Risparmiatore: Pollo, pupazzo e vittima in un mercato libero da regole

  • email
  • Facebook
  • Google Bookmarks
  • LinkedIn
  • PDF
  • Print
  • Twitter
  • Technorati
  • del.icio.us
  • Wikio IT

Etica settore bancario sotto accusa: ma i problemi vanno ben oltre…

Ehi tu… Proprio tu… Risparmiatore. Guardati allo specchio. Cosa vedi? La tua faccia? Certo. Ma se provi a concentrarti scoprirai cosa sei in realtà.
Tu, proprio tu, sei solo un pupazzo.


Si, un pupazzo, uno dei tanti milioni se non miliardi di pupazzi che tutti i giorni si affidano ad una “struttura superiore” pensando che lavori per te, magari anche a scapito suo. Un pupazzo perché alla fine, chi ti propone investimenti, ti porta a fare quello che LUI vuole, quello che LUI decide, quello che a LUI conviene.
Forse il termine giusto non è solo pupazzo. Ma pupazzo illuso e sognatore. Perché speriamo sempre che colui che ci consiglia lo faccia a nostro vantaggio. Perchè oggi più che mai l’etica nel mondo della finanza non esiste (se mai è esistita): oggi le banche d’affari non lasciano nulla al caso. Ovvio, sicuramente qualche eccellente consulente indipendente lo si può trovare, ma credo sia sempre più raro.

C’è da rossicchiare gains? Allora si fa. Non si guadagna abbastanza? Lasciamolo fare agli altri. E si rischia di mandare in rovina qualcuno? Peccato per lui, è la legge del mercato. (ndr: così parlò un trader di una sala operativa USA)

Forse queste mie parole, un po’ troppo dure e crude, avranno infastidito qualcuno.
In realtà questo discorso è stato fatto per riallacciarmi alla news di questi giorni sul “grande pentito” del mondo della finanza, quel signor Smith che si licenzia da Goldman Sachs e dice tutto quello che noi qui diciamo da tempo immane. E che ora ha ricevuto le dovute conferme.
Preferisco affidarmi al Sole 24 Ore per spiegarvi meglio cosa è successo.

(…) «Che cosa differenzia ciò che ha fatto Wall Street dall’affare Madoff?» Beh – diceva Krugman – «Madoff ha semplicemente saltato alcuni passaggi appropriandosi direttamente dei soldi dei suoi clienti piuttosto che incassare salate commissioni mentre si esponevano gli investitori a rischi che non erano in grado di capire». Una congettura-provocazione basata su indizi e su pezzi di evidenze indirette. Ora questa tesi riceve un supporto dalle dichiarazioni, apparse sul New York Times, di Greg Smith, direttore esecutivo a capo della sezione di Goldman Sachs sui derivati in azioni per l’Europa, il Middle East e l’Africa. Smith, che ha scelto di lasciare l’azienda accusandola di perpetuare una politica che antepone il profitto dell’impresa agli interessi dei clienti – approfittando cioè di ogni situazione di conflitto di interesse per fare soldi – può essere definito, a tutti gli effetti, il primo “pentito” della grande finanza. Come tutti i pentiti le sue parole vanno pesate e le motivazioni circostanziate, ma alle sue dichiarazioni bisogna prestare attenzione. Primo: perché è un insider di rango, e quindi informato del modo in cui si conducono gli affari nei segmenti di mercato in cui lui ha operato. Secondo: perché le cose che dice, se confermate, rivelano atteggiamenti assai diffusi nel mondo degli intermediari nel trattare il concetto di clienti, vale a dire immaginarli come altrettanti «polli da spennare». A detta di Greg Smith, li chiamavano “mappet”, pupazzi: l’idea di fondo era che si poteva fare dei clienti ciò che si fosse voluto, usando le maggiori informazioni per vendere qualunque prodotto fosse conveniente per l’azienda anziché per il cliente. (Source)

Chiaro no? il cliente è un muppet, un fantoccio, un pupazzo, un pollo da spennare. Un credulone che gli puoi affibbiare qualsiasi ragionamento. Ma cari amici, è sempre stato così! E non solo in Goldman Sachs! E non solo nel settore bancario!

Ragionate un attimo. Questa ripresa che io considero effimera per la scarsa presenza di vere basi strutturali, è basata SOLO sulla fiducia (correggetemi se sbaglio). E quindi è condita da fumo, speranze e false promesse, non solo di Goldman Sachs e similari, ma anche degli stessi governi e della classe politica.
Sempre in questo ambito, vi riporto alcune righe di un editoriale del sempre ottimo Zingales:

(…) Nel 2010 l’allora presidente della Bce Jean-Claude Trichet aveva affermato ripetutamente che il fallimento della Grecia era «fuori questione». L’anno scorso il presidente francese Nicholas Sarkozy aveva dichiarato che «non è possibile lasciar cadere la Grecia per ragioni morali ed economiche» e che «il fallimento della Grecia è il fallimento dell’Europa». Ancora un mese e mezzo fa, il direttore generale dell’Fmi Christine Lagarde insisteva che il fallimento della Grecia era «un evento che non doveva essere preso in considerazione».
Se queste persone fossero stati capi di aziende, oggi sarebbero sotto inchiesta per aver ingannato il mercato o sarebbero stati licenziati per chiara incompetenza. Perché i politici possono farla franca?
Questo non è l’unico interrogativo sollevato dal fallimento della Grecia. Il secondo riguarda i tanto famigerati Credit default swap (Cds). Tutti, a cominciare da Mario Draghi, avevano pronosticato che se un default greco avesse fatto scattare i Cds c’era l’elevato rischio di una “chain of contagion” (una catena di fallimenti) che avrebbe messo in crisi il sistema finanziario. Invece, non sembra esserci nessun segnale di catastrofe. Forse che questi rischi sono stati esagerati? Certamente le banche avevano tutto l’interesse ad esagerarli per evitare di pagare il costo dei loro errori.
(…) Se Atene avesse fatto lo stesso tipo di ristrutturazione due anni fa, oggi il rapporto tra debito e Pil sarebbe dell’80% e le prospettive di ripresa sarebbero maggiori. Aspettando due anni, l’ammontare di capitale privato su cui è stato fatto default si è ridotto di più del 50%. Con il risultato che anche dopo il default il rapporto tra debito e Pil è del 120%, destinato ad aumentare nei prossimi anni a causa di una caduta verticale del Pil (le stime del 2011 indicano un –7%) e di un perdurante deficit primario. (…) Perché allora l’Fmi e l’Unione europea hanno premesso alla piaga di incancrenirsi, con conseguenze devastanti sul Paese ellenico (disoccupazione giovanile al 48% e disoccupazione totale al 22%)? (Source)

Qualcuno probabilmente si farà prendere dalla depressione dopo questo mio post che, ahimè, siate onesti, non può non considerarsi realistico. Non solo le banche di prendono per i fondelli. Molto spesso anche altri sanno dare il meglio di sé.
Ora, non sappiamo se Greg Smith ci abbia detto tutta la verità. Però sappiamo che le cose stanno così. E non sappiamo se veramente il cliente sia un “muppet” oppure no. Ma di certo poco ci manca e, senza dubbio, se non è muppet, è chicken (pollo).
E così sarà ancora domani e dopo domani ancora.

Però ritengo, in questa fase di mercato delicatissima, che sia assolutamente NECESSARIO “tornare agli albori”, e far si che la banca faccia nuovamente la BANCA.
Ormai è palese il fatto che l’utile delle BIG BANKS è legato al trading. Ormai fare la “banca commerciale” non rende più come una volta e quindi, molto meglio fare gli squali in un mercato dove, per forza, qualcuno guadagna e qualcuno rischia di perdere (vediamo se indovinate chi perde…).

E sempre in ambito di trading, come non citare quei benedetti sistemi di trading, quegli algoritmi denominati con l’acronimo HFT, ovvero High Frequency Trading? Si, proprio loro, Si tratta di quei programmi che eseguono milioni di transazioni in pochissimo tempo, andando a tradare nei buchi dei vari book, e infilandosi in mezzo alle varie transazioni fatte dai comuni mortali, col solo fine di speculare quel centesimo che moltiplicato per migliaia di volte, produce milioni di utili. Un sistema che, come detto in passato, rappresenta oggi circa il 70% del TOTALE (anche se sull’argomento ci sono solo stime) delle transazioni della borsa USA. Insomma un sistema automatizzato per poter fare utili…alle spalle di qualcuno, non credete? Oppure pensate che il denaro, anche in questo caso, venga generato dal nulla?

Quindi capite che, nel sistema, c’è proprio proprio qualcosa che non va e occorre intervenire. Quantomeno bisogna arrivare a dividere in modo netto le due attività, e creiamo quei canali necessari per tornare a liberare i capitali per l’economia reale e non SOLO per la finanza.
Il caso del nostro LTRO è sicuramente lampante. Denaro che resta immobilizzato nei bilanci ci banche e BCE, ma di certo non viene messo in circolo nel sistema economico.
Anche perché se non si interviene in questo modo, ricreando quanto invece si è distrutto negli ultimi anni, saranno non solo i risparmiatori a rimetterci, ma anche le banche stesse. Infatti, mi domando, quali polli potranno spennare se…non ci saranno più polli?


Va beh, credo non arriveremo a quel punto. Intanto però, ora come non mai, è giunta l’ora di NORMARE un mercato che è peggio del Far West degli anni d’oro…

Ps: intanto, seguite il consiglio. Qui su I&M una voce alternativa ed indipendente l’avete trovata. Continuate a seguirla…

Sostieni I&M. il tuo contributo è fondamentale per la continuazione di questo progetto!

STAY TUNED!

DT

Tutti i diritti riservati © | Grafici e dati elaborati da Intermarket&more su database Bloomberg | NB: Attenzione! Leggi il disclaimer (a scanso di equivoci!)

VN:F [1.9.20_1166]
Rating: 8.4/10 (7 votes cast)
Risparmiatore: Pollo, pupazzo e vittima in un mercato libero da regole, 8.4 out of 10 based on 7 ratings

Commenti (n° 5)Commenta

  1. Il 14/03/2012 Andrea nel post: America,stress test show, scriveva: lo spettacolo continua godetevelo………. gli asini e le mucche continuano a volare. Il mio commento: la mucca la vedo nella foto,mi sono perso l’asino, a no eccolo……. nello specchio. Grazie Andrea per quello che scrivi,mi sento meno somaro. Oggi aggiungo: GRAZIE DREAM nell ‘avvisarci e di renderci consapevoli di reagire con le nostre opportune scelte di investimento a non restare pupazzi. Ancora,grazie.

  2. kry@finanza,

    Grazie per il complimento! Speriamo di poter continuare questo progetto e di riuscire ancora a crescere, anche con il nuovo progetto Compass&More che stravolgerà il vostro mondo degli investimenti….

  3. paolo41 scrive:

    ..sono sempre stato un assertore (spesso assillante) che la Grecia non aveva alternative al fallimento, anzi, come accenni anche tu, prepariamoci al fallimento definitivo….

    ..sono peraltro convinto che nel giro di massimo un anno riprenderanno a contare sempre più i fattori legati all’economia reale così come diminuirà questo abnorme sostegno di liquidità fornito dalle banche centrali al sistema finanziario…..vedremo!!!!

  4. calciatore scrive:

    I risparmiatori che si affidano alle strutture per guadagnare dovrebbero gia’ sapere che perderanno soldi in partenza, perche’ devono pagare le strutture stesse ed il personale . Quindi in USA niente di nuovo sotto il sole. Quello che cambiera’ in futuro grazie all’avvento del web e’ che le nuove generazioni ne sapranno di piu’ di finanza in termini oggettivi , di rischio, di rendimenti attesi portando cosi’ la platea dei nuovo investitori ad essere piu’ oculati e conservativi in termini di rischio, bypassando totalmente i piazzisti di sportello .Rimarranno solo i professionisti che seguiranno i clienti di alta gamma, pero’ questa volta non li tratteranno piu’ come muppets perche’ li perderanno. Ricordiamo che, chi ha ora i soldi e’ la generazione che ha vissuto a cavallo della 2 ^ guerra mondiale, poco scolarizzata per ovvii motivi, ma che ha preso in pieno il boom economico e che si sta godendo fior di pensioni. Quando per ragioni anagrafiche questa fascia scomparira’ le banche si troveranno davanti gente totalmente diversa dalla platea precedente, e di conseguenza dovranno cambiare registro.

  5. lucianom scrive:

    Di cosa ci meravigliamo, non so voi ma nella cerchia dei miei amici, conoscenti, parenti tutti ,dico tutti, per quanto riguarda gli investimenti pendono letteralmente dalle labbra del primo impiegato che incontrano in banca a prescindere dalle sue capacità. Dopo le batoste del 2001 e del 2008 al massimo si limitano a dire che non vogliono rischiare ed acquistano prodotti a breve scadenza.Vengono loro rifilati in ogni caso obbligazioni delle stessa banca non quotate, perciò il prezzo in caso di vendita anticipata lo fa la stessa banca con perdite pesanti per il cliente.Al massimo propogono pronti conto termine senza neppure accennare al sottostante, in entrambii casi se richiesto, la risposta è sempre che il rischio è nullo.Penso che non bastino anni ma decenni per educare finanziariamente questa gente.Morale GS ha ancora molte praterie vergini da esplorare!