Record di profitti, grazie a maggiore disoccupazione

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Come hanno fatto gli utili le aziende? Riduzione dei costi in primis. Però per il 2014 qualcosa sembra cambiare…

Quanti grafici vi sono passati davanti agli occhi in questi mesi? Migliaia. Forse al sottoscritto anche di più. Ma credo che questo ennesimo grafico meriti veramente un po’ di attenzione, in quanto ci permette di capire in un batter d’occhio l’anomala parabola dell’economia statunitense.

Gli Stati Uniti stanno producendo il 5,6% in più di PIL reale rispetto al quarto trimestre del 2007 quando iniziò la Grande Recessione.
Oggi l’Economia USA, rispetto a quell’epoca, riesce a creare un PIL superiore di 843 miliardi di dollari rispetto ad allora. Ma attenzione, il tutto avviene con un minor utilizzo della forza lavoro. Infatti dal 2007 ci sono circa 2.000.000 di disoccupati in più.

Eccovi quindi spiegato il motivo per cui le aziende USA stanno macinando profitti record. Per carità, questo è solo UNO degli aspetti. Certe, ce ne sono anche molti altri. Però…come compensare questo calo di occupazione? Chi fornisce i soldini per consumare? Ah già…lo Stato Assistenzalista, i food stamps… Ma può durare per sempre?

Jobless recovery ma anche una situazione difficile se rapportata allo stato del mondo del lavoro e del tasso di occupazione che, come sapete, è diversa da quello che è conosciuto come tasso di disoccupazione

Intanto però per il 2014 le cose non sembrano andare così bene. Ok, io non sarà positivissimo, però come commentare questo grafico?

E’ palese. Con un indice che continua a salire, stiamo assistendo a previsioni di utili delle stesse aziende in progressivo peggioramento. Ma la borsa non se ne cura. I motivi li sappiamo. Basta saper aspettare e seguire, come sempre le tendenze.

STAY TUNED!

Danilo DT

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Commenti (n° 7)Commenta

  1. Ciao Danilo. Innanzitutto buon anno e buona continuazione. Relativo al post e di chi fornisce denaro alle aziende qui ho trovato una teoria interesante ( le multinazionali diventeranno loro stesse banche ). http://www.rischiocalcolato.it/2014/01/come-facebook-apple-google-co-tengono-leconomia-in-ostaggio.html

  2. Ciao DT, Buon Anno!!
    Una domanda (provocazione) sorge spontanea, anche a chi come me ha le mani in pasta e conosce il significato del termine “costo del lavoro”: se per arrivare all’utile le aziende devono licenziare, non sarà che il fattore umano, la persona, cioè il lavoratore del mondo occidentale, allo stato attuale ha delle abitudini, degli stili di vita, delle aspettative troppo elevate in rapporto a quanto in realtà si può permettere?
    La sostenibilità della crescita e dello sviluppo su questo pianeta possono prescindere da 26 giorni di ferie retribuite, circa 15 giorni di permessi pagati e altre 52 giornate di riposo garantite per legge?
    (il tutto, sommato, fa: 26+15+52 = 93 giorni; 365/93 = 3.9 ovvero si lavorano in media quasi 4 giorni * non ho conteggiato le fetività * ed uno ci si ferma…)
    Se i quasi 7 miliardi di individui presenti sul globo avessero contemporaneamente diritto a tutto ciò di cui sopra pensi che ce la faremmo?
    Che gli squilibri siano una manna per una parte del genere umano è risaputo, ma che sia necessario indurre tutto ciò suona un po’ demoralizzante, oltreché pericoloso…

  3. ilcuculo scrive:

    draziz@finanza,

    Sicuramente le aspettative sono molto alte, ma il sistema produttivo si regge su due gambe, sull’equilibrio tra domanda e offerta e se distruggi la domanda il sistema non sta in piedi.

    Domandati invece, visto che “hai le mani in pasta” non sarà che le aspettative di guadagno o di ritorno sull’investimento dei proprietari dei mezzi di produzione (marxianamente detti) siano troppo elevati.

    I dati sulla distribuzione del reddito e della ricchezza indicherebbero questo come problema non che i lavoratori guadagnino troppo rispetto alle ore lavorate. (che è quello che indichi tu come problema).

    Resto invece del parere, già espresso, che 7 miliardi di individui sul pianeta siano troppi, ma qui si agisce su un altra scala temporale.

  4. draziz@finanza,

    In base a ciò che scrivi mi permetto una provocazione: non è che i brics e paesi emergenti abbiano posto le loro basi economiche ” sul lavoratore del mondo occidentale, allo stato attuale ha delle abitudini, degli stili di vita, delle aspettative troppo elevate in rapporto a quanto in realtà si può permettere? ” ovvero sulla sua possibilità ormai remota di fare debito?

  5. ilcuculo@finanza,

    Henry Ford era solito sostenere una politica di aumenti salariali per i suoi dipendenti, perchè era convinto che avrebbero comprato le sue automobili; tanto concorrenza ce ne era ben poca.
    Da alcuni anni l’homo italicus (ad anche quello europeus, non dico di no) ha deciso di acquistare beni durevoli e di consumo che sono prodotti sfruttando il lavoro altrui (calci in kulo all’operaio cinese, bambini di 8 anni in Pakistan che cuciono tomaie di blasonati nomi della calzatura).
    La maggior parte dei soldi immessi nel sistema dai consumatori ed anche dalle imprese nostrane generano consumi che premiano chi produce in quei Paesi a basso costo del lavoro.
    Tralascia i prodotti alimentari, anche se ci sarebbe da dire molto, e pensa a quello che acquisti e consumi e pensa da dove proviene e a chi dai i tuoi soldi.
    Domanda e offerta di chi?
    Nel nostro Paese si domanda (anzi, si pretende) tanto e si offre poco…
    Puoi spiegarmi come mai da noi la disoccupazione ufficiale è al 12.5% (vedi poi se aggiungi quella giovanile e di quelli che il lavoro hanno smesso di cercarlo si arriva al 25%) ?
    I lavoratori non guadagnano troppo rispetto alle ore lavorate, ma sono i costi del sistema che viene fatto girare intorno a loro che sono diventati insostenibili per la generalità delle imprese.
    Insostenibili non vuol dire “forse, quasi, pressapoco, all’incirca” onerosi, vuol dire il giochino si è rotto, che le imprese preferiscono non produrre in perdita e lasciare i lavoratori in vacanza perpetua (e non retribuita)…
    Quando conduci un’impresa non ti basi solo sulle aspettative di guadagno, ma sul reddito netto che ti resta in mano a fine anno per continuare ad acquistare ed amministrare i fattori produttivi e mantenere in efficienza i luoghi di lavoro, nonché remunerare il capitale impiegato né più ne meno che se ti fosse stato prestato da una banca (se puoi lavorare con soldi tuoi…).
    Hai qualche suggerimento per promuovere la ripresa del mercato interno dei consumi ?
    Per favore tralascia la tiritera del “aumentare i soldi in busta paga” (si porta sempre dietro, alle condizioni attuali, aumenti di tassazione e contribuzione a danno di lavoratori ed imprese, la storica “lavorare meno, lavorare tutti”, il discorso pieno di ottimismo (di chi ha la pancia piena) di fine anno del Presidente della Repubblica e quello del reggente pro-tempore del governicchio che quotidianamente sollazza che vive sul patrio suolo.
    Grazie

  6. kry@finanza,

    Penso proprio di sì, o meglio ci hanno pensato quelli che hanno trasferito le attività produttive in quei Paesi.
    Ci hanno pensato loro e prima di loro il sistema finanziario che fornisce loro i capitali.
    Prova a pensare alla tua vita quotidiana, ai tuoi reali bisogni, a quello che spendi, a quanto spendi ed alla necessità che hai di spendere per l’acquisto di beni primari e voluttuari.
    Prova a farci caso: riesci a restare per un certo periodo senza “essere costretto” a spendere per l’acquisto di qualcosa di cui faresti ameno?
    Se abiti in un condominio, riuscite a far passare un esercizio senza dover fare delle “spese impreviste” ed improrogabili e senza che il Comune, la Regione, lo Sato, in cui abiti non ti forzi a spendere i tuoi soldi?
    Se qualcuno ci riesce beato lui, ma viene considerato pericoloso dal sistema.
    E’ stato coniato il termine di “consumatore difettoso”.
    E dalla televisione, come dalla carta stampata, il messaggio che ti arriva è quello che ti impone di spendere, comprare (a rate, dài, anche se non puoi permettertelo…) in modo da farti sentire vivo…
    Se non compri una macchina non sai cosa vuol dire vivere…
    Se non compri un mega schermo da parete e non ti abboni a mesi di film e partite da “vivere” perennemente seduto sul divano non conti un kazzo…
    Non sei stato in vacanza in un posto esotico? Domanda al prete della tua parrocchia che senso possa avere la tua vita…
    Il mercato si crea: l’importante è generare il pollo, hem, il consumatore, e generare in lui l’impulso del bisogno, la sensazione di una insostenibile carenza di tutto ciò che non ha…
    Il problema adesso è diventato riuscire a non fare debito.
    Ti dicono e dimostrano che non ti concedono soldi in prestito, ma non hanno ridotto le occasioni per spingerti a spendere (anche con imposte e tasse), anzi…
    Vedo qualche via d’uscita?
    Provocazione: no, suggeriscimela tu…

  7. draziz@finanza,

    Ti potrà sembrare strano mi conidero tra i ” beati ” in parte per scelta e in parte per necessità ( più per scelta). In generale come dici tutto ci induce a spendere per impulso e quando scatterà l’obbligo del bancomat anche per i piccoli esercizi commerciali il gioco è completo. Via d’uscita , l’ italiano in genere risparmia come fanno i tedeschi e sembra che quest’anno di crisi abbia risparmiato oltre 41 miliardi€ che ha ingenuamente pensato di lasciare nei cc bancari. La soluzione, il cane si morsica la coda con le multinazionali che licenziano e di conseguenza di necessità virtù, non si spende più. La cosa migliore, saper scegliere indipendentemente dall’essere libero di sceglire.