PETROLIO: crollo ed effetto domino sul mercato

Scritto il alle 11:46 da Danilo DT

Il Black Friday ormai è stato archiviato. Oggi è il Cyber Monday e per gli amanti dello shopping si potranno beneficiare di super offerte soprattutto via web. Ma se parliamo di petrolio possiamo dire che i saldi sono già cominciati da un bel po’ di tempo.
Il grafico in apertura di post non lascia spazio all’immaginazione. In un mese e mezzo il petrolio ha perso ben il 35%. Un numero importante che deve essere analizzato con attenzione. Ai minimi dal 2017, sia per l’aumento della produzione dei paesi emergenti, ma anche per il rischio del rallentamento economico globale. E poi ovviamente mettiamoci questioni politiche e non per ultima la speculazione.
L’OPEC è chiamata ad intervenire per cercare di arginare la falla, il momento clou sarà il 6 dicembre, data della riunione che potrebbe diventare storica.
Sull’oro nero, avete letto QUESTO POST che vi illustra un aspetto importante. La curva future che ha cambiato configurazione e che è passata da backwardation a contango, seppur lieve.

Ma l’impatto del crollo del petrolio si vede anche in borsa. E la borsa in questo momento non se la sta passando benissimo anche per altri motivi. Si calcola che il comparto petrolifero sulle borse mondiali, nelle ultime sei settimane si sia fumato circa 1000 miliardi di USD (1/4 di tale cifra solo negli USA).


Certo, petrolio più basso è una panacea per i consumi perché il prezzo della benzina TEORICAMENTE (ehm…in Italia come sta andando?) dovrebbe scendere, seppur non in modo proporzionale col trend del WTI o del Brent. Ma siamo così sicuri che sia poi un bene? Le motivazioni ve le ho spiegate prima. Il crollo del petrolio è figlio anche del rallentamento globale.


Ma gli effetti che non possiamo trascurare (in questo caso in positivo) c’è anche quello sull’inflazione. Ovvio, non si tratta di inflazione core, ma pur sempre di un tasso molto importante. Petrolio meno caro significa meno inflazione, quindi banche centrali che possono permettersi una pausa nei loro progetti restrittivi.
Queste le attuali previsioni dell’inflazione USA, ma qualcosa dovrà essere rivisto, e con esso il percorso dei rialzi FED per il 2019.

Quindi capite benissimo che isolare il crollo del petrolio come episodio che non è poi così ininfluente, è decisamente sbagliato. Le correlazioni sono sempre importanti, l’intermarket non deve mai essere sottovalutato. Il mercato è in una fase di difficoltà che non è facilmente limitabile ad una determinata area.
Guardate la volatilità. Il WTI domina ma anche le altre asset class stanno peggiorando.

Volatilità mercato a confronto

 

Grafico Petrolio WTI CL1 by TradingView

STAY TUNED!

Danilo DT

(Clicca qui per ulteriori dettagli)

Questo post non è da considerare come un’offerta o una sollecitazione all’acquisto. Informati presso il tuo consulente di fiducia.
NB: Attenzione! Leggi il disclaimer (a scanso di equivoci!)

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2 commenti Commenta
pdf79
Scritto il 26 novembre 2018 at 12:29



Altri missili Twitter, dopo quelli di settimana scorsa contro la Francia.
Notare presto e velocemente.
Fed da il via al Rally di Natale con cambio visione tassi? 2019 col botto?
Saluti a tutti.

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dario86
Scritto il 26 novembre 2018 at 15:34

Non sono d’accordo con questa affermazione: “Certo, petrolio più basso è una panacea per i consumi perché il prezzo della benzina TEORICAMENTE (ehm…in Italia come sta andando?) dovrebbe scendere, seppur non in modo proporzionale col trend del WTI o del Brent.”

Il riferimento corretto, internazionalmente adottato, per valutare l’andamento dei prezzi dei carburanti non è il greggio ma il valore dei prodotti raffinati scambiati sul mercato internazionale rilevati quotidianamente dal Platts (agenzia specializzata indipendente) in base alle condizioni domanda/offerta del momento.
Esso rappresenta infatti il valore a cui le raffinerie possono vendere una tonnellata di benzina o di gasolio in quel dato giorno ed è dunque il riferimento per qualsiasi operatore economico: un bene in qualsiasi mercato è sempre valutato ai prezzi del
momento.
Inoltre, pur derivando da esso, i prezzi internazionali dei carburanti non hanno sempre una precisa correlazione con quelli del greggio rappresentando, così come accade con altre materie prime (acciaio, ferro, zinco), mercati diversi sono influenzati da variabili diverse.

Ad esempio Tra il 2006 e il 2009, nel 30-40% dei casi le quotazioni dei prodotti raffinati Platts hanno infatti mostrato andamenti di segno opposto rispetto a quelli del greggio

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