PETROLIO: non basta congelare quando la produzione è ai massimi!

Scritto il alle 11:30 da Danilo DT

output-freeze-oil-opec-2016

Che il petrolio fosse il grande protagonista del mercato per questo 2016 già lo si era capito nelle settimane passate. La decisione di “congelare” la produzione da parte di alcuni stati appartenenti all’OPEC (la slide in apertura spiega meglio) non sta certo indirizzando il prezzo del petrolio verso una discesa.
Congelare non significa non produrre più ma mantenere stabile la quota di estrazione. Insomma si impegnano a non aumentare la produzione. Ma non era proprio quello che si auspicava. Ci si aspettava un taglio netto, per dare un segnale forte indirizzato a voler intervenire non solo per tutelare le quote di mercato ma soprattutto per cercare di invertire la tendenza del prezzo del petrolio.
Per l’OPEC questo è “l’inizio di un processo che è molto difficile e che deve essere progressivo”. Sembra quasi che i paesi produttori non abbiano fretta. In realtà la questione è abbastaza più complessa. Non dimentichiamo inoltre che i quattro produttori coinvolti nel “congelamento di Doha” (Venezuela, Russia, Arabia Saudita, qatar) sono già vicini ai loro picchi massimi di produzione. E quindi qualcuno vuole spiegarmi dove sta lo sforzo di questi paesi?

“The four producers involved are already producing close to their peak,” said Miswin Mahesh, an analyst at Barclays Plc in London. “The freeze is the oil-market equivalent of calling for a cease-fire when they’re running out of ammo.” (BBG) 

Inoltre l’Iran ha fatto capire che, dopo tanti anni di isolamento, non ha intenzione di cominciare subito con una frenata. Quindi da parte loro ci sarà poca collaborazione. E sempre nel frattempo, eccovi un grafico interessante che vi illustra l’inventario della DOE (qui su scala invertita) ed il prezzo del WTI.

doe-inventory-vs-wti-2016

Scorte ai massimi storici. Lo vedete voi stessi. Siamo “sommersi” dal petrolio ed i produttori, al momento, non ci stanno mettendo l’impegno giusto per farlo ripartire. Brutto dirlo ma se non si fa qualcosa di più convincente, sarà molto dura per tutti, vista l’importanza e l’influenza che il petrolio ha sulla politica monetaria, economica e fiscale su scala globale. Oltre che su speculazione e sentiment.

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12 commenti Commenta
stef569
Scritto il 22 febbraio 2016 at 11:52

riassumendo:
– se il petrolio costa poco e pago meno benzina, riscaldamento, energia elettrica mi devo preoccupare
– in più tutto ciò crea deflazione che è il terrore per tanti economisti e blogger e devo continuare a preoccuparmi.

bei tempi con il petrolio oltre 100$ e magari con un euro/usd sotto 1. bei tempi con l’inflazione oltre il 5%. speriamo tornino presto perché sono preoccupatissimo!

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Scritto il 22 febbraio 2016 at 11:57

Non estremizziamo. E’ una questione di equilibrio.
A 100 $ eravamo all’eccesso opposto. E a 30 $ in questo contesto deflattivo non è il massimo

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aorlansky60
Scritto il 22 febbraio 2016 at 12:46

il consumatore standard potrebbe essere portato ad esultare se guarda i conti di casa propria, ma in un ottica di economia congiunta ed intrecciata [come ci ha portati la globalizzazione] le cose cambiano prospettiva, visto che il petrolio [per la sua innegabile importanza vitale nel processo industriale] è la materia prima in grado di incidere maggiormente su tutti i fronti dell’economia:

costo del greggio così basso [come quello attuale] significa domanda scarsa il che vuol dire che il mondo -specie la Cina- non hanno [più] molta voglia di consumare [allo stato attuale], il che tradotto per i mercati significa “fase di rallentamento della crescita”, non una prospettiva delle più rosee sulla quale ragionare in prospettiva futura…

ma in un mondo come quello attuale -dove tutto può accadere, e molto velocemente, anche- non si può mai dire, ne si può essere così certi [nelle previsioni]…

per es. basterebbe solo che quella “scaramuccia” in Siria si tramuti in qualcosa di più minaccioso -per gli interessi comuni, non solo quelli dell’area interessata- che il mondo potrebbe assistere ad una fiammata improvvisa [ed imprevista] del greggio…

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emzag
Scritto il 22 febbraio 2016 at 13:54

OT

Per cortesia, qualcuno mi saprebbe indicare un sito, eventualmente a pagamento, dove posso trovare i valori giornalieri del TED spread?

Grazie

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    Scritto il 22 febbraio 2016 at 22:17

    Come mai ti serve così tanto il TED Spread?

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paolo41
Scritto il 22 febbraio 2016 at 17:29

aorlansky60

a me risulta che la domanda sia cresciuta dell’1,decimali,,, % : è l’ offerta che è decisamente superiore alla domanda

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gainhunter
Scritto il 22 febbraio 2016 at 22:15

stef569@finanza,

Meglio inflazione al 5% con uno stipendio (perchè l’economia tira e c’è lavoro) che inflazione a 0% senza stipendio (perchè l’economia si ferma).

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emzag
Scritto il 23 febbraio 2016 at 01:58

Danilo DT:
Come mai ti serve così tanto il TED Spread?

Ho letto che quando aumenta è segno che la liquidità scarseggia e ho visto che dopo delle impennate seguono sempre delle crisi.
Ho cercato ma non ho trovato dei siti che diano il valore aggiornato.
Non so se tu ne conosci qualcuno.

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Scritto il 24 febbraio 2016 at 22:53

emzag@​finanza,

Ok ok, allora ti voglio fare un regalo.
TED Spread fornito da un autorevole e completo database (FRED) ad un costo abbastanza accessibile, credo…. (free)

https://research.stlouisfed.org/fred2/series/TEDRATE

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Scritto il 24 febbraio 2016 at 23:45

emzag@​finanza,

Anzi, ti / vi faccio un regalo nel regalo…. Guardate il post in uscita domani sullo stress Made in USA:…

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emzag
Scritto il 25 febbraio 2016 at 02:14

Danilo DT,

Grazie, molto gentile.

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stef569
Scritto il 28 febbraio 2016 at 14:16

ma che c’entra la recessione con il petrolio che è in eccesso di offerta e non scarsità di domanda. e se qualcuno ha memoria nei primi anni ’90 c’era recessione con inflazione. Ed io (piccolo consumatore italiano) mi dovrei preoccupare del rischio del Petrolio basso e della deflazione?
Allora mettiamo una tassa sul Petrolio (chiamiamolo contributo inflattivo per l’economia), lo facciamo pagare 70$ quei soldi li diamo hai paesi produttori in difficoltà, con la promessa che poi li spendano anche in commesse italiane. Così aumenta l’occupazione- intanto l’inflazione sale e siamo tutti più felici!

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