Tra investitori cinici e tacchini induttivisti

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Credo che ormai lo sappiano anche i muri cosa vado profetizzando da tempo immemore. Ci troviamo in una fase di evidente “scollamento” tra quello che è il mondo dell’economia e della finanza. Per certi versi, a volte, sembrano persino due realtà ben distinte, quasi indipendenti, proprio perchè negli ultimi mesi (ops, pardon, anni) le banche centrali ci hanno messo lo zampino e hanno “giocato pesante” condizionando in modo determinante le tendenze dei mercati e, permettetemi, i normali equilibri economici. Come dico sempre, i nodi un giorno verranno al pettine. Però come replicano anche diversi lettori in modo critico ma assolutamente difendibile: “a forza di dire che piove, si da che prima o poi pioverà.” Già, ma quando pioverà e quanto? La storia insegna che più si allungano i macrotrend e più la correzione sarà sostanziosa, anche perchè i rally rialzisti molto lungi sono acompagnati da fasi dove la percezione del rischio diventa minima. Si sottovaluta qualsiasi rischio, i poblemi ormai non sono più problemi e qualsiasi elemento avverso diventa un contorno non preoccupante. Visto che sono in vacanza, mi permetto di alleggerire i discorso con una metafora simpatica che in pochi conoscono ma che rappresenta bene lo stato attuale delle cose, o se preferite dei mercati e dei risparmiatori/investitori.

Russsell e il tacchino induttivista

Chiacchierando via twitter coi colleghi di PianoInclinato, mi è tornata alla mente questa vecchia storiella che ben si addice al momento attuale di mercato, una metafora ideata da B. Russell. I risparmiatori sono come un tacchino, che viene accolto da una famiglia (il mercato), viene allevato amorevolmente ed ingrassato. Anzi, più i giorni passano e più le dosi di cibo aumentano, il che rende felice e sereno il tacchino. Fino al giorno in cui, purtroppo, quando meno se lo aspetta, il tacchino viene conciato per le feste per il giorno del Ringraziamento. Il tacchino, come il risparmiatore, ha perso la cognizione della realtà e crede di essere finito nel “mondo perfetto” dove può solo andare bene e non ci sono rischi, ignorando il fatto che si crea un microcosmo di certezze scientifiche che sono poggiate sul nulla.

Aria fritta

Quanta aria fritta viene venduta in questi mesi? E quanta aria fritta ci venderanno ancora? Impossibile dirlo a priori. Intanto il mondo va avanti con le sue dinamiche. Lo scollamento continua, i dati macro negativi possono anche uscire tanto non gliene frega niente a nessuno e di certo prossimamente andrà meglio. E quindi i mercati possono continuare a salire, finche il tacchino sarà grasso abbastanza e arriverà il giorno del giudizio. Detto così è sicuramente troppo estremo. Non sará certo l’Apocalisse a sancire la fine del trend rialzista dei mercati, ma lo sarà magari un evento che oggi sottovalutiamo all’ennesima potenza. E solo domani capiremo, invece, su quale polveriera eravamo seduti. Ma si sa, siamo tutti capaci a trovare giustificazioni a posteriori, mentre è mai facile trovare giuste chiavi di lettura dei mercati. Chiudo questo sproloquio con un articolo scritto dal capo redattore del WSJ, Francesco Guerrera, che fa perfettamente da contorno a quanto scritto sopra. Buttateci un occhio e meditate su cosa sta accadendo. E poi decidete se vi sentite “tacchino” oppure no.

I mercati trasferiscono soldi da chi è attivo a chi è paziente». Le famose parole di Warren Buffett, che di pazienza e di mercati qualcosina ne sa, sono la chiosa ideale alla prima metà del 2014.  Chi è stato paziente in questo periodo è diventato più ricco. Magari non ricco come Buffett, il cui genio per gli investimenti vale circa 65 miliardi di dollari, ma certo più ricco di come aveva incominciato l’anno. Il bello di questi sei mesi di grazia è che quasi tutti i tipi di investimenti sono all’attivo: dalle azioni – sia in Paesi sviluppati che in mercati emergenti – alle obbligazioni e perfino l’oro.  Non è assolutamente normale: di solito, se le azioni salgono perché i mercati si aspettano una ripresa economica, le obbligazioni e l’oro calano per paura dell’inflazione e di un rialzo dei tassi d’interesse. Questa volta no. Gli indicatori sono al verde tutti insieme appassionatamente per la prima volta in più di vent’anni. E come se ciò non bastasse, i mercati sono calmissimi. Guardatevi intorno: c’e un conflitto in Iraq che potrebbe fomentare venti di guerra nel Medio Oriente e far aumentare il prezzo del petrolio; una nuova dittatura militare in Thailandia, uno dei più grandi produttori di riso del mondo; e Putin si è annesso la Crimea, aumentando tensioni geopolitiche sulla soglia dell’ Europa.   E i mercati? «I mercati se ne fregano», mi ha detto un capo di una banca di Wall Street l’altro giorno, con un’espressione tra il sorpreso e il preoccupato. Poi ha alzato il suo bicchiere di vino e mi ha detto: «Beviamo per non dimenticare questo grande momento».  Il momento sarà anche grande ma fa un po’ paura. Un mercato menefreghista è un mercato vulnerabile al ritorno di realtà politiche ed economiche che rimangono molto poco rassicuranti.  Un’altra fase famosa di Buffett è: «Abbi paura quando gli altri sono avidi e sii avido quando gli altri hanno paura».  I numeri che vengono dall’America, l’Europa e la Cina non sono granché.   Proprio questa settimana, le stime ufficiali hanno dichiarato che il prodotto interno lordo Usa è calato di quasi il 3% nei primi tre mesi dell’anno – un risultato choccante per un’economia che, in teoria, dovrebbe essere in piena ripresa. I mercati azionari sono saliti, ragionando che un’economia anemica costringerà la Federal Reserve a tenere aperti i cordoni dello stimolo ancora per un po’.

Ma la realtà è che il primo trimestre ha segnato il più grande tonfo dell’economia Usa in cinque anni, un dato molto allarmante che non dovrebbe essere ignorato. La povera Europa è in condizioni simili ai giocatori azzurri in Brasile: vecchia, lenta e senza fiato. E persino il dragone cinese non è più capace di crescere a scavezzacollo come un tempo.   I banchieri centrali sono preoccupati. «Gli investitori sono troppo compiaciuti di se stessi», mi ha detto un alto ufficiale della Fed l’altro giorno. Quando gli ho chiesto se la banca centrale potesse fare qualcosa per instillare un po’ più di realismo nei mercati ha allargato le braccia e sorriso, senza dire nulla.  Diciamocelo chiaramente: l’unico motivo per cui investitori grandi e piccoli comprano beni e azioni è la presenza delle banche centrali. I tassi bassi, le misure di stimolo e le parole melliflue da parte di Janet Yellen, Mario Draghi e Haruhiko Kuroda curano tutti i mali dei mercati in questo momento.  I «fondamentali» – gli utili delle aziende, la crescita economica e il quadro geopolitico – mancano ma in un periodo in cui ci sono poche alternative allo stimolo delle banche centrali, la fortuna aiuta i pazienti.  Durerà? Certo non così. I prossimi sei mesi saranno un periodo di scelte difficili per investitori, imprenditori e banchieri.

La dicotomia tra azioni e obbligazioni ritornerà. O le economie ricominciano a tirare, aiutando i mercati azionari e danneggiando beni del tesoro e debito aziendale; o si cade verso la crescita-zero, uno scenario che decimerebbe gli utili, i posti di lavoro e le azioni delle aziende.  La ripresa rimane il caso più probabile ma anche lì i rischi abbondano. Un ritorno di fiamma dell’economia, soprattutto in America, risveglierebbe lo spettro dell’inflazione. Dopo sei anni di vacche magre in pochi si ricordano che la Fed ha una visione apocalittica dell’inflazione. Al primo segno di rialzo nei prezzi al consumo e dei salari, la Yellen e i suoi potrebbero aumentare i tassi, una mossa che gli investitori odiano e non si aspettano.  Vista la situazione, la calma olimpica dei mercati fa paura. Conosco investitori di rango che già stanno uscendo dai mercati, contenti dei primi sei mesi e preoccupati del futuro incerto e, forse, cinico e baro che li attende.  Ma sono in minoranza. Come spesso accade, gran parte dei signori del denaro e i loro discepoli sono convinti che il bicchiere è mezzo pieno. Nei primi sei mesi del 2014 hanno avuto ragione.   Per ora, le parole di Buffett vanno accompagnate a quelle di George Bernard Shaw: «La regola d’oro è che non ci sono regole d’oro». (Source)

STAY TUNED!

Danilo DT


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Commenti (n° 10)Commenta

  1. Caro Danilo, guardando i volumi della borsa Usa…. mi sa che sinora nel recinto…. di tacchini da spennare….ne sono entrati ben pochi……..ormai è un gioco chiuso tra di loro…….non hanno chi spennare…..e quindi aspettano tempi migliori……non sapendo cos’altro fare :mrgreen:

  2. pecunia scrive:

    Buongiorno DT e , da quel che leggo ora (per un po’ non ho aperto mail e PC), buona continuazione delle vacanze.
    :D :-)

    Aggiungo che ho letto con piacere questo post.

  3. ob1KnoB scrive:

    Lukas,

    Mi sa che sono già tutti nel recinto. Per mancanza di alternative.

    Ot.
    E’ un bel po’ che in generale non si riflette sulle conseguenze di questo stato di cose per esodati ed assimilati (…….) presenti e futuri. Ovvero come non andare in pensione. La prima delle riforme involontarie?
    Un buon argomento per tormentare il quieto riposo……

  4. pierluigi86 scrive:

    voglio dire solo una cosa sulla fed , yellen e inflazione.
    L’ inflazione in america c’è ed galoppante a doppia cifra ma nessuno lo dice. Se leggete su zerohedge non solo gli articoli ma anche i commenti noterete come i negozi abbiano lasciato invariato il prezzo dei proprio articoli ma abbiano ridotto le porzioni di bacon o come il succo di frutta abbia lo stesso prezzo anche se la percentuale di succo sia scesa.
    Per il resto è tutto molto veritiero anche se prendere lezioni da warner buffet sui mercati è come prendere lezioni da hitler su come si pianifica un genocidio

  5. G. Russo (a cura di), “L’Indagine sul risparmio e sulle scelte finanziarie degli italiani, 2014 – Famiglie e imprenditori, ripresa in arrivo” – Luglio 2, 2014

    Doxa, “Comunicato stampa”

    http://www.doxa.it/wp-content/uploads/indagine-risparmio-doxa-intesa-sanpaolo-2014.pdf

    Intesa Sanpaolo e Centro Einaudi, “Rapporto completo”

    http://www.centroeinaudi.it/images/abook_file/Indagine%20Risparmio_2014.pdf

    サーファー © Surfer

  6. idleproc scrive:

    Stanno a sfotte.
    Allucinante.

  7. ob1KnoB@finanzaonline,

    Intanto anche nella settimana dell’indipendence day…quelli nel recinto si son beccati un altro rialzo dell’1,25 %…….ormai sono più di 5 anni che le ” bestie” che lo abitano gozzovigliano alla grande…..addirittura si dice….si vocifera……all’interno del recinto…..sia stato ritrovato il famoso campo dei miracoli …..ove sarebbe davvero cresciuto l’albero colmo di zecchini d’oro…….promesso dal Gatto e la Volpe……a Pinocchio !!!

  8. ob1KnoB scrive:

    ohvhe vhe. come dicono in romagna. magari sta settimana ancora. e magari tutto il mese, trimestre e semestre. Non ne ho chiaramente la più pallida idea. Qualche anno fa’, in occasione del mio primo post, chiesi sibillinamente:
    ‘cosa si intende per investimento privo di rischio’. Era chiaramente un ossimoro provocatorio. Risposte paterne ed affettuose da parte dei presenti. Forse non colta quella che volutamente era una provocazione. Potrei ripetere la domanda oggi e forse troveremmo una maggiore sensibilità.
    Non esiste investimento privo di rischio. Cosa modifica il vostro comportamento nelle attività finanziarie?. La vecchia regola citerebbe: a parità di rendimento scelgo l’attività con minor rischio o alternativamente a parità di rischio percepito scelgo quella con il miglior alpha.
    Compro un bund a 10 anni perchè lo ritengo sicuro. Sicuro? Sicuro da che? Se le banche centrali hanno ragione, tra ripresa in droghe varie..iva..tasse e materie prime e alimentari, l’inflazione sale al 2,5% e i tassi dovrebbero andargli sopra almeno di un paio di punti. Per cui bovinamente un bund a 10 anni mi genererà un loss del 15/20% almeno in conto capitale e rendimenti reali negativi per dieci anni almeno. ….sicuro…
    Allora compro equity. Da tre anni almeno i p/e salgono, salgono e salgono perchè non sono nient’altro che l’inverso dei tassi di riferimento più un vago premio alla volatilità dell’equity. Sia i primi, che non scontano più alcuna differenza di emittente, sia il secondo si stanno comprimendo essendo praticamente scomparsa la volatilità. Per cui è legittimo, giustificato ed anzi opportuno guardare con simpatia a multipli di 15, 20 o 30 volte utili prospettici al 2015/16 (anche se la storia degli ultimi anni i risultati depurati da buy back e non Gaap sono sotto gli occhi di tutti).
    Per cui i tacchini se ne stanno nel recinto con, nella migliore delle ipotesi, apposita dotazione di libro per preghiere affidandosi al fato che in occasione della prima festa di ringraziamento si sia abbastanza magri e macilenti da non essere il prescelto per il sacrificio. E’ chiaro che i recinti sono più o meno nella stessa situazione. E comunque sono al sicuro….pensa il mercato. E’ new normal: dove tutto è rischioso non percepisco l’esatta dimensione del rischio per cui nulla è realmente rischioso o meglio lo è ma non posso farci niente……ganzo!

  9. ob1KnoB@finanzaonline,

    Io, invece, condivido alla lettera quanto affermato da Alessandro Fugnoli , proprio questa settimana, che vi riporto :

    ” Abbiamo l’impressione, per quanto riguarda gli investitori individuali, che sia avvenuto uno di quei cambiamenti di atteggiamento che avviene una o due volte al secolo. Chi fu scottato dal 1929 non comprò più azioni per il resto della sua vita nemmeno negli Stati Uniti, la patria dell’azionariato di massa. Chi era indebitato nel Giappone degli anni Ottanta, azienda o persona fisica, dopo avere ripagato il debito non ha mai più chiesto in prestito uno yen.
    Ci sono traumi che restano stampati nel profondo e non si risolvono più. Molti sono riusciti a superare il crollo del Nasdaq nel 2000, ma la ripetizione dello shock otto anni dopo, su scala generalizzata e senza scampo per nessun settore azionario, ha convinto una generazione a stare alla larga dalla borsa o, al massimo, a delegare a un gestore lo stress della volatilità e della performance.
    Lo confermano i dati sui flussi verso i fondi azionari. Dal 2009 all’inizio del 2013, anni in cui l’azionario è raddoppiato di valore, ci sono stati in realtà solo riscatti. C’è voluto il fortissimo rialzo dell’anno scorso per indurre di nuovo il pubblico a mettere qualcosa in borsa. Ci sono stati grandi titoli sui giornali, ma il fenomeno è durato poco. L’ultimo dato disponibile, relativo al maggio di quest’anno, registra addirittura un deflusso netto.
    Se gli individui approfittano dei rialzi per vendere e gli istituzionali restano più o meno convintamente nel mercato per produrre alpha, chi è che fa salire le borse? Sono le società che comprano azioni proprie.
    La conclusione da trarre è che aspettare l’arrivo in massa degli investitori individuali e attendere, per vendere, che il vicino di casa, il personal trainer e l’anziana zia inizino a vantarsi dei loro successi azionari e a scambiarsi suggerimenti in ascensore rischia di essere un esercizio vano. Se non sono arrivati a borsa triplicata forse dovremo aspettare i loro figli.
    Poiché le società continueranno a comprare azioni proprie nei prossimi due-tre anni (molti programmi di buy-back hanno durata pluriennale e sono già stati approvati dai consigli di amministrazione), l’unico soggetto che potrà eventualmente cambiare il corso (rialzista) delle cose sono i gestori istituzionali. Quei gestori che, in queste ore, si sono sentiti dire dalla Yellen che la Fed non aumenterà i tassi solo per fermare i mercati e che, semmai, ricorrerà, per frenarne l’ardore, a misure macroprudenziali (regolamenti più stringenti, margini iniziali aumentati, obbligo di tenere una certa quantità liquida).
    Sentendo ancora una volta che la Fed non aumenterà i tassi (se non per ragioni macro al momento non ancora presenti) e vedendo che nessuna misura macroprudenziale viene effettivamente adottata, che cosa ne deve dedurre un gestore, se non che la Fed sorride ancora a quelli che comprano azioni?
    Ecco perché nessuno, se non qualche privato rimasto, è più venditore netto. Ecco perché i gestori rimangono investiti senza manifestare calore o emozione. Ecco perché le borse continuano a salire al ritmo lento e monotono degli acquisti di azioni proprie da parte dei tesorieri delle società quotate.

    È un mondo nuovo, là fuori.

  10. ob1KnoB scrive:

    Lukas: È un mondo nuovo, là fuori.

    sure?
    http://www.zerohedge.com/news/2014-07-08/125-years-ago-or-today

    vedo i tacchini un po’ preoccupati oggi.
    ciao