WALL STREET: la borsa USA si prepara allo spunto finale

Scritto il alle 14:55 da Lukas

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Ecco come il mercato può rivoluzionarsi in pochissimo tempo e malgrado l’ormai lungo rally ci troviamo alla concreta possibilità di assistere alla fase finale del rialzo. Ci sarà più volatilità ma non per questo avremo guadagni non interessanti. Analisi del COT report prodotto dal CFTC [Guest post]

Cari amici, nella prima settimana dell’anno, i mercati azionari internazionali, hanno inaspettatamente esordito con i botti ed i fuochi d’artificio. Stabiliti nuovi importanti record a Wall Street, ma anche l’Europa e l’Asia non sono state da meno. Evidentemente gli investitori credono in un’accelerazione della crescita economica a livello globale. A dire il vero gli altri mercati, quelli non azionari, non esprimono lo stesso entusiasmo e fiducia.

Una contraddizione ? Non credo proprio, anzi la pacatezza degli uni costituisce la ragione dell’esuberanza degli altri e disegna il tratto davvero peculiare di questo ciclo economico.
L’apparente contraddizione è peraltro ben visibile sullo scenario intermarket. Registriamo, infatti, diversamente dal passato, che da almeno un anno la crescita Usa è sostenuta ed accompagnata da un progressivo indebolimento del dollaro. Negli ultimi 12 mesi la valuta americana ha infatti perso circa il 10 % del proprio valore. Ciò tuttavia non ha impattato sulle altre più importanti economie del globo, ancora sorrette da politiche monetarie estremamente generose ed espansive. La svalutazione del dollaro, inoltre, ha favorito una ripresa delle quotazioni delle commodities, ed in particolare del petrolio. Ciò è senz’altro un bene per i Paesi produttori, in particolare per la Russia ed i Paesi Arabi che mostrano apprezzabili segnali di ripresa.

L’apprezzamento delle commodities, in termini reali, ossia al netto della svalutazione del dollaro, è tuttavia ancora molto limitato ed esiguo, pari ad un modesto + 5 % negli ultimi 2 anni. Se si allarga invece l’orizzonte di osservazione, si constata che negli ultimi 10 anni, ossia dall’anno 2008, anno dell’ultima grande crisi, le commodities hanno perso, in termini reali, circa 1/3 del proprio valore. Questa circostanza, sottovalutata da più, è a mio avviso la ragione fondante, il motore primario, di questo anomalo ed interminabile ciclo economico. Ciclo del tutto particolare e peculiare, caratterizzato da un’espansione economica alquanto moderata, ed assolutamente privo d’inflazione. Caratteristiche queste confermate anche dagli andamenti del mercato obbligazionario. Basti pensare che oggi, dopo quasi 9 anni di ininterrotta crescita economica, i rendimenti dei bond decennali Usa stazionano ancora all’esigua quota del 2,47 %, ossia solo 100 bps in più del loro minimo storico. Crescita economica senza inflazione, una sorta di EDEN per i mercati azionari, talmente improbabile ed eccezionale da risultare non credibile e non riconoscibile a tantissimi investitori che si sono purtroppo persi uno dei più grandi bull market della storia. Le ragioni, demografiche economiche e tecnologiche, che stanno alla base di questo innovativo paradigma dell’economia sono, a mio avviso, ancora tutte presenti. Forse solo un errore di politica monetaria, compiuto per contrastare un’inflazione che assolutamente non c’è, potrebbe far imballare il sistema e far deragliare di conseguenza i mercati finanziari internazionali.

Ciò premesso, passo ad esaminare i nuovi dati del COT REPORT settimanale, pubblicati venerdì sera dalla CFTC (Commodity Futures Trading Commission), concernenti i valori aggregati dei Futures e delle Options su tutti gli indici azionari USA, che risultano essere i seguenti:

Commercial Traders : – 104.408
Large Traders : + 86.929
Small Traders : + 17.479

Si consolida, pertanto, definitivamente, il nuovo assetto del mercato dei derivati azionari Usa. In quest’ultima ottava registriamo, infatti, nuovamente variazioni molto ingenti nelle posizioni dei diversi operatori, pari a ben 32.302 contratti. In particolare, i Large Traders, del tutto coerentemente, essendo degli operatori trend- following, acquistano altri 27.800 contratti long, e portano l’entità della loro posizione Net Long quasi sui massimi di sempre. Gli Small Traders, più cauti, acquistano anch’essi altri 4.502 contratti long, e consolidano ulteriormente la loro nuova posizione Net Long. I Commercial Traders, anche in quest’ultima ottava, prendono atto della crescente fiducia delle altre 2 categorie di operatori, a cui cedono l’intero lotto dei 32.302 contratti long, assumendo una posizione di copertura Net Short, quasi record, superiore alle centomila unità. Le davvero molto ingenti movimentazioni di queste ultime due settimane hanno completamente ridisegnato l’assetto del mercato dei derivati azionari Usa. Come interpretare tutto ciò, cosa vogliono dirci ? A me sembra che preannuncino l’entrata nella fase pericolosa, ma molto profittevole, dell’euforia dei mercati azionari. Sinora infatti i mercati sono cresciuti con continuità ma abbastanza gradualmente. Nelle ultime settimane si nota invece una decisa accelerazione del ritmo d’ascesa. Peraltro le posizioni dei diversi operatori sono divenute molto celermente davvero marcate ed ingenti.

Ricordano molto quelle assunte nel corso del 2013, anno in cui l’S&P 500 registrò un incremento del 30 %. Come ricordato lo scenario intermarket non preannuncia affatto l’arrivo di sconquassi, anzi tutt’altro. C’è però l’incognita delle Banche Centrali, ed in particolare della FED, che si propone di effettuare altri 3 rialzi dei tassi nel corso del 2018. Rialzi, al momento, del tutto immotivati. Nel sistema infatti non c’è un’inflazione che li renda necessari e giustificabili. Molto probabile che vogliano, invece, calmierare l’unica inflazione allo stato ben visibile, ossia quella dei valori azionari. Il primo rialzo dei tassi è previsto per la prossima primavera, sino ad allora è pertanto molto probabile che i mercati azionari scontino in fretta quanto più rialzo possibile, e poi inizino a correggere.

Futuro prossimo si prospetta, quindi, ancora positivo per i mercati azionari, che cercherò, come sempre, di tradare con il mio originale trading system, fondato sullo sfruttamento e sulla valorizzazione dell’effetto “LONG TERM MOMENTUM“, descritto negli studi e nelle ricerche dei professori Jegadeesh e Titman, ed illustrati nel mio sito http://longtermmomentum.wordpress.com/. Nella prima settimana dell’anno, il mio portafoglio denominato “ Azioni Italia – LTM “, ha conseguito una performance positiva pari al + 4,71 %. Performance superiore a quella realizzata dal Ftse All Share, pari nel contempo al + 4,01 %. Una sovra-performance dello 0,70 %, beneagurante per il resto dell’anno, in cui ci attendiamo una sovra-performance complessiva del 16 %, ossia pari alla sovra-performance media degli ultimi 5 anni. Ciò detto, questa settimana, in coerenza con l’analisi sopra esposta, non muto l’assetto del mio portafoglio costituito dall’85 % di posizioni long e dal 15 % di posizioni short, ossia da una posizione Net Long pari al 70 %. Chi desiderasse approfondire e ricevere maggiori informazioni sul mio trading system e sulla composizione del portafoglio “ Azioni Italia – LTM “ può consultare, se vuole, direttamente il mio sito.

Lukas

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1 commento Commenta
alplet
Scritto il 9 gennaio 2018 at 10:51

In vari concordano a dire dell’impennata prima del mercato orso.

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