SHADOW BANKING: tutto bene, finché non si sveglia il mostro!

Scritto il alle 14:37 da Danilo DT

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Pian pianino ma alla fine i nodi vengono al pettine. O forse sarebbe meglio dire che i nodi saltano all’occhio, cose che noi abbiamo già denunciato tempo fa ma che il mercato ha sempre sottovalutato. E non solo il mercato ma anche gli organismi di controllo. Forse perchè alla fine faceva comodo così?
Parliamo di “shadow banking“. Il famoso sistema bancario “ombra” al di fuori del controllo del sistema tradizionale e composto da società finanziarie non bancarie come i private equity, gli hedge fund, i le finanziarie o fondi di investimento.

E’ il FSB, ovvero il Financial Stability Board  che ne parla nel suo rapporto 2016 dedicato al settore. Ma attenzione, e qui viene il bello. Lo “shadow banking” è un gigante impressionante e, parer mio, mostruoso, ma non rappresenta un problema che quindi necessita di particolati cure od iniziative. La prudenza è d’obbligo, ma non ci sono particolari criticità, secondo il FSB.

Ma certo! E qual’è il problema? Tutto fila liscio e quanto il sistema continua a dirigere le cose, va tutto bene. Ma poi quando si perde il controllo della situazione, che cosa succede?
Un caso recente deve servirci da lezione. Se vi parlo di “crisi subprime” vi viene in mente qualcosa?

ll sistema bancario ombra (il complesso di mercati, istituzioni e intermediari che erogano servizi bancari senza essere soggetti alla relativa regolamentazione – secondo una definizione data dalla Consob), alla fine del 2015 registrava attivita’ per 34mila miliardi di dollari secondo l’ultima valutazione del Financial Stability Board, l’organismo internazionale nato dopo la crisi finanziaria globale che e’ giunto al sesto rapporto annuale di monitoraggio del fenomeno. L’ammontare di 34 mila miliardi di dollari (…) rappresenta il 13% del totale degli asset finanziari dei 28 paesi in cui e’ misurato il fenomeno (Belgio e Isole Cayman le new entry del monitoraggio). La stima non ricomprende ancora i dati delle entita’ finanziarie non bancarie della Cina (…) (Radiocor

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Ho letto bene? Il calcolo non tiene conto dello shadow banking cinese? Ma allora di cosa stiamo parlando? Il cuore del problema è proprio in Cina ed in questi conteggi la Cina non è considerata e nemmeno stimata?
A volte mi chiedo cosa diavolo servono tutte queste organizzazioni visto che poi fanno i lavori zoppi. Va bene che si vuole mantenere la volatilità bassa, ma continuare a nascondere la realtà dei fatti lo trovo allucinante!
Ah scusate…volete delle cifre? Eccovi serviti.

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SHADOW BANKING CINA: (…) Con 27.000 miliardi di yuan, pari a 4.400 miliardi di dollari, mette a rischio non solo la stabilità cinese, ma anche quella dell’intera finanza mondiale. Il sistema di credito parallelo, creato per far fronte al vertiginoso sviluppo del dragone, ha assunto proporzioni tali da suscitare preoccupazione nell’Accademia Cinese di Scienze Sociali, la maggiore agenzia governativa, mentre per Fitch a lei sarebbe da imputare gran parte del debito cinese che si è gonfiato – considerando anche le passività delle famiglie – fino al 251% del Pil. La conseguenza più immediata e visibile del modello bancario ombra sono stati i casi di bancarotta di aziende insolventi che si sono verificate negli ultimi anni; come quello del gruppo Chaori Solar, fallita per non aver potuto pagare 89,8 milioni di yuan di bond in scadenza o di default evitati in extremis da interventi di Stato come per China Credit Trust. (…)

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Se parliamo di shadow banking e di Cina non posso che riprendere il parere di un grande esperto non chè amico e “compagno di merende” nel progetto “Piano InclinatoAlberto Forchielli, uno dei principale esperti a livello globale sul problema. E non sto esagerando.

(…) “Lo shadow banking – dice Forchielli – è figlio della cosiddetta financial repression. Famiglie depredate dei propri risparmi da banche che pagano interessi bassissimi e difficilissimo accesso al credito per le imprese. Il mondo banca ombra nasce per venire incontro a queste due difficoltà. Si sono create gestioni patrimoniali in cui i risparmiatori investono in fondi che a loro volta prestano alle imprese. Il mercato si disintermedia e viene gestito da operatori terzi, a volte esterni a volte interni alle banche stesse. Le banche tradizionali sono riuscite a non perdere clienti creando prodotti ad hoc non rappresentati in bilancio ma su cui lucrano forti commissioni. Si vive in questa ambiguità. Bank of China, Bank of Communication ecc hanno cavalcato il fenomeno attraverso strutture interne, facendo sottintendere di fornire inseme al prodotto la garanzia della banca quando in realtà la banca non garantisce niente. Il fenomeno si è ingrandito a dismisura fino a rappresentare il 30% del mercato bancario in un effetto domino. Non esisteva nessuna supervisione, i soldi andavano a soggetti più o meno raccomandabili con forti rischi di insolvibilità. A un certo punto ci si è chiesti cosa sarebbe successo se il fenomeno fosse esploso. Le autorità negli ultimi due anni hanno fatto controlli severi, hanno emanato direttive in materia. Ci sono stati alcuni fallimenti in cui il governo locale è intervenuto per ripagare i debiti”. (…) [Rep

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La Cina quindi rappresenta un pericolo, oggi?

(…) Il mercato dei capitali cinese è isolato, non c’è da temere. Non avremo una crisi dei mercati capitali cinesi perché il governo interviene prima e subito. Se mai ci dovesse essere impatto sui mercati finaziari globali sarebbe limitato perché mercato cinese è chiuso. La posizione sull’estero è molto forte per cui l’effetto Wall Street 2009 non ci sarebbe. Ci potrebbe essere invece un impatto se le banche dovessero essere in difficoltà tali che il governo non fosse in grado di intervenire. Si avrebbe allora uno schiacciamento della crescita dell’economia cinese e quindi mondiale. In realtà quello che la Cina sta facendo è un rallentamento controllato della crescita. Per ovviare a tante distorsioni sta avviando riforme che rallentino la crescita. (…)

Quindi, lo shadow banking cinese è volumetricamente impressionante ma per l’esperto Forchielli resta un problema circoscritto alla regione cinese, visto che la Cina stessa ha le spalle larghe per gestire comunque un problema enorme.
Questo può anche essere vero ma state pur certi che un eventuale crisi sistemica cinese non lascerebbe indifferente il mondo della finanza occidentale anche solo a livello di “sentiment”. Perchè, non dimenticatelo mai, questo sitema si basa sulla “carta” generata dalle banche centrali che hanno portato a questa “bolla della liquidità”. Ma ciò che tiene in piedi tutto è un elemento che è impalpabile, non si può comprare o negoziare ma si può solamente percepire, ovvero la FIDUCIA.

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Danilo DT

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3 commenti Commenta
tamerlano
Scritto il 11 maggio 2017 at 23:25

I vostri articoli li leggo sempre con interesse, ma questo non mi è piaciuto per niente. O non ho capito io bene, oppure mi sembra che adombrare pericoli sui 4,4mila miliardi di dollari Cinesi, a fronte dei 34mila miliardi, dei Paese economicamente avanzati, che sono solo il 13% del totale degli assets, cioè di qualcosa molto piccolo che, oltretutto, i Cinesi stessi stanno controllando, mi sembra un inutile esercizio di saccenteria od un velato terrorismo psicologico. Saluti

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john_ludd
Scritto il 12 maggio 2017 at 10:21

ta­mer­la­no@fi­nan­zaon­li­ne,

hai proprio ragione ! e dimentichi pure di raccontare che la Cina ha pur sempre un elevato saldo estero mentre gli USA sono negativi e UK a livello di repubblica delle banane. Inoltre il risparmio privato cinese è assurdamente elevato mentre in tanti paesi occidentali i privati hanno debiti su debiti. La Cina ha certo un sacco di problemi ma la stampa nostrana, di regime e di anti regime qualcosa in comune ha: punta il dito sulla Cina (o sulla Russia o sull’India etc…) e fa finta di non vedere dove stiamo andando noi (perché quelli che ancora sono in grado di pensare se la fanno nelle mutande e non sanno che cazzo fare). Sento straparlare del prossimo stop al QE europeo e magari al rialzo dei tassi AH AH ! Esiste al mondo, il ciclo economico, che le banche centrali non hanno sospeso, lo hanno solo anestetizzato (indebolendo il paziente peraltro); la prossima recessione (perché ragazzi presto o tardi arriva) tutte le banche centrali compresa la FED ripartiranno a bomba con il QE e compreranno tutto, anche i lavandini dei cessi pubblici. Non si può uscire dal QE, almeno Bernanke che è il papà di questa robaccia, lo ammise, oggi si fa finta che non sia così. Cosa è e cosa vale il denaro ? Basta osservare la banca centrale svizzera (organo privato quotato alla borsa di Zurigo): gli stranieri vendono la loro valuta per comprare franchi svizzeri che la BNS crea su un computer (cioè PRIMA non esistevano), siccome quella valuta non la vuole, la vende e compra azioni Apple, GE, Alphabet, Microsoft etc… provate anche voi, prendete un foglietto, scrivete sopra “vale 100.000 dollari” e andate dal concessionario della Maserati. Per voi c’è l’ambulanza della neurodeliri ma in realtà avete fatto la stessa cosa della BNS (e di tutte le altre). Presto o tardi lo si capirà, basta solo che ci arrivi il 5%, più che abbastanza.

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元サーファー
Scritto il 13 maggio 2017 at 07:48

In terms of Local interbank payments, Hong Kong has an admirable suite of Real Time Gross Settlement Systems (RTGSs) for Hong Kong Dollar (HKD), Renminbi (RMB), US Dollar and Euro transactions, in addition to a range of other settlement linkages.

Internationally, because of its forex trading role (ranking 4th in the World by volume) and dominance (90%) of RMB trade settlement, Hong Kong is the leading SWIFT Asian payments hub.

At present, RMB is settled via a link between the Hong Kong and Shenzhen branches of the Bank of China.

In future RMB international settlement is expected to move to China’s CIPS (Cross-Border Interbank Payment System).

Currently all cross-border payments, including those by Mainland banks, use SWIFT MT messages. However, in recent years, due to AML (Anti-Money-Laundering) and CTF (Counter Terrorist Financing) requirements, the fields available in SWIFT MT messages are insufficient, so a single payment has to be carried by two SWIFT MT messages.

An increasing number of domestic payment systems, including Euroland Target 2 and China’s CNAPS (China National Automated Payment System) and CIPS now run on an XML format. ISO 20022(§) has more fields and accommodates Unicode characters like the Chinese characters.

The Mainland Hong Kong clearing bank channel – through Bank of China (Hong Kong) Limited – is now using ISO 20022, but Mainland correspondent banking still has to use SWIFT.

Hong Kong needs to keep abreast of these and other developments to ensure that it maintains its role on the China-International Payments Corridor (CIPsC) – see schematic in chart below.

§ ISO 20022, “Universal financial industry message scheme: catalogue of messages”
https://www.iso20022.org/catalogue_of_messages.page

サーファー © Surfer [Pio-pIo-piO-PIO]

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