PETROLIO: da backwardation a contango. Fine della discesa?

Scritto il alle 15:40 da Danilo DT

OPEC: taglio imminente a sostegno delle quotazioni. Ma anche le scadenze dei future lasciano qualche segnale di ripresa.

Anche se quasi in sordina, il grande protagonista delle ultime settimane non è stato il mercato azionario, bensi il mondo delle commodity.
Mi riferisco ovviamente al petrolio, sia in versione WTI che Brent. Oro nero che è semplicemente collassato nelle ultime sedute, ogni qualsiasi pessimistica previsione, sopratutto per la velocità con cui il movimento correttivo si è concretizzato.

Roma, 13 nov. (askanews)  – Non si arresta la caduta delle quotazioni del petrolio. Soltanto oggi l’oro nero accusa uno scivolone di quasi il 7%. Il Wti accusa un tonfo a poco oltre i 55 dollari al barile mentre il Brent arretra di 5 dollari a 65,03. Il sell-ogg sul greggio continua e non mostra segnali di frenata. Un calo che si protrae da ben 12 sedute consecutive durante le quali le quotazioni mostrano un calo che sfiora il 30%. Era dagli anni ’80 che il petrolio non subiva una tale flessione dei prezzi. Oggi ad alimentare la nuova ondata di vendite è stato il rapporto mensile Opec che segnala un rallentamento dei ritmi di crescita della domanda indicando un volume inferiore di 40mila barili al giorno rispetto all’ultima stima.

Motivazioni tecniche e fondamentali, compreso anche un ormai conclamato rallentamento globale, e quindi c’è poco da aggiungere, se non che nelle ultime ore qualcosa è cambiato.

LONDON, Nov 14 (Reuters) – Oil rose on Wednesday, recouping some of the previous session’s slide, on the growing prospect of OPEC and allied producers cutting output at a meeting next month to prop up the market. Prices rallied towards $67 earlier in the session after Reuters reported OPEC and its partners are discussing a proposal to cut output by up to 1.4 million barrels per day (bpd), a larger figure than officials have mentioned previously

Si sta quindi iniziando a ragionare su quello che potrebbe essere il salvagente che va a frenare la caduta del petrolio, ovvero un taglio di produzione del cartello dell’OPEC.
Tutto nella norma ma andiamo oltre, perchè queste cose le dicono tutti i siti.
Proviamo invece a mettere a confronto la curva FUTURE del brent di oggi contro quella di fine settembre.
La differenza tra le due curve è lampante.

Se a settembre la configurazione era “backwardation” con prezzi spot ben maggiori dei prezzi a termine, oggi la curva diventa contango, quantomeno nella prima parte, con prezzi spot bassi e (marginali) rialzi per le prossime scadenze. Segno che ormai dovremmo aver raggiunto il fondo, questo analizzando l’operatività di chi, teoricamente, ha anche guidato questa fase speculativa.

STAY TUNED!

Danilo DT

(Clicca qui per ulteriori dettagli)

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5 commenti Commenta
vuvuzela
Scritto il 15 novembre 2018 at 09:32

quando il petrolio stava a 120 dollari (78 euro circa, col cambio), la verde era a 1,41
http://www.ilgiornale.it/news/petrolio-120-dollari-benzina-ai-massimi.html

adesso sta a 60 dollari (53 euro col cambio) e la verde costa 1.65, quindi almeno in italia il prezzo dei carburanti è una presa per il culo. Si tratta di una tassa, un po’ come i contributi previdenziali che aumentano ma rendono sempre meno in termini pensionistici.

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kociss01
Scritto il 15 novembre 2018 at 11:09

teniamo presente che in Italia solamente meno del 20% circa del prezzo della verde e’ dovuto al prezzo del petrolio greggio, tutto il resto sono oneri di raffinazione, trasporto, accise, tasse (quelle che il cazzaro verde voleva eliminare (che fine hanno fatto???) e immancabili caricamenti delle compagnie petrolifere quindi c’e poca da correre il prezzo della benzina mai scendera’

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kry
Scritto il 15 novembre 2018 at 11:42

Dipende da dove si abita.
ho visto ieri la verde a 1,53 e il gasolio 1,49/48
Molto probabilmente da domenica i francesi dopo averci scaricato qualche clandestino si preoccuperanno anche di fare il pieno all’ automezzo.

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vuvuzela
Scritto il 15 novembre 2018 at 13:32

kociss01@finanza,

beh io dove posso risparmio altrove, con giovamento dell’economia (mia): doppi cerchi d’occasione e il cambio gomme me lo faccio in garage, tenendo le gomme fino ad usura totale e non come facevo prima che al 30% le cambiavo altrimenti avrei dovuto fare triplo cambio durante l’anno. Tagliandi in nero dove capita comprando i ricambi in germania (auto fuori garanzia) tanto le spese auto non sono praticamente deducibili. La solita italia di merda insomma… dove cazzo dobbiamo andare…

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alplet
Scritto il 15 novembre 2018 at 14:27

Forse è proprio il calo della domanda a guidare le quotazioni: potrebbe anche arrivare una recessione se il petrolio cala.

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