PETROLIO: fulcro della nuova volatilità sui mercati

Scritto il alle 12:15 da Danilo DT

crollo_prezzo_petrolio_volatilita

Analisi del rischio intermarket: tutti apparentemente stabili, ma chi la fa da padrone è senza dubbio il petrolio, nella fattispecia la volatilità sul WTI.

I mercati finanziari si ritrovano ad essere un po’ più volatili rispetto agli ultimi mesi. In realtà però la vera differenza la fa solo un’asset class.
Facendo un’analisi di rischiosità intermarket e ‘evoluzione nell’ultimo anno, ho trovato questo grafico che mete a confronto il rischio o se preferite la volatilità delle più tradizionali asset class del mondo degli investimenti.
Troverete quindi:

a) MOVE Index (volatilità bond governativi USA)
b) VIX Index (o volatility index, l’indice di volatilità del mercato azionario USA9
c) CVIX Index (volatilità delle principali valute a livello globale)
d) Emerging FX Index (volatilità delle principali valute emergenti)
e) OVIX Index (volatilità del petrolio WTI)

volatility-index-intermerket-vix-ovix-cvix-move-index

Come potete vedere il mondo delle valute, malgrado il mega rally del dollaro USA, ha mantenuto una volatilità abbastanza controllata. E’ salito leggermente il rischio sui bond governativi USA (a causa sia delle previsioni sui tassi e sia per il trading con funzione “safe haven”), l’equity ha visto aumentare il suo VIX in un modo un pochino più accentuato ma senza compromettere nulla. Chi invece ha fatto cosa straordinarie (e continua a farle) è l’indice di volatilità sul petrolio (OVIX Index). Il grafico non dà spazio ad immaginazioni. E questa sua volatilità è poi quella che ha trascinato al rialzo anche il VIX. La domanda che mi pongo io è la seguente: nel momento in cui il petrolio dovesse normalizzare la sua volatilità, il mercato teoricamente (guardando il grafico) dovrebbe stabilizzarsi e trovare il “bel tempo”. Ma basterà? E che accade se invece il petrolio dovesse mantenere i suoi indici di rischio a livelli molto sostenuti?

A questa domande ovviamente non possiamo rispondere, ma certo è che questo grafico mette a nudo un fattore: se non ci fosse stata la debacle del petrolio (con tutto quello che ha comportato sui paesi produttori, le aziende estrattive e anche in ambito di inflazione). molto probabilmente i mercati avrebbero costantemente mantenuto la loro tendenza su un terreno positivo in modo molto più costante.

STAY TUNED!

Danilo DT

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5 commenti Commenta
kry
Scritto il 14 gennaio 2015 at 13:44

“….se non ci fosse stata la debacle del petrolio (con tutto quello che ha comportato sui paesi produttori, le aziende estrattive e anche in ambito di inflazione). molto probabilmente i mercati avrebbero costantemente mantenuto la loro tendenza su un terreno positivo in modo molto più costante.” ___- SE,SE,SE mi è sempre stato insegnato che con i SE , MA , FORSE non si va da nessuna parte , a meno che non si voglia la botte piena, la moglie ubriaca e il vino Gratis….. e a tutto questo ci pensa MASTERDRAGH. Ciao Danilo. ( ma per mettere le faccine bisogna iscriversi ad un servizio a pagamento).

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Scritto il 14 gennaio 2015 at 14:41

MA lo sai che anche a me non funzionano più? Ora vedo coi saldi che posso fare… :mrgreen: (devo digitare le lettere per farle uscire fuori)

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paolo41
Scritto il 14 gennaio 2015 at 15:07

… a pensar male spesso ci si indovina!!!! avevo fatto notare che c’erano delle incongruenze sui dati USA ( li avevo definiti un po’ farlocchi); i dati odierni sulle vendite ne sono la conferma!!!!
Vediamo stasera cosa dice il Beige Book….

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watyr
Scritto il 14 gennaio 2015 at 21:22

E’ apparso questo articolo di Marc Faber sull’oro:

http://www.wallstreetitalia.com/article/1798501/faber-fuori-da-wall-street-puntare-sull-oro.aspx

Tempo fà , circa 3 mesi prima del crollo della borsa russa, postai a Danilo un intervento dello stesso Faber che consigliava di investire sull’indice russo: un politico gobbo diceva che a pensar male si fa peccato ma s’indovina, ed in testa mi frulla un dubbio….e cioè la flessione di investimenti considerati oggi inossidabili ovvero tutto quello che è enormemente salito negli ultimi
24 mesi e viceversa. Dimenticavo, Buon Anno a tutto lo staff del blog, ed ai suoi lettori.

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Scritto il 15 gennaio 2015 at 14:38

Can be useful to everyone – you can find the relevant data contained in the links below (with charts). I have done thus because here I couldn’t load them all!

-1- [by intermarketblog, alias DT] Paesi produttori e petrolio, i prezzi che rappresentano il breakeven per i vari stati

-2- [Citigroup] Oil projects in the World: breakeven prices

-3- Oil prices [chart shows] just how varied predictions are

-4- [©RESERVED©] Impacts of lower oil prices: flows in global economy

-5- Breakeven oil price bands of production: ownership type

-6- Breakeven prices of carbon production: oil type 2014-2050

-7- Breakeven price band split by oil type, 2012-2050

-8- Map of oil with high cost potential production

-9- Oil capex 2014-2025: projects above $80 breakeven

-10- Company exposure, 2014-2025: conventional, artic

-11- Company exposure: oil sands, ultra/deep/water

-12- Companies with highest total capex exposure, 2025

-13- Recommendations for investors [at glance, 1]

-14- Recommendations for investors [at glance, 2]

-15- Recommendations for investors [at glance, 3]

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https://twitter.com/_s_U_r_f_E_r_/status/555514595411234817/photo/1

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-16- Breakeven price, different countries’ industries

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https://twitter.com/_s_U_r_f_E_r_/status/555523014826422272/photo/1

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サーファー © Surfer [TO BE CONTINUED in the next days]

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