Quotazione petrolio al ribasso aumenta rischio di deflazione

Scritto il alle 09:40 da Danilo DT

pdvsa_venezuela_quotazione-petrolio

Oltre alla Russia, ci sono altri paesi finanziariamente deboli che sono a rischio default a causa del crollo del petrolio. In primis Venezuela ed Ecuador. E l’inflazione (non CORE) continua a scendere mettendo in difficoltà i policy maker di tutto il mondo

Ieri vi ho parlato della quotazione petrolio e degli effetti dello stesso su molti paesi, buona parte di questi sono paesi emergenti.
Se la Russia non se la cava bene, possiamo dire che c’è anche chi se la cava peggio.
L’indiziato numero uno resta sempre lui, il paese guidato dal fantomatico Maduro, successore di Chavez, e non proprio un capo di stato memorabile…il Venezuela.
Visto che già noi dobbiamo guardarci dalla nostra classe politica, lasciamo perdere e passiamo oltre e restiamo attinenti all’argomento “mercati finanziari”.

Il crollo del prezzo del petrolio di Martedì ha scatenato un forte calo in obbligazioni in dollari dei paesi emergenti che dipendono dalle esportazioni di petrolio. Come vi ho già spiegato questi paesi sono fortemente dipendenti dalle quotazioni dell’oro nero e quindi un repentino, inatteso e violento calo dei prezzo petrolio comporta un aggravio della situazione del bilancio pubblico.
I paesi che più hanno subito danni dal crollo del greggio sono stati due paesi sudamericani dalle finanze già molto deboli: Venezuela ed Ecuador. Infatti il loro mercato obbligazionario è letteralmente collassato in quanto ormai gli investitori li danno praticamente in default.
Se vogliamo calcolare lo spread tra i bond dell’Ecuador ed i govies USA, oggi è a 523 bp. Ma il record è sempre del Venezuela. Oggi tale spread ha raggiunto ben quota 1558 bp.
Se poi guardiamo il CDS il risultato non cambia.

CDS Venezuela e rendimento titoli 10YR

venezuela-cds-5yr-bond-10yr-yield

Visti gli elevati costi di produzione e le deboli finanze pubbliche, possiamo dire che i tre paesi più vulnerabili sono appunto Venezuela, Ecuador e Russia.

Forse l’Ecuador ha un peso pari a zero sugli equilibri globali, il Venezuela qualcosa in più conta… ma…la Russia? Quest’ultima dubito possa finire male, visto che nella peggiore delle ipotesi potrebbe ottenere aiuto da qualche “vicino di casa”.
Ma di certo un petrolio a questo condizioni può creare forti squilibri ai paesi emergenti che già stanno subendo un rallentamento economico a causa della frenata economica globale.

Gli effetti sull’inflazione

Ovviamente il petrolio fa parte di quell’elenco di prodotti che non vengono contemplati nel calcolo dell’inflazione core.

L’inflazione core è la misura dell’aumento medio dei prezzi (e della diminuzione del potere d’acquisto della moneta) che non tiene conto dei beni che presentano una forte volatilità di prezzo: in particolare quelli dell’energia e quelli alimentari. La definizione è utile per cogliere in modo più approfondito le dinamiche dei prezzi e mettere in atto le contromisure necessarie a limitarne la crescita entro gli obiettivi prefissati dalle autorità monetarie e dai Governi. (Source)

Vero, non fa parte del paniere dell’inflazione che più conta (fondamentale la variazione dei salari) ma non possiamo negare che un petrolio in forte discesa aumenta l’ansia dei  policy maker negli Usa, in Giappone e in Europa, tutti alle prese con la necessità si sfuggire alla deflazione.

Certo, noi italiani siamo ben felici di pagare meno il petrolio che dobbiamo importare. Ma qui bisogna cercare di evitare uno scenario che poi tende ad avvitarsi su se stesso, appunto quello deflattivo.

Andando a sbirciare le ultime aspettative sull’inflazione non possiamo che inorridire.

INFLAZIONE: le aspettative del mercato

previsione-inflazione-germania-usa-uk-fed

Ciome potete vedere, per tutti quantomeno è disinflazione.E proprio a questo proposito oggi la BCE dovrà dire qualcosa. Sarà la solita filastrocca raccontata da Draghi? Lo scopriremo presto. Intanto a breve in uscita un post di Stardust_M sul Meeting BCE di oggi pomeriggio.

STAY TUNED!

Danilo DT

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9 commenti Commenta
giamps
Scritto il 6 novembre 2014 at 10:18

https://giamps78.wordpress.com/category/economia-e-lavoro/

“Quotazione petrolio al ribasso aumenta rischio di deflazione”.
Argomentazione sbagliata.
L’alto prezzo del petrolio ha prodotto la crisi economica a partire dal 2007,anno in cui sono saltati i mutui subprime proprio a causa del prezzo del petrolio.
Inoltre in assenza di domanda, l’inflazione non si può alzare e l’alto prezzo del petrolio alza i costi di produzione, il costo della vita e del lavoro e diminuisce la crescita del prodotto interno lordo mondiale, riducendo ancora di piu la domanda, ovvero riducendo ancor piu l’ inflazione.
Dunque in questo caso è l’alto costo del petrolio a non far crescere l’inflazione, perchè siamo arrivati ad un punto critico in cui non c’è grasso che cola, non c’è domanda per i beni di consumo, dunque non c’è inflazione ed un maggior prezzo del petrolio aggrava la situazione.
E tutto questo non c’è perchè gli stipendi non hanno potuto seguire l’aumento dei prezzi derivanti dal quadruplicarsi del prezzo del petrolio verificatosi negli ultimi 15 anni.
E non l’hanno seguito perchè gli stati hanno oggi un debito pubblico diventato troppo alto per le regole sbagliate che determinano l’accesso al credito nella vendita dei titoli di stato.
Questo non si è verificato ovunque, evidentemente, ma se ad esempio l’Italia comincia una spending review e smette di comprare prodotti tedeschi perchp gli italiani hanno stipendi da fame, chiaramente va in difficoltà anche la Germania che pure finanzia il suo debito ad interessi adirittura negativi nei suoi titoli triennali.
Cioè il sistema va in blocco, si ferma.

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PORTELLO
Scritto il 6 novembre 2014 at 10:22

Non so se la discesa del petrolio sia colpa dei sauditi o dell america o della deflazione sta di fatto che per l europa questa discesa non aiuterà’ le tasche delle persone ma anzi…
avevamo un asso nella manica per sopravvivere in questo periodo…e si chiamava Russia…
mi sono accorto che tantissimi business come commercio, real estate, turismo si mantenevano in piedi adesso per la presenza di investitori, compratori e turisti russi…con il rublo che si appresta a toccare nuovi minimi e a venire distrutto questi russi stanno scappando..o quantomeno hanno sempre meno voglia e capacita’ di spendere come prima…
ho sentito sia da italiani, francesi e tedeschi che ultimamente hanno gia’ perso il fatturato dello stesso periodo dell’ anno scorso per un 20-30% in meno a causa della disparità dei russi

il mondo mi sembra un po come una grande onda…all inizio e’ molto forte e alta…ci cavalcavan il giappone l america e l europa…poi si fa più’ bassa e ci cavalcan i brics…..poi….termina sulla spiaggia…

magari adesso si ricrea un’ altra onda…speriamo…

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kry
Scritto il 6 novembre 2014 at 11:04

PORTELLO,

magari adesso si ricrea un’ altra onda…speriamo… che non sia uno tsunami.

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kry
Scritto il 6 novembre 2014 at 11:13

Danilo scusa ma anche gli usa non sono immuni il calo del prezzo sotto 80 non sostiene lo shale per cui secondo me per loro oltre alla deflazione ,grazie anche a un +10% di rivalutazione del dollaro , ci aggiungerei contrazione/recessione del pil.

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Scritto il 6 novembre 2014 at 11:26

kry@finanza,

Certo, mica per nulla parlavo di guerra ieri….

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paolo41
Scritto il 6 novembre 2014 at 12:26

fra i tanti errori ascrivibili agli USA quello relativo all’Ucraina è paradossale e quei “burocrati” degli europei, fedeli segugi del padrone americano, non sono neppure riusciti ad annusare in quale critiche situazioni economiche si sarebbero venuti a trovare inasprendo i rapporti con la Russia.
Altro che burocrati, come dice Renzi !!!!! andrebbero tutti impacchettati e riportati a “squola” di economia geopolitica. Anche la reazione dell’Arabia Saudita è una naturale conseguenza del disastro creato con la Russia, altro che shale gas…

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lucianom
Scritto il 6 novembre 2014 at 16:23

Attenzione!
L’ OPEC ha deciso di tagliare la produzione perciò il prezzo scenderà ulteriormente!!

Vi ricordate quando aumentava la produzione, il prezzo continuava a salire sino a toccare 160

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lexmumble
Scritto il 6 novembre 2014 at 17:15

Vorrei farvi notare però, che una diminuzione dell’inflazione (o aumento della deflazione) potrebbe convincere ancora di più l’intervento delle banche centrali, quali la bce, nell’aumentare la quantita di liquidità nel sistema. Questo, come detto tante volte da DT, favorisce il passamano della fed e crea problemi alla russia. Per noi, ancora uniti per poco nell’unione italiana, (avendo scarsità di materie prime) ci va anche bene, in quanto manteniamo la possibilità di aumentare le accise e gli stipendi dei nostri amministratori, che aumentando i consumi risolvono i problemi della deflazione. Tutto ok dunque.

Dico bene o ciò ragione io?

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redbull
Scritto il 7 novembre 2014 at 09:34

Ciao ragazzi. Molto interessanti questi post sul petrolio. Avrei una domanda, se qualcuno riesce a rispondermi. Riguarda la borsa russa.
Esistono due indici principali che sono il MICEX e l’RTS. Ragazzi, l’RTS sta letteralmente crollando a picco, mentre il MICEX è assolutamente stabile. Come mai quetso divario tra i due indici? So che l’RTS dovrebbe essere quotato in dollari (e credo che qui stia la motivazione), ma in quale misura questa cosa incide così negativamente? Altra piccola domanda, mi sapete dire qualcosa del MSCI Russia? Che differenza c’è tra questo indice e gli alti due? Alla fine i titoli che lo compongono sono pressochè gli stessi…
Grazie in anticipo!

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