WALL STREET: volatilità in aumento ma rimane un quadro NON ribassista

Scritto il alle 15:09 da Lukas

La situazione ovviamente non è più cosi serena. Ed è chiaro a tutti che il clima “goldilocks” è assolutamente terminato. Ma per ora non ci sono, analizzando il COT REPORT, i presupposti per temere una vera inversione di lungo termine. [Guest post]

Cari amici, nella settimana appena trascorsa, come temevamo, i mercati finanziari internazionali hanno espresso, in maniera fragorosa, tutti i timori e le incertezze dell’attuale momento economico. In particolare, preoccupa la fine della politica monetaria accomodante, ed il conseguente rialzo dei rendimenti obbligazionari.

In un mondo ancora colmo di debiti, sia pubblici che privati, fa naturalmente paura apprendere che bisognerà pagare interessi più alti per finanziarli. Al riguardo, la FED appare eccessivamente aggressiva. Quest’anno ha già proceduto a 3 aumenti dei tassi, e ne ha in programma un quarto entro la fine dell’anno. I rendimenti dei bond Usa a due anni sono già risaliti al 2,85 %, ma l’inflazione è ancora modesta, ossia pari al 2,3 %  annua. Siamo dunque in presenza di una vera e propria stretta monetaria, con tassi reali in rapida ascesa, che non sembra giustificata dalle attuali condizioni macroeconomiche. Le critiche di Trump, sbagliate nei modi, sono pertanto, a mio avviso, al momento, del tutto giustificate nella sostanza. Teme forse la FED gli effetti inflattivi della politica fiscale iper-espansiva di Trump ?.

Ha elementi e dati, a Noi oggi non noti, che le fanno temere una imminente fiammata inflazionistica, che cerca giustamente di prevenire ? Domande che non trovano, al momento una risposta, e che generano incertezza. E l’‘incertezza si sà non piace ai mercati, che giustamente diventano più volatili, alimentando correzioni violente e scomposte, come accaduto nella scorsa settimana.

Speriamo pertanto che i quesiti sopracitati trovino presto una risposta, altrimenti saremo costretti, come temo, a vivere altri episodi di alta volatilità. Nel frattempo è consigliabile assumere un atteggiamento operativo alquanto cauto e prudente. Il goldilocks market del recente passato è, infatti, ormai solo un piacevole ricordo. Lo scenario intermarket, già da qualche settimana, esprime tutte le contraddizioni e le incertezze dell’attuale momento economico. In particolare, il dollar index, nonostante il rialzo dei tassi Usa, non appare particolarmente forte, questa settimana storna dello 0,4 %, e retrocede a quota 95,22. Negli utimi 2 mesi, invece, lo storno è pari all’1,2 %. Le commodities, dopo il forte rimbalzo delle settimane passate, stornano anch’esse dell’1,2 %. La FED non può dirsi certo preoccupata del loro andamento. Le quotazioni delle stesse, infatti, sono ancora inferiori del 23 % rispetto a quelle di 10 anni orsono. Da questo versante non s’intravvedono pertanto pericoli inflazionistici. Li si vedono invece nei rendimenti dei mercati obbligazionari. I tassi dei bond decennali americani, infatti, sono progressivamente lievitati sino alla quota attuale del 3,15 %.

Ancor più rapida la crescita dei rendimenti sui bond a 2 anni, che in un anno sono lievitati di ben 135 bps, raggiungendo quota 2,85 %. Dimezzata nel frattempo anche l’inclinazione della yield curve Usa, che resta comunque positiva, il differenziale ( 10 – 2 ) è infatti ancora pari a 30 bps, e ciò ci rassicura sulla tenuta espansiva del ciclo dell’economia Usa. I mercati azionari, invece, già da tempo sono diventati più incerti, volatili, e molto difficili da tradare. Basti pensare che dopo il pesante storno di questa settimana ( – 4,1 % ), il nostro benchmark azionario mondiale, l’S&P 500, presenta un saldo annuo positivo davvero esiguo, pari al + 3,5 %. Ma molto peggio hanno fatto i listini asiatici ed europei, tutti in pesante ribasso.

Ciò premesso, passo ad esaminare i nuovi dati del COT REPORT settimanale, pubblicati venerdì sera dalla CFTC (Commodity Futures Trading Commission), concernenti i valori aggregati dei Futures e delle Options su tutti gli indici azionari USA, che risultano essere i seguenti:

Commercial Traders : – 133.510
Large Traders : + 116.259
Small Traders : + 17.251

Si conferma, e si estremizza ulteriormente, la configurazione del mercato dei derivati azionari Usa in auge ormai da oltre 10 mesi. In quest’ultima settimana, registriamo, esigue variazioni nelle posizioni dei diversi operatori, pari a soli 6.545 contratti. In particolare, i Large Traders, incuranti degli storni, estremizzano ulteriormente la loro posizione Net Long. Acquistano, infatti, altri 5.218 contratti long, e portano l’entità della loro posizione Net Long ai valori massimi degli ultimi anni. Non proprio un bel segnale. Gli Small Traders, invece, si mostrano molto più cauti, acquistano infatti solo 1.327 contratti long, e consolidano la loro posizione Net Long, che si mantiene comunque ancora molto moderata ed esigua. I Commercial Traders, ovvero le vere “ Mani Forti “ di questo mercato, assecondano la voglia d’acquisto degli atri operatori, cedono loro l’intero lotto dei 6.545 contratti long, ed assumono una sempre più marcata posizione di copertura Net short, superiore ormai alle centotrentamila unità. Le movimentazioni di quest’ultima ottava, come detto, estremizzano ulteriormente l’assetto del mercato dei derivati azionari Usa. I Large Traders, ossia i fondi d’investimento, non si sono ancora accorti che lo scenario di mercato è molto cambiato, e che il goldilocks market è finito da tempo. Hanno oggi una posizione rialzista record del tutto ingiustificata, e non coerente con il trend che è da tempo solo moderatamente rialzista. Più rassicurante, invece, l’atteggiamento degli Small Traders, che mantengono una posizione rialzista alquanto modesta e tenue. Ed è proprio l’atteggiamento non esuberante di questi ultimi che ci fa propendere per l‘idea che quella in corso sia solo una correzione e non l‘inizio di una vera e propria inversione di trend. Mai visto infatti un bear market con gli Small Traders cosi poco esposti. Gli Small Traders, infatti, sono storicamente le vittime predestinate di ogni mercato orso che si rispetti. Probabile pertanto che ci troviamo di fronte solo ad una correzione, alquanto impervia, molto simile a quella già vissuta ad inizio d’anno. Doveroso pertanto assumere un atteggiamento ancor più cauto e prudente di quello tenuto nel recente passato.

Modifico, pertanto, la mia view di mercato, che diventa assolutamente neutra, e che cercherò di tradare con il mio originale trading system, fondato sullo sfruttamento e sulla valorizzazione dell’effetto “LONG TERM MOMENTUM“, descritto negli studi, e nelle ricerche dei professori Jegadeesh e Titman, ed illustrati nel mio sito http://longtermmomentum.wordpress.com/. Da inizio dell’anno, il mio portafoglio, denominato “ Azioni Italia – LTM “, ha conseguito un guadagno del 3,31 %, performance esigua, ma nettamente superiore a quella registrata dal nostro Ftse All Share, che registra, nel contempo, una perdita del 12,18 %. Conseguita, pertanto, una sovra-performance del 15,49 %, che conferma tutte le prerogative del mio trading system, che nei passati 5 anni ha conseguito una sovra-performance media annua pari al 16 %. Ciò premesso, questa settimana, muto coerentemente l’assetto del mio portafoglio, riduco cioè dal 65 al 50 % le mie posizioni long, ed innalzo nel contempo dal 35 al 50 % le mie posizioni short, assumendo di conseguenza, in attesa di più chiare indicazioni di mercato, una posizione prudente e neutra. Chi desiderasse approfondire e ricevere maggiori informazioni sul mio trading system e sulla composizione del portafoglio “ Azioni Italia – LTM “ può consultare, se vuole, direttamente il mio sito.

Vi ringrazio per la vostra stima e fiducia, ed auguro a TUTTI gli amici di Intermarketandmore buon trading.

Lukas

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1 commento Commenta
alplet
Scritto il 15 ottobre 2018 at 16:28

Io non faccio il banchiere, ma la Fed mi pare faccia bene ad alzare: perchè i tassi sono comunque storicamente bassi eppoi la disoccupazione è al 3,7 (significa che ci sono aree negli USA in cui sostanzialmente non c’è disoccupazione e aree (come nel sud) dove è più elevata.

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