USA: è braccio di ferro tra Donald Trump e la FED

Scritto il alle 08:24 da Danilo DT

Sembra quasi incredibile. L’economia USA sarà anche a fine ciclo, avrà beneficiato di tutte le forme possibili ed immaginabili politiche espansive (monetarie, fiscali ecc). Però resta un riferimento per la crescita globale, tanto che nel cosiddetto mondo “core” non ha eguali.
Inoltre gli USA sono riusciti veramente a trasformare in reflazione quello che rischiava di essere invece ben altro. Certo, ci sarà una complicata exit strategy, intanto però, come vi ho illustrato negli ultimi post (spero di non avervi annoiato troppo) è evidente che alla fine hanno avuto ragione loro. Gli USA.

E poi la FED, che con un’inversione di marcia ha cominciato in modo “naturale” ad aumentare i tassi di interesse, come da programma, e visto che si tratta non di inflazione pura ma di reflazione, il mercato ha visto di buon occhio la cosa anche perché gli utili aziendali vanno a gonfie vele.
E allora?

Beh, lo avete letto nel titolo. Malgrado tutto qualcosa non gira come qualcuno vorrebbe. Tanto che il nostro criticissimo Donald Trump sorprende un po’ tutti con dichiarazioni che, mi domando, fino a quanto possono essere considerate “estemporanee”.

WASHINGTON (Reuters)  – Il presidente americano Donald Trump ha detto ieri di “non essere esaltato” delle azioni della Federal Reserve diretta dal presidente Jerome Powell, da lui stesso nominato, soprattutto per l’aumento dei tassi d’interesse. Il presidente ha aggiunto che la banca centrale dovrebbe far di più per aiutarlo a far crescere l’economia.

Beh, è sorprendente che Donald Trump non si accontenti. Anzi, in convegno con gli Hamptons, i facoltosi donatori del Partito Repubblicano, ha espresso tutta la sua contrarietà verso la politica dei tassi di interesse.
In altri termini, la FED deve darsi una calmata e rallentare il ritmo di crescita dei tassi di interesse, perché potrebbe frenare l’economia.
Certo caro Donald, hai ragione, ma sai che surriscaldare la situazione rischia di poi farla degenerare? Secondo me la location ha favorito qualche boutade di troppo.
Mentre che c’era, poi, Donald ha accusato anche Europa e Cina di manipolazione valutaria. Insomma, uno show populista che, visto il personaggio, ormai non fa più notizia. Intanto però il tono dei discorsi di Trump ha fatto capire una cosa: per il POTUS (President of the United States) siamo nel bel mezzo di una guerra.

Nel mezzo di una disputa commerciale internazionale, Trump, in un’intervista a Reuters, ha poi accusato Cina ed Europa di manipolare le loro valute.
“Stiamo avendo negoziati importanti con altri paesi. Vinceremo. Ma in questo periodo mi aspetto aiuto dalla Fed.” (…) “Credo che la Cina stia manipolando la sua moneta, assolutamente. E credo che stiano manipolando anche l’Euro”, ha dichiarato il presidente.

Molto bene, si fa nulla per stemperare la tensione. Intanto però già nei prossimi giorni la cosa si farà interessante. Si, perché potremo ascoltare la risposta della FED alle critiche di Trump, e quello che mi aspetto è una manifestazione di INDIPENDENZA intellettuale della banca centrale americana, a conferma di una strategia che quindi non cambierà una virgola nei prossimi mesi. Ricordo infatti che Venerdì, all’annuale simposio dei banchieri centrali di Jackson Hole, Jerome Powell parlerà, forte comunque di dati macroeconomici ottimi (PIL + 4.1%, fiducia elevata, borsa ai massimi) che quindi supporteranno il suo discorso.

Disoccupazione e Tassi di interesse: impossibile non continuare con una politica monetaria restrittiva

Che sia solo un teatrino politico che ha un finale scritto a tavolino? Probabile, anche perché sarebbe folle che la FED andasse a seguire le fantasiosi tesi di Trump (che in questo momento inizia a ricordarmi Erdogan… bah…)
Apro una parentesi proprio sui paesi emergenti. Restano l’anello debole del sistema alle attuali condizioni. Turchia, certo, Venezuela, ovvio, ma occhio anche al resto dell’America Latina, area dove la stessa Argentina torna a faticare non poco (ma la cosa ancora non fa notizia) e dove l’effetto contagio potrebbe fare il resto. Vittima predestinata, pizzicata dai due fuochi, potrebbe essere il Brasile.
Tanto si sa, quando c’è la Guerra alla fine…spesso ci sono solo vinti e pochi vincitori.

STAY TUNED!

Danilo DT

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1 commento Commenta
Lukas
Scritto il 22 agosto 2018 at 14:34

Intanto però il dollaro ha cominciato a scendere………eppoi diciamo la verità…. altri 2 rialzi dei tassi sino a fine anno appaiono, allo stato, del tutto ingiustificati.

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