WALL STREET: volatilità in aumento ma trend rialzista non in discussione

Scritto il alle 15:16 da Lukas

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Dopo una fase di incertezza sembra proprio che il tempo torni a cambiare per la borsa USA. Ed in meglio. Tornano a dominare le mani forti e quindi g indici possono ripartire. Analisi del COT report prodotto dal CFTC [Guest post]

Cari amici, nell’ottava appena trascorsa, i mercati finanziari internazionali hanno registrato, per la prima volta nell’ultimo mese, una diminuzione sensibile del livello di volatilità. Sembra, pertanto, che la buriana d’inizio mese sia ormai alle nostre spalle. La stessa non và, però, considerata come un semplice incidente di percorso, bensì come il segnale d’entrata in un nuovo, diverso ed incerto scenario. A mio avviso, infatti, non è un caso che l’improvvisa esplosione della volatilità si sia verificata subito dopo l’approvazione della riforma fiscale Usa. Dopo anni di rassicurante politica monetaria espansiva apprendere che si sta passando ad una diversa, ma ugualmente espansiva, politica fiscale, provoca inevitabilmente timori ed incertezze. In particolare ci si chiede, riuscirà davvero la flax tax Usa a favorire un’accelerazione della crescita economica americana, e di conseguenza di quella mondiale ? E cosa succederà al già ingente debito pubblico Usa ? Aumenterà ulteriormente ? Ed in tal caso come verrà finanziato ? Con la stampa di nuovi dollari o con l’emissione di altri bond ? Decisioni ed effetti al momento alquanto incerti che avranno un impatto su tutte le asset class. Del tutto naturale pertanto attendersi, per tutti i mercati finanziari, un futuro molto più volatile del recente passato.

E’ quindi importante, in questo frangente, monitorare con grande attenzione l’evolvere dell’intero scenario intermarket. In quest’ultima ottava, registriamo finalmente un discreto rimbalzo ( + 0,88 % ) del dollar index. Buon segnale perché nell’ultimo anno il massiccio deprezzamento ( -11 % ) della valuta Usa, ha provocato molti problemi, ed ha costituito la premessa dell’attuale instabilità intermarket. Le commodities lievitano anch’esse, ma con molta moderazione ( + 0,54 % ). Ciò accresce la mia convinzione sul fatto che l’inflazione, allo stato, non costituisce un vero pericolo per la stabilità dei mercati finanziari. La stessa nei prossimi mesi forse crescerà, ma con ritmi sempre moderati e non preoccupanti. Il settore obbligazionario, invece, nelle scorse settimane ha destato molte preoccupazioni. Nell’ultima ottava però sembra che la corsa al rialzo dei rendimenti si sia arrestata. Il bond decennale Usa rende infatti il 2,88 %, un solo bps in più di sette giorni orsono. La yield curve Usa, inoltre, resta ancora ben positivamente inclinata, i rendimenti dei bond a 2 anni, infatti, seppur in crescita, sono oggi ancora a quota 2,25 %. Allo stato pertanto è del tutto improbabile che l’economia Usa entri in recessione nel 2018. Ciò rassicura sulla tenuta dei mercati azionari, sostenuti peraltro, anche da previsioni di utili aziendali in crescita del 20 %. Non a caso il nostro benchmark azionario mondiale, l’S&P 500, ha recuperato una buona parte delle recenti perdite, e quota oggi 2,747,30 punti.

Ciò premesso, passo ad esaminare i nuovi dati del COT REPORT settimanale, pubblicati venerdì sera dalla CFTC (Commodity Futures Trading Commission), concernenti i valori aggregati dei Futures e delle Options su tutti gli indici azionari USA, che risultano essere i seguenti:

Commercial Traders : – 55.077
Large Traders : + 37.245
Small Traders : + 17.832

Si conferma, ma su livelli molto più moderati, la statisticamente volatile configurazione del mercato dei derivati azionari Usa. In quest’ultima ottava registriamo, infatti, variazioni ancora ingenti nelle posizioni dei diversi operatori, complessivamente pari a 38.914 contratti. In particolare, come avevamo previsto nelle scorse ottave, gli operatori meno forti sono stati progressivamente costretti a cedere ai potenti Commercial traders, a prezzi molto ribassati, una gran parte delle loro dotazioni long. Solo in quest’ultima ottava i Large Traders cedono ben 25.265 contratti long e riducono la loro posizione trend-following sotto le quarantamila unità.

Evidenzio che in due sole settimane sono stati costretti a cedere ben 67.527 contratti long. Anche gli Small Traders cedono 13.649 contratti ma rimangono ancora in posizione Net Long. I Commercial Trades, come già accennato, acquistano l’intero lotto dei 38.914 contratti long e riducono la loro, abituale e naturale, posizione di copertura sotto le sessantamila unità. Le significative movimentazioni di quest’ultima settimana ci dicono che la tensione sul mercato dei derivati azionari Usa si è molto attenuata. Gli operatori meno forti hanno, infatti, capitolato, cedendo a prezzo scontati, ai Commercial, una gran parte delle loro precedenti dotazioni long.

Non a caso la volatilità che abbiamo visto sui mercati nelle scorse settimane si è di molto ridotta. Non ci sarà pertanto a breve il crack dei mercati auspicato, ancora una volta a vuoto, dalla folta schiera degli incalliti ribassisti. Resta però, come detto in premessa, un mercato molto più incerto e volatile del recente passato. Ma ciò non costituisce un’eccezione, anzi è la condizione naturale dei mercati finanziari. L’eccezione era la situazione di infima volatilità degli scorsi 2 anni. Anni forse irripetibili per gli investitori, da molti però sprecati nel timore di un’improbabile inversione. Inversione che io non vedo neppure ora all’orizzonte, credo infatti in un mercato azionario ancora in moderata crescita, seppur in un contesto molto più incerto e volatile del recente passato.

Futuro prossimo che si prospetta, quindi, ancora positivo ma volatile per i mercati azionari, che cercherò di tradare con il mio originale trading system, fondato sullo sfruttamento e sulla valorizzazione dell’effetto “LONG TERM MOMENTUM“, descritto negli studi e nelle ricerche dei professori Jegadeesh e Titman, ed illustrati nel mio sito http://longtermmomentum.wordpress.com/. In questo movimentato inizio d’anno, il mio portafoglio, denominato “ Azioni Italia – LTM “, ha conseguito un’esigua performance positiva, pari al + 0,10 %.

Performance inferiore a quella realizzata dal Ftse All Share, pari nel contempo al + 2,90 %. Una sotto- performance del 2,80 %, che evidenzia le difficoltà operative di quest’ultimo frangente, ma che non fa venir meno la fiducia nel mio trading system, che negli ultimi 5 anni ha conseguito una sovra-performance media annua pari al 16 %. Ciò detto, in perfetta coerenza con l’analisi sopra esposta, questa settimana divento più ottimista, innalzo cioè dal 70 al 75 % le mie posizioni long e riduco dal 30 al 25 % le mie posizioni short, assumendo di conseguenza una posizione Net Long pari al 50 % del mio portafoglio. Chi desiderasse approfondire e ricevere maggiori informazioni sul mio trading system e sulla composizione del portafoglio “ Azioni Italia – LTM “ può consultare, se vuole, direttamente il mio sito.

Vi ringrazio per la vostra stima e fiducia, ed auguro a TUTTI gli amici di Intermarketandmore buon trading.

Lukas

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6 commenti Commenta
nordsudovestest
Scritto il 26 febbraio 2018 at 15:58

Ne avevo già da lungo tempo il sospetto, ma francamente queste ultime settimane mi hanno definitivamente convinto circa la confusionarietà e l’inutilità di questo approccio (quello basato sul COT report, intendo) ai fini previsionali del trend, persino a un livello semplice e grossolano. Sembra quasi che il trend cambi proprio quando le configurazioni NON cambiano, e – viceversa – subiscano i più improvvisi capovolgimenti proprio allorché le configurazioni lasciano dormire sonni tranquilli : basti verificare appunto l’ultimo caso, con gli indici Usa crollati fino al 20% senza alcun segnale premonitore per poi dover leggere che le mani forti erano fuori e quelle piccole…pure. Adesso le mani forti sarebbero riuscite a rientrare (ma allora avevano distribuito ?) a spese del large traders che non si sarebbero fatti intimorire quando i prezzi erano più bassi per poi mollare la presa proprio quando… sono risaliti. Insomma, cogliere una parvenza di logica in queste spiegazioni rappresenta un’impresa, persino a posteriori…figurarsi col “senno di prima”. L’unica certezza è che tutte le questioni dirimenti elencate all’inizio dell’ultimo post restano sul tappeto e che si risolveranno in una maggiore incertezza (e dunque volatilità) strutturale. Sfugge però l’utilità specifica del COT report per arrivare a queste conclusioni. A me pare che serva molto più a confondere che a chiarire.

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Lukas
Scritto il 26 febbraio 2018 at 16:43

nordsudovestest@finanzaonline,

Glielo dico sinceramente…….mi dispiace che Lei sia così confuso.

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nordsudovestest
Scritto il 26 febbraio 2018 at 17:26

Certo che sono confuso, ma la differenza è tra chi la confusione l’ammette e chi invece la nega o addirittura la alimenta. Non mi sembra di essermelo sognato di aver letto a più riprese parole (più o meno) del seguente tenore : “Niente da fare, gli indici americani non riescono neppure a fare una correzione del 5%, il minimo sindacale per smaltire o spurgare un po’ degli evidenti eccessi accumulatisi negli ultimi mesi”. Dopodiché di correzione ne è arrivata di colpo una del 20% proprio quando ormai si era messa una pietra sopra persino alla possibilità di quella minima. Diversamente, forse mi sarà sfuggito, ma davvero non rammento dove e quando il Cot report abbia fatto presagire (e messo in guardia) sull’imminenza di una correzione come quella vista circa un mese fa, che in un certo senso ha rappresentato un’occasione perfetta (e secondo me fallita) per “testarne” la validità. Se ci sono post specifici al riguardo da poter riesumare, sarei proprio curioso di rileggerli : dico sul serio, non in modo ironico, proprio perché nel caso rivedrò senz’altro la convinzione negativa appena espressa sull’utilità di questo approccio.
Ad ogni modo tutto quanto detto non significa che non rispetti le idee altrui, se per altri funzionano buon per loro.

Un saluto.

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mauriziob
Scritto il 26 febbraio 2018 at 19:32

nord­su­do­ve­ste­st@fi­nan­zaon­li­ne,

non sei stato trattato molto bene ma hai replicato con molto garbo e signorilità

i dati del COT vengono pubblicati il venerdì e fotografano le posizioni del martedì precedente per cui nelle fasi di volatilità puoi ben immaginare la loro scarsa utilità operativa in quanto dal mercoledì al venerdì possono verificarsi cambiamenti significativi

Inoltre si dovrebbe evidenziare sempre con chiarezza i cambiamenti complessivi degli open interest di settimana in settimana in modo da avere un’idea almeno vaga del sentiment del totale degli operatori che poi è quello che veramente conta; tutto quello che c’è da dire sui dati COT potrebbe essere riassunto così:
al 20/2 i Non Commercial e Non Reportable erano complessivamente net long con 161.933 contratti in calo di ben 110.526 contratti cioè più che dimezzati e l’open interest complessivo future + opzioni è calato da 4.662.612 a 4.290.823 (-8%)
questo è tutto quello che occorre sapere ed è un dato importante, peccato che si riferisce a sei giorni fa…

Ultimo, l’interpretazione di questi dati non è mai oggettiva nè univoca, ad esempio un iniziale e crescente posizionamento net long significa sicuramente che la struttura interna del trend rialzista si sta consolidando o che si sta formando una base di accumulo, ma lo stesso dato di crescita net long in una fase più avanzata del trend può anche essere considerato come segnale di massima allerta per l’elevato rischio di prese di profitto improvvise e violente amplificate dai sistemi automatici di trading algoritmico che poi è proprio quello che è successo nei giorni scorsi

per la cronaca la correzione degli indici USA e relativi future è stata del 12% circa; una correzione superiore al 20% per convenzione è considerata inversione di lungo e quindi avvio di un bear market

se Danilo me lo consente ti segnalo questa lettura http://bit.ly/2FzvXtp

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Lukas
Scritto il 26 febbraio 2018 at 19:38

nordsudovestest@finanzaonline,

Per smentire quanto afferma La rinvio al seguente link
https://longtermmomentum.wordpress.com/diario-settimanale/

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Lukas
Scritto il 26 febbraio 2018 at 21:49

mauriziob@finanza,

Che bella lezioncina…….da chi parlava di bolla già a 1.500 punti di S&P 500 .

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