BCE e banche italiane: che ne sarà dei NPL?

Scritto il alle 08:01 da Danilo DT

Chiudere il recinto quando ormai i buoi sono scappati. Mossa evidentemente tardiva ma non poco efficace. Si mette ordine in modo radicale a quello che prima era il Far West.
Signori, torniamo a parlare di NPL, non performing loans conosciute anche come sofferenze bancarie o crediti deteriorati. Cambiano i termini ma non di certo la sostanza.
La morale è molto semplice. La BCE ha deciso di intervenire a gamba tesa sul mondo delle sofferenze bancari imponendo dei comportamenti che quindi “piombano” dall’alto, si devono subire e anche se impopolari, si devono poi applicare. Proprio qualche giorno fa abbiamo assistito alla decisione di imporre alle banche italiane dei termini massimi entro i quali dismettere li NPL. Leggete Qui (se volete)  il documento ufficiale BCE.

(WSI)  – Giro di vite da parte della Bce sulle banche europee in merito ai crediti deteriorati. L’organo di vigilanza della banca centrale europea, presieduto da Danièle Nouy ha reso noto nelle sue linee guida di voler rafforzare i criteri con cui sono coperti i crediti deteriorati, alzando proprio queste coperture al 100% dopo 2 anni di vintage – ossia il tempo trascorso da quando un credito entra tra i deteriorati – in caso di crediti non garantiti (unsecured) e dopo 7 anni se sono invece garantiti (secured).
Le banche della zona euro, dice Nouy, hanno più di 1000 miliardi di Npl che sono una zavorra per i bilanci e frenano l’erogazione del credito. “Ora che la situazione economica è molto migliorata dobbiamo vedere un progresso molto significativo nel caso degli Npl”.

Siamo onesti, mossa difendibile, anche se invasiva per le nostre banche. Si dice, in pratica, che malgrado l’ottimismo, le banche dell’Eurozona sono ancora cariche di NPL, e quindi bisogna innanzitutto approfittare del buon momento per fare ulteriore pulizia, cedendo e liberando capitali, ed in un secondo tempo, bisogna organizzarsi e fare in modo che gli NPL siano TOTALMENTE coperti. TOTALMENTE. E probabilmente NON solo quelli “nuovi”.

Si tratta comunque di provvedimenti che potrebbero avere effetto anche sulle sofferenze in essere, dal momento che Francoforte ha già chiesto alle banche che hanno in pancia un livello elevato di Npl di presentare nel primo semestre di quest’anno un piano strategico sulla riduzione dei crediti deteriorati. (Inv)

L’impatto delle nuove regole via @sole24ore

Come sempre si passa agli estremi. Prima il nulla, ora tutto. Ma i può stare anche se, soprattutto per le banche italiane, non sarà una mossa indolore.

La vera soluzione è quella che conosciamo a memoria, quella su cui spingono la stessa BCE e l’EBA di Enria (evitando quindi la grana delle coperture al 100%), ovvero la CESSIONE. Ma i problemi sono noti.

A chi cedere? e a che prezzo? Ed in che modo? Inoltre significherebbe aprire un’altra piaga, quella delle valutazioni degli NPL a bilancio a prezzi realistici di cessione, grana che è stata rimandata utilizzando parametri molto politici e poco concreti.

Infine è evidente, come dicevo in apertura, che si passa dal nulla al troppo. Ed un sistema bancario come quello italiano, che per messi ha lottato con la crisi, è stato anche ricapitalizzato pesantemente (vedi ad esempio Unicredit, MPS o Carige per citarne alcune) e che per via di questa nuova politica prudenziale, si ritrova a dover fare i conti con la triste realtà.

Confortiamoci con il comportamento di Draghi in ambito di QE. Se queste decisioni potrebero essere una mazzata per le banche italiane, dall’altra ecco la pillola che ci regala Draghi a livello di “sistema paese”. Una pillola che però avrà effetti limitati. Negli ultimi mesi si sono allargati e non di poco gli spread in ambito di QE (acquisti) tra quello che era il potenziale a disposizione secondo il capital key, e quello che invece è stato poi il tradato. Tutto va a favore di Francia ed Italia.

STAY TUNED!

Danilo DT

(Clicca qui per ulteriori dettagli)

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2 commenti Commenta
paolo41
Scritto il 5 ottobre 2017 at 10:56

è una disposizione che avrà effetti negativi per il nostro sistema industriale che, per la sua tipicità, si appoggia in elevata percentuale al sistema bancario. E’ ovvio che le banche saranno sempre più costrette a stringere i cordoni della borsa o a richiedere maggiori garanzie e non si può escludere un aumento dei tassi al credito che, a mio avviso, stanno già salendo. Tutto questo comporterà una riduzione delle attività anche per le banche e quindi una riduzione degli utili.
Domanda: ma sulle banche che sono piene di derivati ” a fine incerta” non si prende nessuna iniziativa ??????

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paolo41
Scritto il 5 ottobre 2017 at 11:00

… utili che diminuiranno comunque per l’aumento degli accantonamenti e … i dividendi andranno a farsi benedire

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