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TASSI e INFLAZIONE: se la storia insegna, siamo fottuti.

Scritto il alle 15:27 da Danilo DT

inflazione-fed-fomc-tasso

Sia ben chiaro. Questo grafico deve suonare come una provocazione in quanto i due contesti non sono facilmente paragonabili sopratutto per il momento storico estremamente differente e per le condizioni di mercato chiaramente diverse.
Ma non posso negare che il paragone resta comunque affascinante, vista anche l’immane liquidità che la momento risulta investita nel mondo della finanza e che deve ancora essere “riassorbita” dalle banche centrali.

Visto che in questo post restiamo in Europa, la banca centrale è quindi la Bce che ancora non ha interrotto il suo grande esperimento di politica monetaria espansiva, lasciando aperta qualsiasi ipotesi proprio nell’ultimo Meeting di Francoforte della settimana scorsa.

A tutti è chiaro quanto è accaduto negli ultimi anni. Banche centrali super espansive ed un quantitative easing (QE) che ha avuto, per la crescita economica, effetti limitati, soprattutto in Europa ed in Giappone. Malgrado questo la quantità di moneta immessa nel mercato è immane. I bilanci delle banche centrali hanno ormai raggiunto livelli impensabili qualche anno fa.

Strategy-Video-Changes-in-Fed-ECB-Other-Central-Bank-Balance-Sheet

La domanda che tutti si pongono è: ma poi cosa accadrà quando partirà prima il tapering e poi una progressiva exit strategy? E il tasso inflazione che fine farà?
In questi giorni abbiamo visto, soprattutto in Italia, un aumento del tasso inflazione. Ma le motivazioni sono di tipo congiunturale e temporaneo, quindi non hanno nulla a che fare con la politica monetaria. Il problema quindi viene spostato a “più avanti”.
Parliamo di tassi di interesse nella vicina Germania, ovvero il paese che rappresenta il punto di riferimento per l’Eurozona. Si tratta di un grafico di lunghissimo termine e ci fa vedere cosa accadde nel paese teutonico negli anni ’20 quando i tassi di interesse raggiunsero gli stessi livelli visti in questo periodo.

tassi-germania-iperinflazione

Cosa accadde dopo l’area ZIRP (periodo a tasso zero)? Fu iperinflazione.

STOP, analisi statistica finita. Fate voi le dovute considerazioni , se lo ritenete.

Riproduzione riservata

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Danilo DT

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4 commenti Commenta
ob1KnoB
Scritto il 2 maggio 2017 at 17:35

E’ vero: Draghi non l’ha mai detto. E a memoria neanche la Yellen. Forse Abe e compagnia si’ ma poco cambia. Non hanno mai detto che quello che hanno buttato in piedi in dieci anni avrebbe rilanciato economie ed occupazione. Lo hanno affermato chi via via si alternava al timone e la pletora ossequiante dei massmedia e degli opinion makers. Forse perchè non c’è peggior sordo di chi non vuol sentire o peggior cieco di chi non vuol vedere. Ci siamo abituati all’emergenza a tal punto da non renderci conto che l’emergenza è il new normal.
Peso abnorme e intrinsecamente deresponsabilizzante alle previsioni (sistematicamente smentite) e attribuzioni sempre più lievi ai consuntivi. Carta canta:
http://www.bis.org/statistics/tables_f.pdf
anni di qe ed il consuntivo è tutto da leggere.
E’ vero non abbiamo la riprova del contrario ma tutto sto bordello non è servito a niente a livello economico. E’ vero siamo fottuti perchè non ci sara mai una exit strategy, piuttosto un convenzionale e globale debito irredemibile. Se la storia insegna e se dobbiamo imparare a seguire i trend l’articolo di oggi è superbo:
http://www.zerohedge.com/news/2017-05-02/may-day-post-mortem-are-us-goods-producing-jobs-ever-coming-back
E mi spiace aggiungere che i servizi sono ancora più facilmente robotizzabili.
Il vero Ludd si era incazzato per molto meno.

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r.o.i.
Scritto il 3 maggio 2017 at 11:25

Provo ad esprimere la mia opinione..:
– nel 2008 occorreva trovare in fretta una soluzione per uscire dalla tremenda fase di crisi finanziaria (non certo per risolverla).- Quindi non potendo ricorrere allo strumento fiscale per intrinseche ragioni connesse con i debiti pubblici delle economie deboli e con la politica sociale (elettorale – governi deboli) hanno dovuto intervenire velocemente le banche centrali.- La Fed e la Boj per ragioni statutarie e la Bce dietro la spinta dei governi europei.- L’urgenza di dover salvaguardare il sistema bancario e di dover sostenere i debiti pubblici a rischio dei paesi più indebitati ha indotto la Bce ad intraprendere l’unica strada (mia opinione) che presentasse le maggiori probabilità di essere efficace, ovvero immettere elevati QE per ridurre velocemente i tassi di interesse, il tasso di cambio euro/dollaro, quindi per questa via fare leva sulle esportazioni (maggiore area economica trainante in tutta la fase di intervento oltreché ancor oggi) e spingere (una volta restituita stabilità ai debiti pubblici tramite gli investimenti bancari “obbligatori”) i capitali finanziari in eccesso a fuoriuscire dall’area europea costringendo il dollaro ad apprezzarsi e continuare ad assorbire le esportazioni europee, mantenendo il Pil complessivo a livelli almeno sopportabili.- La strategia (sempre mia opinione) pare che sia ampiamente riuscita.- Rimane il problema del basso livello dei consumi, principale motore dell’economia dal lato della domanda (politica Keynesiana) visto che la Germania è riuscita ad imporre una politica economico-finanziaria dal lato dell’offerta che però non produce risultati significativi.- Occorrerebbero, quindi, politiche economiche dal lato dell’intervento pubblico tipiche dei governi forti, una volta superate le fasi elettorali, ma qui si ripresenterebbe il problema degli elevati debiti governativi.- Il tapering nei prossimi anni, a mio avviso, è possibile attivarlo in Europa molto gradualmente qualora i consumi riprendessero pur lentamente, controllando per questa via l’inflazione interna …. ma questa è un’altra storia.-

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adsodimelk
Scritto il 3 maggio 2017 at 11:47

questa non è un’analisi statistica, è un semplice confronto con un altro periodo storico. siamo in deflazione da debiti, la crescita non può produrre inflazione se non sul breve periodo o per cause esogene (ex. guerre). 25 anni di giapponesizzazione dovrebbero insegnare qualcosa!

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