerata più probabile e pericolosa. Spezzato cioè l’anello debole, l’attenzione si sposterebbe su quello dopo, in un fatale gioco di “avanti il prossimo.” Da ciò, la conferma che di Grexit, o uscita della Grecia, non si parla, né si elaborano piani per renderla semmai il più indolore e ordinata possibile.

In questo ambito, vi faccio sorridere e vi presento un grafico aggiornato di una società inglese (sono pazzeschi su questa cosa!) che è leader nel campo delle scommesse. Secondo questa agenzia, la possibilità che un paese esca dall’Eurozona nel 2013 è pari al 47.3%. non è proprio una percentuale da poco… E tenete conto che non è proprio e solo un “gioco di scommesse” .

EURO DROPPED 2013

CLICK TO ENLARGE!

Data la decisione che la Grecia deve restare nell’euro, andrebbe però rivisto l’approccio fino ad oggi fallimentare. Non si può continuare sulla strada che ha condotto ad una recessione senza precedenti e ad un’allarmante inasprimento del clima sociale, che porterebbe prima o poi proprio alla fuoriuscita che si vuole evitare. Vi è ormai un coro crescente che denuncia i limiti all’aggiustamento in una situazione recessiva. Tra le voci più recenti, vi sono la ricerca (seppur criticata) del Fmi sui moltiplicatori fiscali, gli studi della Banca di Francia e del National Institute of Economic and Social Research pubblicati questa settimana, e l’intervento del Premio Nobel per l’economia, Christopher Pissarides, alla British Academy a fine ottobre.
Alla luce di tanti autorevoli interventi e dell’esperienza stessa, vanno riconosciute almeno tre esigenze imprescindibili: l’aggiustamento greco va spalmato su un periodo più lungo (si cominci almeno con due anni in più); l’onere del debito va alleviato non solo, come pare acquisito, con interessi più bassi e scadenze più lunghe, ma anche con una ristrutturazione vera e propria del debito verso i creditori ufficiali; e il financing gap che rimane va colmato con un mix ragionevole di aggiustamento e finanziamento. A questo riguardo, la condizionalità andrebbe circoscritta a quanto è veramente critico da un punto di vista macroeconomico: non può essere (come lo è stata) un albero dei desideri al quale viene appesa ogni misura auspicabile, oltrepassando di gran lunga la capacità attuativa di un Paese dalle istituzioni deboli.
Vi sono, è chiaro, resistenze politiche forti a ciascuno di questi elementi, ed il rischio è che si perseveri diabolicamente nell’errore. È significativo però che il cambiamento di rotta sia in larga misura appoggiato e spinto dal Fmi, con dichiarazioni quasi giornaliere del direttore Christine Lagarde, evidenziando una rottura interna alla troika. Il Fondo Monetario è meno esposto alle preoccupazioni politiche che assillano i leader del Consiglio Europeo. Prevalgono per la maggior parte considerazioni tecniche, affini a quelle che animano un governo quale quello del premier Mario Monti. Il ruolo più utile che potrebbe giocare il governo – per la Grecia, l’Italia e l’Europa stessa – è quello di sostenere nelle riunioni a venire (anche oltre quella chiave del 12 novembre) le esigenze sui tempi, condizioni e finanziamento delineate sopra.
Ma non basta: per affrontare un inverno che rischia essere lungo e ostile, sarebbe bene che l’Italia e la Spagna, entrambe, concludessero quegli accordi (Memorandum of Understanding) necessari per poter fare appello alle operazioni di acquisto dei titoli da parte della Bce. Non per attivarle subito (la litania di “non averne bisogno” sta diventando persino monotona), ma per avere tutto pronto nel cassetto il momento che il bisogno si presentasse, fosse per via di avvenimenti ad Atene od altrove (compreso nella campagna elettorale nostrana). Non si può aspettare di iniziare l’intero, difficile percorso solo quando i tassi schizzassero nuovamente. La raison d’être di strumenti precauzionali quali le Omt è proprio quello di agire in modo preventivo. Si giochi quindi d’anticipo, e senza ulteriori indugi. (Source)

Giocare d’anticipo? Ma se stiamo comprando tempo da mesi, se non da anni. E’ giunta l’ora di affrontare i veri problemi “di petto” prima che sia troppo tardi. Tanto ormai è chiaro agli occhi di tutti La crisi logora soprattutto i più deboli e alla fine chi ha il coltello dalla parte del manico si ritroverà in una posizione sempre più dominante.
Qualcuno la pensa diversamente?
Intanto però eccovi la solita mappa dell’overview settimanale…

 Source (chart): Macromonitor

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DT

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Commenti (n° 5)Commenta

  1. tommy271 scrive:

    Il 47% mi pare un buon risultato. Allineato a UBS ed altre banche.
    Secondo Citigroup un paio di mesi fa eravamo al 90% per la Grexit. (Nel frattempo gli hedge hanno comprato a piene mani) Ora anche Citi si è portata al 50%.
    La partita è aperta.

  2. tommy271 scrive:

    Aggiungo che manca un grafico con la performance dei titoli di stato greci ed in particolare del GGB 23 (il benchmark).
    L’incremento dai minimi di giugno ad oggi è stato circa del 130%.
    Ora è da una settimana in correzione piuttosto “forte”, ma abbiamo sempre un raddoppio rispetto a giugno.
    La settimana prossima si apre una partita decisiva.
    Lascio agli amanti dell’AT ogni analisi.

  3. [email protected] scrive:

    Sono d’accordo con Tommy, i dati e le percentuali sono li da vedere. Le soluzioni per la sostenibilità del debito greco ci sono e sono tante ma è necessario un accordo tra le parti: Troika (UE, BCE, FMI), banche greche e non, stato greco.
    Quindi come detto da Tommy, “la partita è aperta” e bisogna stare a vedere, a cominciare dalla prossima settimana dove in grecia verranno votate le misure decise insieme alla Troika. Intanto settimana scorsa, anche se con maggioranza risicata è passato il bilancio 2013. Buona continuazione! :-)

  4. tommy271 scrive:

    Con molta probabilità la legge di bilancio passerà in Parlamento senza grossissimi problemi… se non quelli di dare una prospettiva futura alla coalizione che governa il paese.

    Come dice Giuse1928 in settimana è passata a maggioranza semplice il disegno di legge sulle Privatizzazioni. Un esempio di quello che potrà essere il prossimo voto.

    ND ha votato a favore, il PASOK si è spaccato (ma più che altro per dinamiche interne, ora in parte superate), il KPS si è astenuto consentendo così l’approvazione.

    Personalmente condivido l’opposizione del KPS sulle questioni del lavoro (ma non vorrei essere troppo tecnico) e mi pare ingeneroso non trovare una possibilissima soluzione di compromesso a livello di Eurogruppo.

    Quindi, con ogni probabilità, la posizione del KPS (Sinistra Democratica) sarà quella dell’astensione o dell’assenza in aula. Così facendo si abbassa la maggioranza assoluta.

    Parlando per numeri.
    Ora il governo conta (sulla carta) di una maggioranza di 176 seggi su 300.
    ND + PASOK fanno 160 voti. Di questi ultimi 3 voteranno probabilmente contro. Si arriva a 157. Già ora la maggioranza è assoluta.
    Ma è possibile qualche “mal di pancia”.
    Ecco allora che se il KPS si astiene o non si presenta in aula, l’approvazione del bilancio 2013 è assicurato al 99%.

    Come ripeto, quello che mi preoccupa, non è in sè il voto ma l’incrinatura tra i tre partiti di maggioranza che potrebbero causare un rimpasto nell’Esecutivo.

    Mi fa specie però la “sordità” da parte della Troika.
    Il KPS aveva già espresso parere favorevole al durissimo bilancio 2013, veramente “lacrime e sangue”.
    Le misure sulla legislazione del lavoro sono norme – infatti – che non fanno “cassa”.
    Un compromesso sarebbe una prova di maturità da parte dell’Eurogruppo.

  5. la germania terrà “in vita” Grecia, Portogallo, Spagna e Italia fino a quando non le avrà “spremute” (*) per bene. Poi le getterà: fine dell’euro.

    (*)
    uso dei risparmi delle famiglie (tasse) per finanziare l’eccedenza della spesa pubblica pagata con la produzione.