WALL STREET: alla ricerca della tendenza perduta

Scritto il alle 14:54 da Lukas

Il COT report ha rispettato le attese ed è riuscito, fino ad ora, ad anticipare quelli che erano gli eccessi di mercato. E così in questi giorni è arrivato il rimbalzo che “sistema” gli eccessi ribassisti. Ma il quadro di mercato non si presenta semplice. [Guest post]

Cari amici, nella settimana appena trascorsa, in concomitanza con i risultati delle elezioni di midterm, i tori hanno tentato di riprendere il controllo di Wall Street. C’erano quasi riusciti ma a tenerli a bada ci ha pensato ancora una volta la FED, che con nuovo comunicato ha confermato per intero i suoi propositi di politica monetaria restrittiva. Ed è noto che combattere la FED non è una scelta intelligente per gli investitori.

Continuiamo pertanto a vivere in una sorta di limbo, ossia in un ambiente economico ambivalente e contraddittorio, caratterizzato da utili aziendali in forte crescita, + 23 % nel 2018, associati a tassi d’interesse anch’essi in rapida ascesa. In pratica ci troviamo nella situazione illustrata dal seguente grafico: Situazione ambivalente e contraddittoria che giustifica l’andamento alquanto moderato dei corsi azionari Usa in tutto questo 2018. L’S&P 500 registra infatti una crescita annua modesta, pari solo al + 4 %. Ciò ha consentito, dato la crescita impetuosa degli utili, una contrazione salutare dei multipli ( P/E ) di molte società quotate. Contrazione che asseconda i voleri della FED impegnata ad evitare il formarsi di nuove pericolose bolle sui mercati Usa. L’ambivalente situazione attuale, peraltro, era già stata preannunciata, 11 mesi orsono, dalla configurazione del Cot Report sui derivati azionari Usa. Su tale mercato, infatti, dal dicembre dello scorso anno, si registra un assetto che storicamente ha sempre preannunciato un andamento moderato, ossia lateral- rialzista dei corsi azionari Usa. Non a caso ogni tentativo di deviare da tale corso, sia al rialzo che al ribasso, è stato immediatamente stroncato. Anche quest’ultima correzione sta vedendo, e vedrà credo un rapido recupero.

Anche il più ampio scenario intermarket testimonia una situazione ambivalente, incerta e contraddittoria. In particolare, il dollar index, sospinto da tassi Usa in rapida risalita, continua inevitabilmente ad apprezzarsi. In quest’ultima ottava s’apprezza di un ulteriore 0,38 %, e raggiunge quota 96,87. Le commodities, espresse in dollari Usa, invece, molto coerentemente stornano, questa settimana perdono l’1,2 %, soprattutto grazie al crollo del prezzo del petrolio che null’ultimo mese ha perso ben il 18,37 %. In termini reali ( ossia al netto delle rivalutazioni del dollaro Usa ) lo storno dei prezzi delle commodities non è però preoccupante e denuncia solo un rallentamento dell’economia e non l’imminente arrivo di una recessione. Ciò è confermato anche dagli andamenti che si registrano nel settore obbligazionario. I rendimenti dei bond decennali americani, infatti, arretrano di 3 bps e si riportano a quota 3,19 %. I rendimenti dei bond a 2 anni, invece, crescono di 2 bps e raggiungono quota 2,93 %. L’inclinazione della yield curve Usa, pertanto si riduce, ma resta ancora positiva e rassicurante, il differenziale ( 10 – 2 ) è oggi pari a 26 bps, e ciò ci fà ritenere che, almeno per i prossimi 12 mesi, non vi sarà una recessione dell’economia Usa. In questo contraddittorio ed ambivalente scenario, i mercati azionari Usa, al netto di momentanei episodi di euforia e depressione, mantengono coerentemente un moderato trend lateral-rialzista. In questo momento, il nostro benchmark azionario mondiale, l’S&P 500, è impegnato a recuperare lo storno prodotto dall’ultima correzione. Nell’ultima ottava rimbalza infatti del 2,13 % e raggiunge quota 2.781,01.

Ciò premesso, passo ad esaminare i nuovi dati del COT REPORT settimanale, pubblicati venerdì sera dalla CFTC (Commodity Futures Trading Commission), concernenti i valori aggregati dei Futures e delle Options su tutti gli indici azionari USA, che risultano essere i seguenti:

Commercial Traders : – 104.628
Large Traders : + 85.593
Small Traders : + 19.035

Si conferma, e si assesta, la configurazione del mercato dei derivati azionari Usa in auge ormai da oltre 11 mesi. In quest’ultima settimana, registriamo variazioni, nelle posizioni dei diversi operatori, pari a ben 32.573 contratti. In particolare, i Large Traders, danno finalmente segnali di ravvedimento, capiscono che il mercato non è più iper bullish, cedono infatti ben 28.182 contratti long, e riducono l’entità della loro, ancora ingente, posizione Net Long, intorno alle 85.000 unità. Gli Small Traders, cedono anch’essi 4.391 contratti long, e riducono la loro non esuberante posizione Net Long, poco sotto le ventimila unità. I Commercial Traders, infine, prendono atto della riduzione di fiducia degli altri operatori, acquistano l’intero lotto dei 32.573 contratti long, e riducono la loro abituale posizione di copertura, Net short, poco sopra le centomila unità. Le movimentazioni di quest’ultima ottava riducono gli squilibri e le tensioni presenti, già da alcune settimane, nel mercato dei mercati azionari Usa. Gli squilibri, però non sono scomparsi del tutto. In particolare appare ancora eccessiva la posizione Net Long dei Large traders, che debbono ancora ridurre e morigerare le loro pretese rialziste. In attesa di ciò il mercato azionario cercherà nella prossima settimana un ulteriore assestamento, dopo la correzione subita nel mese di ottobre. Il nostro target di fine d’anno per l’S&P 500, fissato all’inizio del 2018, era pari a 2.830 punti. Non credo che andremo molto lontani da tale quota. Nel 2018 il mio modello previsionale, seppur attraverso molte peripezie, ha quindi sostanzialmente centrato l’obiettivo. Non a caso il mio portafoglio azionario presenta un guadagno ( + 6,61 % ) in linea con il trend lateral-rialzista suggeritoci dall’analisi del Cot Report.

Una performance moderata, ma ben superiore al risultato dell’89 % dei fondi d’investimento che, come ha ricordato Danilo nei giorni scorsi, presentano quest’anno perdite più o meno marcate. La cosa preoccupante è che, a mio modesto avviso, anche il 2019 non sarà molto dissimile dall’anno in corso, e per tutti sarà ancora molto dura conseguire performance accettabili e soddisfacenti.

Per tale motivo confermo la mia view di mercato, lateral-rialzista, che cercherò di tradare con il mio originale trading system, fondato sullo sfruttamento e sulla valorizzazione dell’effetto “LONG TERM MOMENTUM“, descritto negli studi, e nelle ricerche dei professori Jegadeesh e Titman, ed illustrati nel mio sito http://longtermmomentum.wordpress.com/.

Come già ricordato, da inizio dell’anno, il mio portafoglio, denominato “ Azioni Italia – LTM “, ha conseguito un guadagno del 6,61 %, performance nettamente superiore a quella del nostro Ftse All Share, che registra, nel contempo, una perdita del 12,29 %. Conseguita, pertanto, una sovra-performance ( ALPHA ) del 18,90 %, che conferma tutte le prerogative del mio trading system, che nei passati 5 anni ha conseguito una sovra-performance media annua pari al 16 %. Ciò premesso, questa settimana, modifico leggermente l’assetto del mio portafoglio, innalzo cioè dal 50 al 55 % le mie posizioni long, e riduco dal 50 al 45 % le mie posizioni short, ossia assumo una posizione moderatamente rialzista, pari al solo 10 % del mio portafoglio. Chi desiderasse approfondire e ricevere maggiori informazioni sul mio trading system e sulla composizione del portafoglio “ Azioni Italia – LTM “ può consultare, se vuole, direttamente il mio sito.

Vi ringrazio per la vostra stima e fiducia, ed auguro a TUTTI gli amici di Intermarketandmore buon trading.

Lukas

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