WALL STREET: la quiete prima della tempesta?

Scritto il alle 14:27 da Lukas

La borsa USA continua con una corsa rialzista che sembra inarrestabile, ma la volatilità bassa sorprende nemmeno troppo per la borsa, ma perchè ci sono anche diversi altri mercati che sono con una volatilità azzerata. Un eccesso che spesso porta ad una nuova esplosione della stessa volatilità. Che sia l’Italia il pretesto? [Guest post]

Cari amici, nella settimana appena trascorsa, i mercati finanziari internazionali hanno evidenziato una volatilità bassissima su tutti i settori dello scenario intermarket. Una calma quasi surreale, che ha pochi riscontri nel più recente passato. Sembra quasi che i mercati abbiano raggiunto il loro ideale punto d’equilibrio. Sappiamo, tuttavia, che la volatilità è una caratteristica intrinseca ed ineliminabile della vita dei mercati. Anzi ne costituisce l’essenza, la loro stessa ragion d’essere. La situazione attuale dev’essere pertanto considerata un’ eccezione, un’anomalia, del tutto transitoria. La bassa volatilità di oggi, potrebbe anzi preludere a nuovi improvvisi picchi di volatilità nelle prossime settimane e mesi. Non bisogna, quindi, lasciarsi abbindolare assumendo atteggiamenti operativi particolarmente confidenti, che potremmo poi pagare a caro prezzo.

Più saggio mi appare, invece, un atteggiamento operativo pragmatico, step by step, che assecondi i trends in corso ma senza assumere, nel contempo, eccessivi rischi. Come accennato, l’intero scenario intermarket esprime, al momento, una calma davvero surreale, oserei dire quasi sospetta. In particolare, il dollaro Usa, in quest’ultima ottava, resta praticamente immobile a quota 95,05. Sembra pertanto esaurita la fase di forti rialzi degli scorsi mesi. Un bene per i paesi emergenti, indebitati in dollari. Ed un bene anche per Trump, che non vuole un dollaro forte, perchè vanificherebbe di fatto la sua politica protezionistica, ed i suoi dazi. Anche le quotazioni delle commodities risultano, questa settimana, pressoché immobili. Negli ultimi 4 mesi hanno perso il 3,6 % in termini reali, testimoniando un rallentamento, seppur lieve, dell’economia mondiale. Qualche movimento in più si è, invece, notato nel mercato obbligazionario. I tassi dei bond decennali Usa, sono infatti risaliti di 4 bps, ed hanno raggiunto quota 2,86 %. I rendimenti dei bond a 2 anni sono, invece retrocessi di 1 bps, a quota 2,62 %. Si è pertanto nuovamente ampliata l’inclinazione della yield curve Usa, il differenziale ( 10 – 2 ) è infatti pari a 24 bps.

Regge quindi ancora bene il ciclo espansivo dell’economia Usa. E Wall Street lo testimonia. Il nostro benchmark azionario mondiale, l’S&P 500, proprio questa settimana, ha, infatti, stabilito un nuovo massimo storico, a quota 2.901,52 punti.

Ciò premesso, passo ad esaminare i nuovi dati del COT REPORT settimanale, pubblicati venerdì sera dalla CFTC (Commodity Futures Trading Commission), concernenti i valori aggregati dei Futures e delle Options su tutti gli indici azionari USA, che risultano essere i seguenti:

Commercial Traders : – 103.596
Large Traders : + 75.007
Small Traders : + 28.589

Trova, quindi, ancora conferma la configurazione del mercato dei derivati azionari Usa in voga ormai da quasi 9 mesi. In quest’ultima settimana, registriamo, variazioni nelle posizioni dei diversi operatori, pari a 12.094 contratti. In particolare, questa settimana sono i Large Traders, operatori notoriamente trend-following, che s’adeguano coerentemente al trend rialzista in corso, acquistando l’intero lotto dei 12.094 contratti long.
Consolidano in tal modo la loro già pingue posizione Net Long, sopra le settantacinquemila unità. Gli Small Traders, invece, cedono solo 786 contratti long, ma confermano la loro, ancora molto moderata, posizione rialzista, Net Long. I Commercial Traders, infine, cedono anch’essi 11.308 contratti long, rimpinguando, di conseguenza, la loro tradizionale posizione di copertura, Net Short, sopra le centomila unità. Le movimentazioni di quest’ultima settimana non modificano sostanzialmente l’assetto del mercato dei derivati azionari Usa. Come abbiam detto sin dal suo esordio, questa particolare configurazione, implica un mercato moderatamente rialzista, in un ambiente tuttavia molto volatile ed incerto. A distanza di quasi 9 mesi, possiamo dire che essa ha sostanzialmente confermato le sue qualità e le sue prerogative predittive. In nove mesi l’S&P 500 è infatti cresciuto del 9,4 %, in un contesto che ha dovuto, però, scontare i grandi picchi di volatilità d’inizio d’anno. Da allora la volatilità è dapprima decresciuta ed oggi appare quasi scomparsa.

La configurazione attuale appare, invece, ancora molto solida, e destinata a durare. Coerentemente, non escludiamo pertanto di assistere, nelle prossime ottave, a nuovi improvvisi picchi di volatilità sui mercati. L’occasione, il fattore scatenante potrebbe esser costituito dal prossimo aumento dei tassi ad opera della FED, che non ci appare, allo stato, molto giustificato. Non dimentichiamo inoltre che a novembre ci sono, negli Usa, le elezioni di midterm, che potrebbero azzoppare di fatto l’Amministrazione Trump. C’è infine il potenziale cigno nero dei mercati, che potrebbe esser costituito proprio dall’Italia, già oggi alle prese con una traballante e pericolosa situazione finanziaria, che potrebbe definitivamente deflagrare, con conseguenze del tutto imprevedibili. Insomma mi attendo, nei prossimi mesi, un aumento della volatilità sui mercati.

Per ora, però, non muto il mio atteggiamento operativo e la mia view che resta prudente, e ancora moderatamente rialzista. Nell’immediato ritengo probabile un rallentamento nel ritmo dei rialzi dei mercati azionari Usa, cresciuti del 10 % solo negli ultimi 4 mesi. .

View moderatamente positiva, che cercherò, come sempre, di tradare con il mio originale trading system, fondato sullo sfruttamento e sulla valorizzazione dell’effetto “LONG TERM MOMENTUM“, descritto negli studi, e nelle ricerche dei professori Jegadeesh e Titman, ed illustrati nel mio sito http://longtermmomentum.wordpress.com/. Da inizio dell’anno, il mio portafoglio, denominato “ Azioni Italia – LTM “, ha conseguito un guadagno del 7,75 %, performance nettamente superiore a quella registrata dal nostro Ftse All Share, che registra, nel contempo, una perdita del 7,05 %. Conseguita, pertanto, una sovra- performance del 14,80 %, che conferma tutte le prerogative del mio trading system, che nei passati 5 anni ha conseguito una sovra-performance media annua pari al 16 %. Ciò premesso, in coerenza con quanto sopra esposto, questa settimana non muto l’assetto del mio portafoglio, confermo cioè il 65 % delle mie posizioni long, ed il 35 % delle mie posizioni short, ossia una posizione Net Long moderata, pari al solo 30 % del mio portafoglio. Chi desiderasse approfondire e ricevere maggiori informazioni sul mio trading system e sulla composizione del portafoglio “ Azioni Italia – LTM “ può consultare, se vuole, direttamente il mio sito.

Vi ringrazio per la vostra stima e fiducia, ed auguro a TUTTI gli amici di Intermarketandmore buon trading.

Lukas

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