Ribilanciare i portafogli

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Dopo un inizio d’anno molto positivo in particolare per gli asset a rischio e per i portafogli ben esposti all’azionario di qualità è venuto il momento di rivalutare le posizioni () per far fronte a un probabile scenario congiunturale quanto meno sfavorevole già anticipato dai listini azionari europei fin dal 19 marzo.

Scenari
I Paesi emergenti ed ex-emergenti con economie interne in forte espansione cominciano a mostrare segni di rallentamento che si ripercuoteranno inevitabilmente sull’export di prodotti e servizi dell’Occidente.
Gli USA evidenziano ancora una debolissima ripresa economica con settori trainanti come l’immobiliare ancora fortemente depressi e con tassi di disoccupazione in lento miglioramento ma comunque sempre “patologicamente” elevati. L’economia cosiddetta “reale”, fondamentalmente quella produttiva, tarda a riprendersi. Al momento il sentiment su Wall Street resta comunque positivo potendo contare su utili aziendali in crescita e su un sostanziale miglioramento dei bilanci del comparto finanziario, soprattutto banche, ottenuto con diversi interventi di politica monetaria espansiva della FED.
L’Europa invece resta costantemente l’area a maggior rischio per le incertezze che continuano a gravare sulla capacità dei Paesi cosiddetti “deboli”, come Portogallo, Spagna e Italia (la Grecia è già fallita) di attuare politiche di bilancio in grado di contenere il rapporto debito/il a livelli programmati e di garantire la solvibilità nei confronti dei possessori dei rispettivi titoli di Stato. Purtroppo la pesante recessione economica di questi Paesi unitamente ad altri dati economici in peggioramento anche per Francia e Germania non lasciano spazio alla speranza di veder risolti questi problemi in tempi brevi.

Prospettive
Il rallentamento dei Paesi asiatici è del tutto fisiologico e quindi nell’investimento occorre solo rispettare la durata del ciclo recessivo per poi riposizionarsi adeguatamente.
Gli USA invece continuano a mostrare segnali contrastanti di ripresa che potrebbero far ritenere che gli attuali valori degli indici azionari siano troppo ottimistici o quanto meno siano manipolabili anche per ragion di Stato.
L’Europa azionaria è invece underperformer dichiarata con la sola e unica eccezione della Germania.
In questo scenario risulta prevalente il sentiment di tipo “risk off”, ovvero avversione per gli asset tradizionalmente rischiosi come azioni e commodities. Di conseguenza il comportamento dei grandi investitori e speculatori è il “fly to quality” ovvero il massiccio parcheggio della liquidità nei cosiddetti “titoli rifugio” cioè il bund tedesco e i bond governativi USA. A tutto ciò si accompagna una sostanziale debolezza dell’oro che perde un po’ del suo tradizionale status di bene rifugio e un ulteriore tendenziale rafforzamento del dollaro Usa verso molte valute e sull’euro in particolare.

Asset allocation
In linea generale sarebbe saggio allocare il proprio portafoglio orientandosi marcatamente verso l’avversione al rischio. In pratica significa:

1. ridurre fortemente l’esposizione sugli indici azionari e mantenere una piccola quota di singoli titoli selezionati su parametri fondamentali oltre che tecnici; anche il rendimento da dividendo (dividend yeld) può essere un valido parametro di selezione di facile reperibilità. Eliminare i ciclici e mantenere i difensivi.

2. allocare gran parte della liquidità derivante dalla chiusura di posizioni azionarie nell’obbligazionario; nelle fasi ‘risk off’ se ci si avvale di strumenti quali i fondi, sicav e etf è difficile sbagliare investimento; tuttavia è obbligatorio scegliere conoscendo il benchmark di ogni strumento e diversificando i vari benchmark oltre che confrontare le performance di prodotti analoghi. L’allocazione mediante singole obbligazioni è più che accettabile purchè si tenga in gran considerazione il rischio emittente, duration e ovviamente il rendimento. Sarebbero molto interessanti i BTP indicizzati Istat con target di investimento almeno decennale, se non fosse per l’elevato rischio emttente. Spiace dirlo ma i titoli di Stato italiani con scadenza superiore a due anni devono essere considerati altamente rischiosi fintanto che non avremo un governo virtuoso ed equo.

3. in uno scenario estremo che contempla la disgregazione della moneta unica in pochi anni, è necessario avere una forte diversificazione valutaria, direi che almeno il 50% degli asset dovrebbe essere denominato in valuta. Con target di medio periodo, la prima valuta da considerare è il dollaro USA. Altre valute da aggiungere in percentuali minori sono il rand sudafricano, dollaro australiano, dollaro canadese, franco svizzero, corone norvegesi e svedesi, e lira turca. Franco svizzero, corone e dollaro canadese meglio averli come liquidità cash (si va in banca, si ordinano e si portano a casa o in cassetta di sicurezza). Le altre valute si prendono sia come obbligazioni sovrannazionali, sia come fondi o sicav specifici.

4. fra le commodity mi sembra che solo due vale la pena tenere in considerazione in un contesto ‘risk off’: il petrolio, che può rivalutarsi per tensioni geopolitiche (quindi al di fuori delle correlazioni intermarket), e l’oro che in caso di situazioni di panico torna ad essere bene rifugio. Entrambi possono essere acquistati come ETC. L’oro può essere acquistato anche in lingotti ma questa operatività sarebbe più coerente con un investimento di lungo periodo e non come semplice riallocazione ciclica.

Compass&More

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Info su gremlin

[email protected] www.investimentiprotetti.it http://tradeoptiongremlin.wordpress.com/ http://opzionitrading.wordpress.com/ http://minifiboption.wordpress.com/ https://vimeo.com/69794582

Commenti (n° 14)Commenta

  1. Perfetto Gremlin, concordo un tutto e per tutto! (quindi si sta sbagliando qualcosa di sicuro!!).
    Tra la’ltro le obbligazioni delle economie ex-emergenti dovrebbero beneficiare di futuri tagli dei tassi d’nteressse, quindi dovrebbero essere un buon investimento!

  2. In linea di massima sopratutto per ZAR BRL TRY (try a me non piace) quando il cambio con eur va male dovrebbe andare bene il corso dell’obbligazione e almeno parzialmente compensare.
    USD comunque mi fa paura io ho sovrabbondato i CAD, EUR ancora al 50% circa e non so se convertire in USD almeno il 25%

  3. gremlin comunque molto condivisibile il post il mio dubbio è l’USD vediamo se sfonda 1,3

  4. gremlin scrive:

    moneys@finanzaonline,

    USD non ha ancora sfondato per ragion di Stato infatti tutti i professional trader forex sono sorpresi, è questione di tempo

  5. ormai lo sanno anche i muri del range di movimento 1,33 1,3 io non ho comprato su 1,33 ora aspetto la rottura di 1,3 che secondo me potrebbe essere lunedi molto importanti grecia francia e anche le molto parziali elezioni italiane Monti non lo vedo molto solido

  6. daviosq scrive:

    Gremlin il tuo post sa di perfetto, però come la mettiamo se va come dice D.T. per la Grecia nell’ultimo post??? Mi sa che non faccio in tempo a spostare niente di quei quattro soldi che mi ritrovo!!!! Scriverlo prima no eh sto post……. Grazie comunque.
    Personalmente credo che se salta l’euro ci sarà un grido generale al “si salvi chi può” e nessuno, nè Norvegia Svezia o CHF si salverà indenne da grossi danni.

  7. gremlin scrive:

    daviosq@finanza,

    Mi sa che non faccio in tempo a spostare niente di quei quattro soldi che mi ritrovo!!!! Scriverlo prima no eh sto post……

    HAI ALMENO DUE SETTIMANE DI TEMPO, non perder tempo a commentare, SBRIGATI A SPOSTARE e magari abbonati a Compass&More… :mrgreen:

  8. daviosq scrive:

    gremlin: daviosq@finanza, Mi sa che non faccio in tempo a spostare niente di quei quattro soldi che mi ritrovo!!!! Scriverlo prima no eh sto post……HAI ALMENO DUE SETTIMANE DI TEMPO, non perder tempo a commentare, SBRIGATI A SPOSTARE e magari abbonati a Compass&More…

    Grazie Gremlin per la tua esortazione e già mi son dato da fare, così stanotte per colpa tua mi son passato non so quante sicav per cercare di partorire un portafoglio che rispecchi un pò quello che hai scritto, le mie capacità sono limitate qiundi non so se ho fatto un buon lavoro però ci ho provato.
    Su una disponibilità di 100 ho così ripartito:
    BNP Paribas L1 Equity Turkey N EUR Azionario = 1
    Fidelity Funds – Asian Bond Fund A-Acc-USD Obbligazionario = 2,5
    Fidelity Funds – Emerging Europe, Middle East & Africa Fund A-EUR Azionario = 4
    Fidelity Funds – Emerging Market Debt A-Acc-USD Obbligazionario = 2,5
    Fidelity Funds – Malaysia Fund A-USD Azionario = 4,5
    Fidelity Funds – Thailand Fund A-USD = Azionario 4,5
    M&G Optimal Income Fund Euro Class A-H Gross Shares Acc (Hedged) Bilanciato = 10
    Nordea-1 Norwegian Bond Fund E NOK Obbligazionario = 50
    Pictet-Emerging Local Currency Debt-R USD Obbligazionario = 8
    Raiffeisen 337 – Strategic Allocation Master I (R) VT EUR Bilanciato = 10
    UBS (Lux) Bond Fund – AUD P-acc Obbligazionario = 1,5
    UBS (Lux) Bond Fund – CAD P-acc Obbligazionario = 1,5
    A voi qualsiasi giudizio……. 8O

  9. daviosq@finanza,

    Premettendo che un portafoglio è una scelta personale in base alla propensione del rischio, situazione familiare (budget familiare) e obiettivi da raggiungere da parte (sia in termini di investimento che familiari) dell’investitore, non capisco perché sei così affezionato al NOK da dedicargli addirittura il 50% del portafoglio (assumendosi un rischio dovuto alla poca diversificazione non indifferente, indipendentemente dal fatto che possa guadagnare o perdere tale sicav).
    Poi tieni conto che il comportamento del NOK è legato al petrolio che la Norvegia esporta… e quindi anche al suo prezzo.
    Salvo eventi geopolitici è destinato a scendere o a mantenersi entro questi livelli. Inoltre ha già guadagnato parecchio in questi ultimi anni, rispetto a molte valute.
    Quindi per esporti così tanto su un Paese come la Norvegia dovresti avere il tempo di monitorarne i dati economici costantemente, leggerti i vari report dei suoi uffici di statistica, leggere cosa dicono le banche d’affari su tale Paese ed interpretarlo a tuo modo, sulla base delle valutazioni che ti sei fatto con altre informazioni (spesso può capitare di comportarsi in maniera contraria alle banche d’affari :wink: ).
    Pensi di riuscirci e di avere tempo a sufficienza per farlo?

    In sintesi lo vedo poco diversificato e troppo orientato su una moneta e zona geografica. :wink:

    Ciò non toglie che hai fatto comunque delle non indifferenti scelte: molti dei titoli che hai elencato fanno parte (o facevano parte) del mio portafoglio, sebbene con altri pesi e misure.

  10. daviosq scrive:

    lampo: daviosq@finanza, Premettendo che un portafoglio è una scelta personale in base alla propensione del rischio, situazione familiare (budget familiare) e obiettivi da raggiungere da parte (sia in termini di investimento che familiari) dell’investitore, non capisco perché sei così affezionato al NOK da dedicargli addirittura il 50% del portafoglio (assumendosi un rischio dovuto alla poca diversificazione non indifferente, indipendentemente dal fatto che possa guadagnare o perdere tale sicav).Poi tieni conto che il comportamento del NOK è legato al petrolio che la Norvegia esporta… e quindi anche al suo prezzo.Salvo eventi geopolitici è destinato a scendere o a mantenersi entro questi livelli. Inoltre ha già guadagnato parecchio in questi ultimi anni, rispetto a molte valute.Quindi per esporti così tanto su un Paese come la Norvegia dovresti avere il tempo di monitorarne i dati economici costantemente, leggerti i vari report dei suoi uffici di statistica, leggere cosa dicono le banche d’affari su tale Paese ed interpretarlo a tuo modo, sulla base delle valutazioni che ti sei fatto con altre informazioni (spesso può capitare di comportarsi in maniera contraria alle banche d’affari ).Pensi di riuscirci e di avere tempo a sufficienza per farlo? In sintesi lo vedo poco diversificato e troppo orientato su una moneta e zona geografica. Ciò non toglie che hai fatto comunque delle non indifferenti scelte: molti dei titoli che hai elencato fanno parte (o facevano parte) del mio portafoglio, sebbene con altri pesi e misure.

    Grazie Lampo, come ho scritto quanto ho elencato è frutto partorito di notte e quindi pecca sopratutto di poca concentrazione, mi aspettavo però un fiorir di critiche come anche qualche consiglio ma per ora nulla di pratico. Va ben oggi è sabato ed è giusto che tutti si riposino rimanendo magari in attesa anche dei dati sulle elezioni in Francia e Grecia. Per quel 50% di NOK in alternativa cosa si potrebbe fare? Oppure qualcuno sempre fatto 100 come ripartirebbe un portafoglio?? Lo so che come ha detto Gremlin non sono abbonato a Compass ma ci sto pensando seriamente, forse però già avere un riscontro su quello che ho esposto potrebbe invogliare anche altri partecipare e sostenere questo bellissimo blog. Ancora grazie 8)

  11. :wink: ASSOLUTAMENTE D’ACCORDO.
    e’ il classico caso dove chi fa delle scelte estreme per non rischiare, alla fine rischia moltissimo.
    Ovvio, è solo il mio parere!

  12. gremlin scrive:

    daviosq@finanza,

    DA QUESTA SETTIMANA SU COMPASS&MORE SCHEMI DI ALLOCAZIONE PORTAFOGLI CHE TENGONO CONTO IN VIA DEL TUTTO GENERALE DIVERSI PROFILI DI RISCHIO, ASPETTATIVE, ADEGUATEZZA E OBIETTIVI TEMPORALI
    chiaramente non tutto e subito, un po’ per volta…

    entrare nell’euro è stato facile ed emorragico
    uscire dall’euro sarà uno schianto notturno ma “dovremmo” avere davanti ancora 18 mesi di sofferenza prima di tornare ai BTP al 20% in lire

  13. gremlin scrive:

    daviosq@finanza,

    perchè vuoi regalare il 3% annuo del tuo capitale all’industria finanziaria?