Risparmio e investimenti: alla ricerca del porto sicuro

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Tutti a comprare BUND e debito a massimo rating dell’Eurozona. Ma siamo sicuri che sia realmente “safe haven”?

Che la Germania rischiasse di non essere il più il “porto sicuro”, il safe haven su cui traghettare il denaro per poter poi dormire sonni tranquilli su due guanciali, beh, questo già lo abbiamo già discusso in passato. E l’apertura dello spread tra il T Note e il Bund lo testimonia.
L’effetto contagio non può lasciare indenne il paese teutonico; anche perché il mondo attorno a Berlino sta progressivamente precipitando.
Guardate la Grecia: difficile che riesca a rientrare dai suoi problemi economico finanziari e non si esclude una nuova ristrutturazione del debito. Una barzelletta che sembra non avere fine. Si parla di una nuova sventola: haircut su un debito di 200 miliardi di Euro.

(Reuters) – Greece is unlikely to be able to pay what it owes and further debt restructuring is likely to be necessary, three EU officials said on Tuesday, a cost that would have to fall on the European Central Bank and euro zone governments.
The officials said that twice bailed-out Greece would be found to be way off track by EU and International Monetary Fund officials who have been assessing the country.
Inspectors from the European Commission, the ECB and the IMF — together known as the troika — returned to Athens on Tuesday and will complete their debt-sustainability analysis next month, but the sources said the conclusions were already becoming clear.
It means Greece’s official-sector creditors — the ECB and euro zone governments — will have to restructure some of the estimated 200 billion euros of Greek government debt they own if Athens is to be put back on a sustainable footing.

Quindi Atene nuovamente ad un passo dal baratro. Ed i tedeschi, ormai arcistufi di dover continuare a sostenere Atene, chiedono a gran voce l’uscita del paese ellenico dall’Eurozona.

 

Angela Merkel’s coalition partners are lining up to demand a Greek exit from the euro, mounting pressure on the German chancellor and fanning market fears that Greece could shortly leave the single currency bloc.
Patrick Döring, general-secretary of Angela Merkel’s junior coalition partners the Free Democrats (FDP), told the regional Passauer Neue Presse newspaper that Greece could recover and regain competitiveness more quickly outside the eurozone.
“If Greece was no longer a part of the eurozone it could create trust on markets”, he said in remarks published Tuesday (24 July).
He is the latest of a number of top-ranking members of the two smaller parties in Merkel’s coalition to call for an exit for the benefit of Greece and to prevent contagion, mindful of the rising cost to Germany of bailing out weaker eurozone states.
Rating agency Moody’s acknowledged that burden on Monday, dropping its outlook on German debt from stable to negative. (Source)

Già… in Germania hanno capito che tenere in piedi questi paesi sanguisuga, alla lunga, potrebbe danneggiare Berlino stessa. Ora a rischio downgrading visto il cambiamento di outlook di Moody’s. Ma questo la Germania non lo può in tollerare. L’inaffondabile, l’indistruttibile, l’inattaccabile panzer tedesco messo in discussione per colpa dei PIIGS…
Ma fate bene attenzione.
Il debito pubblico tedesco oggi si avvicina progressivamente al 90% (oggi si aggira sull’82%). Opsss, ma… i parametri di Maastricht non richiedono il 60%? Ma tu guarda, anche in Germania sono fuori dal range.

Debito governativo rapportato al PIL con limite di Maastricht

Se poi guardiamo il volume del debito pubblico, la Germania è il top, anche se ovviamente dobbiamo considerare il peso economico e geografico del paese.

Debito pubblico: totale complessivo

Ma il debito reale è proprio dell’82%? In realtà si sono lette tante cose su questa tematiche. Tanto per cominciare, la Germania non è poi così lontana da quel rapporto debito / PIL che metterebbe in discussione la “solvibilità nazionale” (mancano € 328.000.000.000) .Recentemente ho visto un report dove veniva stimata un’esposizione debitoria REALE vs PIL dello stato tedesco pari al 300%, tenendo conto di tutto quanto garantisce indirettamente Berlino e tutti gli impegni presi in ambito Eurozona (impegni pari ad un trillione di Euro, alias il 30% del PIL). (Source)

Sono dati che ahimè sono di difficile calcolo ma di certo devono essere presi in considerazione e mettono a nudo che in Eurozona, se non si interviene in modo collegiale e coeso, nessun porto è sicuro…

STAY TUNED!

DT

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Commenti (n° 3)Commenta

  1. La Germania cercherà di strizzare il più possibili il limone,
    poi getterà la scorza.
    La Grecia, il Portogallo, la Spagna e poi L’Italia (il limone più succoso perché qui sono possibili una o più “grasse” patrimoniali per trasferire risorse private nella “voragine” distruttrice di valore della P.A.).
    Per comprare altro tempo imporranno alla Grecia la circolazione della doppia moneta: i dipendenti pubblici verranno pagati con una “nuova dracma”.
    Forse, così, avranno altri due/tre anni per finanziarsi a basso costo e “distruggere” quel che resta della nostra industria (vedi la UP venduta ad un prezzo minore della Panda).
    Dopo inizierà una nuova era con competitor malmessi e privi di risorse (grazie alle patrimoniali) per un eventuale rilancio.
    Si stanno garantendo altri 10/15 anni di supremazia.

  2. DT hai fatto come al solito centro… e infatti nutro sempre più dubbi che la decisione del 12 settembre sia per un Sì.
    I motivi sono tanti, soprattutto quelli da te indicati, il fatto che, come ti anticipavo via e-mail, la Germania, secondo l’IFO, ha un’esposizione nei confronti del “sistema europa” una somma pari a poco meno di 800 miliardi!!

    Sempre secondo lo stesso istituto, già il fatto che la Grecia non onori i propri debiti, pone a carico del contribuente tedesco una somma media pari a circa 1.000 euro. Deriva dagli 89 miliardi in più a carico della Germania, dovuta al suo salvataggio e permanenza nella zona euro. Hanno calcolato che invece, se dovesse uscire dalla zona euro, la spesa per la Germania sarebbe di 7 miliardi in meno, ovvero poco meno del 10% in meno, facendo risparmiare soldi al contribuente tedesco.

    Queste sono considerazioni che purtroppo allontanano sempre più il cittadino del “periferico” dalla posizione del cittadino del Paese “virtuoso”: il cittadino del primo è sempre meno d’accordo a rimetterci i suoi soldi per aiutare il secondo (visto che continua a fare la cicala) mentre il secondo non capisce sempre più perché il primo non vuole sborsare soldi per aiutarlo, visto che il suo Paese ha guadagnato notevolmente dalla differenza dello “spread”, differenza del potere di acquisto, svalutazione con l’introduzione dell”EUR della precedente moneta, favorendo la competitività industriale e le esportazioni, ecc.

    In pratica ogni giorno che vengono rimandate le decisioni importanti (ma siamo sicuri che veramente le vogliano prendere?), si crea sempre più nazionalismo fra i cittadini dei Paesi europei. Cioè si sta montando l’opinione pubblica ad accettare una disgregazione della zona euro.

  3. maurobs scrive:

    lampo,

    “In pratica ogni giorno che vengono rimandate le decisioni importanti (ma siamo sicuri che veramente le vogliano prendere?), si crea sempre più nazionalismo fra i cittadini dei Paesi europei. Cioè si sta montando l’opinione pubblica ad accettare una disgregazione della zona euro.”
    Eh bravo Lampo, mi hai rubato le parole di bocca, la sensazione che danno è proprio quella….
    addirittura pensavo che questo prendere tempo servisse per costruire degli argini alla tedeschia, per meglio controllare la disgregazione…magari inizialmente con i paesi minori, poi…