WALL STREET: la borsa dei record non molla un colpo. E anche i più scettici iniziano a ricredersi

Scritto il alle 15:17 da Lukas

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Che la borsa USA non lasciasse dubbi sulla sua forza è ormai noto. Ma, in ambito COT Report, anche gli small traders, ora iniziano a ricredersi. E la festa continua e sembra non volersi fermare…mai. [Guest post]

Cari amici, nella settimana appena trascorsa, sono giunte una vera e propria serie di notizie, talune inattese, ma tutte molto positive per i mercati finanziari internazionali. Innanzitutto, il presidente della BCE Mario Draghi ha confermato anche per il prossimo futuro un atteggiamento dovish ed accomodante per la politica monetaria dell’eurozona; è intervenuta, poi, la sorpresa del dato preliminare relativo al PIL Usa del terzo trimestre, pari ad un inatteso + 3 %; infine, molte grandi imprese Usa hanno comunicato utili trimestrali davvero notevoli, oserei dire quasi mostruosi. Notizie che giustificano, seppur a posteriori, il sentimento bullish imperante ormai da molti mesi su tutti i mercati finanziari internazionali.

Notizie che hanno avuto, inevitabilmente, un impatto anche sullo scenario intermarket. In primo luogo, segnalo un notevole rafforzamento del dollaro index, apprezzatosi in quest’ultima ottava dell’1,3 %. Di conseguenza il cambio EURUSD, dopo molti mesi, storna sino a quota 1,16. Anche le quotazioni delle commodities sembrano adeguarsi al migliorato clima economico, e rimbalzano del 2 % in termini reali. Meno euforia si registra, invece, sul mercato obbligazionario. I rendimenti dei bond decennali Usa, crescono infatti di soli 3 bps, e raggiungono quota 2,42 %. I rendimenti dei bond a 2 anni, invece arretrano di 1 bps, e tornano a quota 1,59 %. Di conseguenza la yield curve Usa risulta oggi più inclinata delle scorse settimane, e ciò rassicura circa la prosecuzione della crescita economica sia negli Usa che nel resto del mondo. I mercati azionari, come spesso accade, avevano già scontato le buone notizie di quest’ultima ottava.

Evidentemente erano dati attesi dagli operatori meglio informati. Anche in quest’ultima ottava registriamo, comunque, nuovi record storici sugli indici Usa. In particolare il nostro benchmark azionario mondiale, l’S&P 500, cresce dello 0,23 % e raggiunge quota
2581,07 punti.

Ciò premesso, passo ad esaminare i nuovi dati del COT REPORT settimanale, pubblicati venerdì dalla CFTC (Commodity Futures Trading Commission), concernenti i valori aggregati dei Futures e delle Options su tutti gli indici azionari USA, che risultano essere i seguenti:

Commercial Traders : – 40.365
Large Traders : + 48.102
Small Traders : – 7.737

Non cambia, pertanto, la favorevole configurazione del mercato dei derivati azionari Usa, che accompagna, ormai da ben 21 mesi, la forte ascesa dell’equity Usa. In quest’ultima ottava registriamo variazioni ancora limitate nelle posizioni dei diversi operatori, pari a soli 4.645 contratti. In particolare, gli Small Traders cominciano forse a capire che il loro scetticismo e le loro paure sono del tutto ingiustificate, acquistano infatti l’intero lotto dei 4.645 contratti long, ma permangono tuttora in un’errata posizione Net Short. I Large Traders, invece, allentano un po’ la presa, cedono infatti 3.149 contratti long, ma restano saldamente e da soli in posizione Net Long. I forti Commercial Traders, infine, appaiono sempre molto sicuri e tranquilli, cedono infatti i residui 1.496 contratti long, e consolidano la loro abituale posizione di copertura, Net Short. Le movimentazioni di quest’ultima ottava, ancora esigue, iniziano forse a testimoniare che in molti, negli ultimi mesi, si sono sbagliati. In realtà già dall’inizio quest’ormai storico bull market dell’azionario è stato considerato con molta diffidenza. Diffidenza trasformatasi poi in incredulità e scetticismo, e sfociata, negli ultimi mesi in vera e propria rabbia. Rabbia, credo verso se stessi, per non aver capito e creduto nelle opportunità offerte da un contesto, monetario politico ed economico, particolarmente favorevole. E’ infatti evidente, sin dal 2008, che il mondo, dopo la crisi del 1929, si è ritrovato per la seconda volta a combattere una gravissima situazione di deflazione diffusa e persistente. Onde evitare le tragiche conseguenze dello scorso secolo, frutto di molti errori, è stato quindi del tutto naturale e giustificato il comportamento accomodante assunto delle più importanti autorità monetarie a livello mondiale. Abbondante liquidità e bassi tassi d’interesse, associati al contenimento dei costi sia delle materie prime che del lavoro, costituiscono, per chi non lo sapesse, l’eden peril conto economico di ogni impresa. Se a ciò si aggiunge l’incremento di produttività indotto dagli straordinari progressi tecnologici e dalla crescente digitalizzazione dell’economia, il boom degli utili aziendali dell’ultima settimana appare del tutto logico e molto meno sorprendente di quanto si voglia far credere.

Di conseguenza anche le quotazioni azionarie, che altro non esprimono se non le prospettive di profitto delle singole società quotate, appaiono oggi del tutto logiche e tutt’altro che in bolla. Certo se le favorevoli condizioni attuali dovessero mutare, ad esempio se le politiche monetarie diventano più restrittive, se il petrolio torna a 100 dollari il barile, se i salari ricominciano a crescere, le attuali quotazioni non sono più sostenibili ed il mercato stornerà, ed anche di brutto. Per il momento, però, tale mutamento non sembra proprio all’orizzonte, credo quindi che il bull market dell’azionario proseguirà ulteriormente, forse anche ben oltre le mie iniziali aspettative.

Futuro prossimo che si prospetta, quindi, ancora positivo per i corsi azionari, che, come sempre, cercherò di tradare con il mio originale trading system, fondato sullo sfruttamento e sulla valorizzazione dell’effetto “LONG TERM MOMENTUM“, descritto negli studi e nelle ricerche dei professori Jegadeesh e Titman, ed illustrati nel mio sito http://longtermmomentum.wordpress.com/. Da inizio dell’anno il mio portafoglio denominato “ Azioni Italia – LTM “, registra una performance positiva pari al + 17,33 %. Performance che premia la mia ottimistica view, inferiore, tuttavia, a quella realizzata dal Ftse All Share, pari, nel contempo, al + 19,69 %. Una sotto- performance del 2,36 %, che non fa però venir meno la fiducia nel nostro approccio operativo, che nei precedenti 4 anni ci ha regalato una sovra-performance media annua pari al 20,8 %. In perfetta coerenza con l’analisi sopra esposta, questa settimana, non muto l’assetto del mio portafoglio costituito dall’85 % di posizioni long e dal 15 % di posizioni short, ossia da una posizione Net Long pari al 70 % del mio portafoglio. Chi desiderasse approfondire e ricevere maggiori informazioni sul mio trading system e sulla composizione del portafoglio “ Azioni Italia – LTM “ può consultare, se vuole, direttamente il mio sito.

Vi ringrazio per la vostra stima e fiducia, ed auguro a TUTTI gli amici di Intermarketandmore buon trading.

Lukas

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nordsudovestest
Scritto il 31 ottobre 2017 at 14:49

Ma la “puzza di bruciato” di appena qualche settimana fa che fine ha fatto ?
Circa il ricredersi, il punto è molto semplice : se si parte dal presupposto che l’esperienza significa “imparare dagli errori”, ebbene questo è stato un mercato dove invece l’esperienza ha significato fare errori del tutto nuovi. Come succede allorché la storia, anziché ripetersi, assume una forma nuova. Nessuno si sarebbe mai aspettato una simile tracotante invasività delle banche centrali nel voler essere market makers e nel sostenere i mercati con un dirigismo finanziario che al confronto quello economico comunista impallidisce. Anzi, in realtà solo alcuni loro esponenti, non certo tutti, perché anche al loro interno ci sono voci dissenzienti autorevoli ma silenziate. Se si sente ad esempio un altro personaggio non certo di secondo piano della BCE (il tedesco Weidmann) sostenere da tempo che questa è una politica pericolosa perché non fa che alimentare una bolla da debito, il piccolo risparmiatore – suffragato da cotanta fonte nelle proprie convinzioni – cos’altro dovrebbe pensare se non di avere ragione a dispetto del mercato ? D’altronde poi i personaggi come Draghi sono come Greenspan : fanno gli esperimenti stregoneschi ma quando poi tutto si accartoccia e implode si trovano già in pensione e nessuno gliene rende conto. Come si fa a sentire una FED che declama la crescita ma poi non sa spiegare perché sia senza inflazione ? Semplicemente dovrebbe ammettere che è una crescita da inondazione monetaria, per questo è senza inflazione, e che essendo appunto legata alla liquidità non sarà mai autonomia d questa: la conclusione quindi sarebbe che non è affatto vera crescita. Oppure come si fa a vedere bond sovrani italici prezzare più di quelli Usa ? Sono incongruenze abissali, logiche perverse che il piccolo risparmiatore per capire e sfruttare questi mercati avrebbe dovuto, prim’ancora capire e soprattutto “mentalmente” sposare laddove invece potevano e tuttora possono essere alla portata solo degli speculatori più incalliti. Dunque di cosa stupirsi ? Che la gente comune non abbia seguito qualcosa di incomprensibile ?

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Lukas
Scritto il 31 ottobre 2017 at 16:50

nordsudovestest@finanzaonline,
Qualcosa di incomprensibile ?……Beh in realtà è vero, la nostra generazione mai aveva vissuto una situazione di deflazione conclamata come quella venuta alla luce nell’anno 2008 ( e che ancora persiste ).
Sappiamo però cosa successe dopo il 1929……..Hitler, Mussolini, Il generale Franco, Hiroshima, Nagasaky, si voleva forse una riedizione di tutto ciò ?
All’epoca, infatti, la liquidità fu addirittura ristretta e non ampliata come avvenuto, invece, dopo il 2008. Non credo di esagerare affermando che il comportamento questa volta saggio delle Banche Centrali ha evitato a Noi guai ben peggiori di quelli che già abbiamo visto e vissuto in questi anni.
Si afferma che l’abbondante liquidità sia rifluita quasi per intero sugli asset finanziari gonfiandone a dismisura il loro valore…….e pertanto molti di essi sarebbero oggi in bolla conclamata. Può darsi……
Io invece penso che gli attuali valori abbiamo un origine ed una ragione meno semplicistica, e che gli stessi siano il frutto di una serie di fattori favorevoli, in particolare:
1) La deflazione ha fatto crollare i prezzi delle materie prime ( basti pensare che oggi un barile di petrolio stenta a tenere il prezzo di 50 dollari……rispetto ai 150 del 2008 ). Ciò costituisce un indubbio vantaggio per tutte le economie occidentali……ed in particolare per le nostre imprese ( in termini di risparmio di costi della produzione )
2) L’abbondante liquidità ed i conseguenti bassi tassi d’interesse costituiscono un altro importante fattore di contenimento dei costi per ogni impresa…….basti pensare che oggi un investimento può essere finanziato pagando un’interesse del 2 % invece del 10- 12 % di qualche anno fa.
3) Inoltre sia la crisi che i notevoli progressi tecnologici, ossia la digitalizzazione crescente dell’economia, hanno determinato una forte compressione della dinamica salariale……e ciò se da un lato ci dispiace, dall’altro costituisce un altro indubbio vantaggio per i conti delle imprese.
Insomma, le imprese oggi godono di una condizione particolarmente favorevole che gli consente di comprimere i costi di tutti i più importanti fattori produttivi, ossia di MATERIE PRIME, CAPITALE E LAVORO.
In tale contesto, anche a parità di fatturati, gli utili ( differenza RICAVI – COSTI ) non possono che crescere………. di conseguenza anche i valori delle azioni lievitano.
A mio avviso, per il momento non s’intravvede il venir meno di nessuna di tali favorevoli circostanze, sicchè il BULL MARKET dei mercati azionari può addirittura proseguire anche aldilà degli attuali valori.
Certo se le stesse dovessero venir meno……il discorso cambia…….ma per ora, bisogna farsene una ragione, la situazione è questa. Sempre a mio modestissimo avviso……

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andrea4891
Scritto il 4 novembre 2017 at 17:12

tu ricorda di NON VINCOLARE A LUNGO, che adesso Draghi incomincia a sputere fuoco
nord­su­do­ve­ste­st@fi­nan­zaon­li­ne,

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