TURNING POINT: tutto può cambiare, e tutto può anche poi tornare come prima

Scritto il alle 11:35 da Danilo DT

Ho già parlato mille volte ma questo grafico sintetizza alla grande la questione. Dal 2007, se volete da quando c’è stato il default di Lehman Brothers, le banche centrali sono state protagonista di quello che più volte ho definito come il più grandioso esperimento di politica monetaria della storia.

Dite che ci sono già state delle fasi estremamente espansive in passato? Vero, ma la cosa incredibile è il “patto d’acciaio” tra tutte le banche centrali, un po come se avessero operato univocamente. Ognuna ha fatto la sua parte, e la stessa BCE è stata grande protagonista della FED in questo esperimento.Ovvio, la grande accelerata Draghi l’ha data con il “whatever it takes”. Ma se guardate il grafico, imponente anche il ruolo della BoJ. Inutile ricordarvi che c’è una correlazione diretta tra l’unidirezionalità dei mercati finanziari ed il bilancio delle banche centrali.

Ma è anche sorprendente analizzare, rapportato al PIL, come sono gonfiati questi bilanci. BOJ e SNB completamente “fuori giri”. Ma questo è il mercato baby, prendere o lasciare. Adesso le domande da porsi sono due:

La prima: possono le banche centrali continuare a crescere a livello di bilancio all’infinito, facendo in modo di contribuire in modo determinante alla crescita del grafico di sinistra, anche se la FED sembra per invertire la tendenza?

La seconda: se effettivamente i bilanci non cresceranno più come una volta e progressivamente inizierà per tutti una exit strategy, che cosa succederà al mondo della finanza, che negli ultimi anni si è trovato sconnesso dall’economia reale?

Me ne verrebbe una terza: per assurdo, essendo in un clima di evidente debt deflation, mollando i QE i mercati rischiano di tornare progressivamente in recessione, e quindi la reflazione rischia di dimostrarsi un piccolo sogno romantico che finisce molto presto. A quel punto, che faranno le banche centrali? Torneranno a pompare denaro sui mercati, essendo ormai i tassi al lumicino? E sempre a quel punto, in un clima ormai di totale saturazione, quali saranno gli effetti positivi (se ce ne saranno) e negativi per finanza ed economia? Ed infine, siamo sicuri che la cura “giusta” per questa fase di mercato sia proprio un QE iper espansivo come quello della BCE (tuttora attivo e su cui Draghi continua ad essere seriamente convinto)?

La ripresa è stabile, diffusa, e le prospettive di crescita robuste. Ma tutto ciò ancora non ha riflessi sull’inflazione, che a fine anno tornerà a scendere, seppure temporaneamente. Per questo bisogna proseguire con il Qe, e anche quando si discuterà della sua fine, in autunno inoltrato, resterà un livello di sostegno “necessario” alla zona euro per completare la transizione verso una traiettoria di crescita “bilanciata”. Il presidente della Bce Mario Draghi, nella sua terza audizione dell’anno alla commissione economica del Parlamento Ue, lancia segnali positivi sull’andamento dell’economia della zona euro, ribadendo però che non è il momento per “decisioni affrettate”. Anche perché esistono ancora “fonti di incertezza”, come l’euro forte, che vanno monitorati. (HP)

Forse Draghi non lo vuole ammettere ma la questione non è la crescita economica o l’inflazione, ma la sostenibilità del progetto Euro… Mah, forse è meglio evitare di farsi tante domande, forse è meglio stare a vedere che succede nella consapevolezza che siamo in una fase di “turning point” che non deve essere sottovalutata. Anche perchè ( questo grafico ve lo dimostra) qualcosa si sta già muovendo. Solo colpa dell’inflazione/reflazione?

STAY TUNED!

Danilo DT

(Clicca qui per ulteriori dettagli)

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2 commenti Commenta
adsodimelk
Scritto il 26 settembre 2017 at 12:25

se vi sarà una correzione marcata, l’uptrend che ne conseguirà sarà finalmente la fase finale dell’uptrend, con la bolla insensata che poi andrà a scoppiare. ma finchè non succede, la salita andrà avanti piano e con bassa volatilità.

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alplet
Scritto il 26 settembre 2017 at 15:28

Fare delle buone domande per me è preferibile a dare delle risposte non buone. O no?

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