Una pioggia di LIQUIDITA’ sui mercati: come andrà a FINIRE?

Scritto il alle 14:45 da Danilo DT

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Quale sarà la banca centrale campione olimpica nel torneo di quantitative easing e più in generale nella gara di politica monetaria espansiva?

Parlare però di gara secca non è certo corretto. E’ una vera maratona, che in certi casi (FED) dura da tanti anni (thanks to Greenspan, colui che è partito con le prime dosi di moneta dopante, ignaro probabilmente di aver scatenato un mostro che poi sarebbe finito “out of control”), oppure in altri casi, è prima partita, si è arrestata per poi riattivarsi (il caso della BOE).

La vignetta che vi ho proposto sopra, e che ho già pubblicato ieri, mette ai blocchi di partenza i quattro banchieri centrali più potenti del globo.
Yellen (FED), Kuroda (BOJ), Carney (BOE), Draghi (BCE), pronti per partire in una gara dove… non si sa assolutamente quale potrebbe essere un traguardo, visto che i target sono solo figurativi e non raggiungibili.
E’ un dato di fatto, il QE ormai ha perso la spinta che aveva in origine, e quindi gli effetti su crescita economica ed inflazione sono sempre minori. E malgrado questo, si pigia sempre più sull’acceleratore. Ne ho parlato in questo post, sopratutto del ritorno di un nuovo grande antagonista, la BOE.

Ma la domanda che tutti si pongono è: “ma ora che succederà”?

Nessuno lo sa con certezza, lo ripeto da tempo, e la cosa grave è che nemmeno gli “atleti” ritratti nella vignetta lo sanno. Solo che loro, ormai, sono “costretti” a gareggiare e a fare questa folle corsa. Tutti se lo aspettano, tutti li spingono in quella direzioni, tutti vogliono una presenza delle banche centrali più proattiva. Ma poi? Che succederà quando raggiungeremo il livello di “saturazione” di sistema?

bill_gross_pimcoTra le tante letture che cerco di mantenere, c’è anche la newsletter di quel grande guru per anni capo  dell’obbligazionario in PIMCO, un personaggio controverso che oggi è finito in Janus Capital  ma che ha sempre un certo fascino.
Vi parlo di Bill Gross ovviamente, che nella sua ultima newsletter si pone 5 domande molto interessanti che vi ripropongo e che mi consiglio di leggere con attenzione. Anche se sembrano quesiti banali, sono tutt’altro che scontati.

1) Quando vacilla/crolla un sistema finanziario come il nostro, basato sul credito?
2) Il capitalismo può funzionare in modo efficace con i tassi a zero?
3) Si può continuare con 180 miliardi di dollari al mese di agevolazione monetaria da parte di BCE, Bank of Japan e Bank of England? Come andrà a finire?
4) Quando sapranno, gli investitori, se le attuali politiche monetarie mondiali avranno successo?
5) Cosa dovrebbe fare un investitore?

Che ne dite? Non sono certo scontate e per certi versi sono delle domande chiave che oggi non possono avere una risposta certa, in quanto, se ce l’avessero, allora significherebbe che…tutti i nostri problemi sarebbero risolti e questo blog potrebbe chiudere (e forse per qualcuno di voi potrebbe chiudere comunque…) in quanto sarebbe inutile cercare di leggere i segnali dei mercati per meglio interpretare il futuro.

Avete letto le domande, quindi? E avete anche provato a darvi delle risposte? Non facile vero?
Facciamo così. vi riporto qui sotto le stesse domande con le risposte, secondo me molto difendibili, dello stesso Bill Gross e poi se volete, ne parliamo nei commenti. Intanto leggete con attenzione, questa, secondo me si chiama consapevolezza e cultura finanziaria.
Non vendiamo certezze, sia ben chiaro, ma forse cerchiamo solo di di farvi vedere la relatà da un’altra angolazione.

1) Quando vacilla/crolla un sistema finanziario come il nostro, basato sul credito?

Quando gli attivi investiti generano un rischio troppo elevato a fronte di un rendimento troppo basso. Non immediatamente, ma alla lunga, tassi di credito troppo bassi o addirittura negativi vengono rimpiazzati da – in modo figurato ma a volte anche letterale – oro o i classici soldi sotto il materasso. Quando questo si verifica, il sistema opta in larga misura per la liquidità, o per beni reali come l’oro, che diventano le attività più richieste. Le Banche Centrali possono creare delle riserve, ma le banche non sono necessariamente obbligate a fare credito se il rischio è troppo elevato a fronte di un rendimento troppo basso. La secolare fertilizzazione della creazione del credito potrebbe smettere di fare miracoli una volta che i tassi raggiungono lo zero, se tale condizione persiste.

2) Il capitalismo può funzionare in modo efficace con i tassi a zero?

No. I tassi di interesse bassi possono far innalzare i prezzi di altre classi di attivi, ma distruggono contemporaneamente i risparmi e i modelli aziendali fondati sulle passività. Le banche, le compagnie assicurative, i fondi pensione e le piccole imprese a conduzione familiare vengono spogliate della loro capacità di pagare i futuri debiti e i trattamenti pensionistici. Le Banche Centrali sembrano ignorare questo lato oscuro dei bassi tassi d’interesse. Se mantenuto troppo a lungo, l’economia reale stessa viene contagiata, poiché i redditi attesi non si materializzano e le spese per gli investimenti stagnano.

3) Si può continuare con 180 miliardi di dollari al mese di agevolazione monetaria da parte di BCE, Bank of Japan e Bank of England? Come andrà a finire?

Sì, si può, anche se la fornitura di attivi di elevata qualità potrebbe restringersi e causare problemi tecnici rilevanti sui contratti a termine e, naturalmente, tassi d’interesse negativi. Sorprendentemente, le Banche Centrali riducono il pagamento degli interessi alle loro rispettive casse, creando una situazione di denaro a costo zero – ed emettendo debito gratuitamente. Le “promesse” delle Banche Centrali di un’eventuale ricollocamento del debito sul mercato privato sono – appunto – solo promesse, che non possono essere mantenute. Il fine del Quantitative Easing è solo un prolungamento delle scadenze o una perenne riemissione di debito. La FED lo sta facendo solo ora, ma la BOJ sarà l’esempio che gli altri seguiranno, quando e se estenderanno le scadenze, forse sino a 50 anni.

4) Quando sapranno, gli investitori, se le attuali politiche monetarie mondiali avranno successo?

Quasi tutti gli attivi sono una scommessa su crescita e inflazione, auspicabilmente una crescita reale, ma in mancanza anche una crescita nominale con un minimo di inflazione. Il motivo per cui la crescita nominale è critica è che consente a un paese, a un’azienda o a un individuo, di ripagare i debiti con entrate crescenti, allocando una porzione al pagamento degli interessi e un’altra al pagamento teorico o concreto del capitale, attraverso un fondo di ammortamento. Senza quest’ultimo, un’economia basata sul credito alla fine si tramuta in uno schema di Ponzi che, a un certo punto, implode. Guardiamo la crescita nominale del PIL. Negli USA è necessario un 4-5%, nell’Eurozona un 3-4% e in Giappone un 2-3%.

5) Cosa dovrebbe fare un investitore?

In questo mondo di rischi elevati e rendimenti bassi, la risposta più ovvia è quella di ridurre il rischio e accettare rendimenti inferiori a quelli storici. Ma non dovreste comunque mettere il vostro denaro da qualche parte? Sì, certamente, è solo che i mercati offrono ben poco in termini di rendimenti a due cifre. Risultati negativi e perdite di capitale in molte classi di attivi stanno aumentando, forse sino a che i tassi nominali di crescita non raggiungeranno livelli accettabili. Non mi piacciono le obbligazioni, non mi piacciono la maggior parte delle azioni, non mi piace il private equity. Beni reali come i terreni, oro, impianti e macchinari tangibili a prezzi ridotti sono le categorie di asset che preferisco. Ma è difficile per un individuo riuscire a comprarli perché la ricchezza è stata “finanziarizzata”. (Janus Cap. Newsletter)

Buon Ferragosto a tutti.

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Danilo DT

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9 commenti Commenta
pecunia
Scritto il 16 agosto 2016 at 16:45

vuol dire che il caro vecchio “mattone” in cui si rifugiavano gli italiani funziona ancora? ….

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remorez
Scritto il 16 agosto 2016 at 17:02

Si, ma solo se di qualità ; è una ovvietà ma quando comincia, e comincerà, la corsa al bene rifugio, si comprerà di tutto, senza pensare che oltre il 50% del patrimonio immobiliare degli italiani è del secondo dopoguerra, ed avrebbe bisogno di tanti e tali opere di adeguamento, sismico e termico, da rendere antieconomico l’acquisto tranne ci siano un prezzaccio. Peccato che nessuno abbia il coraggio di dire agli italiani che la villetta che si sono costruiti faticosamente negli anni 70 vale la metà di quello che pensano. Sfuggono a queste considerazioni solo il nuovo in zone turistiche di pregio, e quello storico di pregio. Chi è del mestiere sà di quali zone parlo.
pecunia@finanza,

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remorez
Scritto il 16 agosto 2016 at 17:09

Articolo molto interessnte, con una giusta premessa che sono “ovvietà” alla Catalano, ma che nella fretta di mettere a frutto i risparmi ci si dimentica. Ovvio che prima o poi il sistema imploderà, già Voltaire, che non era proprio un economista, diceva che prima o poi il denaro di carta ritorna al suo valore intrinseco(della pura carta, cioè zero). Indovinare quando succederà e nel frattempo come cautelarsi, perdendo il sonno nel frattempo, è materia appunto da indovini, e non da economisti. Si può solo dividere il proprio patrimonio, se ne vale la pena, in quattro parti come la casalinga di Voghera(liquidi, case e terreni, oro, fondi), e nel frattempo cercare di dormire tranquilli.

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nico1962
Scritto il 16 agosto 2016 at 17:10

in vena di resipiscienze su nunerosi miei pensieri su previsioni finanziarie vi propongo quanto espresso da Keynes quando gli si chiese dove investire che scelte strategiche fare e se l’investimento in ORO era opportuno, questi rispose ” non l’oro ma il LAVoro” personalmente penso che sia la strategia migliore.

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remorez
Scritto il 16 agosto 2016 at 19:37

Se è questione di citazioni, Lenin diceva che con la vittoria del comunismo l’occidente avrebbe usato l’oro per gli apparecchi igienici(cessi). Ci aveva preso, però solo in piccolissima parte(sono gli sceicchi ad usarlo per questo scopo).
nico1962@finanza,

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atomictonto
Scritto il 17 agosto 2016 at 08:53

Ooh certo…aspetta a vedere cosa succede al “mattone” in Italia se nei prossimi 12-18 mesi, come pare, gli Italiani saranno cosi imbecilli da negare la prima grande riforma del sistema politico (fatta maluccio ma almeno fatta) dal 1948 col referendum causando la probabile (ed ennesima) caduta anticipata del governo.
A quel punto il becerismo nazionale si scatenerebbe e, mentre il MIB crolla a livelli di collasso sistemico (ci hanno già messo a 90 gradi e unto per bene…S&P, Dow, DAX tutti sui massimi e MIB quasi 70% sotto i massimi), furoreggiano le scemenze di salvini e M5S portandoci ad un referendum sull’uscita dall’euro.
Con il livello di ignoranza mostruosa in Italia passerebbe pure e a quel punto c’é il crollo finale di tutto; decade il supporto della BCE ai titoli di stato Italiani col QE (cioé default quasi immediato dello stato), i mutui accesi in euro devono essere pagati in lirette che nel frattempo si svalutano causando un infarto mortale nel mercato immobiliare…tutti alla disperata ricerca di soldi svendono le propie case agli stranieri, gli unici in grado di pagare in euro/dollari, coi prezzi che crollano a livello di Marocco o Tunisia (120-140 euro al metro quadro di media)

pecunia@finanza,

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atomictonto
Scritto il 17 agosto 2016 at 09:09

Bravo, esatto.
Ho un parente nel settore (3 agenzie immobiliari) e mi dice che primo i prezzi reali sono già scesi del 13-15% e secondo si é allargata paurosamente la forchetta tra la valutazione reale degli immobili fatta con criteri appositi (zona, classe dello stabile, classe energetica, finiture, servizi nelle vicinanze etc.) e le esose idee strampalate dei proprietari.
Mi dice che ormai hanno il 30% di incarichi “ingessati” ovvero incarichi che l’agenzia alla fine accetta ma mette in chiaro al proprietario che a quel prezzo non venderà mai, nemmeno in 3-4 anni percui l’incarico resta li morto solo x non mandare a fanc. il proprietario.
Al di fuori dei centri storici di pregio delle solite 4-5 città i prezzi sono appunto scesi del 15% circa ma nei paesini di campagna o montagna, in mezzo al nulla e dove senza auto si é praticamente isolati dal mondo civile (scuole, supermercati, studi medici, divertimenti tutti a kilometri di distanza con magari l’autobus che passa una volta all’ora tipo 1800) i prezzi sono crollati.
C’é gente che crede appunto che la villetta o l’appartamento nella classica palazzina a 2-3 piani degli anni ’60-’70 valga “300.000 euro” quando in realtà é fortunato se ne porta a casa 60-75.000.

remorez@finanza:
Si, ma solo se di qualità ; è una ovvietà ma quando comincia, e comincerà, la corsa al bene rifugio, si comprerà di tutto, senza pensare che oltre il 50% del patrimonio immobiliare degli italiani è del secondo dopoguerra, ed avrebbe bisogno di tanti e tali opere di adeguamento, sismico e termico, da rendere antieconomico l’acquisto tranne ci siano un prezzaccio. Peccato che nessuno abbia il coraggio di dire agli italiani che la villetta che si sono costruiti faticosamente negli anni 70 vale la metà di quello che pensano. Sfuggono a queste considerazioni solo il nuovo in zone turistiche di pregio, e quello storico di pregio. Chi è del mestiere sà di quali zone parlo.
pecunia@finanza,

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remorez
Scritto il 17 agosto 2016 at 14:59

Certo, ma scriviamo più chiaramente questo passaggio : I mutui accesi in Euro devono essere pagati in Euro, comprati a carissimo prezzo con svalutate lirette. Quello che successe 20 anni fà con i mutui in Ecu, quello che succede in Ungheria con i mutui in Franchi Svizzeri(però il governo ha imposto la conversione con la moneta locale), ed anche in Polonia sempre coi franchi(qua il Governo sta traccheggiando per non inimicarsi il mondo bancario). Meglio essere chiari su questo punto ; chi spera che con l’uscita dall’Euro la ridenominazione del debito nella nuove svalutate lire sia automatica fà solo una previsione, e per nulla certa.
atomictonto@finanza,

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pecunia
Scritto il 18 agosto 2016 at 09:48

Ho letto tutti vostri commenti, per altro interessanti.
La mia era una domanda retorica :)

e dunque…. giardinetto for ever

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