To Taper or not to taper: ma i paesi emergenti sono deboli non solo per questo motivo

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Le valute di molti paesi emergenti, in particolare quelli con deficit delle partite correnti più sostenute, dovranno fare i conti con un’ulteriore fase di debolezza. Stiamo assistendo alla stessa debolezza già vista quest’estate quando la FED ha annunciato con troppa leggerezza l’arrivo del tapering.

Ad accentuare la debolezza dei paesi emergenti troviamo poi anche un inasprimento della curva dei tassi USA: Un elemento NEGATIVO per gli stati con più debito estero e maggiori disavanzi delle partite correnti in quanto comporta per gli stessi un aumento dei costi. Guardate questo grafico e capirete quali sono i paesi che maggiormente subiranno maggiore debolezza valutaria.

Ma non pensate che sia un problema solo di questi stati. Anche la nostra Europa dell’Est è decisamente a rischio. Guardate questo ulteriore grafico.

Oggi la “mina vagante” è rappresentata, ovviamente, dalla “minaccia” fronte FED di un ulteriore taglio degli acquisti mercoledì prossimo (TAPERING), passando così a “soli” 65 miliardi di USD, un taglio di 20 miliardi in poche settimane. Il mercato non se lo aspettava, viste le premesse della colomba Yellen, e la reazione è stata durissima. Proprio come in estate, sono stati severamente puniti i mercati emergenti, compresi anche quelli che “qualitativamente” rappresentavano livelli di maggiore solidità. Ma il mercato non guarda in faccia nessuno. Quando i flussi finanziari si muovono, non si può far altro che prendere atto ed adeguarsi. Flussi che escono copiosamente dagli EM e si dirigono su altri mercati. Europa in primis.

Flussi finanziari: correlazione inversa tra euquity EM e Europa

Ma non crediate che tutta la questione stia li, in un tapering che procura danni e conseguenze ai mercati emergenti. Sono aree che si trovano a dover affrontare anche altre problematiche.

Ci ritroviamo con una CINA in vistosa frenata (indice HSBC PMI sotto al livello critico di 50). E se la Cina frena, vista la sua importanza, gli altri paesi emergenti troveranno delle difficoltà nella crescita.

Poi abbiamo l’altalenante situazione Giapponese, sempre contraditoria e complessa. Necessita della gisuta fiducia per far si che “la festa continua”: ma se questa fiducia risulta compromessa… E se si parla di carry trade, ovviamente è sempre lo YEN valuta protagonista. Usata per indebitarsi, e con il controvalore comprare valuta più “remunerativa” cedolarmente, se aumenta il valore dello Yen tutto il giochino casca. Un vero pasticcio per i trader, costretti a chiudere posizioni e a vendere valuta emergente.

Infine l’operato delle banche centrali. I mercati iniziano a vedere con sospetto le “forward guidance” sentendole meno credibili. Lo sappiamo benissimo, FED & Co puntano tantissimo sulla “gestione psicologica” della crisi. Ma…si tratta sempre e solo di parole. E se si perde la credibilità?

La partita di gioca tutta mercoledì. Le banche centrali dei paesi emergenti cercheranno nelle prossime ore di arginare il problema ma sarà la FED a determinare le prossime mosse della speculazione. Si aprono le scommesse su cosa può accadere. Se mantiene la parola, coerentemente all’uscita dei dati sulla disoccupazione, deve tagliare (taper) di 10 miliardi. Se invece vuole “difendere” il mercato, deve rinviare. Resta la soluzione all’Italiana. Un 5 miliardi e palla al centro. Apparentemente tutti contenti e nessuno soddisfatto. La partita è lunga e non siamo che all’inizio.

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Danilo DT

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Commenti (n° 3)Commenta

  1. icebergfinanza scrive:

    Danilo hai dimenticato…Madame! :D :D :D

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  2. fly to quality!

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  3. icebergfinanza,

    Madame… è la conseguenza. Arriva da sola, non occorre nemmeno chiamarla! :wink:

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