POWELL (FED) stecca la prima: si veste da “colomba” ma poi si rivela un “falco”

Scritto il alle 08:02 da Danilo DT

E finalmente è giunto il giorno del suo primo discorso al Congresso. E tutti erano in attesa di sentire le sue parole, il suo modo i comunicare, le sue intenzioni e cercare di capire se il “mood” a cui eravamo abituati (con Janet Yellen) finirà col cambiare oppure se tutto rimarrà come prima.

Perché dobbiamo essere molto chiari sulla questione. Il mercato chiede e pretende una linea di continuità con quanto è successo fino ad ora. Massima trasparenza, massima determinazione, parole che non lasciano spazio ad interpretazioni, dati certi e quindi un sentieri chiaro e predefinito sulle manovre di politica monetaria e sugli interventi che verranno fatti nei prossimi mesi in ambito di rialzo dei tassi di interesse.

Come è andato il primo incontro? Proprio come i mercati ieri. Bene, fino ad un certo punto, ovvero fino a quando Jerome Powell ha effettivamente continuato sulla falsa riga della Yellen, ma poi…qualcosa è cambiato, o se preferite è andato storto, soprattutto a livello di comunicazione.

Per carità, non che certi dati con la Yellen sarebbero apparti diversamente ma è una questione, appunto di comunicazione. Andiamo nel dettaglio.

(…) Il banchiere ha prima rassicurato su un approccio «graduale» nella revisione dei tassi di interesse, con la Fed che terrà dritta la barra sulla stabilità dei prezzi e sulla piena occupazione. Poi ha creato incertezza, tanto che Wall Street è scivolata in territorio negativo segui qui i principali indici), asserendo che dallo scorso dicembre lo scenario per l’economia americana è più forte, e con la riforma Trump «dovrebbe portare a maggiori investimenti, che a loro volta dovrebbero portare a una maggiore produttività e salari più alti». Per adesso «è difficile anticipare quali saranno gli effetti fiscali sulla politica monetaria. Certo è – ha rimarcato – che cambiamenti della politica fiscale possono avere conseguenze sulla rotta del costo del denaro». (…) [Source] 

Ovviamente a preoccupare gli operatori sono le parole da “falco”, ovvero un mezzo discorso che ha riacceso i timori per quattro rialzi dei tassi nel corso del 2018 contro i tre fino ad ora previsti dalla banca centrale Usa .

La cosa che mi ha incuriosito e che ha insospettito NON solo il sottoscritto, è che il discorso fatto da Powell è filato liscio come l’olio, perché “precompilato” e necessitava SOLO di essere recitato, in perfetto stile Yellen. Quando invece siamo arrivati alla fase Q&A (domande e risposte, ed è li che è cambiato il clima) le cose sono sembrate diverse e forse abbiamo conosciuto il vero Powell, più falco di quanto potevamo pensare.

Non ha voluto indicare il numero dei rialzi dei tassi che si aspetta nel 2018. Ha però detto che dalla fine del 2017 “i dati macroeconomici suggeriscono un rafforzamento dell’economia. Abbiamo visto un continuo rafforzamento del mercato del lavoro. Abbiamo visto qualche dato che, per me, aumenta la fiducia che l’inflazione si muoverà al rialzo verso il target [di crescita annua del 2%]. Abbiamo visto anche un rafforzamento continuo nel mondo e abbiamo osservato politiche fiscali che fungono da stimolo”. I tagli alle tasse inclusi nella riforma fiscale approvata in Usa prima di Natale, infatti, “dovrebbero portare a maggiori investimenti, che dovrebbero portare a una maggiore produttività, che a sua volta dovrebbe portare a salari più alti“. (Source)

Guardate come sono cambiate le probabilità di 4 aumenti dei tassi da qui a fine anno. Dal 19,5% al 26,6%. E il decennale USA decolla nuovamente al 2,91%

Grafico rendimento T-Note 10yr TNX by TradingView

Tornando a Jerome Powell, praticamente ha detto che l’inflazione sarà più alta ed invasiva di quanto prima ha lasciato intendere. Solo un problema legato alla poca esperienza comunicativa? Vedrete intanto che nelle prossime ore fioccheranno dichiarazioni dove di cercherà di buttare benzina sul fuoco, al fine di cercare di calmierare i mercati e ridare ai mercati quelle certezze che stanno venendo meno.

Obiettivo NUMERO UNO: evitare un nuovo temporale come quello visto ad inizio febbraio. Ce la faranno? Lo scopriremo ben presto.

STAY TUNED!

Danilo DT

(Clicca qui per ulteriori dettagli)

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1 commento Commenta
mauriziob
Scritto il 28 febbraio 2018 at 09:05

America 24 ha fatto una traduzione parziale, la risposta alla domanda della Maloney
“What would cause the Federal Reserve to hike more than three times that the central bank’s guidance currently calls for?”
è stata
“Thank you, Ms. Maloney. You’re right that every quarter, every participant in the FOMC submits a projection of what they feel is going to happen to the economy and also their projection for appropriate monetary policy. And at the December meeting, the median participant called for three rate increases in 2018. Now since then — we will submit another projection, all of us, in three weeks — but since then, what we’ve seen is incoming data that suggests that strengthening in the economy. We’ve seen continuing strength in the labor market. We’ve seen some data that will, in my case, add some confidence to my view that inflation is moving up to target. We’ve also seen continued strength around the globe, and we’ve seen fiscal policy become more stimulative. So I think each of us is going to be taking the developments since the December meeting into account and writing down our new rate paths as we go into the March meeting, and I wouldn’t want to prejudge that.”

<b<… non vorrei dare giudizi anticipati sulle decisioni del prossimo FOMC…

Quindi Powell ha risposto diplomaticamente ma senza escludere a priori i 4 aumenti e in altro passaggio ha dato l’idea di essere ottimista sull’incremento del potere d’acquisto degli americani (cioè incremento della retribuzione media, che impatta sui consumi e sull’inflazione core)

ergo: è CERTO che a marzo ci sarà il primo aumento

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