RENDIMENTI: la grande convergenza

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Chi veramente comanda sui mercati, alla fine, sono poi un pugno di banche centrali. La loro influenza è diventata determinante. Queste banche centrali sono ovviamente la FED, la BCE, la BOJ, la BOE e la PBOC.
Ognuna con le sue filosofie, le sue logiche ed una certa indipendenza. Ma tutto questo è solo sulla carta. Ormai è palese il fatto che le banche centrali fanno “cartello” nel senso che c’è una politica monetaria univoca, certamente differenziata da banca a banca, che ha come obiettivo quello di generare ricchezza, evitare la recessione e modificare (permettetemi) il ciclo naturale dell’economia.
Tutto questo avrà certamente un rovescio della medaglia che, al momento, non è ancora valutabile. Ma di certo non sarà positivo.
Intanto però incuriosisce questa grande convergenza dei rendimenti.
E non importa se si è dalla parte opposta del mondo. Si è quasi costretti ad accodarsi alla politica FED che domina, influenza e droga i mercati e l’operato delle altre banche centrali che sono costrette ad adeguarsi.
Parlavamo di convergenza.
Curiosi sicuramente questo grafico.
Praticamente sui titoli decennali, abbiamo 5 paesi che si stanno appaiando con il medesimo rendimento (area 2.50% a 10 anni):

a) Gran Bretagna
b) Italia
c) Norvegia
d) Spagna
e) Stati Uniti

Ci sono certamente dei punti in comune tra questi bond, anche dal punto di vista di politica monetaria (vedi Spagna ed Italia) ma incuriosisce non poco il fatto che ormai non si fa più differenza, nemmeno qualitativamente e non solo geograficamente. Un gran minestrone.
Mi spiace ma questa cosa non mi piace per nulla.

STAY TUNED!

Danilo DT

 
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Commenti (n° 11)Commenta

  1. Mha probabilmente la Norvegia sconterà in anticipo il peak-oil mentre la Spagna la sua futura super ripresa economica. Mi sa che la globalizzazione stia portando ad una convergenza dei tassi per permettere agli stati di tirar a campar ancora un annetto, poi si vedrà.

  2. john_ludd scrive:

    la PBOC la terrei fuori dalla lista, ha logiche sue, non credo stia concordando nulla con le altre e a tutti gli effetti rappresenta per il blocco occidentale “il nemico” tuttavia troppo grosso e interconnesso per poterlo trattare come gli altri pezzenti. Ci sono poi pacchi di banche centrali che i tassi li alzano e rappresentano miliardi di persone. Quindi alla fine, stai parlando del blocco occidentali, e che può fare se non tenere a zero i tassi finché può, dato che annega nel debito (prima solo privato ora anche pubblico quindi la situazione è definitivamente compromessa) ? Ma il potere delle banche centrali è tutto nella testa della gente, c’è poco di reale. La gente ha la memoria breve, opera su tempi di qualche mese, i più illuminati qualche anno. Immaginano evidentemente che il mondo sia un giocattolo con qualche molla e un motorino che si può far girare qua e là. Che massa di coglioni, se sparissero la quantità di intelligenza universale non cambierebbe di uno iota. D’altra parte tra il 2,5% e decimali dell’itaGLIa e della spaGNIa e quello di Norvegia e USA solo un babbeo può pensare che sono la stessa cosa. Appena ci sarà un modesto rialzo dell’inflazione crolla tutto, probabilmente determinato dall’aumento del petrolio che si scarica sulle tasche di eserciti di consumatori i cui consumi costituiscono tra il 65% e il 70% del PIL dei propri paesi. Le banche centrali sono l’ultima bolla di questa epoca, dopo come genere umano ci inventeremo qualche altra cazzata per trovare modo di illuderci sulla natura della vera ricchezza e ingannarci ancora una volta.

  3. john_ludd scrive:

    kry@finanza,

    il peak oil in Norvegia è stato 10 anni fa ma nel frattempo il prezzo è triplicato e i flussi di cassa aumentati invece che diminuiti. Poiché ne consuma pochissimo e ha un grande giacimento messo in stand-by continuerà a esportare petrolio per 20 anni e gas per almeno 30. Ma questo NON è il vero punto forte di una paese che possiede idrocarburi in eccesso (e un governo democratico e una popolazione istruita). Il vantaggio è che li ha per sè mentre l’Europa importa la quasi totalità dei combustibili fossili e sta tagliando gli investimenti invece che incrementarli. Si straparla degli USA. Quelli sono dei folli, abituati ad avere energia gratis e hanno costruito un sistema inefficiente che li porta a consumare pro capite 2 volte un tedesco o uno svizzero. Se riducessero i loro consumi a quel livello, non dovrebbero importare un solo gallone di petrolio, anzi ne avrebbero in eccesso. Sono pieni di carbone e hanno molto gas seppure a questi prezzi non durerà. La tecnologia nucleare la possiedono e presto o tardi torneranno a costruire centrali e sul solare hanno la tecnologia migliore. Resistono come tutti perchè più energia consumi, più PIL produci anche se non ha alcuna utilità e produce solo debito aggiuntivo. La realtà busserà alla porta presto, ma con qualche milione di soldati e poliziotti di varia natura l’ordine interno dovrebbero riuscire a mantenerlo (in quel modo lì); in definitiva lo zio Sam è stronzo ma non povero mentre dalle nostre parti si stanno creando le condizioni per una Kossovarizzazione di gran parte del continente. Meglio avere il passaporto russo che italiano o persino tedesco.

  4. john_ludd@finanza,

    come al solito non fa’ una grinza.
    Tratto da http://charleshughsmith.blogspot.it/2014/06/whats-source-of-soaring-corporate.html
    New good capitalism generates wealth for everyone via soaring profits which drives the valuations of stocks ever-higher, enriching workers’ pension funds and boosting spending, some of which trickles down to those who don’t own any stocks, either directly or indirectly.

    Bad old capitalism trumps new good capitalism if the soaring profits are basically wages diverted to the few who own most of the financial capital. In Marx’s analysis, this gradual impoverishment of labor eventually erodes capital’s ability to sell products, undermining capital’s ability to reap profits.

    The endgame of this is obvious: once capital can no longer make profits selling goods and services and wage-earners can no longer afford to buy goods and services, the system disintegrates.

    The magic “solution” of the past 40 years is to enable labor’s continuing consumption with debt. And when labor is over-indebted and can no longer service more debt, then the central state (government) borrows and spends trillions of dollars to replace sagging private consumption.

    This reliance on debt doesn’t void Marx’s endgame, it simply give it another twist:the system collapses in a credit/currency crisis rather than a labor/capital confrontation.

    Quest’ultimo punto è quello che terrorizza i bankers. Ammazzando la vola e aprendo a turno i rubinetti si vorrebbe congelare sine die la situazione.

    Ma il tutto ha giustamente delle variabili non controllabili. La Cina, come giustamente citato, la Russia, con un potere immediato catastrofico ed un limite oggettivo: se per incrementare il Pil via via devo incrementare più che proporzionalmente (con una crescita geometrica e non aritmetica) il debito prima o poi il sistema scoppia. Almeno che non si trovino enormi potenziali debitori (anche non solventi….va bene lo stesso). Africa e SudAmerica i principali candidati. Ihmo
    Inciso. Più passa il tempo più mi convinco che se Marx fosse nato ai giorni nostri sarebbe stato un banchiere centrale. :mrgreen:

  5. idleproc scrive:

    Dubito. Sarebbero però interessanti i suoi commenti “taglienti” sugli eredi.
    La nostra è la “sindrome” da Isola di Pasqua ove non esisteva il capitalismo.
    Anche nell’ipotesi di poter superare, allargandolo, l’entropia di un sistema di risorse chiuso, passeremmo comunque in futuro per altre crisi sistemiche “entropiche” che metterebbero a rischio la sopravvivenza di specie.
    Marx e i pochi successori padroni del metodo “dialettico” per la comprensione dei processi storici materiali e dei modelli intellettuali che si fanno sulla realtà, hanno individuato alcune costanti quali ad es. “la caduta tendenziale del saggio di profitto”, la ciclicità inevitabile di lungo periodo, le modalità della concentrazione del capitale, il ruolo non neutrale degli stati nella politica economica etc. ma è sempre stata data per scontata l’espansione delle forze produttive alle quali il sistema capitalistico con le sue contraddizioni intrinseche e la sua irrazionalità costituisce un limite.
    Marx era un economista di sistema che trovava le contraddizioni del sistema insuperabili nel sistema stesso e nella sua dinamica.
    L’illusione “politica”, più che altro degli epigoni, sta nella convinzione di costruire sistemi socioeconomici a tavolino privi di contraddizioni, uscendo dal sistema attuale.
    I sui attacchi ai “socialisti utopisti” sono cosa nota.
    Siamo pieni di utopisti nelle banche centrali che vogliono realizzare il comunismo per pochi ( i loro sponsors ) e pare ci stiano riuscendo.
    In questo senso dsono degli ottimi “pianificatori”.
    Il vero problema, strettamente legato alla proprietà del grande capitale e del suo peso politico-lobbystico, è che non abbiamo ancora sviluppato un modello di società pianificabile per le grandi scelte collettive e libertaria a livello individuale e di gruppi.
    Anche se può rodere dirlo, dai problemi oggettivi che riscontriamo si esce solo con la pianificazione di lungo periodo.
    Dubito però che chiunque di noi lascerebbe alle lobby come è oggi o in un altro sistema, ad un apparato burcratico, la gestione del proprio futuro e della propria vita.

  6. Causa ed effetto. Marx indubbiamente fu il primo vero analista dei due fattori nel sistema capitalista. Il tempo cambia alcuni meccanismi con l’aiuto di altre variabili ma grosso modo il sistema rimane lo stesso. Ed il suo ‘errore’, data la visione filosofica della materia, fu quella di ipotizzare alternative risolutrici che avevano forse una ‘aspettativa di vita’ di 50 anni. L’antefatto però rimane di valenza inalterata. Nel 1850 la popolazione mondiale era di 1,5 Mld. Il mondo concentrava le ‘conoscenze’ forse in un centinaio di milioni di persone e le risorse erano praticamente infinite. Ora siamo 7Mld, non ci sono risorse per tutti e la consapevolezza molto ma molto più diffusa. A fronte di questo causa ed effetto del sistema sono inalterate (o quasi) ma insostenibili. Siamo troppi e sempre più con interessi divergenti. L’ultima tua frase mi ha colpito:
    “Dubito però che chiunque di noi lascerebbe alle lobby come è oggi o in un altro sistema, ad un apparato burocratico, la gestione del proprio futuro e della propria vita.”
    Sbagli…. lo abbiamo già fatto.

  7. ob1KnoB@finanzaonline,

    Me la togli una curiosità? Tu hai come base (ufficio) Torino?

  8. Milano?

  9. value? Dio li scampi…. :mrgreen:

  10. proprio loro…
    LOL
    Beh, io non li conosco un gran che bene (mai lavorato con loro) ma sono poi tanto malaccio?