WALL STREET: estate sui mercati in attesa della correzione…che verrà…

Scritto il alle 13:57 da Lukas

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Non cambia la configurazione del mercato. Small traders sempre Net Short, e “mani forti” che continuano a dominare senza trovare però “compratori” disponibili a prendersi le azioni che per molti risultano sopravvalutate. Tutto rimandato a settembre.  [Guest post]

Cari amici, nella settimana appena trascorsa, i governatori delle banche centrali, riuniti a Jackson Hole, hanno illustrato e confermato i tratti di questo peculiare ciclo economico, caratterizzato da una moderata crescita e da una persistente bassa inflazione. Ciclo economico debole, che abbisogna ancora del sostegno di politiche monetarie accomodanti. I mercati finanziari internazionali hanno accolto con favore le nuove assicurazioni giunte dalle più importanti autorità monetarie mondiali. E’ evidente, infatti, che, almeno a breve termine, non ci saranno modifiche sostanziali nelle scelte e nelle decisioni di politica monetaria.
Solo dopo le dichiarazioni dei vari governatori, lo scenario intermarket ha registrato delle significative variazioni. In particolare, dopo le dichiarazioni dovish della Yellen, il dollaro Usa storna di un ulteriore 0,75 %, ed i rapporti EURUSD e YENUSD raggiungono i nuovi massimi di periodo. Le commodities, tuttavia, non  rimbalzano e confermano la loro attuale debolezza, testimoniata da un ritracciamento, in termini reali, pari al 13 % negli ultimi 6 mesi. Quasi immobile anche il mercato obbligazionario. In particolare, il rendimento sul bond decennale Usa arretra di 2 bps, e si ferma a quota 2,17 %. In arretramento di 3 bps anche il rendimento sul bund tedesco, pari allo 0,39 %. Le yield curve delle due sponde dell’Atlantico prospettano, tuttavia, per i prossimi mesi, una maggior crescita in Europa che non negli Usa. Riscontri positivi si sono avuti, invece, sui mercati azionari. Il nostro benchmark azionario mondiale, l’S&P500, interrompe infatti l’accenno di correzione e rimbalza dello 0,72 % tornando a quota 2.443.

Ciò premesso, passo ad esaminare i nuovi dati del COT REPORT settimanale, pubblicati venerdì dalla CFTC (Commodity Futures Trading Commission), concernenti i valori aggregati dei Futures e delle Options su tutti gli indici azionari USA, che risultano essere i seguenti:

Commercial Traders : – 41.935
Large Traders : + 51.448
Small Traders : – 9.513

Si conferma, pertanto, la configurazione del mercato dei derivati azionari Usa, in voga ormai da molti mesi.
Nell’ultima ottava registriamo, peraltro, variazioni davvero esigue nelle posizioni dei diversi operatori, pari a soli 2.764 contratti. In particolare, gli Small Traders, attenuano il loro pessimismo ed acquistano l’intero lotto dei 2.764 contratti long, ma restano ancora e saldamente nell’insolita posizione Net Short. I Large Traders, invece, cedono 481 contratti long, e limano la loro decisa ed ancora solitaria posizione Net Long. I ommercial Traders, infine, cedono i residui 2.283 contratti long, e consolidano la loro abituale posizione di copertura Net Short. Le movimentazioni di quest’ultima ottava, davvero molto esigue, ci confermano che allo stato non esistono particolari tensioni sui mercati azionari Usa e mondiali.

L’embrionale correzione delle precedenti settimane fatica infatti ad alimentarsi. D’altra parte con gli Small Traders cosi pessimisti, le “ mani forti “ a chi vendono le loro azioni eventualmente sopravvalutate ? Sarà dunque molto arduo alimentare una significativa correzione che, non a caso, manca ormai da quasi 18 mesi. Più probabile che si lateralizzi ancora per altre settimane. Lateralizzazione, peraltro, già in corso. Negli ultimi 6 mesi l’S&P 500 ha infatti rallentato di molto la sua corsa segnando un incremento complessivo del solo 3 %. Leggo che in molti si attendono a breve marcate correzioni ed addirittura crash dei mercati azionari Usa e mondiali. Come ormai ben sapete, personalmente, non concordo affatto con tale vision. A mio avviso, infatti, allo stato, mancano sia le condizioni intermarket che quelle prettamente interne al mercato che possano giustificare una marcata correzione dei corsi azionari, e tantomeno una loro inversione. Certo una correzione circoscritta e limitata, dell’ordine del 4-5 % rispetto ai valori attuali sarebbe auspicabile, ma bisogna prendere atto che anche tale ipotesi risulta, già da molti mesi, di difficile realizzazione.

Futuro prossimo che si prospetta, pertanto, ancora non negativo per i corsi azionari, che cercherò, come sempre, di tradare con il mio originale trading system, fondato sullo sfruttamento e sulla valorizzazione dell’effetto “LONG TERM MOMENTUM“, descritto negli studi e nelle ricerche dei professori Jegadeesh e Titman, ed illustrati nel mio sito http://longtermmomentum.wordpress.com/. Da inizio dell’anno il mio portafoglio denominato “ Azioni Italia – LTM “, registra una performance pari al + 16,72 %. Performance buona e soddisfacente, che remunera la mia ottimistica vision, superiore inoltre a quella realizzata dal Ftse All Share, pari, nel contempo, al + 14,5 %. Una sovra-performance del 2,22 %, che conferma che la fiducia nel nostro approccio operativo è sempre ben riposta, visto che negli ultimi 4 anni ci ha regalato una sovra-performance media annua pari al 20,8 %. In coerenza con l’analisi di mercato esposta e con la mia view d’ordine generale, questa settimana, incremento dal 75 all’85 % le mie posizioni long e riduco, nel contempo, dal 25 al 15 % le posizioni short, assumendo di conseguenza una posizione Net Long pari al 70 % del mio portafoglio.

Chi desiderasse approfondire e ricevere maggiori informazioni sul mio trading system e sulla composizione del portafoglio “ Azioni Italia – LTM “ può consultare, se vuole, direttamente il mio sito. Vi ringrazio per la vostra stima e fiducia, ed auguro a TUTTI gli amici di Intermarketandmore buon trading.

Lukas

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7 commenti Commenta
reragno
Scritto il 28 agosto 2017 at 15:33

Lukas ti posso fare una domanda cattiva: se già operavi, nel 2008 quando sei uscito dai vari indici? Sopratutto a quali livelli? Italia e Usa per intenderci

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Lukas
Scritto il 28 agosto 2017 at 17:37

reragno@finanzaonline,

Domanda cattivissima la Tua………il crash del 2008…..in verità iniziò nel novembre 2007….e terminò il 9 marzo 2009….quindi di tempo per capire ce ne fù tanto…..peraltro la parte peggiore del crollo avvenne dopo il fallimento di Lheman B. del settembre 2008.
La situazione di oggi, è peraltro totalmente diversa…….non solo per la protezione delle Banche Centrali….ma soprattutto per le condizioni dell’economia. Basti pensare che allora un barile di petrolio era quotato 150 $….ed oggi scarsi 50 $. Ipotizzare che con tale prezzo del greggio l’economia dell’occidente possa subire un nuovo crollo …….è solo pura fantasia !!!
In ogni caso, sono anni che su questo blog in tanti mi ripropongono la Tua cattivissima domanda……..nel frattempo gli indici Usa hanno più che triplicato il loro valore……..mentre gli interlocutori si sono man mano dileguati.
Ciao, buona giornata.

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wallner
Scritto il 28 agosto 2017 at 18:35

Ciao Lukas, seguo da parecchio e sempre con molto interesse i tuoi aggiornamenti sul COT report. Fra tanta fuffa in giro sono una vera perla.
Ti chiedo se le cifre che riporti sono tue elaborazioni dei dati disaggregati oppure la CFTC pubblica anche i dati aggregati.
Grazie se vorrai rispondermi

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senzacertezze
Scritto il 28 agosto 2017 at 20:49

una domanda: ma questa famosa correzione che caratteristiche dovrebbe avere per essere definita in tempo quella spazzatutto da -50/-60%? Reitero meglio la domanda: in quale pianeta vive colui che riesce ad identificarla come tale quando inizia? Dal 2009 ad oggi l’s/p ha avuto già parecchie correzioni, alcune definite anche come l’inizio di fasi drammatiche tipo 2008 : la realtà è che dopo un -20% riacquista la forza per superare di nuovo i vecchi massimi. E gli sciamani che per entrare aspettano un -50% potrebbero non entrare mai.
E’ inutile fare previsioni catastrofiche, tanto i minimi si beccano solo col kiulo, soprattutto in questa fase storica con le banche centrali pronte a tutto pur di evitare tsunami.
Sanno benissimo che in questo momento un nuovo 2008 cancellerebbe tutte le mappe.

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john_ludd
Scritto il 28 agosto 2017 at 20:52

Lukas,

infatti, la correlazione tra S&P e andamento della produzione di LTO (light tight oil) spiega molto di più di quella tra S&P e attivo della FED. Però dato che dal 2008 a oggi il cash flow sia dell’LTO che dello shale gas è stato negativo in ogni singolo anno indipendentemente dal prezzo, c’è chi sostiene che … next time will be much worst.

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john_ludd
Scritto il 28 agosto 2017 at 21:06

sen­za­cer­tez­ze@fi­nan­zaon­li­ne,

“Sanno benissimo che in questo momento un nuovo 2008 cancellerebbe tutte le mappe.”

tutti sappiamo che un giorno dobbiamo morire eppure poi moriamo lo stesso. Lo stesso i cicli economici, i bull market e bla bla bla. Si vive di narrative, oggi va di moda l’onnipotenza delle banche centrali, tempo fa ne imperversavano altre che oggi si fanno sorridere, un giorno rideranno di noi.

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Lukas
Scritto il 28 agosto 2017 at 21:47

wallner@finanzaonline,
Come specificato nei miei post i dati sono una mia personale elaborazione dei dati disaggregati pubblicati dalla CTFC. In pratica ogni settimana provvedo ad aggregare sommare ) i dati dei contratti stipulati su tutti gli indici azionari Usa.
Ti ringrazio per i complimenti.

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