Cerca nel Blog

Un NATALE ita(g)liano. Ora come non mai.

Scritto il alle 19:10 da Danilo DT

buon-natale-merry-christmas

Quando trovo degli articoli che entrano perfettamente nello spirito di questo blog, ovvero testi che riescono a racchiudere in modo efficace soprattutto due parole, ovvero CONSAPEVOLEZZA e REALISMO, non posso fare a meno di pubblicarli.
In questi giorni di fine 2016 come ben sapere, abbiamo assistito al salvataggio della banca senese Monte dei Paschi di Siena. Ma non c’è solo MPS nel mirino.
Vi lascio questo ultimo articolo e con l’occasione, non posso fare a meno di rinnovarvi i miei migliori auguri.

Buon Natale a tutti. Auguro tutta la serenità possibile ed immaginabile. Un abbraccio. Sperando che il magico Babbo Natale vi porti tanti regali… Ma non vi siete mai chiesti SE Babbo Natale esistesse davvero, come sarebbe?

chartoftheday_7263_santa_claus_a_fantastic_guy_n

Se Babbo Natale esistesse davvero sarebbe un gran lavoratore. Per soddisfare le richieste di tutti i bambini nel mondo – considerando un regalo del peso di 800g e di dimensioni 30cmx30cm per tutti gli 1.9 miliardi di under14 – la sua slitta peserebbe circa 1.52milioni di tonnellate e dovrebbe misurare approssimativamente 320metri in larghezza e 490 in altezza.

Ma avrebbe certo anche una ricca ricompensa: raccogliendo in tutte le case la tradizionale merenda che i bambini lasciano sotto l’albero per lui e le sue renne, il leggendario Santa Claus consumerebbe circa 46miliardi di kilocalorie, corrispondenti al fabbisogno giornaliero di un uomo adulto per 42.000 anni.

E non dimentichiamoci dei suoi aiutanti. Infatti per trainare la sua slitta e arrivare nelle case di tutto il mondo Babbo Natale avrebbe bisogno di 9 milioni di renne, disposte in due file davanti alla sua “vettura”, che avrebbe una lunghezza totale di 9.000 km – la distanza dal Polo Nord a Panama. (Source)

Ancora Auguri, Il vostro Danilo DT

 

*********************************

Pillole avvelenate di un Natale italiano

Fine della telenovela MPS: interverrà lo Stato, cioè i contribuenti, cioè noi (o quasi tutti noi). Gli obbligazionisti hanno fatto la loro parte, con quasi 2,5 miliardi di euro di adesione spintanea alla conversione azionaria, tra istituzionali e retail. Peccato per la desolante assenza di “anchor investor“: né Qatar, né Re Magi assortiti. Ma non temete: vi diranno che la colpa è del No al referendum costituzionale, perché tutto va ricondotto alla Narrazione. Che comunque non è esclusiva renziana, sia chiaro.

Specularmente, vi saranno e vi sono anche quelli che “l’assalto a Mediaset è colpa dell’euro”, giusto per non farci mancare nulla. Berlusconi è tornato statista ed improvvisamente non ha più fretta di fiondarsi alle urne: prima c’è da mettere in sicurezza Mediaset, nel nome dell’italianità. Da oltre trent’anni Berlusconi vive ed opera in questo modo. Quando i suoi lord protettori della Prima Repubblica sono caduti, lui è “sceso in campo” direttamente, eppure ci sono ancora quelli che non riescono a vedere il nesso tra pensieri, parole, opere ed omissioni del personaggio.

Nel frattempo, sotto il radar, Alitalia lotta per la propria sopravvivenza: pareva che Etihad avesse la ricetta imprenditoriale per risolvere il problema alla radice, e invece no. Anche gli arabi (e gli australiani, vero, Mr. Hogan?) sbagliano, si direbbe. Quando l’ecosistema muta, ci sono forme viventi che soccombono. Ma in Italia c’è una peculiarità: nessuno deve soccombere al mutato contesto ambientale. Si va avanti fingendo e spazzando tutto sotto il tappeto, sin quando il tappeto non diventa alto alcuni metri e radioattivo e ci rovina addosso. Il costo del fallimento differito diventa un multiplo (o una potenza) di quello che sarebbe stato il fallimento al primo stadio di una crisi non recuperabile. Voi ricordate quanto è costata l’Iri, quando l’ecosistema globale è divenuto ostile alla metalmeccanica e della siderurgia italiana ed ai suoi stratosferici oneri di sistema? C’era l’euro, all’epoca? Si direbbe di no. Sono forme di accanimento terapeutico molto interessanti, quasi un parallelo con la dottrina cattolica contraria all’eutanasia. A noi sarebbe bastato che la natura facesse il proprio corso, però. Su Alitalia, appuntamento al nuovo anno.

Il dibattito pubblico italiano ha scoperto i voucher. Oggi ne parlano il responsabile economico del Pd, Filippo Taddei (su l’Unità), ed Alessandro Gilioli sul suo blog. Taddei afferma che il governo Renzi ha agito per limitare il fenomeno, la cui esplosione (a suo giudizio) sarebbe rintracciabile in una decisione del ministro Enrico Giovannini (governo Letta), che ha cancellato il requisito che le mansioni pagate a voucher siano di natura meramente occasionale. Taddei cita uno studio Inps del 2015 coordinato da Bruno Anastasia da cui emergeva che due percettori di voucher su tre hanno altro lavoro o reddito. Se così fosse, i nostri voucher sarebbero l’equivalente dei mini-jobs tedeschi e sarebbero meno “allarmanti”. Noi però restiamo della nostra idea: il voucher come risposta adattiva del mercato del lavoro all’eccessiva onerosità del sistema. In questo senso, il Jobs Act è stata una risposta posticcia ed insufficiente all’elevata onerosità del sistema. Quello è il dato politico che compendia il fallimento del governo Renzi sulle politiche del lavoro. Alcuni decenni di tassa e spendi senza costrutto non potevano non presentare il conto. Possibile tuttavia che nell’opera avrebbe fallito anche il Padreterno in persona.

Alessandro Gilioli scrive sul suo blog che è maturo il tempo per una riflessione sul “reddito di cittadinanza”. Se ci aggiungiamo il tema molto trendy della disoccupazione tecnologica, ecco un perfetto argomento per dibattere furiosamente per i prossimi mesi ed oltre. Certo, visto che siamo un paese fuori posizione nella divisione internazionale del lavoro, dominato da analfabetismo digitale e con una classe dirigente tre le peggiori dell’Occidente, per ignoranza ed opportunismo, il tema della disoccupazione tecnologica non dovrebbe tangerci più di tanto. Ma anche i lavori low skilled stanno venendo spazzati via dalla tecnologia, vedi i cassieri dei supermercati. E per un paese con elevata componenti di profili professionali low skilled, sono problemi. Ma vedrete che la soluzione si troverà nella patrimoniale, un evergreen del fallimento italiano. Oppure andremo a rifugiarci nel luddismo o nella “tradizione” dei “rapporti umani che sono meglio delle fredde macchine”. A proposito di analfabetismo letale della politica italiana questo tweet ne è il mirabile compendio:

Non solo Tosi è del tutto divorziato dalla realtà, visto che non pare ci sia la fila di investitori esteri per investire nelle nostre banche, ma confonde liquidità con solvibilità. Che abbiamo fatto di male, per avere eletti del genere? E resta il dubbio: prevale l’ignoranza o la malafede?

È stato l’euro, la mutazione di contesto ambientale che rischia di essere letale all’Italia? Forse sì, nella misura in cui ha fortemente limitato fare spesa in deficit per accomodare i crescenti squilibri. Oppure no: il punto di inizio della mutazione ambientale avversa al sistema paese è allora iniziato col divorzio tra Tesoro e Bankitalia, nel 1981, quando la seconda ha perso la possibilità di monetizzare il deficit pubblico. Il problema non è il deficit ma la qualità del medesimo. Anche qui, decenni passati a fare deficit di infima qualità (Renzi è solo l’ultimo esponente di questa fulgida tradizione) hanno stretto il cappio attorno al collo del paese. Ora è inutile cercare scorciatoie. Possiamo anche arrivare all’uscita dall’euro ed alla monetizzazione sistematica del deficit pubblico, in stile sudamericano: non servirà a nulla se non ad arrivare prima all’appuntamento con la realtà e col destino. Un paese che nella divisione internazionale del lavoro finisce relegato alle produzioni a basso valore aggiunto e price sensitive sul costo del lavoro è un paese destinato a finire male, anche se non avesse un fisco vorace come lo è il nostro.

A proposito di classe dirigente inadeguata e che affoga nelle proprie fiabe: il direttore del Fatto, Marco Travaglio, ha deciso che la giunta di Virginia Raggi va difesa fino alla fine, si dovesse anche diventare ultra garantisti e mandare alle ortiche il mantra del “non poteva non sapere”, che di solito vale per il resto del mondo. Marra era molto preparato, era incensurato (una perla nel panorama italiano della pubblica amministrazione, a suo dire); Muraro idem; di Marcello Minenna che scappa dopo pochi giorni meglio non parlare: si rischierebbe di arrivare all’inferenza che ha intuito lo sfacelo che si preparava. Molto meglio pensare ad un complotto per fare fallire la povera Raggi, con quei pedanti precisini dell’Oref che si mettono di traverso. E tacere del fatto che è cambiata la norma sulla contabilità degli enti locali, sempre troppo tardi. Perché in Italia è così: sei incapace? La colpa è di chi non ti lascia lavorare. Qualcuno ti controlla adempiendo ai propri doveri istituzionali? Chi lo paga? Perché non si è girato dall’altra parte come fatto finora?

Travaglio consiglia quindi ai grillini di abbandonare Roma al suo destino e lasciare il lavoro sporco a chi ha distrutto la capitale negli scorsi lustri. Ecco, in questa argomentazione ad absurdum (ma non troppo) risiede tutto il dramma di questo paese. Dobbiamo scegliere tra ladri conclamati e molto abili a devastare la cosa pubblica oppure tra ragazzotti e ragazzotte che non hanno uno straccio di cognizione e consapevolezza, teleguidati ma con la patina di “onestà”, magari solo perché non hanno mai amministrato prima, e che se giungessero al potere centrale applicando i loro precetti causerebbero il fallimento del paese nel giro di alcuni giorni? E soprattutto, andiamo avanti a relativizzare al grido “e gli altri, allora?”. C’è sempre uno Straniero responsabile dei nostri errori, spesso uno Straniero domestico. Il peggiorismo italiano procede a grandi falcate verso il dirupo.

Mario Seminerio

(Se trovi interessante i contenuti di questo articolo, condividilo ai tuoi amici, clicca sulle icone sottostanti, sosterrai lo sviluppo di I&M!). E se lo sostieni con una donazione, di certo non mi offendo…
Questo post non è da considerare come un’offerta o una sollecitazione all’acquisto. Informati presso il tuo consulente di fiducia. Se non ce l’hai o se non ti fidi più di lui,contattami via email ([email protected]). NB: Attenzione! Leggi il disclaimer (a scanso di equivoci!)

VN:F [1.9.20_1166]
Rating: 10.0/10 (6 votes cast)
Un NATALE ita(g)liano. Ora come non mai., 10.0 out of 10 based on 6 ratings
2 commenti Commenta
draziz
Scritto il 25 dicembre 2016 at 18:00

Bel pezzo…
Come sempre accade troverai lo sfigato mentale che invita a piantarla di martellarci sugli zebedei…che purtroppo accade perchè è colpa “del sistema” e noi siamo troppo inefficaci per opporci…
Balle! Un’accurata lettura del pezzo mostra come sia evidente che se vogliamo cambiare lo cose ognuno di noi dovrà intervenire, nel suo piccolo, ma lo dovrà fare.
Quando? In ogni momento in cui sarà possibile.
L’onestà e le capacità abbondano nel nostro Paese ma sono stati abbondantemente depredati dai mediocri e dagli incapaci.
Cosa è cambiato?
La CONSAPEVOLEZZA. Non mi pare poco.
Ad ognuno il compito di utilizzarla al meglio.

VN:F [1.9.20_1166]
Rating: +1 (from 1 vote)

perplessa
Scritto il 26 dicembre 2016 at 21:00

Intanto per cominciare, quando ero piccola i regali li portava la Befana, e non Babbo Natale, non mi ricordo da dove sia emersa questa consuetudine di Babbo Natale, che è comunque giunta da fuori. Un paese incapace di mantenere le proprie tradizioni per asservirsi a quelle estere.
Alitalia..vedo la situazione da turista che viaggia all’estero, ( gli acquirenti dei voli principalmente o sono turisti o uomini d’affari, le altre casistiche occasionali non fanno testo). in vita mia ho comprato una sola volta un volo Alitalia per Miami, per andare poi in un altro posto, dopo un paio di gg di soggiorno a Miami con un’altra compagnia americana, siccome l’offerta per Miami era stracciata. Al di là della nota telenovela delle ultime vicissitudini di alitalia, durissimo andare ad occupare gli spazi che le altre compagnie hanno occupato da decenni con strategie aggressive ed efficaci. Mi ricordo oltre 20 anni fa che alcune compagne ti offrivano persino la notte gratis in Hotel nei voli intercontinentali in cui non c’erano ancora le coincidenze tramite un volo interno in Italia, mentre l’Alitalia ti faceva pagare il volo dalla tua città a Roma, a parte. Bisogna essere masochisti per rimetterci. Come un bolognese o un veneziano deve essere masochista per andare a Milano Malpensa in treno col cappotto e la valigia d’inverno per andare in un posto caldo, mentre può comodamente fare un breve tragitto in taxi all’aeroporto della sua città in giubbotto di jeans per raggiungere una destinazione esotica tramite un hub nordeuropeo. Ci sarebbe da commentare sull’efficienza attuale del sito di Alitalia, a volte ho fatto delle prove, non emergono gli stessi voli acquistabili con le compagnie partner.
I Voucher? ma inizialmente non erano escluse le imprese, o mi ricordo male?se è così( me lo ricordo per una polemica condominiale) perché è stato esteso?
Reddito di cittadinanza..per carità, l’Italia e soprattutto gli italiani, non sono adatti a un simile strumento, la gente lavorerebbe in nero per usufruirne. chi lo propone vorrebbe segare la cassa integrazione, cosa alla quale sono contraria, pur essendo già in pensione e non mi tocchi.

VN:F [1.9.20_1166]
Rating: 0 (from 0 votes)

Sostieni IntermarketAndMore!
outlook-2017-iam

ATTENZIONE Sostieni la finanza indipendente di qualità con una donazione. Abbiamo bisogno del tuo aiuto per poter continuare il progetto e ripagare le spese di gestione!

TRANSLATE THIS BLOG !

I sondaggi di I&M

BCE: che ne sarà dei bond acquistati con il QE?

View Results

Loading ... Loading ...
View dei mercati

Per informazioni, contatti, proteste, idee e quant'altro.... contattatemi !

Image Hosted by ImageShack.us

[email protected]

Commenti recenti
  • [email protected] su STOP LOSS: cronaca di un disastro annunciato
  • [email protected] su Magie all’ITALIANA: dal bail in al bail out (passando dal burden sharing)
  • [email protected] su Magie all’ITALIANA: dal bail in al bail out (passando dal burden sharing)
  • [email protected] su STOP LOSS: cronaca di un disastro annunciato
  • aorlansky60 su Magie all’ITALIANA: dal bail in al bail out (passando dal burden sharing)
  • [email protected] su STOP LOSS: cronaca di un disastro annunciato
  • [email protected] su STOP LOSS: cronaca di un disastro annunciato
  • [email protected] su STOP LOSS: cronaca di un disastro annunciato
  • [email protected] su STOP LOSS: cronaca di un disastro annunciato
  • [email protected] su STOP LOSS: cronaca di un disastro annunciato

Google+