TASSI USA: se le cose vanno male, non potranno che andare meglio

Scritto il alle 10:39 da Danilo DT

crescita-economica-usa

Quando parliamo di dati macro USA, il pensiero va subito alla politica monetaria. La FED sta “giocando” coi mercati, utilizzando la sua forward guidance che sintetizzerei con la tecnica della “carota e del bastone”. Prima si dice qualcosa, poi la si ritratta, poi la si conferma. Si prepara insomma il mercato ad un possibile aumento dei tassi che, secondo il sottoscritto, non è così prossimo. Ma probabilmente la FED non vuole farsi cogliere impreparata. In altri termini, la stessa Yellen è cosciente del fatto che la FED non dovrebbe alzare i tassi. Ma se succede qualcosa che costringe la FED ad aumentare il costo del denaro?

Anche se a volte “prendiamo un po’ in giro la FED” dobbiamo però essere ben coscienti che i signori del FOMC sono tutt’altro che stupidi e se un giorno alzeranno i tassi, avranno delle motivazioni solide. Altrimenti sarebbe come farsi un autogol clamoroso.

Una curiosità: molto spesso la Yellen ha parlato di possibile rialzo dei tassi nel caso in cui l’economia vada meglio del previsto ed i dati macro in uscita siano migliori delle attese.
Allora io ho provato a tirarmi giù un grafico per capire meglio l’impatto di questo fattore, ovvero le attese sui dati macro. Il meglio che potessi trovare secondo me sono questi due grafici:

a) CESI (Citigroup Economic Surprise Index)
b) BEUSI (Bloomberg Economic US Surprise Index)

spx-cesi-bloomberg-survey

La logica di questi indici è molto simile: tendono a calcolare lo scostamento tra i dati attesi e quelli poi effettivamente registrati. Come vedete entrambi gli indicatori sono su livelli di minimo.
Qual è quindi il rischio che (fa quasi ridere la logica ma è così) ha PAURA al mercato e alla FED? Il fatto che i due indicatori migliorino e se notate stanno già invertendo al rialzo. Se così fosse, significherebbe che i dati macro in uscita tendenzialmente “batterebbero” le stime che oggi sono abbastanza negative. Quindi minor sostegno della FED e quindi rischio aumento dei tassi.

Ma…non dimenticate mai: monitorate sempre inflazione e rendimenti reali. Fino a prova contraria restano il motivo principale di un cambiamento della politica monetaria, da espansiva a restrittiva.

Riproduzione riservata

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Danilo DT

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2 commenti Commenta
pasolo
Scritto il 28 maggio 2015 at 11:14

scusami Dream, ma io noto che nel 2010-11-12-14 ogni volta che i due indicatori hanno girato al rialzo anche il mercato azionario è risalito. In quegli anni si è sempre parlato della fine dei vari QE eppure il mercato è salito. Perchè l’inversione di oggi come scrivi tu dovrebbe “far paura” ai mercati? Per me le uniche cose che potrebbero far paura ai mercati sono aumento della disoccupazione, aumento dell’inflazione e calo degli utili. In questi casi le quotazione dovrebbero scendere. Correggimi se sbaglio. Il mercato per me resta long e nei prossimi mesi si potrebbe anche avere una inaspettata accelerazione al rialzo. BULL MARKET SECOLARE ( ce lo dice la stella polare che si chiama rapporto ORO/AZIONI ).

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paolo41
Scritto il 28 maggio 2015 at 13:23

Danilo, (fuori tema): mi sembra che le aste titoli sia tedesche (ieri) che italiane (oggi) non siano andate troppo bene né come tassi né come coperture. Inoltre il calo del Pil cinese sembrerebbe non proprio “soft” stando ai dati HSBC e al calo delle borse odierne…..

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