WALL STREET: si ritorna verso una fase recessiva?

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GUEST POST – dopo lo shutdown è tempo di debt cealing? Analisi dei dati del CFTC secondo la personale visione di Lukas.

Cari amici, dopo la sorpresa delle decisioni della Fed delle scorse settimane, i mercati finanziari internazionali hanno vissuto un’ottava tranquilla ed apparentemente interlocutoria, caratterizzata soprattutto dallo shutdown Usa, e dalla sorprendente soluzione data all’ennesima crisi politica italiana.

In particolare, lo scenario intermarket, ha registrato, un nuovo ed atteso ribasso delle quotazioni del dollaro Usa, svalutatosi di un ulteriore 0,5 %, accompagnato da un ulteriore calo delle quotazioni delle commodities, diminuite in termini reali di un altro 1,1 %, che conduce il ribasso complessivo delle stesse, negli ultimi 12 mesi, ad un notevole -13 %. Ciononostante, i tassi d’interesse, anche in quest’ultima settimana, così come nel resto dell’ultimo anno, tendono incoerentemente al rialzo, e le quotazioni dei bond registrano uno storno annuale del 5 % . In particolare, il rendimento del decennale Usa ha registrato a fine settimana un tasso del 2,64 %, rispetto al 2,62 % di sette giorni prima, deludendo, credo, tutti coloro che si attendevano un ulteriore veloce ribasso, a seguito delle inattese e sorprendenti decisioni della Fed di 2 settimane orsono. In merito a tale problematica, già nei miei precedenti commenti, ho espresso una mia vision del tutto alternativa a quella corrente. A mio avviso, il rialzo dei tassi d’interesse registratosi negli ultimi 12 mesi è l’unico elemento che lascia ancora sperare nella prosecuzione di una crescita seppur modesta dell’economia Americana ed Europea. Se i tassi dovessero effettivamente ridiscendere, in coerenza con il già preoccupante e continuo ribasso delle quotazioni delle commodities, vorrà dire che l’economia Usa e con essa l’intera economia mondiale entreranno presto in una nuova e disastrosa fase recessiva. Scenario deflazionistico che la Fed ben conosce e teme, e che, a differenza di quanti molti credono, cerca di combattere con continue immissioni di liquidità, che favoriscono il rialzo, e  non il ribasso, dei rendimenti obbligazionari, come peraltro già accaduto nel corso delle due precedenti fasi diquantitative easing. Rialzo dei tassi e conseguente storno dei bond che sono alla base del consistente rialzo dei mercati azionari degli ultimi 12 mesi, ingiustificato per molti, ma del tutto conseguente e coerente, con gli effetti antideflazionistici delle politiche monetarie espansive attuate con perseveranza inattesa sia dalla Fed che dalla Bank of Japan, ed in forme diverse dalla Bce. Il timore dell’attuazione del tapering, che disvelerebbe appieno il drammatico e persistente scenario deflazionistico che attanaglia tuttora l’economia Usa e mondiale, ha frenato, negli ultimi 2 mesi, l’impetuosa crescita dei listini azionari. Il nostro benchmark azionario di riferimento, l’S&P 500, ha registrato, anche questa settimana, non uno storno significativo, ma solo un impercettibile ribasso dello 0,07 %, che lo mantiene ad un livello appena inferiore dell’1 %, a quello di 2 mesi orsono, e ne conferma il suo recente andamento laterale.

Questa settimana, a differenza dei miei precedenti commenti, mi sono volutamente dilungato nel descrivere la mia, del tutto personale, interpretazione del corrente scenario intermarket, poiché a causa dello shutdown la CFTC (Commodity Futures Trading Commission), non ha provveduto a pubblicare il COT REPORT settimanale dei Futures e delle Options sugli indici azionari Usa. Non ho pertanto da comunicare alcun aggiornamento circa l’evoluzione settimanale del mercato dei derivati azionari Usa. Rammento, quindi, qual’era la situazione 7 giorni orsono :

Commercial Traders : – 108.483

Large Traders : + 67.987

Small Traders : + 40.496

Aggiungendo soltanto che, anche in assenza di nuovi dati, si può statisticamente affermare che tale marcata e definita configurazione del Cot Report, non può modificarsi nel corso di una sola settimana. Confidando pertanto nelle virtù della scienza statistica, riconfermo la mia ormai quasi annuale vision positiva circa l’andamento dei mercati azionari Usa, che a mio avviso, non sono ancora giunti in prossimità di un significativo storno dei valori raggiunti negli ultimi mesi.

Per quanto concerne, infine, la mia operatività, attuata, da quest’anno, non tramite i direzionali ETF, bensì attraverso lo stock picking condotto sul listino azionario italiano, sulla base della strategia “ LONG TERM MOMENTUM “, ossia selezionando indici, settori e titoli che presentano le migliori performance degli ultimi 6-12 mesi, registro, dall’inizio dell’anno, un guadagno del 29,1 %, a fronte di un concomitante rialzo dell’indice FTSE ALL SHARE del 12,6 %. Dunque una sovra-performance di 16,5 punti percentuali, in calo però di ben 4 punti nell’ultimo mese. Calo che testimonia e dimostra che sul nostro listino è in corso una rotazione settoriale, sinora non individuata e non colta dal nostro stock picking, disvelata del check-up settimanale di borsa italiana, che mi induce a modificare l’80 % del mio portafoglio titoli, che sarà costituito ora da 5 titoli del Ftse Mib, da 4 del Mid- Cap, e da 1 del Ftse Star, appartenenti tutti ai settori Banche, Media, ed Auto.

Vi ringrazio, come sempre, per la vostra stima e fiducia, ed auguro a TUTTI gli amici di Intermarketandmore una serena e proficua settimana.

Lukas

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Commenti (n° 6)Commenta

  1. lucianom scrive:

    “Confidando pertanto nelle virtù della scienza statistica, riconfermo la mia ormai quasi annuale vision positiva circa l’andamento dei mercati azionari Usa, che a mio avviso, non sono ancora giunti in prossimità di un significativo storno dei valori raggiunti negli ultimi mesi.”

    Quanto dovrò ancora aspettare per avere buone notizie?
    L’ unica consolazione per ora che l’ andamento del mercato è laterale.:wink:

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  2. lucianom,

    Caro amico, come vedi i mercati azionari non temono, ne lo shutdown,ne il debt cealing….e non ne vogliono proprio sapere di scendere…..solo l’ arrivo di una nuova recessione li indurrà a stornare pesantemente, ma per ora l’ inclinazione positiva della curva dei tassi…..sembra scongiurare tale ipotesi.

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  3. lucianom scrive:

    Lukas,

    Beh, l’inclinazione dei tassi in questi ultimi 15 giorni non sembra essere troppo positiva anche se il trend a lungo ti sta dando ragione. Come sai il mio chiodo fisso è vedere lo S&P a 1425 prima della fine dell’anno, quotazione di inizio anno, la speranza è l’ultima a morire.Parlando poi seriamente come si fa in periodi turbolenti come questi a non proteggersi con degli short?Preferisco perdere dei soldi che non vedere dimezzato il mio capitale come nel passato anche se fortunatamente o per merito ho sempre recuperato tutto con gli interressi.

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  4. lucianom scrive:

    Lukas,

    Scusa non volevo dire per “merito” ma per coraggio, in questi ultimi tempi ce ne vuole molto.

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  5. bonjourf scrive:

    Forse non me ne intendo, ma il quantitative easing mi sembra uno spendaccione che chiede in continuazione anticipi sugli stipendi futuri. Per ora gode della maggiore liquidità disponibile, ma poi arriva il momento che il gioco si dovrà fermare e allora saranno guai. Provo una previsione: a fine anno comincia il crollo della borsa americana fino a 12-13.000. Seguono poco distanti le borse giapponese e tedesca.

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  6. lucianom,

    Caro Lucianom io mi riferivo a questa curva dei tassi….la yield curve Usa….guarda com’è bella ripida……e fintanto che non inverte…….non si avrà recessione .

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