WALL STREET: i mercati sentono puzza di bruciato

Scritto il alle 15:53 da Lukas

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La politica acquista un ruolo preponderante. Il quadro si complica e i mercati sono preoccupati su quello che potrebbe succedere in futuro. [Guest post]

Cari amici, nella settimana appena trascorsa, la nuova sfilza di dazi annunciati da Trump, soprattutto nei confronti dei prodotti cinesi, ha molto innervosito Wall Street, scossa peraltro anche dai guai di Facebook. In un contesto economico molto positivo è dunque la politica a portare nuova incertezza e volatilità sui mercati finanziari internazionali. Doveva essere, infatti, la settimana delle decisioni di politica monetaria della Fed ed invece i mercati hanno dovuto fare, improvvisamente, i conti con importanti ed audaci scelte politiche che mettono in discussione l’intero processo di globalizzazione dell’economia mondiale. Scelte politiche controverse che determineranno inevitabili reazioni, soprattutto ad opera della Cina, che non dimentichiamolo, detiene una quota rilevante dei titoli del debito pubblico Usa. Del tutto giustificato pertanto il nervosismo dei mercati, che vedono, inaspettatamente, messo in crisi il paradigma e l’intero assetto dell’odierna economia mondiale.

Preoccupazioni per ora prospettiche, che trovano al momento limitati riscontri sullo scenario intermarket. In particolare, solo il dollaro Usa sembra evidenziare ed esprimere già compiutamente l’essenza della nuova politica protezionistica americana. Anche in quest’ultima ottava, infatti, la valuta Usa perde valore e si deprezza dello 0,88 %. Negli ultimi dodici mesi, il deprezzamento, è ben più ingente, ossia pari al 10,2 %. E’ evidente che gli Usa vogliono proteggere, in ogni modo e con ogni mezzo l’industria ed i prodotti made in Usa.

Ma è un’illusione, il protezionismo, infatti, non ha mai portato benefici economici e non ha mai salvato industrie ed imprese improduttive. Non a caso le commodities non sfruttano, per rivalutarsi, la debolezza del dollaro. Negli ultimi dodici mesi, infatti, risultano anch’esse in calo del 6,8 %. Il protezionismo Usa non le favorirà di certo, anzi tutt’altro. Anche il mercato obbligazionario comincia seriamente a mostrare dei dubbi. Nell’ultima ottava i rendimenti dei bond decennali Usa, arretrano ancora di 3 bps, e retrocedono a quota 2,82 %. Ciononostante la Fed si propone, dopo il rialzo di 25 bps di questa settimana, altri 2 o 3 aumenti dei tassi nel corso dell’anno. Sono evidentemente molto ottimisti, verificheremo nel corso dell’anno, se il loro attuale ottimismo sia fondato o meno. E’ tuttavia il mercato azionario, il luogo in cui, oggi, si esprimono con maggiore evidenza le preoccupazioni degli investitori. Quest’ultimi sembrano non apprezzare affatto le nuove misure protezionistiche annunciate da Trump. I listini Usa, infatti, sono ormai espressione di imprese che operano prevalentemente a livello globale, e non nazionale. In particolare, Il nostro benchmark azionario mondiale, l’S&P 500 che, non a caso, reagisce stornando, in quest’ultima ottava, di un ingente 5,95 %.

Ciò premesso, passo ad esaminare i nuovi dati del COT REPORT settimanale, pubblicati venerdì sera dalla CFTC (Commodity Futures Trading Commission), concernenti i valori aggregati dei Futures e delle Options su tutti gli indici azionari USA, che risultano essere i seguenti:

Commercial Traders : – 36.146
Large Traders : + 22.789
Small Traders : + 13.357

S’attenua ma trova ancora conferma la volatile configurazione del mercato dei derivati azionari Usa. In quest’ultima ottava registriamo, infatti, nuovamente, variazioni significative nelle posizioni dei diversi operatori, pari a 23.885 contratti. In particolare, in quest’ultima ottava, sono i Large traders a cedere l’intero lotto dei 23.885 contatti long. Evidentemente gli stessi cominciano ad aver seri dubbi sulla loro strategia trend- following. Tuttavia, riducono ma non invertono ancora la loro posizione, che resta Net-Long. I Commercial traders, invece, come spesso accade in casi di rilevanti storni, acquistano a man basse, rilevano infatti ben 21.497 contratti long, e riducono in misura corrispondente la loro abituale ed ancora solida posizione di copertura, Net Short. Gli Small Traders, infine, si confermano degli operatori contrarian, in una settimana da incubo acquistano infatti altri 2.388 contratti long e consolidano la loro attuale posizione Net Long. Le movimentazioni di quest’ultima settimana riducono l’entità e la forza dell’attuale configurazione, ma non la fanno venir meno. Come detto sin dal suo esordio, in data 05/12/2017, essa è una configurazione storicamente e statisticamente molto volatile. Anche in quest’ultimo caso, conferma e non smentisce i suoi tratti peculiari. Al suo esordio l’S&P 500 era infatti a quota 2.651,50 punti, da allora è dapprima salito, su base weekly, sin quota 2.872,37, per poi scendere oggi sino a quota 2588,26. Un’escursione di ben 284,11 punti, ossia pari al 10,7 % in poco più di tre mesi. Nonostante le movimentazioni di quest’ultima ottava, la stessa non appare ancora prossima al suo epilogo. Da ciò desumo che l’incertezza e la volatilità oggi presente sui mercati è destinata purtroppo a proseguire. Molto probabile che da questi valori potremmo assistere ad un nuovo rimbalzo, ma ciò non muterà l’incerto trend attuale. Il ritorno in un ambiente Goldilocks è infatti da escludersi.

D’altronde un’Amministrazione come quella di Trump è del tutto incompatibile con una situazione di tranquillità e bassa volatilità dei mercati. Operare, pertanto, con grande cautela e non assumere grandi rischi, mi appare un atteggiamento alquanto saggio da assumere.

Futuro prossimo che si prospetta, quindi, molto incerto per i mercati azionari, che cercherò, comunque, di tradare con il mio originale trading system, fondato sullo sfruttamento e sulla valorizzazione dell’effetto “LONG TERM MOMENTUM“, descritto negli studi e nelle ricerche dei professori Jegadeesh e Titman, ed illustrati nel mio sito http://longtermmomentum.wordpress.com/. In questo molto movimentato inizio d’anno, il mio portafoglio, denominato “ Azioni Italia – LTM “, ha conseguito una lieve perdita, pari allo 0,38 %. Performance inferiore a quella realizzata dal Ftse All Share, pari nel contempo al + 1,42 %. Una sotto-performance dell’ 1,8 %, che evidenzia le difficoltà operative di quest’ultimo periodo, ma che non fa venir meno la fiducia nel mio trading system, che negli ultimi 5 anni ha conseguito una sovra-performance media annua pari al 16 %. Ciò detto, in coerenza con l’analisi sopra esposta, questa settimana riduco notevolmente dal 77,5 al 42,5 % le mie posizioni long ed innalzo dal 22,5 al 57,5 % le mie posizioni short, assumendo di conseguenza una posizione Net Short pari al 15 % del mio portafoglio. Chi desiderasse approfondire e ricevere maggiori informazioni sul mio trading system e sulla composizione del portafoglio “ Azioni Italia – LTM “ può consultare, se vuole, direttamente il mio sito.
Vi ringrazio per la vostra stima e fiducia, ed auguro a TUTTI gli amici di Intermarketandmore buon trading.

Lukas

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2 commenti Commenta
nordsudovestest
Scritto il 27 marzo 2018 at 12:01

Mi sono peso la briga di annotare pazientemente e scrupolosamente tutte le movimentazioni di portafoglio via via dichiarate nei vari articoli. Dopo una lunghissima immobilità durata mesi, nelle ultime settimane esse sono invece improvvisamente diventate convulse e compulsive, quasi una alla settimana, e per giunta nevrotiche, come dimosrtano l’entità e anche il segno delle variazioni. Ma il bello è che nel “rincorrere” un trend – parliamo di quello americano – diventato a inizio febbraio nevrastenico con la sua alternanza di crolli e rimbalzi, l’adeguamento di portafoglio è sempre avvenuto in corrispondenza opposta ad ogni inversione, cioè in perfetto controtrend. Ricapitoliamo : l’esposizione iniziale è 70-30, ossia 40% netto long. Viene portata al 50% proprio prima del crollo di inizio febbraio, che quindi si subisce in piena faccia.. Al culmine del crollo viene drasticamente ridimensionata al 20%, esattamente quando stava per aver luogo il primo grande rimbalzo, che quindi viene in buona parte perso. Sulla scia del rimbalzo, la posizione long viene via incrementata prima al 35 e poi addirittura, di colpo, al 55% (a inizio della scorsa settimana), giusto in perfetto tempismo per prendersi in pieno la seconda sberla. Alla quale si replica dicendo che “i mercati sentono puzza di bruciato”, si ribalta la posizione addirittura in negativo (direttamente dal 55% long al 15 % short, idee chiare non c’è che dire !), e ancora una volta proprio in tempo per subire un altro rimbalzone, che evidentemente stavolta visto lo short significa addirittura perdite aggiuntive. Ancor più grave e inspiegabile l’ultima decisione alla luce del fatto che detto rimbalzo era messo in conto : “Molto probabile che da questi valori potremmo assistere ad un nuovo rimbalzo”. Mi sembra non possa esserci miglior dimostrazione pratica di quando sostenevo la confusionarietà dell’approccio del COT report. Tra l’altro verrebbe anche da dire che la confusione non è solo operativa, ma sta diventando anche concettuale (il che è ancor più grave). Mi riferisco al fatto di bollare con malcelata ironia l’ottimismo della FED nella sua intenzione di continuare ad alzare i tassi: “Sono evidentemente molto ottimisti, verificheremo nel corso dell’anno, se il loro attuale ottimismo sia fondato o meno”. A me pare sia semplicemente coerenza con la convinzione di crescita : certo, può essere sbagliata tale convinzione, ma nel caso l’errore verterebbe su questa, non sulla decisione che ne consegue. L’incoerenza semmai è in chi ritiene che la FED stia sbagliando ma allo stesso tempo ha reiteratamente giudicato il mercato in fase lateral-rialzista e in scia a una crescita destinata a continuare.

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Lukas
Scritto il 27 marzo 2018 at 12:53

nord­su­do­ve­ste­st@fi­nan­zaon­li­ne,

prima sberla…seconda sberla….ma cosa dice ? Lei è molto fazioso e non legge con attenzione i miei post……innanzitutto io opero solo sul mercato italiano……che ieri ha fatto -1,24 %…..eppoi
facciamo l’ipotesi che questa settimana il ftse mib faccia un sontuoso + 5 %, poichè io ho una posizione net short pari a solo il 15 % ( 42,5 di posizioni long e 57,5 % di posizioni short ) la mia perdita sarebbe pari 5 x 0,15 = 0,75 %. Credo che non ci sia da aggiungere altro…..è solo una questione di matematica……ma forse Lei ha qualche difficoltà in materia.

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