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Too big to value: la quotazione del colosso Aramco (IPO del secolo)

Scritto il alle 10:08 da Danilo DT

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Nella settimana più difficile degli ultimi tempi, con i mercati in forte correzione, le materie prime al collasso (tranne l’oro) e la volatilità nuovamente protagonista, arriva la notizia della possibile quotazione di Saudi Aramco. Ma avete presente cosa può significare l’IPO del secolo? [Weekly Rewind]

Andare a commentare quella che è per i mercati finanziari è stata una settimana da “profondo rosso “ non è di certo facile: qui su IntermarketAndMore ho provato a spiegarvi tutte le motivazioni di questa fase di estrema debolezza dei mercati.
E come previsto, siamo partiti con una forte volatilità e anche tante sorprese. Ma tra le tante ce n’è una che mi ha colto di sorpresa e che non mi sarei mai aspettato.
Nulla di quanto potreste pensare, nulla di scontato ma qualcosa di veramente inatteso e quasi illogico visto il momento in cui ci troviamo.
Preferisco fare leggere a voi la notizia.

Aramco, il colosso energetico che controlla la produzione e le riserve petrolifere saudite, ammette in una nota di avere “allo studio diverse opzioni per consentire un’ampia partecipazione del pubblico nel suo patrimonio attraverso la quotazione” in Borsa. (…) La notizia, che cade in una fase di ulteriori contrazioni dei prezzi petroliferi, viene tuttavia accolta con una certa cautela dagli osservatori, innanzitutto per la difficoltà di dare una valutazione, per quanto approssimativa, del valore di Aramco che, a seconda delle riserve accertate (ma sulle quali non è stato effettuato nessun audit indipendente), potrebbe andare da 1000 a 10.000 miliardi di dollari. E’ evidente che una quotazione di una parte anche minima del colosso saudita portebbe facilmente a superare il tetto dei 25 miliardi di dollari, ovvero l’Ipo più ‘ricca’ della storia, messa a segno dalla cinese Alibaba. (Source

Aramco  è un colosso di dimensioni paurose, ha praticamente il possesso di TUTTI i giacimenti dell’Arabia Saudita. Ed è senza ombra di dubbio la principale compagnia petrolifera mondiale. Ma come dice l’articolo, diventa persino difficile poter valutarne le dimensioni. Certo, lo scopriremo presto soprattutto se veramente vogliono arrivare ad una quotazione.

Iniziamo a chiederci il PERCHE’ di questa volontà e soprattutto domandiamoci il timing. Perché lo fanno ora con un petrolio estremamente depresso? Non possono aspettare quotazioni più congrue?

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Ma di questo parleremo dopo. Intanto facciamo due conti: Bloomberg in un articolo, stima la compagnia in un range di prezzo compreso tra 1 trillione e i 2.5 trillioni di USD. Non c’è dubbio, la compagnia più grande mai quotata. Ovviamente nessuno sa come, quando e quali rami della società verranno quotati. Quindi tutto è relativo. La cosa che mi ha fatto sorridere è come l’agenzia USA l’ha definita: benvenuti nel primo caso di “TOO BIG TO VALUE”. Troppo grande per poter avere una “giusta valutazione”. Di diritto sarebbe l’IPO del secolo. Quindi immaginatevi gli impatti innanzitutto per il mercato azionario arabo (il più importante del Medio Oriente) e poi anche per i conti pubblici. Già, i conti pubblici, che per la prima volta si trovano in difficoltà.
Infatti…

(..) il declino dei corsi del greggio ha spinto l’Arabia Saudita a un deficit di bilancio di 367 miliardi di riyal (pari a poco meno di 90 miliardi di euro) nel 2015 (…) (Source) 

La quotazione è quasi una “necessità” anche se definire l’Arabia Saudita in crisi è un eufemismo. Certo è che Riad accetta di quotare una parte del suo colosso, magari incassando meno a causa del prezzo del petrolio molto depresso, ma allo stesso tempo “recupera” quanto perso col deficit, fa crescere il suo mercato e la sua economia. E concretamente fa un passo avanti nel processo di liberalizzazione. Una vera bomba che fa impallidire, come detto, anche la più grande IPO della storia, ovvero AliBaba.
Mi pongo una domanda: visto il potere pazzesco degli arabi sul prezzo del petrolio, non è che…in prossimità della quotazione ( o meglio della valutazione) si accetterà un rally dell’oro nero?
Dubbio amletico.
Ma il mercato è pieno di dubbi amletici.

Riprendete il meglio della settimana, condividetelo coi vostri amici e sostenete (anche concretamente) questa iniziativa di finanza indipendente.

Buon week end a tutti.

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5 commenti Commenta
draziz
Scritto il 9 gennaio 2016 at 14:06

Tecnicamente, ed anche ciclicamente parlando, i presupposti per un rally ci sarebbero.
La sola motivazione dell’IPO sarebbe troppo sfacciata per giustificare un rally…
Su cosa potrebbero mettere le mani, con il solito aiutino di qualcuno, per giustificare una salita del, mettiamo, 10-20%?
Logica intermarket sulle valute? US Dollar che scende, che gli fa comodo data la situazione un pochino spessa nelle esportazioni, e quindi quotazioni dell’Oil in ripresa?
Blocco delle esportazioni di gas per il riscaldamento verso l’Europa dopo il default dell’Ucraina e le precedenti sanzioni per la Crimea? Anche i Russi ogni tanto si incazzano…
Quattro papine agli Iraniani, sempre dai Sauditi, dietro suggerimento USA come ringraziamento per la presa per i fondelli sul nucleare “pacifico”?
Vediamo, vediamo…

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kry
Scritto il 10 gennaio 2016 at 18:11

Ciao Danilo, la notizia in precedenza l’avevo letta http://www.finanza.com/Finanza/Notizie_Mondo/Nord_America/notizia/L_Arabia_prepara_l_Ipo_del_gigante_oil_Saudi_Aramco_potrebb-450253
— ” L’ipotesi Ipo era anticipata ieri da Muhammad bin Salman, ministro della Difesa dell’Arabia Saudita e secondo … ” — e commentata così,
Interessante che un ministro della difesa si interessi dell’ ipo di un gioiello di famiglia.
Chiamali stupidi , con qualche centinaio di miliardi di $ di investimenti stranieri nel 5% delle loro società si garantiscono la difesa del paese.

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emzag
Scritto il 11 gennaio 2016 at 01:52

Scusate, ma se vendono Aramco non lo fanno proprio per poter sostenere gli attuali prezzi bassi? Se la ragione di fondo è questa il rally potrebbe non esserci.

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Scritto il 11 gennaio 2016 at 15:02

Obama (i.e., the U.S.) move when needed and only with (the) Friends.

https://www.youtube.com/watch?x-yt-ts=1422411861&x-yt-cl=84924572&v=1VYFm8VauJo

“THE Real Friends” – (ALWAYS)!

サーファー © Surfer [PAST, PRESENT and FUTURE]

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Scritto il 11 gennaio 2016 at 17:04

The Arabian American Oil Company, or Aramco, established by “Standard_Oil[*]” and three Partners – who would later become Texaco, Exxon and Mobil – in 1944, discovered the Kingdom’s reserves and made it into the World’s largest oil exporter.

Saudi Arabia gradually bought out Foreign Shareholders by 1980, and the Company (CP) is now known as Saudi Aramco, but U.S. energy CPs maintained business interests in Saudi Arabia.

Chevron, Dow Chemical and ExxonMobil continue to be involved in refining and petrochemical ventures.

Saudi Arabia is the World’s largest holder of crude reserves.

It produced 10.276 million barrels of oil and exported 7.364 million barrels in October 2015 -[update: January 11, 2016 (as last data official released and available)].

The scale of the Kingdom’s energy output gives it great influence over energy markets, and protecting Saudi Arabia and other Persian Gulf producers has been a cornerstone of U.S. foreign policy objectives (for decades).

[*]

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